YawYan, la Muay Thai del kali filippino

Se segui il blog sai lo spazio importante che do allo studio e alla pratcia delle arti marziali filippine, una mia passione e quando ho scoperto la Yaw Yan (Filipino Kickboxing) è stato qualcosa di particolarmente intenso soprattutto quando sei un praticante di Muay Thai e trovi una forte interconnessione con un’arte marziale filippina.

Yaw Yan è un’arte marziale filippina hard-style che ricorda la Muay Thai e la San Shou.

Probabilmente è stato sviluppato da Arnis in quanto i colpi sono simili ai movimenti di Arnis/Kali/Escrima. Tipico di Yaw Yan è il suo movimento torsionale  dell’anca e lo spinning back fist (il pugno girato), così come il taglio verso il basso dei suoi calci, come il calcio dello scorpione. Yaw-yan si differenzia anche dalla Muay Thai perché i suoi praticanti possono tirare i loro attacchi dalla lunga distanza.

 

Yaw Yan Storia

Potresti pensare che quest’arte sia stata praticata per secoli ma in realtà il creatore di questo stile Napoleone A. Fernandez o “Master Nap” è ancora vivo fino ad oggi (2018).

Sviluppato nel 1972 da Napoleon A. Fernandez, Yaw Yan è un’arte marziale filippina hard-style che ricorda la Muay Thai e la San Shou, ma con molti calci come nel Taekwondo (circa un rapporto di 70-30 tra calci e pugni).

Napoleon A. Fernandez ha fondato e creato la Yaw Yan nel lontano 1972, solo 46 anni fa.

Fernandez era ossessionato dalle arti marziali, oltre alle varie arti marziali filippine, ha studiato Jeet Kune Do (J.K.D.), Karate, Eskrima, Aikido, Judo e il Jiu Jutsu (preferito).

Dai suoi studi ha deciso di combinare queste arti marziali e creare il miglior stile possibile per la struttura corporea media filippina.

Yaw Yan ha influenzato notevolmente la scena del kickboxing nel 1970 e successivamente nel 1990 la scena di arti marziali miste sia nelle Filippine che in tutto il mondo.

 

I colpi usati

È uno stile di combattimento a 8 punti di contatto che utilizza per colpire pugni, gomiti, piedi e ginocchia.

Il termine Yaw-Yan deriva da “SaYAW ng KamataYAN” che significa “Danza della Morte“.

Ci si aspetta che i praticanti di Yaw Yan “conducano la loro vita basandosi su ciascuno dei significati del sigillo Yaw-Yan“.

 

Il sigillo: il simbolo Yaw-Yan

Ancora un approfondimento sul significato del simbolo di cui abbiamo parlato già precedentemete che è stato spiegato bene anche dal Maestro Nap durante uno di quei raduni di discepoli avanzati nel vecchio tempio Yaw-Yan a Quiapo.

Il Maestro Nap sottolinea di condurre la nostra vita basandoci su ciascuno dei significati del sigillo Yaw-Yan.

Tutte le linee sul logo Yaw yan mostrano il principio di non resistenza di Yaw-Yan, quello che i praticanti di Yaw Yan comunemente chiamano “andare con il flusso“.

Le linee non opposte fluiscono in modo continuo e fluido, con gli altri o indipendentemente da sole.

Il primo cerchio nero più esterno è più spesso del secondo cerchio nero o delle altre linee.

Questo cerchio significa il potere infinito che abbraccia tutto l’essere, senza inizio e senza fine.

Questo cerchio esterno significa il nostro scudo, abbiamo giustamente affermato questo nel nostro credo “Dio è il mio scudo“.

Il secondo cerchio è bianco, inserito tra il primo cerchio nero più esterno e il secondo cerchio nero.

Questo significa segretezza.

Ognuno ha la sua debolezza e forza, i praticanti di Yaw-Yan non fanno eccezione a questo. Questo cerchio significa anche la nostra fede, quando affermiamo: “La fede è la mia guida“.

Il terzo cerchio è un altro cerchio nero; questo significa Organizzazione e Onore, l’organizzazione che lega tutti i fratelli e sorelle Yaw-Yan insieme. Dà il dovuto rispetto e obbedienza al nostro Gran Maestro, così come ai tuoi fratelli e sorelle maggiori.

Indirizzare il fondatore come “Master” e i tuoi fratelli e sorelle maggiori nell’arte come “Signore” e “Signora” rispettivamente. Ricordati di dire “poe “opo” e sii gentile con tutti, compresi i tuoi fratelli e sorelle più giovani nell’arte.

Questa tradizionale gerarchia all’interno dell’organizzazione, comune alle nostre usanze e ai nostri valori filippini, deve essere osservata in ogni momento.

Il cerchio blu, l’ellisse rossa e lo spazio bianco sono tutti direttamente collegati a questo terzo cerchio, questo per ricordare a ciascuno di noi che il tesoro più prezioso della vita più prezioso della vita stessa è il nostro onore. Quindi, diciamo nel nostro credo: “L’onore è la mia ricchezza“.

Ci sono 3 colori principali all’interno del cerchio nero che significa lo stesso significato della bandiera delle Filippine – Bianco per la pace che può anche significare verità o purezza, Rosso per coraggio, e Blu per lealtà.

Il bianco significa pace; copre i più grandi colori del rosso e del blu per ricordarci di essere sempre in pace e di vivere in armonia con gli altri. Il bianco significa anche verità o purezza; quando affermiamo – “La verità è la mia fortuna“, questo è il colore che mi viene in mente.

Il rosso significa coraggio e preparazione, sempre pronti per quello che verrà. Lo spazio che occupa sul sigillo rappresenta anche 40 calci di base. Questo colore ha una forma ellittica o eclissante.

Immagina questo per assomigliare all’albero di bambù delle Filippine – quando è giovane, si vanta di raggiungere il cielo, continua via via che cresce, ma gradualmente nel tempo mentre invecchia si piega umilmente in avanti.

Questo è lo stesso del processo di apprendimento comune non solo in tutte le arti marziali, ma nella vita in generale.

Il blu è sinonimo di lealtà e fedeltà, è vicino al rosso e occupa anche lo spazio accanto al bianco.

Lo spazio che occupa sul sigillo corrisponde anche ai 12 colpi di bolo.

Si noti che questo colore si trova su un cerchio rotondo umilmente più piccolo rispetto agli altri cerchi – dove è iniziato, continua senza fine. È direttamente collegato alla cerchia più grande, e significa fedeltà all’organizzazione.

I membri di Yaw-Yan sono fedeli alla fratellanza, all’organizzazione e al suo fondatore.

Quando sei diventato un discepolo avanzato, non ti è stata data una cintura che puoi facilmente toglierti dalla vita, ma un marchio indelebile che porti con te ovunque tu vada, a significare che sei parte del tutto.

Ci si aspetta che accettino volentieri il marchio di ferro bollente, rinunciando al tuo ego e alle tue paure, per impegnare la tua lealtà “Una volta Yaw-Yan, sempre a Yaw-Yan“.

I cerchi successivi indicano:

Infinito potere (il cerchio nero esterno), Segretezza (cerchio bianco tra il primo e il secondo cerchio nero) e Organizzazione e Onore (secondo cerchio nero), rispettivamente.

Quest’ultima rappresenta la tradizionale gerarchia all’interno dell’organizzazione, comune alle usanze e ai valori filippini, che deve essere osservata in ogni momento.

Il cerchio blu, l’ellisse rossa e lo spazio bianco sono tutti direttamente collegati a questo terzo cerchio, tutti ricordano ai praticanti di Yaw yan che il tesoro più prezioso della vita (più prezioso della vita stessa) è il loro onore.

Una delle loro espressioni è che “l’onore è la loro ricchezza“.

Tutte le linee curve e i colori – nero, bianco, rosso e blu … rappresentano la dichiarazione del credo – “Yaw-Yan è la mia arma“.

 

 
Yaw Yan Ardigma  e la sua tradizione e stile di vita

La Yaw Yan promuove molto la disciplina come la maggior parte delle arti marziali, e se non rispetto certe regole verrai allontanato dal Dojo e le regole si applicano sia nel dojo che lontano dal dojo. (Etichetta Yaw Yan)

  • Non bere  
  • Vietato fumare
  • Nessun gioco d’azzardo
  • Non provocare litigi
  • Ben curati e puliti (capelli legati, unghie tagliate, vestiti puliti)
  • Arrivando 10-15 minuti in anticipo
  • Cell-phone off (Inside Dojo) 
  • Nessun gioiello (Inside Dojo) 
  • Preparare il Dojo (aiutando con spazzare, sistemare tappetini, ecc.) 
  • Portare gli attrezzi necessari (guanti, imbottiture, ecc.)    
  • Tratta gli altri studenti / anziani con rispetto come si tratterebbe la tua famiglia
  • Fare sesso solo con il tuo partner importante e con moderazione

 

Che cosa è la Yaw-Yan?

Sembra un’arte cinese, i movimenti assomigliano leggermente a quelli di Thai-Boxing e Korea’s Tae-kwon-do, ma l’origine è strettamente filippina.

Yaw-Yan è considerato l’arte marziale più letale delle Filippine.

Il creatore riconosciuto della Yaw-Yan è il Grandmaster Napoleon A. Fernandez, originario della provincia di Quezon, egli stesso un imbattuto campione di All-asian e Far-East Kickboxing.

La parola Yaw-Yan deriva dalle due ultime sillabe di “Sayaw ng Kamatayan” che significa “Danza della morte”. Questo è un nome tosto adatto per quest’arte marziale filippina.

Lo stile di combattimento di Yaw Yan è estremamente aggressivo, la lotta in piedi è molto simile a quella della Muay Thai ma con meno intoppi e sottolineando maggiormente gli attacchi a lungo raggio e il ragionamento che sta dietro questo è che Yaw Yan è specificamente progettato per la media delle filippine .

L’ideologia del combattente di Yaw Yan è “La miglior difesa è il miglior attacco” .

Questo rende un combattente di Yaw Yan estremamente pericoloso, per non parlare del fatto che hanno anche calci piuttosto unici non usati nella maggior parte delle arti marziali.

Molti combattenti di Yaw Yan sono noti per la rottura di femori, costole o mascelle di combattenti inesperti alle tecniche di Yaw Yan.

Oltre allo stile di combattimento superiore del berserker, Yaw Yan si concentra anche su takedown e grappling che danno loro un vantaggio sulle arti marziali di tipo non grappling.

Secondo me questo stile di arte marziale ricorda più l’MMA della Muay Thai, contrariamente alla credenza popolare, una variazione più aggressiva / kick-boxing di MMA.

Contrariamente alla credenza più popolare, Yaw-Yan non è puramente un puro sport senza arti marziali. È un allenamento marziale completo con coordinazione corpo-mente e test di uno spirito indomito duraturo.

Oltre all’allenamento fisico, coinvolge anche le discipline mentali di concentrazione, concentrazione, prontezza, flessibilità, resistenza, velocità e continuità.

Gli studenti si allenano per un vero confronto e scontri reali – dentro o fuori dal ring.

I Discepoli Avanzati devono passare attraverso un rituale rigoroso di pratica e disciplina consistente in effettivi sparring a pieno contatto, colpire sacchi ed esercizi di flessibilità.

I gomiti (siko), le ginocchia (tuhod) e lo shin (lulod) sono utilizzati più o meno allo stesso modo della Muay Thai.

I praticanti di Yaw-Yan devono imparare 45 calci di base, i discepoli avanzati devono essere in grado di eseguire e applicare calci avanzati complessi che richiedono grande destrezza, flessibilità e maestria.

La maggior parte di questi calci avanzati è un calcio di “punizione” che sorprende sempre gli ignari avversari.

Yaw-Yan Back-kick, Yaw-Yan rovesciata stomp thrump rovesciato e i famosi calci a scorpione sono stati alcuni di questi calci resi popolari nel cinema nazionale dalle star d’azione Boy Fernandez e Rey Malonzo, entrambi esperti Yaw-Yan.

I praticanti di Yaw-Yan sono anche abili con armi a lama filippina come balisong e bolo. Le armi a lama sono semplici estensioni delle mani.

Gli attacchi dell’avambraccio, i gomiti, i pugni, i palmi e i movimenti delle mani combinati sono traduzioni a mano vuota delle armi a lama.

Ci sono 12 colpi di bolo che sono stati modellati dall’ Arnis/Kali/Escrima, l’arte armata molto usata nelle Filippine.

Questi colpi hanno un movimento fluido continuo simile al pugilato occidentale, ma incorporano l’arte di Arnis.

Il combattimento, il combattimento con la terra e il combattimento con i coltelli sono sempre stati una parte dell’arte marziale delle Filippine e sono sempre stati incorporati durante il periodo di pratica di Yaw-Yan.

Yaw-Yan è una trasformazione delle antiche arti marziali filippine e di uno sport di competizione moderna con un’enfasi elevata sulla praticità e sul confronto reale.

 

Il devastante “Mountain-Storm Kick”

Il mountain-storm kick è stato molto discusso come chi l’ha originato, anche su dove e quando è stato pensato, ma “il calcio di tempesta di montagna” Yaw-Yan è molte volte più efficace del calcio circolare del karate ed è molto efficace se non migliore del calcio circolare.

È un’esecuzione che a vederla è molto fluida e senza sforzo, in apparenza leggera da chi la vede, diverso è per la parte che riceve il colpo che non può credere al suo potere distruttivo.

Il mountain-storm kick sembrava simile al calcio circolare della Muay Thai tailandese, tranne per il fatto che la gamba è tirata verso l’alto e passava a tutta forza rapidamente con un continuo movimento di taglio verso il basso dello stinco mentre si torcevano i fianchi, anziché semplicemente attraverso la rotaione e apertura dell’anca.

Un “calcio di tempesta di montagna” accuratamente piazzato ha lasciato in molte competizioni la maggior parte degli avversari che lo hanno subito con dolori agonizzanti e molto spesso portati via a causa dell’incapacità di camminare.

I combattenti Yaw-Yan sono noti per aver spezzato il forte femore del loro avversario, se non le costole o la mascella, con un calcio di mountain-storm kick… un regalo sgradevole da custodire per tutta la vita.

YAW YAN
Per coloro che si sono presi la briga di notare, un nome è stato praticamente una costante nei tornei di arti marziali miste locali e nazionali: Yaw-Yan, abbreviazione di Sayaw ng Kamatayan o Dance of Death.
Il Yaw-Yan è entrato in risalto nelle Filippine negli anni ’70 quando i suoi combattenti hanno falciato molti avversari nei tornei di kickboxing.
Ad un osservatore poco attento o poco esperto, la Yaw-Yan potrebbe apparire solo un altro metodo di kickboxing simile alla Muay Thai, ma la percezione rinforzata dalla concentrazione sulle tecniche di calci (70-30 ratio di calci e pugni) e il tipo di pantaloncini da Muay Thai indossati dai praticanti di  Yaw Yan è principalmente per il comfort, non è per la moda.
È interessante sapere che le delegazioni di Yaw-Yan hanno partecipato a tornei internazionali di Muay Thai, come nel recente 3 ° World Muay Thai Championship a Bangkok, dando il massimo e ottoenendo degli ottimi risultati.
 
La magia che ha creato questa arte

Yaw-Yan è stato ufficialmente fondato nel 1972.

È uno stile di combattimento molto aggressivo e duro creato da Napoleon “Nap” Fernandez, nato nella provincia di Quezon otto decenni fa. Compirà 82 anni il 17 agosto.

Il suo primo insegnante di autodifesa fu suo padre, un mago di mestiere che non solo insegnò a suo figlio l’arte del prestigiatore, ma anche l’arte marziale giapponese del Jiu Jitsu a partire dall’età di sette anni.

Suo padre voleva che seguisse le sue orme e tirasse fuori i conigli dai cappelli ma è stato contagiato delle arti marziali che “lo ha morso duramente” ed è divenatato il percorso di tutta la sua vita e ha seguito quella strada da allora, scappando da casa quando aveva 13 anni.

Come il grande Bruce Lee, si può chiamare Fernandez un innovatore e iconoclasta.

Non si accontentò di interrompere il suo studio di arti marziali su jiujitsu. Gli studenti più anziani di Yaw-Yan ammettono di aver indossato un gi nel dojo e che avevano fatto lezioni di karate. Come il suo fondatore, il Yaw-Yan si è evoluto in quello che è ora – un sistema economico senza pretese che insegna ai suoi aderenti a colpire e colpire duramente.

Mani, gomiti, piedi, ginocchia sono impiegati per colpire.

Chi colpisce il più veloce e il più duro vince. 

Ps. Anche se per me vale sempre la regola che “Chi colpisce il più veloce e il più duro vince” ma la precisione batte la potenza e il timing batte la velocità.

Uno strumento preferito per aiutare i praticanti di Yaw Yan a fare questo è il sacco che colpisce il praticante di Yaw-Yan, la leggenda.

La maggior parte degli stili di arti marziali usano il sacco da boxe da boxe occidentale per abituare gli studenti a colpire. Prendi il solito sacco da box, togli la corda che lo sospende dal soffitto, moltiplicalo per 50 volte e hai la sacca che colpisce Yaw-Yan.

Anche il più forte degli attaccanti sarà scioccato a prima vista della sacca di allenamento che viene colpita dai praticanti di Yaw-Yan. Questo costringe i praticanti di Yaw-Yan a colpire duramente e con precisione. La rientranza sul lato della borsa testimonia le migliaia di colpi che ha ricevuto. Se una persona può farlo a un enorme sacco fermo, immagina cosa può fare quella stessa persona a un essere umano che pesa il 50esimo in meno.

Non era insolito fino a 10 anni fa che i club di arti marziali di Yaw Yan non venissero invitati e sfidassero altri club per le sessioni di combattimento. Sessioni di sparring a pieno contatto.

I club di Yaw-Yan hanno avuto la loro giusta parte di queste sfide e i veterani di Yaw-Yan si vantano ancora delle lezioni gratuite e umilianti impartite a quegli intrepidi avventurieri.

Ma una tale robusta tecnica di autodifesa dovrebbe essere accompagnata da un profondo rispetto verso l’altro e una grade responsabilità e integrità morale.Una disciplina non solo fisica ma anche nella vita.

Ancora oggi a 80 anni, Fernandez si allena ancora ogni giorno. Essere un credente in una buona alimentazione, preferendo frutta e verdura alla carne, aiuta a spiegare la sua salute e la sua longevità.

 

No Royalties per il fondatore della Yaw Yan

Forse immagini che il fondatore di un famoso sistema di arti marziali si sia arricchito con la sua creazione. Non è così e anche il BIR (Bureau of Internal Revenue) filippino attesterebbe le umili finanze di Fernandez.

Le scuole di tutto il paese che portano l’impronta di Yaw-Yan non pagano esattamente i diritti a Fernandez. Ha concesso la gestione completa della sua scuola in Bulacan a qualcun altro.

Con così tante scuole di Yaw-Yan in giro, alcune che possono anche essere derivate dalla sua diretta, come schegge dello stesso albero, Fernandez ha deciso di apporre il titolo di Ardigma (Arnis Mandirigma) a quelle che hanno il suo imprimatur.

Raccogliendo diverse tecniche da altre arti marziali e aggiungendo il suo, Fernandez ha creato qualcosa di unico da chiamare suo e che condivide con tutti gli interessati a impararlo.

Fernandez è davvero un artista. Non solo un artista marziale. È anche un illustratore e un pittore. È sia esperto nella distruzione e creazione. Può “riorganizzare” la tua faccia o disegnarla su tela.

 

Yaw Yan e i suoi gradi

A differenza della maggior parte delle arti marziali, la Yaw Yan non ha cinture per classificare gli studenti.

Sono le tue abilità sul ring che ti definiscono e ti fanno guadagnare riconoscimenti dal maestro e dagli altri studenti.

Mi piace molto questo concetto e personalmente lo preferisco rispetto al modo spesso usato per spillare più soldi dagli studenti” anche se tradizionalmente la maggior parte delle arti marziali aveva poche cinture a differenza di alcuni dojo al giorno d’oggi che riescono a spremere in 20 cinture fino ad ottenere la cintura nera.

Considero questo modo sbagliato e poco etico verso i propri allievi.

Per non parlare degli “artisti marziali” che si vantano di avere una “cintura nera” dopo un anno, come se la cintura nera fosse qualcosa di estetico da mostrare.

Anche se Yaw Yan non ha ranghi specifici, esiste una tradizione chiamata branding.

Il marchio è il sigillo dell’emblema Yaw Yan per dimostrare il vostro impegno nelle arti marziali e non si tratta di un tatuaggio ma è una vera marchiatura a caldo simile a quelli usati per marcare le mucche e avere l’emblema bruciato sulla pelle,una vera cicatrice!.

Alcuni Dojo ti richiedono di farlo se vuoi continuare ad allenarti mentre altri ti lasciano scegliere liberamente se desideri posizionare il sigillo sul tuo corpo.

Non si tratta di uno scherzo o di una tradizione non praticata e i per i praticanti è un segno di orgoglio, qualcosa che cercano e aspettano di ricevere con ansia.

 

Conclusioni

Credo che questa potrebbe essere una bella arte marziale da praticare per chi è appassionato di arti marziali filippine ma non solo, potrebbe essere un interessante spunto anche per chi pratica la Muay Thai.

Andrea

Allenamento di Shadow Boxing per la Muay Thai

All’inizio quando ti dicono di fare il vuoto, non si sa mai cosa fare esattamente, così si inizia a guardare quello che fanno gli altri ma non sempre è la cosa giusta da fare.

Questo è un allenamento che puoi fare come shadow boxing per la Muay Thai con degli spunti per fare un allenamento funzionale.

Lavora su ogni serie per 2 minuti con una pausa di 30 secondi. Sono 6 aree di lavoro quindi in totale sono 15 minuti di vuoto comprese le pause.

Importante!! , mantieni una intensità elevata sia come velocità di esecuzione che come potenza. Varia il ritmo di esecuzione e non guardare per terra.

Non stare fermo! Usa lo spazio che hai e enfatizza il footwork! Non eseguire le tecniche e le combinazioni da fermo.

Ps. Non dimenticare di scaldare adeguatamente i tuooi miscoli prima di qualsiasi allenamento fisico per evitare lesioni.

Singola area di lavoro:

  • Boxing
  • Kicking
  • Elbows
  • Knees

Fai il vuoto usando i colpi che conosci.

Area combinata:

  • Boxing + Elbows
  • Boxing + Kicking
  • Boxing + Knees
  • Elbows + Knees
  • Kicking + Knees
  • Kicking + Elbows

Unisci le due aree di lavoro usando i colpi che conosci.

Area di clinch:

  • Colpi di gomito dal Clinch
  • Straight skip knees
  • Curve skip knees
  • Combined skip knees (straight and curve)

Full:

  • All together, via, tutto quello che conosci (Boxing, Kicking, Elbows, Knees, Clinch)

Combinazioni:

Immagina di difenderti da un colpo di low kick (un calcio basso) alla tua gamba sinistra. Puoi usare la stessa difesa ma diverse risposte (opzioni) e renderla una serie di combinazioni:

1) Left Shield, Foot Jab
2) Left Shield, Left Kick
3) Left Shield, Right Kick
4) Left Shield, Right Knee
5) Left Shield, Left Knee
6) Left Shield, Cross
… ecc.

Ps. Puoi variare il colpo che ricevi. Visto il largo uso nella Muay Thai ti ho volutamente inserito il colpo di Low Kick.

Difesa:

La serie che vai a leggere è solo un esempio, puoi crearne di tue e lavorare su quelle, ma inizia a provare quelle che ti propongo.

  • Boxing evasiveness (Slip, Duck, Sway back, Bob, Bob & Weave, Sholder roll)
  • Upper Blocks (Side Cover, Front Cover, Cross cover)
  • Leg Blocks (Leg Shield, Cross Shield, low line, middle line)

 

Buon allenamento con la tua ombra!

Andrea

Difesa personale femminile – Il recupero da una violenza

Mi sono chiesto come mai alcune donne denunciano la violenza sessuale e altre donne no, cercando di capire e senza giudicare la loro scelta.

Ho fatto questa domanda a persone competenti per capire quali sono le motivazioni che portano a determinate scelte.

Dopo aver subito una violenza sessuale bisogna prendere la decisione se denunciare o
meno l’accaduto.

Se si decide di sporgere denuncia, le forze dell’ordine faranno delle domande molto accurate e dettagliate sulle circostanze dell’evento, cercando di far emergere più dettagli possibili.

A volte gli agenti sono molto professionali e specializzati in questo tipologie di reato, trattando la vittima della violenza con attenzione,dignità, rispetto e molto “tatto”, spiegando esattamente il motivo per cui devono porgere certe domande ma in altri casi, invece, possono essere meno sensibili e delicati con la vittima, provocandole un grande senso di disagio ed un ulteriore shock.

Se si è stati vittime di uno stupro si deve recare al più presto in un pronto soccorso, per
una visita che provi l’accaduto (l’eventuale denuncia potrà essere effettuata direttamente
al presidio di polizia presente in ogni pronto soccorso).

E’ fondamentale cercare di preservare ogni evidenza dell’aggressione subita, inclusi gli abiti. Evitare di lavarsi finché non si è stati esaminati. Eventuali residui di sperma, capelli, saliva, pelle etc., possono essere utilizzati per identificare l’aggressore tramite l’esame del DNA.

Dopo la visita, si procederà alla cura delle eventuali lesioni e ferite, oltre che delle possibili
infezioni virali e AIDS. Potrebbero essere fornite alla vittima alcune informazioni per evitare
gravidanze indesiderate.

Se il violentatore viene identificato e catturato, si può decidere se perseguirlo o no
legalmente.

Se si scegliesse di proseguire l’azione legale, bisognerà essere pronti ad affrontare una lunga e dura prova nelle aule dei tribunali.

Lo stupro è un crimine difficile da provare.

Nel corso del processo la difesa farà ogni sforzo possibile per discolpare il suo cliente, utilizzando qualsiasi mezzo per raggiungere lo scopo; spesso ciò include anche fare ricerche e scavare nel passato sessuale della donna, rivelando e mettendo in risalto qualsiasi cosa possa gettare dubbi o incertezze nella sua versione dei fatti.

Molte vittime sentono che il trauma di un processo è maggiore di quello che sono disposte ad affrontare.

Se una donna decide di non riportare l’accaduto alle forze dell’ordine, si può solo supporre
cosa le sia successo.

E’ ben noto che molte vittime non sporgono denuncia perché sono venute a conoscenza delle conseguenti difficoltà che la denuncia comporterebbe, o perché si sentono troppo in colpa, sconvolte, deboli o spaventate per parlare dell’accaduto.

Talvolta queste donne cercano aiuto in loro stesse e, generalmente, non parlano con
nessuno della loro esperienza.

I gradi di recupero

E’ stato riscontrato che la maggior parte delle vittime ha avuto un’acuta reazione emotiva
alla situazione di pericolo per la propria incolumità.

Sebbene i sintomi emotivi, fisici e psicologici specifici, variano da persona a persona, è possibile racchiuderli in un insieme comune alla maggior parte delle vittime e classificarli in un modello conosciuto come”Rape Trauma Syndrome“.

E’ virtualmente identico ad un altro disturbo chiamato “Post-Traumatic Stress Disorder” (PTSD).

La vittima deve attraversare 4 fasi prima di riprendersi da un’esperienza del genere:

Fase acuta: Disorganizzazione

Durante questa fase la vittima può provare un’ampia gamma di emozioni. L’impatto di uno
stupro può essere così intenso da causare sensazioni di shock e/o incredulità.

Sentimenti di paura, rabbia e ansia possono manifestarsi attraverso comportamenti come pianto,
sorriso, insonnia, inquietudine e tensione.

In alternativa, la vittima può apparire controllata, con i suoi sentimenti mascherati e celati, ostentando un comportamento calmo e sereno oppure represso e sommesso.

In molti casi la vittima è in stato di shock, incapace di credere che l’aggressione sia
avvenuta realmente. Alcune donne, durante o subito dopo l’assalto, hanno riscontrato uno
stato di super-vigilanza distaccata. Anche mentre il fatto sta accadendo, le vittime
potrebbero fissare nella memoria le caratteristiche fisiche o i dettagli dell’abbigliamento
dell’aggressore. Ciò può essere interpretato come un modo per la vittima di prendere le
distanze dall’accaduto, ed ha, in effetti, reali benefici per la sua sopravvivenza.

Durante le prime settimane successive alla violenza, potrebbero manifestarsi i seguenti
sintomi fisiologici:

  • Trauma fisico derivato dall’attacco
  • Tensione muscolo-scheletrica
  • Emicrania e stanchezza
  • Disturbi del sonno
  • Irritabilità
  • Problemi gastro-intestinali

Possono essere evidenti anche reazioni emotive. Le donne manifestano una vasta gamma
di sensazioni una volta che iniziano ad affrontare gli effetti postumi di uno stupro.

Questi sentimenti variano dalla paura, umiliazione e imbarazzo, alla rabbia, vendetta e senso di
colpa.

Può verificarsi anche un’eccessiva paura dei danni fisici e della morte.

La vittima deve essere incoraggiata a parlare il più possibile dell’accaduto ai suoi amici e familiari o,
se ciò la imbarazza troppo, con qualcuno di cui si fida.

Dal momento che la vittima passa dall’immaginario al dover trattare e risolvere i problemi realistici, potrebbe cadere in uno stato di ansia e angoscia generalizzata.

 

Aggiustamento esteriore

La vittima sembra aver affrontato con successo l’esperienza, ma questo periodo è caratterizzato da una forte dose di abnegazione e repressione.

Inizia a riprendere le sue normali attività quotidiane e questa reazione è molto positiva e deve essere stimolata ed incoraggiata.

Forse questa fase è la più problematica e probabilmente la più difficile da superare perché
è fortemente dipendente dalla condizione mentale precedente l’aggressione e perché la
vittima è estremamente vulnerabile, esposta alle opinioni e considerazioni delle persone
intorno a lei.

La donna può provare sensi di colpa, accusando incessantemente se stessa per essere andata a passeggio in una determinata strada, o aver accettato un complimento, ecc., dirige la rabbia che prova nei confronti dell’aggressore, verso se stessa.

 

Processo a lungo termine: Riorganizzazione

Dopo aver subito una violenza sessuale, tutte le donne incontrano una sorta di
disorganizzazione nel loro stile di vita.

Diversi fattori influiscono sul loro comportamento nel far fronte al trauma, per esempio la forza d’animo, il sostegno dell’assistenza sociale e il comportamento delle altre persone nei loro confronti.

Questo modo di fronteggiare il problema e il processo di riorganizzazione iniziano in tempi e con ritmi diversi da persona a persona.

Gli stessi sintomi non compaiono nel medesimo ordine.

Questa fase è caratterizzata da:

  • Necessità di cambiare il proprio domicilio
  • Esigenza di cambiare il numero telefonico
  • Incubi
  • Paura di essere in casa (o comunque in luoghi chiusi)
  • Paura di essere all’aperto (tendenza alla clausura)
  • Timore della folla
  • Ansia di avere persone dietro di se
  • Problemi nella sfera sessuale
  • Estrema depressione
  • Senso di angoscia
  • Insonnia
  • Apatia
  • Una quasi totale incapacità di vivere la quotidianità normalmente

 

Risoluzione

Durante questa fase la vittima è in grado di tenere testa al trauma, integrando l’esperienza
nel proprio “vissuto”; la violenza subita, diventa soltanto un altro brutto evento nella sua
vita.

La vittima smette di chiedersi “Perché questa cosa è successa proprio a me?” e piuttosto dice: “Cose del genere accadono. E’ successa, ora è finita e io sto andandoavanti“.

Impara a dirigere la sua rabbia contro l’assalitore e non verso se stessa.

 

Conclusioni e statistiche 

È certamente uno dei reati più odiosi ed è anche l’unico a restare sempre uguale nel numero di segnalazioni, a fronte di un generale calo dei delitti.

Una cosa importante e farsi aiutare da familiari e professionisti. Non cercare di fare da sole. Denunciare è importante perchè oltre a punire chi commette un reato così vergognoso, puoi aiutare altre donne a non ricevere lo stesso trattamento che hai subito da quello schifoso.

Segnalazioni e denunce che, peraltro, sono una percentuale minima rispetto alla realtà perché le stime diffuse dall’Istat dicono che appena il 7 per cento degli stupri viene denunciato, vuol dire che migliaia di episodi rimangono impuniti.

Le donne hanno paura, visto che molto spesso la violenza la subiscono in famiglia o da persone che conoscono e si vergognano, comunque temono le conseguenze.

La conferma è nei dati forniti dal Viminale: tra gennaio e giugno del 2017 sono state commesse 2.333 violenze carnali, nello stesso periodo del 2016 furono 2.345. Basso anche il numero delle persone denunciate o arrestate: 2.438 nei primi sette mesi di quest’anno. Tra loro, 1.534 italiani e 904 stranieri. Un dato che – come chiariscono investigatori e analisti – si deve però rapportare al numero degli abitanti e dunque all’incidenza percentuale rispetto alla popolazione. Nel 2016 sono stati 2.383 con una divisione che è rimasta pressoché invariata: 1.474 italiani, 909 stranieri.

6 milioni di vittime!!

È proprio l’Istat a fornire una fotografia drammatica.

Secondo l’ultimo rapporto (2017) ben il 21 per cento delle donne italiane – pari a 4,5 milioni – è stata costretta a compiere atti sessuali e 1 milione e mezzo ha subito la violenza più grave: 653mila donne vittime di stupro, 746mila di tentato stupro.

Un intero capitolo è dedicato della relazione è dedicato agli abusi in famiglia: il 37,6% tra mogli e fidanzate ha riportato ferite o lesioni, il 21,8% soffre di dolori ricorrenti. E in una catena di orrori senza fine si scopre che nel 7,5 % dei casi a scatenare l’ira del partner è la gravidanza indesiderata.

Gli analisti dicono che lo stato di vessazione psicologica che riguarda ben 4 donne su 10.

In questo caso viene sottolineata l’incidenza sui rapporti interpersonali di quello che gli esperti definiscono l’«asimmetria di potere» che «sempre più spesso sfocia in gravi forme di svalorizzazione, limitazione, controllo fisico, psicologico ed economico».

Il 40,4% delle donne, oltre 8,3 milioni, «è stata abusata verbalmente fino a sopportare gravi danni allo sviluppo della propria personalità, una su 4 ha difficoltà a concentrarsi e soffre di perdita di memoria».

I numeri forniti dal ministero dell’Interno a Ferragosto segnalano un generale calo – in alcuni casi molto evidente – dei delitti. Negli ultimi due anni c’è stata una diminuzione pari al 12 %: si è infatti passati da 1.463.156 reati denunciati nei primi sette mesi del 2016 a 1.286.862 nello stesso periodo del 2017. Scendono del 15,1% gli omicidi passando da 245 a 208; giù del 11,3% le rapine da 19.163 a 16.991; si riducono del 10,3% i furti (anche se pure in questo caso gioca soprattutto la diminuzione delle denunce) da 783.692 a 702.989.

A rimanere stabile è soltanto il numero degli stupri: la statistica parla di una riduzione dello 0,5% quindi, di fatto, inesistente. E a far paura è anche l’analisi di un fenomeno che coinvolge spesso anche i minorenni. Nel 2015 il ministero della Giustizia aveva in carico 532 ragazzi condannati per stupro e 270 per stupro di gruppo.

Gli stranieri denunciati

Il numero di stranieri denunciati o arrestati è basso, ma diventa indicativo se si fa un raffronto con le presenze in Italia che – secondo le ultime stime – sono di circa 5 milioni di residenti e quasi un milione di irregolari. Nei giorni scorsi la società di ricerche Demoskopica ha reso noto un dossier relativo agli anni 2010-2014, secondo cui «il 39% delle violenze sessuali è stato compiuto da stranieri contro il 61% da connazionali». L’analisi per etnie dele denunce presentate dice che dopo gli italiani «ci sono i romeni, poi gli albanesi e i marocchini».

Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, presidente del Telefono Rosa, avverte: «Più che fare una differenza di cittadinanza, dobbiamo preoccuparci visto che sta passando un messaggio tremendo di impunità. Gli stupri in Italia sono all’ordine del giorno».

Nove stupri su dieci non denunciati!!

I numeri non dicono tutto. Una possibile spiegazione della disparità tra nord e Sud Europa dall’Onu potrebbe essere culturale: laddove c’è una cultura dell’uguaglianza di genere molto più sviluppata si tende a denunciare di più.

Secondo un rapporto dell’Agenzia dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, solo il 14% delle donne ha denunciato alla polizia gli abusi del partner, percentuale che scende per i casi in cui l’aggressore non era il partner al 13%. In Italia i dati sono del 10% e 13%: in sostanza quasi nove stupri su dieci non vengono denunciati dalle vittime.

Una lettura confermata dall’ultimo rapporto dell’Istat: rispetto al quinquennio 2006-2011, le vittime considerano più spesso la violenza subìta un reato (dal 14,3% al 29,6% per la violenza da partner) e la denunciano di più alle forze dell’ordine (dal 6,7% all’11,8%). Qualche passo avanti è stato fatto, ma la strada è ancora lunga.

Alcune statistiche:

  • Il 97% degli stupratori non passerà mai nemmeno un giorno in prigione.
  • Il 70% delle donne conoscono il loro aggressore sessuale.
  • Il 60% delle donne non denunciano la violenza. Solo il 40% degli stupri viene denunciato alla polizia.
  • 1 donna su 6 ha subito una violenza sessuale nelle loro vita.
  • Il 98% degli stupri segnalati è vero, solo il 2% è falso.
  • Il 91% delle vittime di stupro / violenza sessuale è di sesso femminile e il 9% di sesso maschile.
  • Tra il 65% e l’85% degli stupri sono perpetrati da qualcuno che la vittima conosce.
  • Tra il 60% e il 99% di stupri e violenza sessuale sono perpetrati dagli uomini.
  • C’è una probabilità del 50% che una persona sviluppi PTSD dopo uno stupro.
  • Solo il 27% la cui violenza subita ha incontrato la definizione legale di stupro si considera vittima di stupro.
  • 1 su 16 (6,5%) uomini sono stupratori.
  • 1 su 6 o 7 (14-16%) casi segnalati vedranno mai l’interno di un’aula di tribunale.
  • 1 su 3 (30-35%) degli uomini violenterebbe se sapessero di cavarsela e di non essere denunciati.
  • 1 su 6 (17%) uomini sono vittime di violenza sessuale.
  • 1 su 3 (33%) donne sono sopravvissute alla violenza sessuale o alla violenza da partner
  • 4 stupratori su 10 sono stranieri.

 

Come potete vedere c’è ancora molta strada da fare!

Andrea

 

Difesa personale femminile – Le motivazione psicologiche comuni nei casi di violenza sessuale

Se segui il blog ormai saprai che sto dedicando degli articoli specifici sulla tematica della difesa personale femminile.

Sono coscente del fatto che questo non cambierà o farà smettere le aggressioni di genere ma spero in qualche modo di contribuire a rendere più cosapevole il mondo femminile dandogli degli strumenti che rendano più complicata se non impossibile la vita a questi balordi.

Anche se non ci sono giustificazioni per chi commette violenze a sfondo sessuale le motivaioni che possono stare dietro questo comportamento spregevole possono essere diverse.

Dal momento che lo stupro, omicidio a parte, è l’aggressione più intrusiva dello spazio più intimo di una persona, è importante non soltanto l’analisi attenta della personalità e dell’ambiente dell’autore di tale reato, aspetti su cui si sono improntati da molti anni studi criminologici di natura psicologica, psichiatrica e sociologica, ma anche uno studio approfondito della vittima delle aggressioni sessuali, con le sue caratteristiche e i suoi comportamenti.

Proprio per capire meglio il triste fenomeno è nata la disciplina che prende il nome di vittimologia, un ramo della psicologia e della criminologia che studia il rapporto tra vittima e criminale e le conseguenze psicologiche e sociali sulle persone coinvolte, una disciplina che ha come oggetto lo studio della vittima di un crimine, della sua personalità, delle sue caratteristiche biologiche, morali, sociali e culturali, della sua relazione con il criminale e del ruolo che ha assunto nella genesi del crimine.

La vittimologia studia la vittima da tre punti di vista:

  1. Punto di vista diagnostico;
  2. Punto di vista preventivo;
  3. Punto di vista riparativo.

Non c’è mai un solo motivo sul perché avvengono gli stupri e la loro modalità.

Le motivazioni psicologiche comuni di chi fa violenza a sfondo sessuale sono legate all’opportunità, ai disturbi emotivi, alla lussuria, e accade per tutte queste ragioni o, a volte, per nessuna di esse ma la rabbia è un elemento sempre presente tra tutti i tipi di aggressione a sfondo sessuale.

5 profili di aggressori sessuali che possono essere classificati in quattro categorie:

Il compensatore:

Lui non è da considerare un pazzo, ha dei problemi.E’ un modo subdolo usato da persone che si conoscono solitamente.

Non vuole farti del male, più volte infatti, durante lo stupro, si assicura che stai bene, che tu sia a tuo agio, che “quello che ti sta facendo” sia di vostro gradimento. Quando ha finito, mentre si allontana da sopra il tuo corpo, è felice di avervi incontrate.

Lui, il compensatore, in quel momento è il vostro amico più caro.

«Dio… è stata la cosa più eccitante che abbia mai fatto. Tu stai bene? Dovremmo rifarlo, qualche volta…».

Pensando che sia piaciuto anche a te, vi lascia perfino il suo numero di telefono.

Nei giorni successivi cerca di mettersi in contatto per assicurarsi che stiate bene.

Profilo psicologico

  • Proviene da famiglie in cui sono presenti entrambi i genitori;
  • Spesso vive a casa dei genitori;
  • Non è atletico e ha un carattere passivo;
  • Ha pochi amici e nessun partner sessuale;
  • Trascorre buona parte del tempo su siti pornografici;
  • Svolge un lavoro modesto, ma è ritenuto un lavoratore affidabile;
  • Mostra una molteplicità di deviazioni sessuali, fra cui esibizionismo e voyeurismo.

Modalità esecutive

  • Ha una bassa autostima, lo scopo dello stupro è aumentarla;
  • Utilizza solo la forza necessaria a realizzarlo;
  • Non usa armi e prende trofei con cui riprodurre, a casa, la libido dell’esperienza;
  • Lo stupro è l’espressione delle sue fantasie;
  • Parla con gentilezza e si preoccupa del benessere fisico della vittima;
  • Sceglie vittime della sua stessa età, razza, e che abitino vicino;
  • Di solito commette gli stupri di notte, con una cadenza media di 7-15 giorni fra loro;
  • Può cercare di contattare la vittima in un secondo momento per assicurarsi che stia bene, convinto che si sia divertita;
  • Tiene un diario in cui annota i nomi e i dettagli dello stupro;
  • Continuerà finché non viene fermato…

La reazione opportuna

Di fronte a uno stupro non esiste una reazione opportuna. Tuttavia, il compensatore, non è un violento. È un uomo passivo, che stupra per sentirsi più uomo. In questo caso, una reazione decisa della vittima può metterlo in fuga. Nel dubbio, tuttavia, meglio astenersi dalla violenza per non aizzare il violentatore, provocando una reazione ancora più violenta o letale.

 

Il rabbioso (IRA):

Questo profilo di aggressore è il più crudele.

La violenza è un modo per manifestare e scaricare intense sensazioni di ira, rabbia, disprezzo, odio e frustrazione. L’assalto è caratterizzato da una eccessiva brutalità.

Viene utilizzata molta più forza fisica per commettere l’attacco di quanta ne sarebbe necessaria per sopraffare e sottomettere semplicemente la vittima.

L’aggressione sessuale per questa categoria di violentatori appare più come una cosa impulsiva che premeditata.

Abbastanza spesso la spinta a commettere atti di questo genere può essere determinata dal rapporto problematico con una donna di rilievo nella vita dell’aggressore (sua madre, sua moglie, la sua ragazza, o essere sempre rifiutato).

La conseguente rabbia che viene liberata e scaricata attraverso un’aggressione sessuale contro una vittima che potrebbe non essere l’effettiva persona contro la quale nutre tali sentimenti.

Il sesso diventa come un’arma e lo stupro è il mezzo con cui egli può danneggiare, avvilire e degradare la sua vittima e, attraverso essa, l’effettiva persona da colpire.

L’appagamento ed il sollievo derivano dalla scarica della rabbia piuttosto che dal piacere sessuale vero e proprio.

«Brutta cagna maledetta. Tieni, prendi questo! Lo senti, eh, lo senti?!».

Profilo psicologico

  • Ha una situazione familiare problematica;
  • Solitamente è stato cresciuto da un solo genitore e, a causa delle esperienze relazionali con questa figura di riferimento, ha sviluppato sentimenti di ostilità verso le donne in generale;
  • Si considera vigoroso e virile, spesso si dedica ad attività sportive che implichino il contatto fisico;
  • Può essere sposato e solitamente non è aggressivo verso la compagna;
  • Intrattiene diversi rapporti extraconiugali;
  • Ha un temperamento violento e incline all’azione.

Modalità esecutive

  • Tende a commettere gli stupri nella propria zona;
  • Gli attacchi sono improvvisi e non pianificati;
  • Lo scopo primario e fare male;
  • Umilia e degrada la vittima, la insulta, gli strappa i vestiti e la prende a pugni;
  • Dopo che ha sottomesso la vittima, la degradazione ha lo scopo di aumentare la sua eccitazione e instillare il terrore nella vittima;
  • Lo stupratore sente il bisogno di manifestare la sua rabbia in molti modi, ad esempio può stuprare al vittima analmente e poi costringerla a praticare un rapporto orale per venirle, in fine, sulla faccia;
  • Cerca donne di razza ed età simili alla sua oppure più grandi;
  • Dopo lo stupro non cerca di contattare la vittima;
  • L’intervallo, fra uno stupro e l’altro, è tipicamente di sei mesi o un anno.

La reazione opportuna

Una reazione decisa o violenta, da parte della vittima, non può che aizzarlo. Anche rimanere inerti non è una buona idea. Lo stupro non può che finire male. Non si parla solo di violenza sessuale, che già basterebbe, ma di una lunga prognosi a causa delle percosse, o addirittura della morte. Se si può, bisogna sfruttare ogni opportunità per fuggire.

 

Il dominatore

Impiega la forza necessaria per sopraffare la sua vittima e controllarla.

L’aggressore pone la vittima (attraverso minacce verbali, intimidazioni con un’arma o con la forza fisica), in una situazione in cui non può rifiutarsi o resistergli e ciò gli procura una sensazione rassicurante di potenza, sicurezza, forza, autorità e controllo.

In questo modo egli compensa sentimenti di fondo di incapacità, vulnerabilità, debolezza ed impotenza.

Le violenze sessuali commesse durante le guerre ricadono in genere in questa categoria.

L’attacco è di solito premeditato e preceduto da una fantasia ossessiva nella quale, sebbene la vittima potrebbe inizialmente opporre resistenza, una volta sopraffatta, si sottometterà con gratitudine.

L’aggressore autoritario potrebbe di fatto scegliere una vittima di tipo remissivo.

«Smettila di piagnucolare e succhia, troia. Così, brava… Adesso, girati. Il bello viene ora».

Profilo psicologico

  • È cresciuto in famiglie con un solo genitore o in famiglie adottive;
  • Spesso ha subito abusi durante l’infanzia;
  • Ha problemi domestici e può aver avuto un matrimonio infelice;
  • È un narcisista;
  • Cerca conferme alla sua immagine di macho, frequenta locali per single, parla a voce alta e ha un comportamento chiassoso;
  • Guida una macchina sportiva, cerca di dare un’immagine di successo;
  • Fa lavori prettamente associati alla mascolinità, come nella polizia o nell’esercito, oppure nell’industria edilizia;
  • Può indossare un’uniforme di qualche tipo per rafforzare la sua percezione di virilità.

Modalità esecutive

  • Adocchia e rimorchia la vittima ignara;
  • L’attacco è un mix di violenza fisica e verbale, se la vittima reagisce aumenta la violenza per sopraffarla;
  • Può violentare la stessa vittima in diverse occasioni;
  • Stupra la donna soprattuto vaginalmente;
  • Può soffrire di eiaculazione ritardata e gradisce molto il sesso orale;
  • Sceglie le vittime prevalentemente della sua stessa età o più giovani;
  • Il sesso è un atto predatorio e impulsivo;
  • La motivazione primaria è esercitare potere “andando a caccia”;
  • L’intervallo fra gli stupri, solitamente, è di 20-25 giorni;
  • Obbliga la donna a un atteggiamento collaborativo;
  • Il livello di violenza aumenta con il tempo e con gli stupri;
  • Porta con sé un’arma con cui minacciare la donna;
  • Non nasconde la propria identità, si sente sicuro, pensa che terrorizzando la vittima questa non parlerà;
  • Non prova rimorso, non colleziona trofei, non scrive diari.

Reazione opportuna

Ripetendo il concetto che non esistono modalità opportune di fronte a uno stupro e che il limite delle categorie è quello di non tener conto delle variabili, tuttavia, in questo caso, un atteggiamento remissivo e collaborativo può salvare la vittima e ridurre il livello di violenza. Lo denuncerete dopo…

 

Il sadico

Erotizza l’aggressione attraverso la violenza sessuale.

L’aggressore riceve soddisfazione e piacere dall’abuso della sua vittima.

Il suo attacco è deliberato, premeditato e calcolato.

Per questo tipo di aggressore, rabbia e dominazione vengono sessualizzati in rapporto all’intensa gratificazione che ottiene dal dominare, offendere, danneggiare ed avvilire la sua vittima.

«Ssh, non temere, tesoro, non ti farò del male… te lo prometto. Ti spiacerebbe porgermi la tua mano? Tranquilla, tranquilla… andrà tutto bene. Così, brava. Adesso, da quale dito preferisci cominciare?».

Profilo psicologico

  • La maggior parte è cresciuto in famiglie monoparentale (un solo genitore);
  • La maggior parte ha subito ripetuti abusi nell’infanzia;
  • Un numero elevato di loro ha manifestato nell’adolescenza un certo numero di deviazioni sessuali;
  • Da adulto, il sadico, è sposato e viene considerato un buon padre di famiglia;
  • Spesso vive in una zona residenziale di tipo borghese, possiede un’educazione superiore alla media e svolge un lavoro impiegatizio;
  • Mostra una personalità compulsiva ed è sempre molto ordinato;
  • È intelligente e non ha precedenti penali;
  • Pianifica, non esce mai dai confini del piano e spesso riesce a farla franca.

Modalità esecutive

  • Assieme allo stupro vuole mandare un messaggio;
  • L’obbiettivo è causare il livello di dolore più alto possibile;
  • Se non viene catturato, prima o poi ucciderà;
  • Si sposta in macchina;
  • Sceglie con cura la vittima, controlla la zona, si assicura che tutto vada secondo i piani;
  • Gli piace spostarsi anche molto lontano da casa;
  • Per terrorizzare maggiormente la vittima, usa bavagli, nastro adesivo e altri attrezzi del “Kit del perfetto stupratore”;
  • Prima di metterlo in atto, il sadico, si diverte a raccontare ciò che le farà;
  • È ritualistico;
  • Cerca di comunicare con la vittima per farle dire cose che aumentino la sua libido;
  • Spesso costringe la donna al sesso orale prima di violentarla;
  • Può soffrire di eiaculazione ritardata;
  • Più ne commette, più diventa sofisticato;
  • Può usare droghe;
  • Spesso diventa un assassino seriale.

Reazione opportuna

Scappa o uccidilo. Al resto penserai dopo.

 

L’opportunista

Probabilmente la ragione più comune di un’aggressione sessuale è la possibilità.

Frequentemente tali aggressioni vengono compiute durante la perpetrazione di un altro crimine (p.e., un furto, una rapina, etc.).

 

PS. Queste categorie rappresentano solo un tentativo forse in qualche modo semplicistico da parte degli studiosi per ricondurre comportamenti diversi fra loro all’interno di categorie più facili da gestire. Come per ogni categoria, il soggetto può deviare dal comportamento descritto, possono esserci nell’elenco delle caratteristiche delle variabili non tenute in considerazione, oppure uno stesso individuo può rientrare in più di una categoria.

La reazione opportuna – Inserita in base al profilo, va presa con le dovute cautele.

È quasi impossibile riconoscere la tipologia di stupratore durante uno stupro e una valutazione errata da parte della vittima può comportare delle conseguenze serie, drammatiche.

Diversamente dal passato, in cui si raccomandava alla donna di reagire con violenza (nascono così i gruppi di auto-difesa femminile spesso illudendo le persone), o da ancora prima in cui si raccomandava di restare inerte e aspettare che il violentatore finisse, oggi si raccomanda di fuggire e di usare un livello di violenza limitato e mirato a distrarre lo stupratore il tempo necessario per scappare via.

Ogni reazione va contestualizzata, caso per caso, ma è molto legato alle tue capacità reali di reagire, al contesto, alla presenza di armi, e alla possibilità che può nascere o che va creata, ma la reazione necessita di una formazione che non si può fare con il corso della domenica e con persone altamente qualificate.

Nessuno deve permettersi di vendere corsi illudendo le persone perchè significa che stai mettendo in pericolo le persone!

Purtroppo  non esistono suggerimenti validi che si possano dare in questi casi, tranne uno: Denunciate la violenza!.

Una percentuale consistente di vittime, infatti, che si avvicina pericolosamente alla quasi totalità degli stupri, non denuncia mai l’aggressione, pur conoscendone l’identità.

In questo modo date loro adito a continuare, tanto non verranno mai beccati, mettendo in pericolo altre donne. Non farlo solo per te!

 

TATTICHE USATE DAI VIOLENTATORI:

Il rituale di un’aggressione sessuale, in linea di massima, può essere diviso in 5 fasi:

  1. SELEZIONE DELLA VITTIMA – La vittima viene selezionata in base alle motivazioni dell’aggressore. Può essere preselezionata o semplicemente occasionale. In entrambi i casi, l’aggressore attenderà che la potenziale vittima sia VULNERABILE e/o ISOLATA.
  2. APPROCCIO – L’approccio consiste nell’avvicinare la vittima e si compone di tre fasi:
  • Inducendo la vittima ad accompagnare l’aggressore.
  • Sorprendendo la vittima.
  • Sopraffacendo ed assaltando la vittima.
  1. INIZIO DELL’AGGRESSIONE – L’aggressore mantiene il controllo della vittima attraverso la mera presenza, le minacce o la forza fisica.
  2. LA VIOLENZA SESSUALE – Esecuzione della violenza sessuale
  3. IL RILASCIO – E’ durante questa fase che l’aggressore decide se punire ulteriormente la vittima fisicamente o ucciderla.

 

OPZIONI PER LA VITTIMA DURANTE UN’AGGRESSIONE

Durante un’aggressione, la vittima può scegliere tra una serie di comportamenti da adottare.

Alcuni studi hanno esaminato i comportamenti difensivi delle vittime di violenza
sessuale, le strategie da mettere in atto per evitare lo stupro e i comportamenti delle
vittime che sono segno di vulnerabilità della stessa.

L’analisi delle diverse strategie di reazione tratte dalla letteratura, unite all’esperienza clinica degli studiosi con autori di stupro che hanno confessato e le vittime di stupro, ha permesso di definire una tipologia delle strategie di risposta.

In relazione a quale azione intraprendere, la vittima deve tenere in considerazione il tipo di violentatore, le circostanze, le condizioni ambientali, la situazione in generale e le proprie capacità personali e scegliere una (o più di una) tra le seguenti alternative:

  • La Fuga
    La fuga, nel caso di un’aggressione, rimane la risposta migliore quando può essere impiegata con successo. E’ ovvio che, se la vittima si trova sola, in un luogo isolato senza vie di scampo, oppure quando è aggredita da più aggressori, cercare di scappare non potrebbe aver successo, anzi risulterebbe molto rischioso. La probabilità di scappare inoltre può diminuire nel caso in cui ci ti trovi di fronte ad un aggressore giovane ed atletico. Invece nel caso in cui la vittima si trova in un’area urbana, non ci sono armi, o sono presenti altre persone nelle vicinanze e non ci siano altri tipi di impedimenti come ad esempio legature degli arti, crescono di molto le probabilità di successo della fuga. E’ comunque sempre importante che si faccia uso di prudenza, dal momento che per una buona percentuale di aggressori, un tentativo di fuga da parte della vittima, servirebbe
    esclusivamente ad aumentare l’aggressività dell’aggressione.

 

  • Resistenza oppositiva verbale (Verbally confrontative resistence)
    Strategia che consiste nell’urlare e sfogare la propria collera al fine di attirare l’attenzione su di se (es. “lasciami andare” oppure “vattene via“). L’intento di questi atteggiamenti è quello di lanciare, all’inizio dell’aggressione, il messaggio che la vittima non ha nessuna intenzione di essere sottomessa al suo aggressore.

 

  • Resistenza oppositiva fisica (Physically confrontative resistence)
    La resistenza fisica spazia da risposte moderate (divincolarsi, dibattersi), fino a risposte anche molto violente (colpire con forza e violenza parti vulnerabili dell’aggressore quali, volto, gola, genitali con intenzioni di ferirlo o anche ucciderlo). Sono reazioni dettate dal contesto e da fattori critici come il luogo dell’aggressione, la presenza di un’arma, la probabilità di essere aiutati, le dimensioni fisiche e la forza dell’aggressore ed il grado di violenza dell’aggressione. La vittima deve però aspettarsi che in molti casi la sua resistenza fisica possa avere come risposta un aumento della violenza dell’aggressione.

 

  • Risposte verbali non confrontative (Nonconfrontative verbal responses)
    Queste risposte hanno come intento quello di dissuadere l’aggressore (es. “sono vergine“, oppure “ho le mestruazioni“), suscitare empatia (intrattenendo la sua attenzione conversando con lui, ascoltandolo e cercando di rispondergli mostrandosi sincera), essere sincera (“sono spaventata“) oppure negoziare (“parliamone” oppure “andiamo a bere una birra“) al fine di prendere tempo ed escogitare la strategia giusta per scappare. Anche se il fatto di discutere con l’aggressore può essere uno strumento utile per ridurre il grado di violenza dell’aggressione, tuttavia non è efficace nel farla cessare completamente. Purtroppo durante l’eccitazione di un’aggressione sessuale la maggior parte degli stupratori non si interessa affatto dei bisogni e dello stato fisico della sua vittima (ad esempio del fatto che abbia le mestruazioni). La cosa importante è che la vittima eviti riferimenti quali “ho l’AIDS“, oppure “sono incinta” come anche affermazioni che potrebbero incoraggiare la fantasia patologica dell’aggressore che la vittima sia “cattiva” o che abbia promiscue abitudini e di conseguenza sia degna di essere stuprata. La via più sicura per coinvolgere l’aggressore in un dialogo è quello di appellarsi alla sua umanità dimostrandosi estremamente sinceri e concentrandosi sulla situazione immediata (es. “Sono una totale sconosciuta. Perché vuoi farmi del male? Non ho fatto niente per farti del male“).

 

  • Resistenza fisica non confrontativa (Nonconfrontative physical resistence)
    Questa tecnica significa fare una resistenza attiva che però non coinvolgere direttamente l’aggressore (come nel caso della Resistenza oppositiva fisica). Queste tecniche di resistenza possono essere simulate o del tutto reali, spontanee ed incontrollabili. Le reazioni simulate possono includere ad esempio lo svenimento, mutismo, epilessia o attacchia poplettici. Quelle involontarie e reali includono il pianto, mutismo, nausea e perdita del controllo sfinterico. Queste reazioni possono offrire un’opportunità alla vittima, ma essendo fortemente soggettive  e non sono attendibili.

 

  • Sottomissione
    La sottomissione non implica una reazione offensiva o difensiva per impedire l’aggressione. E’ spesso il risultato della paralisi causata dalla paura, dal terrore o dalla credenza che tali reazioni servano a salvare la vita alla vittima. Nella maggior parte dei casi però la sottomissione serve soltanto come ultima risorsa quando ogni tentativo di far cessare l’aggressione è fallito. La sottomissione potrebbe però essere interpretata dall’aggressore come una sorta di partecipazione della vittima e di conseguenza aumentare l’intensità dell’aggressione. In generale la decisione di rassegnarsi o sottomettersi all’aggressore è determinata dalla violenza dell’aggressione stessa, oppure dallo stato emotivo della vittima o dalla paura specifica (come lo stupro o la morte).
    Molte donne sono in grado di combattere pur con la consapevolezza che dovranno cedere, altre accettano e si sentono a proprio agio con qualsiasi azione che credono essere necessaria per sopravvivere all’aggressione con il minimo di danni fisici e psichici.

 

Se le precedenti strategie per evitare l’aggressione sono fallite, la sottomissione è considerata la strategia migliore per salvarsi la vita e per ridurre al minimo i danni fisici in una situazione quale l’aggressione sessuale, ma è importante che la vittima sia tranquilla in questa scelta e al tempo stesso sia consapevole del fatto che il senso di colpa successivo all’aggressione potrà probabilmente manifestarsi.

 

Come confrontarsi con l’aggressione sessuale

Una cosa che devi sapere è che un’aggressione genera un’altra aggressione, gli studiosi ed esperti dell’argomento sanno che questo è quello che avviene e ampie casistiche e studi comportamentali dimostrano questo.

Quando rabbia ed aggressività vanno oltre ciò che è necessario per avere la sottomissione della vittima, una violenta reazione di confronto con l’aggressore genera soltanto un ulteriore incremento della violenza nell’aggressione e questo può mettere la vittima in una situazione di rischio per seri danni fisici se la reazione non mette fuori combattimento psicologico o fisico l’aggressore.

Per questo ti raccomando di non usare la violenza come prima reazione alla violenza se non si è sicuri di quello che si fa perchè potresti solo peggiorare la situazione.

Lo stupratore, di solito è convinto di avere ogni diritto sessuale sulla vittima, e userà tutta la
forza fisica necessaria per ottenere la sottomissione della vittima; la reazione di confronto fisico con l’aggressore in questi casi può essere imprudente a meno che la vittima non è sicura di mettere fuori combattimento l’aggressore.

Inizialmente la strategia migliore sembra essere quella di incoraggiare lo stupratore ad iniziare a parlare di se stesso facendo leva sul suo narcisismo per fare apparire la vittima nella sua testa come una persona reale piuttosto che un oggetto sessualizzato.

Le strategie non confrontative fisiche possono a volte funzionare ma tendono ad essere spesso poco efficaci essendo altamente sgradevoli e antipatiche al singolo stupratore, dipende molto da chi è l’aggressore.

Alcune di queste reazioni sono spontanee ed involontarie, istintive, come ad esempio provare a parlare o rispondere fisicamene reagendo con violenza ma sarebbe opportuno che la vittima riuscisse a dominare tali reazioni nel caso in cui queste peggiorino la situazione o per trovare il giusto momento per fare esplodere una reazione violenta.

Purtroppo chi per lavoro si occupa di formazione legata alla difesa personale femminile sa che è molto complicato in quei momenti riuscire a pensare, perchè l’effetto sorpresa e l’alto livello di stress non permette di avere la lucidità di ragionare facendo prevalere l’istinto.

Se la vittima è incapace di instaurare una conversazione con il suo aggressore e l’aggressione continua, aumenta o appare addirittura essere folle, con una violenza omicida, la vittima deve provare a combattere con tutti i mezzi che ha a disposizione (colpire gli occhi e i genitali dell’aggressore, oppure colpirlo con un oggetto contundente, ecc).

Se l’aggressore rimane dopo il confronto verbale, non è armato e risponde con minacce
o ritorsione, la vittima deve immediatamente opporgli resistenza fisica picchiandolo con  ogi mezzo e strumento a disposizione (calci e pugni, oggetti, ecc.).

Se la risposta dell’aggressore alla tua reazione difensiva è un aumento della rabbia e della violenza allora è opportuno che la vittima cessi di resistere fisicamente.

La reazione raccomandata con gli stupratori è “a parole” cioè verbale, e le parole devono essere usate per convincere l’aggressore che la vittima non è la persona da lui odiata (es. “Mi sembra che tu sia veramente arrabbiato con qualcuno, ma non posso essere io. Non ci siamo mai incontrati prima d’ora“). Deve invece evitare affermazioni che potrebbero giustificare, nella mente dello stupratore, l’aggressione perchè è sempre pericoloso provocare la fantasia di questi uomini.

Se sembra che non ci sono risposte sicure ed efficaci per uscire da quella situazione, la vittima
deve cercare di fare le cose necessarie per riuscire ad uscire dalla situazione come ad esempio fingere di partecipare all’aggressione e, al momento critico, agire di sorpresa e colpire l’aggressore nelle parti vulnerabili con più cattiveria possibile.

Cercare di crearti una opportunità dove poter colpire e ferire con efficacia può essere una buona soluzione ed è un tempo che può essere utile e necessario alla vittima per elaborare e trasformare la paura in rabbia e il senso di impotenza in lotta per la sopravvivenza.

Purtroppo la maggior parte delle raccomandazioni fatte alle potenziali vittime nel momento di panico è molto probabile che siano dimenticate, tecniche, strategie, ecc. perchè quando la vittima si trova di fronte al potenziale stupratore, non c’è nessuna formazione o allenamento che possono garantirti di renderti lucida ed efficace in un momento di stress così elevato.

La vittima in quel momento può perdere la testa o non avere il tempo necessario per valutare le diverse reazioni da mettere in atto.

Sicuramente la formazione può aiutarti, ma nessuna simulazione può arrivare a farti sentire la sensazione di stress e di paura di una vera aggressione ed è meglio non scoprirlo mai se è possibile.


Le strategie espresse possono essere così riassunte:

1) Cercare di stabilire un rapporto verbale con l’aggressore; se non funziona –> 2) La vittima deve prendere immediatamente l’offensiva ed attaccare l’aggressore con aggressività fisica moderata (calci, pugni); se non funziona –> 3) Provare a calmare la rabbia dell’aggressore coinvolgendolo in una conversazione e rendendosi credibili ai suoi occhi; allontanare da lui la fantasia secondo la quale tu sei una persona a cui lui vuole fare del male. Preparare la situazione per un tentativo di fuga, dicendogli ad esempio “andiamo a bere qualcosa”; se non funziona –> 4) Usare il confronto violento e condurre ogni azione esclusivamente con i mezzi apropria disposizione (calci, pugni, morsi, colpire con bastone o pietra) per rendere
incapace l’aggressore ed evitare lo stupro o le possibili lesioni fisiche a volte anche mortali.

Conclusioni

Lo stupro, quando reale, è una delle violazioni più umiliante e degradante che esista!.

Questo argomento è molto complesso e richiede davvero anche un certo livello di prudenza perchè purtroppo sono argomenti molto sensibili e che purtroppo le statistiche confermano che è una forma di violenza molto diffussa e spesso anche poco denunciata.

Spero che possa esservi utile senza dovervene mai realmente interessare.

Andrea