Nella difesa personale la tecnica può essere inutile senza un training psicologico

Nella difesa personale la tecnica può essere inutile senza un training psicologico perchè lo stato emotivo di una aggressione o una minaccia che arriva in un momento qualunque della tua giornata può nonostante la tua preparazione portare a bloccarti o a non mettere il giusto livello di aggressività o sottovalutazione del pericolo.

Oggi se cerchi nel web, nelle bacheche e negli annunci su internet è pieno di corsi di difesa personale che ti promettono in poco tempo di apprendere tecniche di difesa in caso di aggressione.

Tu hai mai imparato qualcosa di estremamente complesso e con variabili praticamente infinite in poco tempo?.

Ecco, ti stanno promettendo quello! E sai la cosa peggiore? Senza conoscerti.

Se vuoi crederci sei libero/a di farlo, ma sai perchè fanno quello?. perchè fortunatamente le possibilità che tu venga aggredito/a sono molto basse e magari anche se avrai questa sfortuna sarà passato tanto tempo, non ti sei più allenato/a e quindi ti sei dimenticato/a quello che avevi imparato non pensando che forse non è colpa tua, ma di quel metodo formativo assurdo e inutile basato su un mix ti tecniche prese qua e là, decontestualizzate e senza un “contatto” diretto con la realtà.

L’apprendimento di tecniche di autodifesa è sostanzialmente inutile se non è sostenuto da un adeguato training psicologico.

Non è sufficiente allenarsi in un corso di difesa personale per essere in grado di affrontare un aggressore per strada.

L’esperimento marziale della Rocky Mountain Combat Application Training (RMCAT), con sede in Colorado nonostante la limitazione del test è stato uno dei primi approcci scientifici a sostegno di questa tesi.

Ora voglio fare assolutamente una premessa, non significa che questo esperimento fornisce una verità assoluta, non è così ma offre comunque degli spunti di riflessione utili che sono importanti in un conflitto contro un aggressore e anche se presenta molte criticità è comunque un lavoro che consiglio di praticare anche nelle palestre con le dovute protezioni per capire esattamente che cosa significa e non scrivere stupidi commenti senza aver provato test di questo tipo.

Ora per tornare sull’ esperimento, la dinamica del test consisteva nel ricreare alcune situazioni in cui alcuni volontari esperti di diverse arti marziali vengono messi a turno davanti ad un “picchiatore da strada”.

Quest’ultimo portava una maschera per non essere riconosciuto e il suo compito era quello di procedere con insulti e minacce e i marzialisti non potevano peró fare nulla fino a quando il balordo non avesse tentato di attaccarli.

Ora già da questo potete capire che si parte da una condizione di svantaggio perchè non puoi anticipare l’aggressore, ma .. non è proprio così come lo raccontano perchè sei tu che devi fare “il tuo lavoro”.

I risultati del test sono stati sconcertanti: la maggior parte dei volontari non ha saputo gestire la tensione psicologica causata dalla rabbia, prima verbale e poi fisica, del soggetto in maschera.

Quasi tutti sono stati sopraffatti dal picchiatore da strada, non riuscendo per nulla a mettere in pratica i principi e le tecniche della loro arte marziale.

Come se non bastasse, i volontari non erano pivelli alle prime armi: si trattava di cinture nere, istruttori e maestri.

La conclusione della Rocky Mountain Combat Application Training (RMCAT): le arti marziali non sono efficaci nella difesa personale. Ora considerate che dietro questo test c’è anche molto marketing ma anche molti punti di spunto e riflessione.

La conclusione è esagerta nel senso che non è l’arte marziale in se ma la non abitudine a operare in un determinato contesto e su dinamiche differenti e quindi tu se pratichi arti marziali dovresti testare una situazione “critica”. Il “picchiatore mascherato dell’esperimento”, oltre appunto alla maschera, era bardato di protezioni su tutto il corpo perché i marzialisti dovevano essere lasciati liberi di essere più efficaci possibili senza limitarsi.

Dunque i ragazzi del test sapevano a cosa andavano incontro ma avevano tutti anche un grosso limite, non sapevano quando sarebbero stati attaccati durante il diverbio verbale e non potevano attaccare fino a quando l’aggressore partiva.

Questo svantaggio non è poco, ma se non adotti una corretta posizione difensiva diventa difficile riuscire a resistere a un assalto furioso e aggressivo perchè lo stai subendo visto che non puoi partire per primo.

Altre critiche sull’esperimento come il peso dell’aggressore, le sue capacità, ecc. non hanno senso perchè sono delle variabili che devi tenere in conto per la strada, è uno sconosciuto che può essere un cretino come un esperto, ma comunque l’esperimento consisteva anche in questo e se si tratta di un esperimento di difesa personale seppur con delle limitazioni le regole stanno a zero.

Ps. Nella mia formazione e nel mio metodo ci sono dei protocolli di qualificazione periodici dove si fanno simulazioni molto provanti come su scariche di pugni e calci perchè servono sia per te che lo subisci per non spaventarti e sapere come reagire che quando fai l’aggressore per portare un attacco senza pietà (attenzione caschetto e protezioni complete).

  • Test1 – Discussione verbale contro uno ma devi aspettare che attacca
  • Test2 – Discussione verbale contro uno ma puoi partire quando vuoi
  • Test3 – Discussione verbale contro due ma devi aspettare che attacca
  • Test4 – Discussione verbale contro due ma puoi partire quando vuoi
  • Test5 – 30Kg di differenza
  • Test6 – 3 contro 1
  • Test7 – Bastone contro mano nuda
  • Test8 – Knife o bottiglia contro mano nuda
  • Test9 – Minaccia da arma da fuoco
  • Test10 – Contesto variabile (luogo, luce, clima, abbigliamento, ecc)

ps. Questi sono solo alcuni aspetti di test che sono necessari per iniziare a comprendere alcuni meccanismi. All’inizio sbaglierai ma ogni errore è una lezione importante è in un ambiente controllato puoi sbagliare e imparare da questi errori.

Da questo esperimento si deducano alcune cose:

  1. Chi parte per primo ha un grosso vantaggio.
  2. La variabile psicologica dove le arti marziali non sono pronte a gestire gli insulti e le minacce vere e aggressive di un “uomo della strada” che li distrae dal vero pericolo.
  3. Che anche se le arti marziali le sapacciano come semplici non è facile usare colpi “scorretti” ai genitali, agli occhi e alla gola, per essere efficaci richiedono una precisione importante.

Non basta girare armati, apprendere un’arte marziale, aver frequentato un corso di autodifesa per poter dire “mi so difendere“.

Chi dice così, semplicemente, non si è mai trovato veramente nei guai e sta coltivando pericolose e false sicurezze.

Non basta allenarsi duramente, magari per anni, a tirare pugni e calci ad una sacco, o fare sparring con i compagni in palestra.

Non basta nemmeno munirsi di armi varie (legali o meno) per essere in grado di difendersi.

Perché quando si affronta la realtà, magari rappresentata da un vero picchiatore da strada o da un bandito armato, lo scenario per il quale credevamo di essere preparati, cambia totalmente.

Il problema non sono le tue capacità tecniche ma le tue capacità psicologiche!.

E così leggiamo i casi di istruttori di arti marziali, o comunque di praticanti avanzati, come cinture nere o simili, i quali nel momento della verità, magari nel sottopassaggio della stazione, hanno sperimentato un’umiliante incapacità di reagire efficacemente e subendo l’aggressione.

Ripeto! Il problema non era la loro conoscenza tecnica ma la loro preparazione psicologica.

Negli storici di aggressioni le performance di alcuni portatori di armi sono risultate inutili:

  • Qualcuno è riuscito a spararsi su un piede nel convulso tentativo di tirare fuori l’arma.
  • Certi portatori di coltello, o di spray accecante, nemmeno sono riusciti a estrarre dalla tasca il marchingegno, disorientati e shockati com’erano.
  • Alcuni sotto l’effetto del panico, si sono addirittura dimenticati di averlo appresso, salvo ricordarsene a cose finite…

Cos’è successo quindi?, perché persone tecnicamente preparate a difendersi (almeno sulla carta) hanno dato una prova così deludente?.

La risposta è complessa e risiede sia nell’aspetto “cognitivo” che in quello psicofisico e caratteriale della vittima.

Un esempio di qualche settimana fa, durante un incontro di Muay Thai uno dei due fighter ha colpito da dietro alle spalle l’avversario in maniera lecita ma anti sportiva, uno spettatore è salito e ha aggredito il fighter che ha avuto una reazione scomposta, sorpresa, impaurita eppure si trattava di un fighter ancora pieno di carica adrenalinica e che sa combattere, eppure la sua reazione è stata di sorpresa, remissiva, ha subito l’aggressore e solo l’intervento dell’angolo e della sicurezza ha stoppato l’azione dello spettatore. Eppure si trattava di un fighter preparato, ma non ha un contesto improvviso, non abituale e senza regole. Sicuramente se ora ricapitasse sarebbe diverso, ma .. non ricapiterà o molto difficilmente.

Per quanto riguarda il problema cognitivo, il più delle volte è mancata la conoscenza dei rituali di attacco del combattente da strada e il fattore sorpresa ha giocato a sfavore della vittima.
In palestra, difficilmente vengono affrontati questi argomenti: prima di un combattimento ci si saluta, a volte ci si da la mano, poi inizia un duello leale, con tanto di regole ed un arbitro che garantisce sul loro rispetto.

Per strada non è così. La prima regola è che non ci sono regole e poi il rituale che porta allo scontro il più delle volte è coperto, subdolo.

Se non conosci questo rituale, ti trovi a chiederti se quello ha veramente intenzione di attaccarti, e mentre te lo chiedi ti arriva un pugno in faccia che ti stende.

Nelle palestre, così come nei corsi di autodifesa, troppo spesso si allenano le persone a reagire all’aspetto “fisico” dell’aggressione. L’istruttore dirà “Ecco, lui ti afferra così, tu ti giri e colpisci con il gomito…ecc.”, per fare un esempio.

Tecnicamente sono informazioni che ti servono e che vanno allenate, anche se nel mio metodi di allenamento non utilizzo pacchetti preconfezionati perchè quello che serve sono degli skills che devono adattarsi alla situzione ed è per questo che non esiste una tecnica singola di risposta a un deterninato tipo di aggressione, non può essere così perchè anche qui devi imparare ad adattarti al contesto.

Il problema è quello di agire prima di dover reagire e ciò è possibile solo giocando d’anticipo, capendo al volo che tipo di avversario vi trovate di fronte ed in che modo agirà.

Quando ti trovi dentro una aggressione forse è già troppo tardi e ti spiego perchè.

Purtroppo, nessun delinquente ti attaccherà cercando di darti il vantaggio del tempo di reagire o capire cosa sta per succedere. Il suo attacco sarà sempre subdolo, mascherato, vigliacco, proprio per sorprenderti.

Per fare questo ricorrerà alla sorpresa e per avere la sorpresa dalla sua parte, ricorrerà all’inganno.

Per questo un ruolo importantissimo è dato dalla lettura ed interpretazione del linguaggio del corpo, l’unico in grado di darci indizi attendibili sulle vere intenzioni dell’altro.

L’incapacità di riconoscere i segni premonitori di un attacco, farà sì che la vittima, magari reduce da mesi di allenamento in palestra, si trovi KO ancora prima di realizzare che l’aggressione è in corso.

Un’altro aspetto fondamentale è la sostanziale impreparazione delle maggior parte delle persone nel fronteggiare le reazioni psicofisiche legate alla paura.

Vivere al riparo della società civile, o almeno nella presunzione che sia così, ha di fatto ridotto la tua abitudine a fare i conti con questa emozione primaria. Il risultato è che, quando ci imbattiamo in situazioni di pericolo, non abbiamo più schemi adeguati per farvi fronte.

Allora è normale sperimentare paralisi e indecisioni che possono risultare disastrose quando, invece, sarebbero richieste reazioni immediate e risolutive, con un livello di violenza incredibile o una fuga immediata se possibile, come fanno gli animali.

Le persone che cadono vittime degli eventi, facilmente rimangono disorientate e bloccate a causa dei sintomi fisiologici che si accompagnano alla paura intensa:

  • dispnea,
  • tremori,
  • tachicardia,
  • secchezza delle mucose,
  • limitazioni del capo visivo (il cosiddetto “effetto tunnel”),
  • rigidità dei movimenti,
  • fino alla paralisi,
  • ecc.

Addestrare una persona a combattere la paura è qualcosa di complicato perché ognuno di noi reagisce in modo diverso alle diverse situazioni di pericolo e perché ognuno di noi ha una soglia di sopportazione diversa rispetto agli eventi stressanti.

Ci sono persone che precipitano nel panico di fronte a stress moderati, come il parlare in pubblico, o chiedere il numero a una ragazza e che poi sembrano reagire con freddezza a situazioni di rischio estremo.

Che si tratta di incoscienza o sottovalutazione del pericolo quello che conta è la corretta risposta che permette di salvarti la vita.

La complicazione maggiore è data dal fatto che per imparare a vincere la paura l’unico mezzo realmente valido è… provare paura più e più volte, in modo da diminuire la tua sensibilità verso quest’emozione primaria. Una sorta di “vaccinazione”, quindi, che passa attraverso la presa di coscienza delle nostre reazioni di fronte al pericolo.

Va da sé che è praticamente impossibile riprodurre in un corso di autodifesa la situazione di stress emotivo che si genera durante un’aggressione, senza far correre seri rischi all’allievo.
L’addestramento a vincere la paura rappresenta quindi una delle sfide più ardue per chi si occupa di formare le persone all’autodifesa.

Un’altro aspetto importante è quello legato agli aspetti caratteriali ed educativi della persona.

In questo senso, il combattente da strada ha caratteristiche ben precise e non possederle rappresenta uno svantaggio incolmabile, quando si deve combattere per la vita.

E’ inutile possedere un’arma, avere il miglior addestramento tecnico, sapere controllare la paura se poi, al momento della verità, esiterete perché non vuoi fare male o vi ripugna storpiarlo e ferirlo gravemente, vedere schizzare il sangue dal naso del vostro avversario, vi fa ribrezzo l’idea di infilargli un dito in un occhio per cavarglielo oppure rompergli un braccio.

Purtroppo, un protocollo di autodifesa efficace, specialmente quando esiste un forte divario di forze come nell’autodifesa femminile, prevede quasi esclusivamente tecniche “sporche” che richiedono l’uso di una violenza, di fare cose che vanno al di là della concezione della maggior parte delle perosone.

Saper coltivare nell’allievo un’aggressività feroce e priva di inibizioni, il cosiddetto “killer instinct“, è il compito più difficile e delicato di un istruttore perchè non si tratta di qualcosa di fisico e tecnico ma di una modifica e adattameto psicologico al contesto che deve avvenire in un istante una volta che è “sentito” il segnale rosso.

Solitamente questa tipologia di formazione viene data a gruppi e reparti militari.

Ora non si tratta di trasformare persone miti e socievoli in assassini abbruttiti, ma si tratta di far sì che l’allievo sappia scatenare la propria violenza in modo finalizzato, ovvero in un contesto in cui la sua sopravvivenza è a rischio.

Si tratta di riprogrammare la tua reazione quando viene stimolata da determinati imput esterni.

Come puoi intuire si tratta di un compito che richiede molta responsabilità, non per tutti, sempre in bilico tra il rischio di fornire un training troppo blando, superficiale e quello di trascendere, andare oltre con il rischio di creare nuovi e pericolosi disadattati sociali e psicologici.

Ora pocchissimi corsi di autodifesa sono in grado di fornire soluzioni convincenti per imparare a fare tutto questo, perchè richiedono delle competenze non comuni.

Alcuni istruttori sostengono di addestrare e non allenare. La differenza è evidente:

  • chi allena pensa ai muscoli e ai riflessi,
  • chi addestra pensa alle situazioni e alle circostanze.

Serve un mix ma più sbilanciato verso la seconda visto che si parla di difesa personale e non di combattimento sportivo.

In un caso o nell’altro quasi nessuno pensa alla singola persona e al suo personalissimo modo di rispondere alla paura, alla sua capacità di utilizzare al meglio le sue risorse oppure al suo rimanere interdetta e non riuscire a reagire. Per questo il ruolo dell’istruttore diventa fondamentale perchè deve riconoscere la singola persona e non una classe di allievi, perchè ognuno di loro ha una sua psicologia e reazione di fronte alla paura, alla cattiveria, alla violenza, ecc. e su ognuno è necessario costruire un percorso personalizzato.

Gli istruttori che continuano a credere di insegnare le loro tecniche per:

  • cavare occhi,
  • castrare a pedate stupratori usciti dall’ombra,
  • disarmare mani armate di coltello (aiuto!!!)
  • o di pistola (aiuto!!!),
  • ecc.

magari tendando e dicendo di rendere “realistico” il loro allenamento (o “addestramento” secondo i più convinti) inondando i loro allievi di adrenalina allo stato puro, ottenuta con ritmi forsennati o colpi sferrati a piena forza, gridandogli in faccia come se correre il rischio di rimanera con debito di ossigeno in palestra fosse lo stesso di una minaccia di coltello di uno sconosciuto davanti alla faccia dentro la metropolitana, o di un pestaggio in strada di due tossici, o di un “vero” stupro…

No, non è la stessa cosa e non lo sarà mai.

Il panico è una cosa seria, e non lo si otterrà mai in un contesto “amico”, dove tutti sono pronti ad aiutarti e pronti a soccorrerti nel caso in cui dovessi soccombere all’allenamento (o addestramento) “realistico”.

Nessuno è in grado di riprodurre in modo “legale” un contesto che sia lontanamente realistico in una palestra: ci vorrebbero le vie di uscita chiuse, nessuna protezione, un istruttore sadico che non interviene, e uno che gli stai veramente sulle palle che vuole fartela pagare o che vuole il tuo telefono, in pratica uno motivato a farti del male se non fai come vuole lui e in più questo deve avvenire quando non te lo aspetti in un giorno qualunque di lezione e in un punto qualsiasi (palestra, bagno, parcheggio, ecc) .

Allora forse si, che se ne esci vivo, tutto d’un pezzo e non definitivamente  traumatizzato, puoi dire che hai più o meno capito cosa succede, ma questa è qualcosa che non si può fare e significa farsi male.

Idealmente, un istruttore professionsta deve essere una specie di trainer in grado di rinforzare ed allenare anche gli stati emotivi e psicologici legati al combattimento e alle aggressioni che stanno sotto ai muscoli dell’allievo.

Anche questo fa parte dell’allenamento nella difesa personale.

Ci sono persone che hanno una reazione allo stress più accentuata di altri e che quindi hanno più difficoltà a gestire gli stati di paura.

Alcune persone sono da sempre vissute in un ambiente iperprotettivo e non hanno sviluppato un adeguato spirito di iniziativa. E’ naturale che persone così si trovino in difficoltà quando la situazione diventa critica, la capacità di improvvisazione e la mentalità di cavarsela da fuori può fare la differenza.

In ultimo, soprattutto se si tratta di difesa personale femminile o di soggetti che hanno una insicurezza cronica, o si sentono fisicamente poco prestanti, c’è un aspetto di fragilità ed insicurezza che rende più difficile a certe persone ad affermare il proprio diritto di esistere e di affermarsi nelle relazioni con gli altri.

Un allenamento “realistico” dovrebbe essere orientato a questi aspetti meno “muscolari” ma non meno essenziali, se l’obiettivo è formarti alla sopravvivenza.

Se stai facendo un corso dove non c’è questo tipo di formazione rischi di sprecare il tuo tempo e i tuoi soldi senza imparare realmente quello che ti serve se il tuo obiettivo è aumentare le possibilità di imparare a difenderti in caso di una aggressione da strada che ripeto non è lo sparring da palestra con i tuoi amici e compagni di allenamento.

Andrea

La pillola del giorno 051 – Interval speed pyramidal a serie o a tempo?.

Ora parlando dell’allenamento di interval speed con alcun amici del gruppo di expert fighting, ma in generale questo approccio può valere per molte tipologie di allenamento, il dilemma spesso è se contare un certo numero di ripetizioni in meno tempo possibile o fare il numero massimo di ripetizioni in un determinato tempo che può essere 30″, 20 “, 10” o 5″ecc. con un certo tempo di recupero.

Entrambi i metodi sono piramidali ma si muovono con principi leggermente differenti, ma qual’è il metodo migliore?.

In realtà entrambi si muovono sullo border line dello stesso principio ma l’utilizzo va fatto in base al contesto. Se ti alleni da solo possono valere entrambi, ma se ti alleni con un compagno di allenamento o un gruppo di persone il lavoro può cambiare perchè nel caso di ripetizioni a serie rischi di avere dei tempi di recupero sfalsati perchè dipende dal tempo che ci mettono gli altri compagni di allenameto.

L’interval speed è un esercizio molto utile perchè va a lavorare su aspetti neuro muscolari portandoli al limite permettendoti di aumentare la tua capacità di volume di colpi.

Vediamo alcune differenze tra i due approcci all’interval speed:

Metodo a serie

Si decide un certo numero di combinazioni e si esegue con questa sequenza:

10-20-30-40-50-60-70-80-90-100 o viceversa

Il tutto eseguito alla massima velocità, quindi si sceglie una tecnica o una combinazione e ci si mette due per sacco e via uno tiene il sacco e l’altro fa l’esercizio.

Chi tiene il sacco non dorme ma conta le ripetizioni effettuate del compagno, lo scopo è quello di finire prima di tutte le altre coppie.

Un lavoro ancora più oggettivo è quello di cronometrarsi.

Metodo a tempo

Si basa su 8 serie eseguite per un certo numero di tempo:

  • 30 secondi x 8 – cambio l’altro tutto questo per 8 volte poi un minuto di pausa
  • 20 secondi x 8 – cambio l’altro tutto questo per 8 volte poi un minuto di pausa
  • 15 secondi x 8 – cambio l’altro tutto questo per 8 volte poi un minuto di pausa
  • 10 secondi x 8 – cambio l’altro tutto questo per 8 volte poi un minuto di pausa
  • 5 secondi x 8 – cambio l’altro tutto questo per 8 volte poi un minuto di pausa

Il tutto alla massima velocità, si sceglie una combinazione e ci si mette due per sacco e via, mi raccomando i cambi velocissimi tra un compagno e l’altro. Chi tiene il sacco non dorme ma conta le ripetizioni effettuate, lo scopo è quello di migliorarsi e quindi aumentare il numero di ripetizioni in quel lasso di tempo.

Ps. In questo tipo di esercizio quello che devi privilegiare è la massima velocità quindi devi fregartene un pochino della tecnica e della precisione. L’obiettivo è fare lavoro neuro-muscolare.

Tipologie di esercizi che puoi fare:

  • Combinazioni da due a tre colpi
  • Combinazioni complesse da 5 colpi
  • Colpi singoli
  • Colpi doppiati
  • Colpi con passi (questo lavoro sul footwork è molto importante)
  • Proiezioni
  • Esercizi di preparazione atletica
  • ecc.

Ora prova entrambe le tipologie di allenamento e mi raccomando un buon riscaldamento prima di iniziare.

Buon interval speed

Andrea

 

Devi sfidarti, mettiti in gioco, non stare a guardare!.


Perché devi sfidarti?.

Ci possono essere  a questa domanda infinite risposte ma quella che conta è una sola.

Per uscire dalla tua zona di comfort e andare oltre quelle che credi che siano le tue capacità nella tua arte o nel tuo sport.

Pratichiamo arti marziali e la risposta è nel confronto, che si tratti di:

  • fare sparring in palestra con i tuoi compagni di allenamento,
  • fare sparring con amici invitati di un altra palestra,
  • di un torneo,
  • di un match,
  • di un allenamento con un tuo amico
  • ecc.

 la risposta è nel confronto.

Lo so che alcuni puristi dell’arte marziale soprattuto tradizionale potrebbero risentirsi da questa affermazione ma la verità è che se non testi quello che pensi di sapere fare avrai  sempre il dubbio in te e non potrai mai evolvere o accettare il fatto di avere percorso una strada sbagliata e che devi cambiare.

Ora non voglio che esasperi il mio discorso come se tutto deve essere solo combattimento, anzi le arti marziali sono una delle più belle invenzioni per l’educazione del corpo e della mente che l’uomo abbia inventato, sarà perché va alle origine stesse dell’uomo, ma è chiaro che si tratta di qualcosa di speciale ed è per questo che affascina da sempre ogni persona dal praticante, al curioso, uomini e donne, ecc.

Ora, non so che arte marziale o sport da combattimento pratichi ma devi sfidarti e per fare questo devi uscire dalla tua arte e capire dove realmente sei.

Spesso si vedono video di arti marziali contro altre arte marziali, una sfida che posta in questo modo è stupida, non ha senso, non dimostra nulla, è valida solo per chi sta facendo la sfida non per chi sta a guardare che si gode la bellezza di un match ma nulla di più.

Quello che conta è dove sei tu non quello che può fare un altro.

Vedere Buakaw con il Yi Long (monaco Shaolin), vedere quello che fa il Karate con quello di Thai, quello che fa MMA con quello che fa Capoeira, quello che fa Jiu Jitsu con un pugile, ecc. a che serve a parte vedere un bello spettacolo, Buakaw vince anche sugli stessi fighter di Muay Thai, e via dicendo, è uno spettacolo bello da vedere per la diversità , per il confronto particolare che si crea, ma quello che fa la differenza è l’uomo non è l’arte.

Sicuramente non è questo il modo di dimostrare che un’arte è superiore a un’altra perchè è sempre l’uomo che fa la differenza.

Ps. Il regolamento, devi tenere presente che stai usando un regolamento sportivo che va a influenzare il combattimento. Quando si farà il match Floyd Mayweather Jr con Conor Mc Gregor lo faranno nel pugilato o pensi che Mayweather potrebbe fare un match di MMA? E questo cosa dimostrerà? Che vale per qualunque atleta che pratica quell’arte?. Oppure immagina un Thai Boxer che gli dicono che non può usare il clinch, le gomitate e le ginocchiate, che cosa può fare se non la kick, ma gli hai tolto degli aspetti fondamentali.

Tu dove sei?. Questo è quello che conta. Perhè sei tu che fai la differenza non l’arte chè pratichi. L’arte deve essere funzionale a te stesso e non viceversa.

Ed è un insieme di cose, come ti alleni, con chi, in che modo, quanto tempo, come lo fai, il tuo approccio, la tua psicologia, il tuo focus, la tua preparazione fisica e mentale, anche l’arte certo, perché influisce sul tuo approccio al combattimento, ma incide con una percentuale minima anche se sicuramente ci sono alcune arti che per il loro approccio e metodo di allenamento sono più adatta al combattimento reale ma per il “metodo” di allenamento che usano e per l’approccio al combattimento che usano quotidianamente.

Non so in cosa ti alleni, il perché hai scelto quella arte o quello sport, per quale motivo ti alleni, cosa ti spinge a farlo, come trovi la voglia, le energie per andare in palestra o nel dojo ad allenarti.

Quello che so però se sei su questo blog è che hai voglia di MIGLIORARTI, di salire più in alto nel “podio” sportivo o della vita, di andare oltre, fino a dove puoi arrivare.

L’arte marziale è un viaggio che in qualche modo non ha mai fine e che regala grandi soddisfazioni.

Il CONFRONTO è il seme della crescita, il confronto con gli altri e con se stessi.                   Il confronto serve per capire chi sei.

Il confronto senza ossessione, non deve diventare l’unica ragione della pratica di un’arte marziale perché comunque anche se importante non può essere l’unico modo per acquisire la tua consapevolezza delle tue capacità.

Quando ho iniziato questo progetto del blog sapevo di mettermi molto in discussione ma non ho mai pensato a questo o alla paura di confrontarmi con maestri, appassionati, fighter, perché quello che mi guida è la passione per le arti marziali, raccontare la mia esperienza, la mia visione su questo mondo e sulle arti che pratico perché mi piacerebbe scoprire che molti ragazzi grazie a un solo consiglio, qualche suggerimento, migliorano, vincono un match, o trovano la strada che fa per loro, il resto non mi importa, in fondo se non ti piace quello che scrivo basta che non leggi, non è presunzione ma credo che anche se sei un “fenomeno” qualcosa lo troverai che ti sorprende.

Avere dei riferimenti a cui mirare, avere degli esempi d’altri che si cimentano nella stessa arte, sport o passione, ascoltare esperienze, percorsi sportivi e marziali è il miglior modo per crescere.

Le sfide a cui a cui devi parteciperete devono permetterti di fare un percorso per mostrarti il tuo livello ma oltre a questo ti permetterà  di ricalibrare il tuo programma di allenamento e il tuo modo di allenarti, scoprire i tuoi anelli più deboli per rafforzarli o su cui lavorare, che è quello che ti permetterà di salire di livello e accettare sfide più grandi.

Ok, ma fino a quando? Finchè avrai voglia di “spingerti” e cambiando e evolvendo in base alla tua età, alle tue capacità, alla tua stessa natura, ma tutto dipende da te anche se sono qui per aiutarti altrimenti non avrei fatto questo blog ma.. tutto ha un prezzo ma non sono io a chiederti il conto!

Devi essere pronto al sacrificio, a impegnarti e a seguire passo dopo passo o suggerimenti che il tuo maestro e anche io cercherò di darti.

In questo mondo (quello marziale) non ci sono sconti! e chi pensa di averli o li riceve li paga a caro prezzo sono delle illusioni, degli inganni.

Che si tratti di  leggere il blog o scrivere dei suggerimenti, delle opinioni, delle schede di allenamento che ti hanno fatto migliorare, qui hai la possibilità di dare e ricevere consigli tecnici e non di imparare da chi è migliore di te e insegnare a chi è ancora indietro.

In questo mondo marziale ognuno di noi sarà sempre in qualche modo maestro e allievo allo stesso tempo.

Se ognuno dà il suo contributo, fa squadra, allora ognuno potrà arrivare più lontano, perchè sarà motivato dagli altri, non cederà alla fatica dell’allenamento perchè dovrà dare l’esempio agli altri allievi e compagni di allenamento soprattutto i principianti e i più giovani, non ti allenerai a caso ma cercherai un percorso in continua evoluzione per permettere ad altri di seguirlo e vedere il miglioramento come tu hai seguito a suo tempo le orme di qualcun altro.

Più condividi i trucchetti (con la tua squadra) più sarai obbligato a cercarne di nuovi e di evolvere.

Io faccio un blog in cui condivido molte informazioni e spero che tu apprezzi questo lavoro che mi costa molto impegno e anche soldi che non ti chiedo.

Ricordati che più la tua squadra è forte e più tu sarai forte perché allenarti con quelli scarsi magari appaga il tuo ego ma non cambia la realtà che se trovi un avversario forte ti fa il culo.

Mi alleno per battere il più forte non per farmi bello in una palestra di scarsoni.

Se hai voglia di essere pro attivo, di far parte di qualche cosa di più grande, di dare oltre che a ricevere scrivimi qui sul blog.

METTITI IN GIOCO!!

Le arti marziali sono “dure” non solo perché si tratta di combattimento ma perché sei solo tu e il tuo avversario non è uno sport di squadra, tutta la responsabilità è su te stesso, certo hai una squadra di compagni di allenamento e un allenatore che ti supporta ma sei tu che hai il controllo.

In questo blog nessuno è giudicato, nessuno è maestro, nessuno è allievo, ma quello che deve unire è la passione per questo mondo.

Devi sfidarti, mettiti in gioco, non stare a guardare!.

Andrea

Ps. E’ chiaro che ognuno di noi ha un suo curriculum marziale con cinture, livelli, gare vinte, ecc. ma non è questo lo spirito di questo blog ma la diffusione e l’evoluzione di se stessi e della sua arte marziale portando ognuno a suo modo il suo contributo.

 

5 abitudini che devi avere se fai sport da combattimento

Se c’è una cosa che distingue un ragazzo che si allena come un pro da un amatore sono le sue abitudini “superiori” e le sue ossessioni.
Le buone abitudini per chi fa sport da combattimento sono ciò che distingue gli atleti pro dagli amatori, è così semplice da capire ma spesso le persone pensano che un bravo atleta sia così perché è dotato, o che è fortunato o cazzate del genere.

Non è mai un caso se un fighter è forte ma è il risultato di un processo che non riesci a vedere.

Questi comportamenti quotidiani aiutano i combattenti a allenarsi più a lungo, a recuperare più velocemente, a sentirsi bene, ad eseguire meglio gli allenamenti e ad essere più efficaci in combattimento.

Se hai cattive abitudini, non raggiungerai mai il tuo più grande potenziale. Neanche vicino. Le cattive abitudini come la mancanza di sonno e la cibi spazzatura li tengono indietro nel lungo periodo.

Come fai a dire questo? Semplice.

Lavoro spesso con combattenti pro di Muay Thai, Pugilato, MMA , Jiu Jitsu, ecc e credimi se ti dico che i successi dei fighter e le cattive abitudini non possono coesistere.

Per “installare” una abitudine nella tua mente sono necessari 21 giorni di fila di questo comportamento dopodiché diventerà qualcosa di normale. Si!! Hai capito bene basta meno di un mese per costruire e riprogrammare il tuo comportamento con delle nuove caratteristiche.

In questo articolo del blog ti voglio parlare delle 5 abitudini che sicuramente distinguono i campioni dagli altri. Quindi se la tua intenzione è di essere un pro o un buon fighter, un amatore professionista queste 5 abitudini le devi sempre rispettare.

Se vuoi fare un salto di qualità devi abituarti a questi 5 must.

 

La dedizione

Gli atleti professionisti non fanno sconti, non cercano scuse perché non possono fare un match o una sessione di sparring, si presentano ogni giorno per allenarsi anche quando non ne hanno voglia o sono stanchi.

I fighter pro o con la mentalità pro sono generalmente a proprio agio anche quando si sentono nelle giornate no, si adattano, sono funzionali e questo è un chiaro segno di impegno per un obiettivo più grande.

I dilettanti parlano di fortuna, si aspettano che ogni tanto possano saltare qualche lezione o sessione di allenamento o andare a svaccarsi qualche giorno dopo una grande vittoria, ma non i pro, non credono al caso, ma lo creano, sono quelli che di solito ritornano in palestra il lunedì dopo il match del sabato lavorando sui loro errori mentre sono ancora freschi nella loro mente.

Tutto ruota intorno al combattimento.

 

Il Sacrificio

Essere un atleta professionista o un amatore che si allena come un professionista richiede molto sacrificio.

Quando ho fatto il mio primo aperitivo ormai era già passato di moda perché alla sera ero sempre ad allenarmi in palestra.

Molte persone non si rendono conto che i pro hanno solitamente un team di persone che si allenano con loro, compagni di allenamento, allenatori, ecc. e dipendono anche da te.

Quando non puoi combattere perché sei fuori peso, quando i tuoi compagni non possono allenarsi con te perché sei grasso perché stai andando tutte le sere che puoi a mangiare la pizza con la birra, non solo non stai facendo bene, ma stai lasciando solo il tuo team;

Loro non possono contare su di te per allenarsi, per la squadra agonistica, per la palestra, sei una vergogna per l’intero team.

Quando sei un combattente pro, non sarai come tutti gli altri. Tu devi essere un esempio, la tua vita sociale è in palestra.

Cene, feste, aperitivi, locali, ecc non esistono per te quando sei in allenamento per dei match e mentre i tuoi amici sono fuori a farsi i selfie e divertirsi tu sei a casa a organizzare il tuo lavoro del giorno dopo, a riposarti, a prepararti da mangiare pulito per il giorno dopo.

Poi, quando i tuoi amici si svegliano nei loro letti caldi da un bel sonno tu hai già fatto l’allenamento del mattino ( anche se dopo devi andare al lavoro perchè sei un amatore, hai già fatto una parte dell’allenamento della giornata).

Questo è il sacrificio che che serve per essere il migliore.

 

L’organizzazione

Se non sai che allenamento fare, mangi quello che ti ispira, arrivi in ritardo o lasci le cose all’ultimo minuto, non sarai mai come un fighter pro.

La corretta pianificazione ti permette di migliorare le tue performance rispetto ai giorni precedenti o di modificare qualcosa nel tuo allenamento o alimentazione per permetterti di progredire .

Se ti aspetti che la gente del tuo team e i tuoi compagni di allenamento ti aiutino, il minimo che puoi fare è organizzarti:

  • Programmare i tuoi allenamenti,
  • il tipo di allenamento che devi fare,
  • cosa devi migliorare,
  • alimentarti correttamente,
  • seguire il tuo peso,
  • tenere un diario degli allenamenti, della dieta e del peso,
  • mantenerti in buona salute,
  • la tua strategia di combattimento,
  • ecc.

Questo è essere un fighter pronto quando è necessario.

La Dieta

Devi avere delle buona abitudini alimentari, i fighter che sono seri nel loro sport hanno rigorose abitudini nutrizionali. Non sgarrano mai.

Devi seguire un piano di alimentazione, non solo ipotizzarlo, ma costruire un piano ben definito giorno per giorno per riuscire a trovare la strada migliore per ottenere il peso corretto e allo stesso tempo la forza ed energia necessaria per affrontare i duri allenamenti.

Considera che per i professionisti non si tratta solo di una dieta ma è come se fa parte del loro allenamento perché quando è necessario tagliare il peso, si tratta di costruire un vero e proprio stile di vita, ogni giorno deve essere il modo di vivere di un combattente, non può essere qualche ora due o tre volte alla settimana e poi fregartene.

Si tratta di imparare conoscere gli alimenti giusti per nutrire il corpo con il maggior numero di sostanze nutritive possibile in ogni pasto.

Il Riposo

Se vuoi essere qualsiasi tipo di fighter di livello, devi concentrarti sul piano riposo e di recupero dopo che ti sei allenato.

I combattenti professionisti normalmente si allenano al mattino e al pomeriggio 6 giorni su 7.

Con questa quantità di allenamento, il sonno mancante può influenzare:

  • la tua salute,
  • il tuo peso,
  • la tua prestazioni,
  • la tua concentrazione,
  • la tua determinazione,
  • la tua volontà,
  • ecc.

Devi dormire 7-8 ore di sonno ogni notte e concentrarti sul tuo recupero per poter fare un allenamento di nuovo intenso il giorno dopo.

Ora se c’è uno di questi 5 consigli non sono nelle tue abitudini quotidiane è necessario che cambi subito se vuoi fare veramente un salto di qualità.

Ps. Non guardare i talenti loro hanno un binario a sè ma per esperienza un talento che non rispetta la sua fortuna con il tempo cede a chi si allena con costanza e dedizione seguendo questi 5 semplici consigli.

A te la scelta!!

Andrea

8 errori che fai quando sei al sacco pesante

Il sacco pesante è uno strumento utile e fondamentale se fai sport da combattimento su cui puoi eseguire una moltitudine di esercizi di ritmo/potenza e su cui ti puoi allenare da solo senza un compagno di allenamento, ma va usato con molta attenzione e non deve essere utilizzato in eccesso perchè può anche peggiorare le tue abilità di fighter.

Il motivo principale è perchè un over-training (questo è il termine esatto) su una sacco porta a sviluppare delle cattive abitudini.

Onestamente, come allenamento preferisco i pao e i focus pad rispetto al sacco e come consiglio l’allenamento al sacco deve essere una percentale di allenamento bassa perchè ci sono solo alcuni aspetti negativi e svantaggi nel fare il sacco per tutto il tempo.

Attenzione non voglio dire che non sia utile, anzi lo uso molto, ma con le dovute attenzioni.

Lo scopo principale di fare il sacco pesante è quello di aumentare la potenza dei tuoi colpi. Ok, le arti marziali e gli sport da combattimento è colpire duro, ma non è sempre colpire e non sempre duro. Le arti marziali e gi sport da combattimento richiedono anche colpi veloci, colpi combinati, colpi precisi e colpi in timing, colpi con il footwork e il sacco pesante non ti aiuta in tutti questi aspetti perchè ha delle limitazioni derivate dalla sua stessa staticità che non si sposano bene con alcuni aspetti del combattimento!

Ora non fraintendermi non dico che non serve, anche perchè non avrei speso tutti quei soldi per prenderne di diversa forma, dimensione e tipologia. Li uso e continuerò a usarli i sacchi pesanti ma ci sono almeno 8 motivi per cui colpire al sacco può danneggiare la tua abilità di fighter!

 

La guardia

Il sacco non risponde e così presi dall’enfasi dell’allenamento si iniziano a tirare i colpi fregandosene della guardia o perdendo il senso della poszione delle mani, oppure si sta fermi davanti al sacco a tirare scariche di pugni, oppure si colpisce senza far ritornare il braccio in guardia, non muovi la testa , non usi il footwork, ecc. Ci sono molti difetti possibili.

In sparring o combattimento le tue mani non sono i guardia correttamente, sei scoperto e ti riempono di botte, non schivi, stai fermo sulle gambe diventando un bersaglio, ecc. perchè il sacco non ti dice dove sei scoperto e non ti corregge.

Fatti aiutare da un compagno di allenamenti che sta dietro il sacco con un bastone di gomma o con un guantone e quando sei scoperto o dentro la misura dopo che hai colpito, ti tira una bastonata. Vedrai come impari in fretta!!. Anche qualcuno che ti tira pugni lentamente dopo che hai colpito il sacco ti aiuterà a mantenere la tua guardia in posizione.

L’equilibrio

Un altro problema comune nel colpire troppo il sacco pesante è lo sviluppo di un cattivo equilibrio. I principianti preferiscono concentrarsi troppo sulla potenza e colpiscono il sacco al punto che lasciano i loro piedi sollevarsi mentre camminano attorno alla borsa. Un altro errore comune è sconvolgente alla borsa e spingendo tutto il loro peso corporeo in ogni colpo, sorretti dal sacco.

Il rischio maggiore di andare oltre ogni colpo e di mettere troppa potenza è quando manchi il tuo avversario ti sbilanci. Se stai mettendo tutto il tuo peso in un pugno e ti manca il bersaglio è molto facile che perdi l’equilibrio e ricevi un colpo dal tuo avversario.

Devi imparare a colpire a vuoto con potenza senza perdere l’equilibrio, non devi stare in equilibrio solo se trovi il tuo avversario e lo usi come appoggio, non è così che funziona, devi scaricare tutta la potenza in un punto ma senza appoggiarti o spingere.

La migliore “cura” per questo è l’apprendimento della Shadow Boxing. Ogni buon fighter deve sapere tirare i colpi “pesanti” nel vuoto (colpire l’aria) senza perdere l’equilibrio.

Cattivo senso della distanza

Alcune persone non impareranno mai a controllare la loro distanza con il sacco pesante perché probabilmente sono troppo concentrate sul colpire forte. I due problemi comuni sono lasciare che il sacco si avvicini troppo e lasciare che il sacco sia troppo lontano.

  • Alcuni stanno vivino al sacco e iniziano a scaricare una mitragliata di calci e pugni come per spingerlo via.
  • Altri colpiscono il sacco talmente da vicino che potrebbero tirare delle spallate o andare in clinch.

Questo è un errore enorme! Non utilizzare mai questo approcci, se fai questo in una vero match, ogni volta è facile che vieni colpito.

Quanto al lasciare che il sacco è troppo lontano, questa è solo perché ti stai allenando “molle”. Non lasciare mai che il sacco oscilla troppo lontano da te, passi rapidi con un veloce lavoro a gambe, pianta i piedi e lo colpisci 2-3 volte prima di usciare dalla distanza e andare via.

Non entrare nell’abitudine “pigra” di aspettare sempre che il sacco viene da a te. Inizia a inseguire più spesso il sacco e giragli intorno per tenere la distanza corretta per colpire il sacco.

  • Se il sacco oscilla troppo, è necessario alleggerire i pugni o usare un sacco più pesante.
  • Se il sacco oscilla poco, allora significa che tocca aterra oppure è troppo pesante.

 Se non impari come mantenere la distanza e imparare la portata esatta del braccio e delle gambe, delle ginocchiate e del gomito, perderai tutte le lotte con i fighter che invece lo fanno.

  • Potresti incontrare un fighter che per qualche motivo ti sembra sempre fuori dalla tua portata, e tu sei sempre a sua disposizione ogni volta che colpisce.
  • Potresti notare che ogni volta che ti avvicini troppo al tuo avversario, continua a colpirti.

La ragione di tutto questo è perché ha un migliore senso della distanza, sa da che distanza ti colpisce e ti tira solo quando sei alla giusta distanza.

Sii consapevole della tua distanza. Cerca di non avvicinarti più al sacco di quello che devi per arrivare a colpirlo con il colpo che scegli. Questo ti fa anche comprendere meglio come usare le combinazioni di colpi.

Quando sei vicino al sacco devi abituarti a entrare mantenedo la guardia ed eseguendo la combinazione e rapidamente uscire fuori dalla distanza.

Quando il sacco viene verso di te assicurati di tornare indietro. Mantieni sempre la distanza. Quando il sacco oscilla via da te, fai i passi in avanti per raggiungere il sacco invece di aspettare che torni.

Ps. Ci sono degli esercizi di Muay Thai al sacco che sfruttano l’oscillazione con il colpo di incontro durante l’oscillazione ma ti sto parlando dell’utilizzo generale del sacco.

Pss. Ci sono esercizi in cui spingi il sacco, lo prendi in clinch, le dai delle spallate, lo spingi per farlo oscillare e ci giri intorno, ma sono esercizi specifici non è l’utilizzo tipico del sacco pesante, ti sto parlando di un utilizzo su colpi e combinazioni.

Lo sguardo e i Riflessi

Il problema numero uno che ho visto con i sacchi pesanti è che non sviluppano i riflessi nei fighter. Quello che succede è che sei un po ‘troppo comodo al sacco e inizi a prendere delle cattive abitudini. Perdere la messa a fuoco e togliere gli occhi dal sacco. Gli occhi iniziano a vagare oltre la il sacco per guardare altri combattenti in palestra o vagano allo specchio per controllare i propri pugni e calci. Alcune persone guardano il sacco ma non sono veramente concentrate su ciò che stanno colpendo.

Ti è mai capitato di fare sparring con qualcuno e continui a essere preso facilemnte da dei colpi dritti? Di essere colpito dagli stessi semplici colpi dritti più e più volte. Se questo sta accadendo a te adesso, probabilmente ti stai allenando troppo al sacco che non sviluppa nei tuoi occhi gli input dei colpi e delle finte che servono anche per cercare e sviluppare il movimento della tua testa e del tuo corpo. Rimani troppo fermo lasciano un bersaglio fisso. I riflessi sono bloccati.

Utilizza il sacco ma dalle due estremità metti un compagn di allenamento o il tuo allenatore con un bastone in gomma o dei guantoni. Hai bisogno di qualcosa che attira l’attenzione dei tuoi occhi, devi sempre restare vigile. Fai molto di più i focus mitt. Comunque sia, anche se usi il sacco da solo assicurati sempre di tenere d’occhio il sacco senza guadare in giro a caso e resta sempre in movimento. Quando il sacco è troppo vicino a te, spostati in modo da poterlo vedere bene. Non avvicinarti troppo alla sacco da appoggiare la testa. Tieni sempre il sacco nel tuo campo visivo.

Ps. Non guardare i pro nei video al sacco perchè quando lì filmano non stanno facendo vedere come si allenano veramente, è solo a scopo promozionale e giornalistico, non fanno vedere i trucchi su come si alleano te lo assicuro, e comunque non sai che cosa stanno allenando quindi non può essere un esempio di riferimento, fai molta attenzione a quello che vedi in YouTube e su internet.

Spingere il colpo

Molti pugili vengono trasportati dall’enfasi del sacco e cominciano a provare colpi il più forte possibile. Quello che succede è che cercano di far sì che il sacco oscilli il più possibile come se questo indicasse che il colpo è più forte spingendolo invece di colpirlo. Questo modo fa rallentare i tuoi colpi che sono impegnati a spingere il sacco ma questo modo rallenta anche il tempo di recupero del braccio e delle gambe che sono troppo occupate a cercare di spingere il pugno e i calci attraverso il sacco invece di tirare indietro il braccio immediatamente per riprendere la guardia.

In un vero match o sparring , il fighter inizia a fare proprio come fa sulla sacco e inizia a tirare pugni più lenti perché sta cercando di massimizzare la potenza. Le braccia non si ritirano così velocemente e comincia a restare scoperto per tutto il tempo perché sa solo come tirare pugni in spinta.

Il fatto di cercare sempre su tutti i colpi e per tutto il tempo il “colpo duro” è un errore e i pro non tirano tutti i colpi forti, ma solo quando serve e soprattutto non tirano i colpi in spinta se non volutamente. L’opposto di un colpo di spinta è un pugno.

Ps. Lo snapping è il colpo tirato di scatto che è molto più insidioso e più veloce. Quando la prendi in pratica, potrebbe non sentirsi come se colpisci duro poiché l’enfasi è più sulla velocità che sulla forza ma nel corso del tempo, se ti eserciti, imparerai a tirare velocemente e anche duro i colpi “pungenti”. Sono il tipo migliore di colpi e se non riesci a smettere di tirare i colpi in spinta, non sarai mai in grado di evolvere il tuo modo di combattere.

Il colpo forte va tirato quando serve!!

Bassa velocità

Il problema con il sacco pesante è che non esiste una vera enfasi sulla velocità. Ho visto molti fighter al sacco muoversi intorno e tirare tutti i tipi di colpi forti ma lenti con pigrizia perché il sacco non ti costringe a tirare ogni colpo con velocità.

Il richio è di abituarti a tirare i colpi forti ma senza precisione, velocità e enfasi, così nello sparring e nei combattimenti sei prevedibile perché i tuoi colpi non sono abbastanza veloci da superare la guardia del tuo avversario. Che senso avere pugni forti se non hanno la velocità per colpire il tuo avversario?

Utilizza il sacco ma con velocità per assicurarsi che il tuo corpo sia abituato e costretto a rispondere con pugni veloci e precisi. Metti delle tacche sul sacco, questo aumenterà anche la tua precisione el colpire!

Nessun Uppercuts

Molti fighter che trascorrono molto tempo praticando al sacco spesso trascurano l’uppercut!! La ragione più grande è perché non hanno un saco appositamente progettato che permette di praticare l’uppercut.

Ovviamente, avrai due pugni in meno nel tuo arsenale che il tuo avversario ha. L’uppercut è molto efficace nel rompere le guardie strette così è utile su avversari che amano spostare la testa con i movimenti dibob and wave quindi è imortante all’interno della tua gamma di colpi avere un buon uppercut allenato.

Quindi devi usare delle attrezzature che ti permetteranno di tirare l’uppercut o di esercitare il colpo con qualche compagno di allenamento o allenatore che ti tiene i focus pad per farti praticare. Se sei da solo, puoi comunque praticarli al sacco tradizionale tirando dei pugni più bassi con i gomiti piegati e le palme rivolte verso l’alto rispetto al sacco, quasi come se fosse un uppercut al corpo. Oggi vendono dei salamotti da legare intorno al sacco per tirare gli uppercut.

Proteggi le tue mani

Uno dei problemi più comuni che ho visto da sovra-allenamento al sacco pesante è avere le mani danneggiate o molto infiammate. Se tiri i pugni contro un oggetto molto resistente tutti i giorni, le mani si consumano! I muscoli della mano diventeranno contusi e infiammati e le tue ossa saranno indolenzite. Certo le ossa e il muscoli si adattano e induriscono nel tempo, ma devi dare il tuo corpo un po’ di riposo.

Una volta che tu danneggi la tua mano, ci vorrà molto tempo per guarire e non sarai mai in grado di tirare forte. Chiedi a persone più vecchie, vedrai come ti dicono di non trascurare le tue mani che con il tempo te ne pentirai. Naturalmente, ci saranno sempre persone che hanno ossa di densità più elevate, ma non utilizzare questa statistica rara come motivo per non proteggere le armi più importanti che hai. Se le mani non sono danneggiate possono incorrere altri problemi come i muscoli della spalla che riducono la tua agilità e la velocità dei colpi.

Ricordati che il sacco soprattutto se non è del peso corretto in proporzione al tuo peso ti restituisce sempre della forza che viene scaricata sulle tue articolazioni e muscolatura.

Fascia sempre le tue mani e inizia con dei colpi leggeri e aumenta la potenza man mano, scalda bene anche le tue mani.

Dai al tuo corpo il giusto riposo e recupero e fai altri esercizi per allenarti.

Quindi dopo tutte queste raccomandazioni non devo fare il sacco?.

Assolutamente no, lo devi fare ma con l’attenzione verso i dettagli di cui ti ho parlato. Tieni sempre sotto controllo questi aspetti e usa il tempo dell’allenamento per lavorare su altre attrezzature da fighter ,non c’è solo il sacco pesante!

Ora non voglio che ti preoccupi quando ti avvicini al sacco ma voglio che tu continui a lavorare al sacco pesante con più consapevolezza.

Se sei al sacco pesante da solo e non stai attento rischi di prendere delle cattive abitudini se non c’è nessuno a correggerti e questo non va bene.

Il sacco può darti un ottimo allenamento ma anche abitudini pericolosissime per il combattimento. Quindi cosa devi fare? Resta sempre sotto controllo e soprattutto usa il tempo per lavorare su altre attrezzature, non fare come quelli che passano ore abbracciati al sacco!

Andrea