Difesa personale femminile – Le motivazione psicologiche comuni nei casi di violenza sessuale

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Se segui il blog ormai saprai che sto dedicando degli articoli specifici sulla tematica della difesa personale femminile.

Sono coscente del fatto che questo non cambierà o farà smettere le aggressioni di genere ma spero in qualche modo di contribuire a rendere più cosapevole il mondo femminile dandogli degli strumenti che rendano più complicata se non impossibile la vita a questi balordi.

Anche se non ci sono giustificazioni per chi commette violenze a sfondo sessuale le motivaioni che possono stare dietro questo comportamento spregevole possono essere diverse.

Dal momento che lo stupro, omicidio a parte, è l’aggressione più intrusiva dello spazio più intimo di una persona, è importante non soltanto l’analisi attenta della personalità e dell’ambiente dell’autore di tale reato, aspetti su cui si sono improntati da molti anni studi criminologici di natura psicologica, psichiatrica e sociologica, ma anche uno studio approfondito della vittima delle aggressioni sessuali, con le sue caratteristiche e i suoi comportamenti.

Proprio per capire meglio il triste fenomeno è nata la disciplina che prende il nome di vittimologia, un ramo della psicologia e della criminologia che studia il rapporto tra vittima e criminale e le conseguenze psicologiche e sociali sulle persone coinvolte, una disciplina che ha come oggetto lo studio della vittima di un crimine, della sua personalità, delle sue caratteristiche biologiche, morali, sociali e culturali, della sua relazione con il criminale e del ruolo che ha assunto nella genesi del crimine.

La vittimologia studia la vittima da tre punti di vista:

  1. Punto di vista diagnostico;
  2. Punto di vista preventivo;
  3. Punto di vista riparativo.

Non c’è mai un solo motivo sul perché avvengono gli stupri e la loro modalità.

Le motivazioni psicologiche comuni di chi fa violenza a sfondo sessuale sono legate all’opportunità, ai disturbi emotivi, alla lussuria, e accade per tutte queste ragioni o, a volte, per nessuna di esse ma la rabbia è un elemento sempre presente tra tutti i tipi di aggressione a sfondo sessuale.

5 profili di aggressori sessuali che possono essere classificati in quattro categorie:

Il compensatore:

Lui non è da considerare un pazzo, ha dei problemi.E’ un modo subdolo usato da persone che si conoscono solitamente.

Non vuole farti del male, più volte infatti, durante lo stupro, si assicura che stai bene, che tu sia a tuo agio, che “quello che ti sta facendo” sia di vostro gradimento. Quando ha finito, mentre si allontana da sopra il tuo corpo, è felice di avervi incontrate.

Lui, il compensatore, in quel momento è il vostro amico più caro.

«Dio… è stata la cosa più eccitante che abbia mai fatto. Tu stai bene? Dovremmo rifarlo, qualche volta…».

Pensando che sia piaciuto anche a te, vi lascia perfino il suo numero di telefono.

Nei giorni successivi cerca di mettersi in contatto per assicurarsi che stiate bene.

Profilo psicologico

  • Proviene da famiglie in cui sono presenti entrambi i genitori;
  • Spesso vive a casa dei genitori;
  • Non è atletico e ha un carattere passivo;
  • Ha pochi amici e nessun partner sessuale;
  • Trascorre buona parte del tempo su siti pornografici;
  • Svolge un lavoro modesto, ma è ritenuto un lavoratore affidabile;
  • Mostra una molteplicità di deviazioni sessuali, fra cui esibizionismo e voyeurismo.

Modalità esecutive

  • Ha una bassa autostima, lo scopo dello stupro è aumentarla;
  • Utilizza solo la forza necessaria a realizzarlo;
  • Non usa armi e prende trofei con cui riprodurre, a casa, la libido dell’esperienza;
  • Lo stupro è l’espressione delle sue fantasie;
  • Parla con gentilezza e si preoccupa del benessere fisico della vittima;
  • Sceglie vittime della sua stessa età, razza, e che abitino vicino;
  • Di solito commette gli stupri di notte, con una cadenza media di 7-15 giorni fra loro;
  • Può cercare di contattare la vittima in un secondo momento per assicurarsi che stia bene, convinto che si sia divertita;
  • Tiene un diario in cui annota i nomi e i dettagli dello stupro;
  • Continuerà finché non viene fermato…

La reazione opportuna

Di fronte a uno stupro non esiste una reazione opportuna. Tuttavia, il compensatore, non è un violento. È un uomo passivo, che stupra per sentirsi più uomo. In questo caso, una reazione decisa della vittima può metterlo in fuga. Nel dubbio, tuttavia, meglio astenersi dalla violenza per non aizzare il violentatore, provocando una reazione ancora più violenta o letale.

 

Il rabbioso (IRA):

Questo profilo di aggressore è il più crudele.

La violenza è un modo per manifestare e scaricare intense sensazioni di ira, rabbia, disprezzo, odio e frustrazione. L’assalto è caratterizzato da una eccessiva brutalità.

Viene utilizzata molta più forza fisica per commettere l’attacco di quanta ne sarebbe necessaria per sopraffare e sottomettere semplicemente la vittima.

L’aggressione sessuale per questa categoria di violentatori appare più come una cosa impulsiva che premeditata.

Abbastanza spesso la spinta a commettere atti di questo genere può essere determinata dal rapporto problematico con una donna di rilievo nella vita dell’aggressore (sua madre, sua moglie, la sua ragazza, o essere sempre rifiutato).

La conseguente rabbia che viene liberata e scaricata attraverso un’aggressione sessuale contro una vittima che potrebbe non essere l’effettiva persona contro la quale nutre tali sentimenti.

Il sesso diventa come un’arma e lo stupro è il mezzo con cui egli può danneggiare, avvilire e degradare la sua vittima e, attraverso essa, l’effettiva persona da colpire.

L’appagamento ed il sollievo derivano dalla scarica della rabbia piuttosto che dal piacere sessuale vero e proprio.

«Brutta cagna maledetta. Tieni, prendi questo! Lo senti, eh, lo senti?!».

Profilo psicologico

  • Ha una situazione familiare problematica;
  • Solitamente è stato cresciuto da un solo genitore e, a causa delle esperienze relazionali con questa figura di riferimento, ha sviluppato sentimenti di ostilità verso le donne in generale;
  • Si considera vigoroso e virile, spesso si dedica ad attività sportive che implichino il contatto fisico;
  • Può essere sposato e solitamente non è aggressivo verso la compagna;
  • Intrattiene diversi rapporti extraconiugali;
  • Ha un temperamento violento e incline all’azione.

Modalità esecutive

  • Tende a commettere gli stupri nella propria zona;
  • Gli attacchi sono improvvisi e non pianificati;
  • Lo scopo primario e fare male;
  • Umilia e degrada la vittima, la insulta, gli strappa i vestiti e la prende a pugni;
  • Dopo che ha sottomesso la vittima, la degradazione ha lo scopo di aumentare la sua eccitazione e instillare il terrore nella vittima;
  • Lo stupratore sente il bisogno di manifestare la sua rabbia in molti modi, ad esempio può stuprare al vittima analmente e poi costringerla a praticare un rapporto orale per venirle, in fine, sulla faccia;
  • Cerca donne di razza ed età simili alla sua oppure più grandi;
  • Dopo lo stupro non cerca di contattare la vittima;
  • L’intervallo, fra uno stupro e l’altro, è tipicamente di sei mesi o un anno.

La reazione opportuna

Una reazione decisa o violenta, da parte della vittima, non può che aizzarlo. Anche rimanere inerti non è una buona idea. Lo stupro non può che finire male. Non si parla solo di violenza sessuale, che già basterebbe, ma di una lunga prognosi a causa delle percosse, o addirittura della morte. Se si può, bisogna sfruttare ogni opportunità per fuggire.

 

Il dominatore

Impiega la forza necessaria per sopraffare la sua vittima e controllarla.

L’aggressore pone la vittima (attraverso minacce verbali, intimidazioni con un’arma o con la forza fisica), in una situazione in cui non può rifiutarsi o resistergli e ciò gli procura una sensazione rassicurante di potenza, sicurezza, forza, autorità e controllo.

In questo modo egli compensa sentimenti di fondo di incapacità, vulnerabilità, debolezza ed impotenza.

Le violenze sessuali commesse durante le guerre ricadono in genere in questa categoria.

L’attacco è di solito premeditato e preceduto da una fantasia ossessiva nella quale, sebbene la vittima potrebbe inizialmente opporre resistenza, una volta sopraffatta, si sottometterà con gratitudine.

L’aggressore autoritario potrebbe di fatto scegliere una vittima di tipo remissivo.

«Smettila di piagnucolare e succhia, troia. Così, brava… Adesso, girati. Il bello viene ora».

Profilo psicologico

  • È cresciuto in famiglie con un solo genitore o in famiglie adottive;
  • Spesso ha subito abusi durante l’infanzia;
  • Ha problemi domestici e può aver avuto un matrimonio infelice;
  • È un narcisista;
  • Cerca conferme alla sua immagine di macho, frequenta locali per single, parla a voce alta e ha un comportamento chiassoso;
  • Guida una macchina sportiva, cerca di dare un’immagine di successo;
  • Fa lavori prettamente associati alla mascolinità, come nella polizia o nell’esercito, oppure nell’industria edilizia;
  • Può indossare un’uniforme di qualche tipo per rafforzare la sua percezione di virilità.

Modalità esecutive

  • Adocchia e rimorchia la vittima ignara;
  • L’attacco è un mix di violenza fisica e verbale, se la vittima reagisce aumenta la violenza per sopraffarla;
  • Può violentare la stessa vittima in diverse occasioni;
  • Stupra la donna soprattuto vaginalmente;
  • Può soffrire di eiaculazione ritardata e gradisce molto il sesso orale;
  • Sceglie le vittime prevalentemente della sua stessa età o più giovani;
  • Il sesso è un atto predatorio e impulsivo;
  • La motivazione primaria è esercitare potere “andando a caccia”;
  • L’intervallo fra gli stupri, solitamente, è di 20-25 giorni;
  • Obbliga la donna a un atteggiamento collaborativo;
  • Il livello di violenza aumenta con il tempo e con gli stupri;
  • Porta con sé un’arma con cui minacciare la donna;
  • Non nasconde la propria identità, si sente sicuro, pensa che terrorizzando la vittima questa non parlerà;
  • Non prova rimorso, non colleziona trofei, non scrive diari.

Reazione opportuna

Ripetendo il concetto che non esistono modalità opportune di fronte a uno stupro e che il limite delle categorie è quello di non tener conto delle variabili, tuttavia, in questo caso, un atteggiamento remissivo e collaborativo può salvare la vittima e ridurre il livello di violenza. Lo denuncerete dopo…

 

Il sadico

Erotizza l’aggressione attraverso la violenza sessuale.

L’aggressore riceve soddisfazione e piacere dall’abuso della sua vittima.

Il suo attacco è deliberato, premeditato e calcolato.

Per questo tipo di aggressore, rabbia e dominazione vengono sessualizzati in rapporto all’intensa gratificazione che ottiene dal dominare, offendere, danneggiare ed avvilire la sua vittima.

«Ssh, non temere, tesoro, non ti farò del male… te lo prometto. Ti spiacerebbe porgermi la tua mano? Tranquilla, tranquilla… andrà tutto bene. Così, brava. Adesso, da quale dito preferisci cominciare?».

Profilo psicologico

  • La maggior parte è cresciuto in famiglie monoparentale (un solo genitore);
  • La maggior parte ha subito ripetuti abusi nell’infanzia;
  • Un numero elevato di loro ha manifestato nell’adolescenza un certo numero di deviazioni sessuali;
  • Da adulto, il sadico, è sposato e viene considerato un buon padre di famiglia;
  • Spesso vive in una zona residenziale di tipo borghese, possiede un’educazione superiore alla media e svolge un lavoro impiegatizio;
  • Mostra una personalità compulsiva ed è sempre molto ordinato;
  • È intelligente e non ha precedenti penali;
  • Pianifica, non esce mai dai confini del piano e spesso riesce a farla franca.

Modalità esecutive

  • Assieme allo stupro vuole mandare un messaggio;
  • L’obbiettivo è causare il livello di dolore più alto possibile;
  • Se non viene catturato, prima o poi ucciderà;
  • Si sposta in macchina;
  • Sceglie con cura la vittima, controlla la zona, si assicura che tutto vada secondo i piani;
  • Gli piace spostarsi anche molto lontano da casa;
  • Per terrorizzare maggiormente la vittima, usa bavagli, nastro adesivo e altri attrezzi del “Kit del perfetto stupratore”;
  • Prima di metterlo in atto, il sadico, si diverte a raccontare ciò che le farà;
  • È ritualistico;
  • Cerca di comunicare con la vittima per farle dire cose che aumentino la sua libido;
  • Spesso costringe la donna al sesso orale prima di violentarla;
  • Può soffrire di eiaculazione ritardata;
  • Più ne commette, più diventa sofisticato;
  • Può usare droghe;
  • Spesso diventa un assassino seriale.

Reazione opportuna

Scappa o uccidilo. Al resto penserai dopo.

 

L’opportunista

Probabilmente la ragione più comune di un’aggressione sessuale è la possibilità.

Frequentemente tali aggressioni vengono compiute durante la perpetrazione di un altro crimine (p.e., un furto, una rapina, etc.).

 

PS. Queste categorie rappresentano solo un tentativo forse in qualche modo semplicistico da parte degli studiosi per ricondurre comportamenti diversi fra loro all’interno di categorie più facili da gestire. Come per ogni categoria, il soggetto può deviare dal comportamento descritto, possono esserci nell’elenco delle caratteristiche delle variabili non tenute in considerazione, oppure uno stesso individuo può rientrare in più di una categoria.

La reazione opportuna – Inserita in base al profilo, va presa con le dovute cautele.

È quasi impossibile riconoscere la tipologia di stupratore durante uno stupro e una valutazione errata da parte della vittima può comportare delle conseguenze serie, drammatiche.

Diversamente dal passato, in cui si raccomandava alla donna di reagire con violenza (nascono così i gruppi di auto-difesa femminile spesso illudendo le persone), o da ancora prima in cui si raccomandava di restare inerte e aspettare che il violentatore finisse, oggi si raccomanda di fuggire e di usare un livello di violenza limitato e mirato a distrarre lo stupratore il tempo necessario per scappare via.

Ogni reazione va contestualizzata, caso per caso, ma è molto legato alle tue capacità reali di reagire, al contesto, alla presenza di armi, e alla possibilità che può nascere o che va creata, ma la reazione necessita di una formazione che non si può fare con il corso della domenica e con persone altamente qualificate.

Nessuno deve permettersi di vendere corsi illudendo le persone perchè significa che stai mettendo in pericolo le persone!

Purtroppo  non esistono suggerimenti validi che si possano dare in questi casi, tranne uno: Denunciate la violenza!.

Una percentuale consistente di vittime, infatti, che si avvicina pericolosamente alla quasi totalità degli stupri, non denuncia mai l’aggressione, pur conoscendone l’identità.

In questo modo date loro adito a continuare, tanto non verranno mai beccati, mettendo in pericolo altre donne. Non farlo solo per te!

 

TATTICHE USATE DAI VIOLENTATORI:

Il rituale di un’aggressione sessuale, in linea di massima, può essere diviso in 5 fasi:

  1. SELEZIONE DELLA VITTIMA – La vittima viene selezionata in base alle motivazioni dell’aggressore. Può essere preselezionata o semplicemente occasionale. In entrambi i casi, l’aggressore attenderà che la potenziale vittima sia VULNERABILE e/o ISOLATA.
  2. APPROCCIO – L’approccio consiste nell’avvicinare la vittima e si compone di tre fasi:
  • Inducendo la vittima ad accompagnare l’aggressore.
  • Sorprendendo la vittima.
  • Sopraffacendo ed assaltando la vittima.
  1. INIZIO DELL’AGGRESSIONE – L’aggressore mantiene il controllo della vittima attraverso la mera presenza, le minacce o la forza fisica.
  2. LA VIOLENZA SESSUALE – Esecuzione della violenza sessuale
  3. IL RILASCIO – E’ durante questa fase che l’aggressore decide se punire ulteriormente la vittima fisicamente o ucciderla.

 

OPZIONI PER LA VITTIMA DURANTE UN’AGGRESSIONE

Durante un’aggressione, la vittima può scegliere tra una serie di comportamenti da adottare.

Alcuni studi hanno esaminato i comportamenti difensivi delle vittime di violenza
sessuale, le strategie da mettere in atto per evitare lo stupro e i comportamenti delle
vittime che sono segno di vulnerabilità della stessa.

L’analisi delle diverse strategie di reazione tratte dalla letteratura, unite all’esperienza clinica degli studiosi con autori di stupro che hanno confessato e le vittime di stupro, ha permesso di definire una tipologia delle strategie di risposta.

In relazione a quale azione intraprendere, la vittima deve tenere in considerazione il tipo di violentatore, le circostanze, le condizioni ambientali, la situazione in generale e le proprie capacità personali e scegliere una (o più di una) tra le seguenti alternative:

  • La Fuga
    La fuga, nel caso di un’aggressione, rimane la risposta migliore quando può essere impiegata con successo. E’ ovvio che, se la vittima si trova sola, in un luogo isolato senza vie di scampo, oppure quando è aggredita da più aggressori, cercare di scappare non potrebbe aver successo, anzi risulterebbe molto rischioso. La probabilità di scappare inoltre può diminuire nel caso in cui ci ti trovi di fronte ad un aggressore giovane ed atletico. Invece nel caso in cui la vittima si trova in un’area urbana, non ci sono armi, o sono presenti altre persone nelle vicinanze e non ci siano altri tipi di impedimenti come ad esempio legature degli arti, crescono di molto le probabilità di successo della fuga. E’ comunque sempre importante che si faccia uso di prudenza, dal momento che per una buona percentuale di aggressori, un tentativo di fuga da parte della vittima, servirebbe
    esclusivamente ad aumentare l’aggressività dell’aggressione.

 

  • Resistenza oppositiva verbale (Verbally confrontative resistence)
    Strategia che consiste nell’urlare e sfogare la propria collera al fine di attirare l’attenzione su di se (es. “lasciami andare” oppure “vattene via“). L’intento di questi atteggiamenti è quello di lanciare, all’inizio dell’aggressione, il messaggio che la vittima non ha nessuna intenzione di essere sottomessa al suo aggressore.

 

  • Resistenza oppositiva fisica (Physically confrontative resistence)
    La resistenza fisica spazia da risposte moderate (divincolarsi, dibattersi), fino a risposte anche molto violente (colpire con forza e violenza parti vulnerabili dell’aggressore quali, volto, gola, genitali con intenzioni di ferirlo o anche ucciderlo). Sono reazioni dettate dal contesto e da fattori critici come il luogo dell’aggressione, la presenza di un’arma, la probabilità di essere aiutati, le dimensioni fisiche e la forza dell’aggressore ed il grado di violenza dell’aggressione. La vittima deve però aspettarsi che in molti casi la sua resistenza fisica possa avere come risposta un aumento della violenza dell’aggressione.

 

  • Risposte verbali non confrontative (Nonconfrontative verbal responses)
    Queste risposte hanno come intento quello di dissuadere l’aggressore (es. “sono vergine“, oppure “ho le mestruazioni“), suscitare empatia (intrattenendo la sua attenzione conversando con lui, ascoltandolo e cercando di rispondergli mostrandosi sincera), essere sincera (“sono spaventata“) oppure negoziare (“parliamone” oppure “andiamo a bere una birra“) al fine di prendere tempo ed escogitare la strategia giusta per scappare. Anche se il fatto di discutere con l’aggressore può essere uno strumento utile per ridurre il grado di violenza dell’aggressione, tuttavia non è efficace nel farla cessare completamente. Purtroppo durante l’eccitazione di un’aggressione sessuale la maggior parte degli stupratori non si interessa affatto dei bisogni e dello stato fisico della sua vittima (ad esempio del fatto che abbia le mestruazioni). La cosa importante è che la vittima eviti riferimenti quali “ho l’AIDS“, oppure “sono incinta” come anche affermazioni che potrebbero incoraggiare la fantasia patologica dell’aggressore che la vittima sia “cattiva” o che abbia promiscue abitudini e di conseguenza sia degna di essere stuprata. La via più sicura per coinvolgere l’aggressore in un dialogo è quello di appellarsi alla sua umanità dimostrandosi estremamente sinceri e concentrandosi sulla situazione immediata (es. “Sono una totale sconosciuta. Perché vuoi farmi del male? Non ho fatto niente per farti del male“).

 

  • Resistenza fisica non confrontativa (Nonconfrontative physical resistence)
    Questa tecnica significa fare una resistenza attiva che però non coinvolgere direttamente l’aggressore (come nel caso della Resistenza oppositiva fisica). Queste tecniche di resistenza possono essere simulate o del tutto reali, spontanee ed incontrollabili. Le reazioni simulate possono includere ad esempio lo svenimento, mutismo, epilessia o attacchia poplettici. Quelle involontarie e reali includono il pianto, mutismo, nausea e perdita del controllo sfinterico. Queste reazioni possono offrire un’opportunità alla vittima, ma essendo fortemente soggettive  e non sono attendibili.

 

  • Sottomissione
    La sottomissione non implica una reazione offensiva o difensiva per impedire l’aggressione. E’ spesso il risultato della paralisi causata dalla paura, dal terrore o dalla credenza che tali reazioni servano a salvare la vita alla vittima. Nella maggior parte dei casi però la sottomissione serve soltanto come ultima risorsa quando ogni tentativo di far cessare l’aggressione è fallito. La sottomissione potrebbe però essere interpretata dall’aggressore come una sorta di partecipazione della vittima e di conseguenza aumentare l’intensità dell’aggressione. In generale la decisione di rassegnarsi o sottomettersi all’aggressore è determinata dalla violenza dell’aggressione stessa, oppure dallo stato emotivo della vittima o dalla paura specifica (come lo stupro o la morte).
    Molte donne sono in grado di combattere pur con la consapevolezza che dovranno cedere, altre accettano e si sentono a proprio agio con qualsiasi azione che credono essere necessaria per sopravvivere all’aggressione con il minimo di danni fisici e psichici.

 

Se le precedenti strategie per evitare l’aggressione sono fallite, la sottomissione è considerata la strategia migliore per salvarsi la vita e per ridurre al minimo i danni fisici in una situazione quale l’aggressione sessuale, ma è importante che la vittima sia tranquilla in questa scelta e al tempo stesso sia consapevole del fatto che il senso di colpa successivo all’aggressione potrà probabilmente manifestarsi.

 

Come confrontarsi con l’aggressione sessuale

Una cosa che devi sapere è che un’aggressione genera un’altra aggressione, gli studiosi ed esperti dell’argomento sanno che questo è quello che avviene e ampie casistiche e studi comportamentali dimostrano questo.

Quando rabbia ed aggressività vanno oltre ciò che è necessario per avere la sottomissione della vittima, una violenta reazione di confronto con l’aggressore genera soltanto un ulteriore incremento della violenza nell’aggressione e questo può mettere la vittima in una situazione di rischio per seri danni fisici se la reazione non mette fuori combattimento psicologico o fisico l’aggressore.

Per questo ti raccomando di non usare la violenza come prima reazione alla violenza se non si è sicuri di quello che si fa perchè potresti solo peggiorare la situazione.

Lo stupratore, di solito è convinto di avere ogni diritto sessuale sulla vittima, e userà tutta la
forza fisica necessaria per ottenere la sottomissione della vittima; la reazione di confronto fisico con l’aggressore in questi casi può essere imprudente a meno che la vittima non è sicura di mettere fuori combattimento l’aggressore.

Inizialmente la strategia migliore sembra essere quella di incoraggiare lo stupratore ad iniziare a parlare di se stesso facendo leva sul suo narcisismo per fare apparire la vittima nella sua testa come una persona reale piuttosto che un oggetto sessualizzato.

Le strategie non confrontative fisiche possono a volte funzionare ma tendono ad essere spesso poco efficaci essendo altamente sgradevoli e antipatiche al singolo stupratore, dipende molto da chi è l’aggressore.

Alcune di queste reazioni sono spontanee ed involontarie, istintive, come ad esempio provare a parlare o rispondere fisicamene reagendo con violenza ma sarebbe opportuno che la vittima riuscisse a dominare tali reazioni nel caso in cui queste peggiorino la situazione o per trovare il giusto momento per fare esplodere una reazione violenta.

Purtroppo chi per lavoro si occupa di formazione legata alla difesa personale femminile sa che è molto complicato in quei momenti riuscire a pensare, perchè l’effetto sorpresa e l’alto livello di stress non permette di avere la lucidità di ragionare facendo prevalere l’istinto.

Se la vittima è incapace di instaurare una conversazione con il suo aggressore e l’aggressione continua, aumenta o appare addirittura essere folle, con una violenza omicida, la vittima deve provare a combattere con tutti i mezzi che ha a disposizione (colpire gli occhi e i genitali dell’aggressore, oppure colpirlo con un oggetto contundente, ecc).

Se l’aggressore rimane dopo il confronto verbale, non è armato e risponde con minacce
o ritorsione, la vittima deve immediatamente opporgli resistenza fisica picchiandolo con  ogi mezzo e strumento a disposizione (calci e pugni, oggetti, ecc.).

Se la risposta dell’aggressore alla tua reazione difensiva è un aumento della rabbia e della violenza allora è opportuno che la vittima cessi di resistere fisicamente.

La reazione raccomandata con gli stupratori è “a parole” cioè verbale, e le parole devono essere usate per convincere l’aggressore che la vittima non è la persona da lui odiata (es. “Mi sembra che tu sia veramente arrabbiato con qualcuno, ma non posso essere io. Non ci siamo mai incontrati prima d’ora“). Deve invece evitare affermazioni che potrebbero giustificare, nella mente dello stupratore, l’aggressione perchè è sempre pericoloso provocare la fantasia di questi uomini.

Se sembra che non ci sono risposte sicure ed efficaci per uscire da quella situazione, la vittima
deve cercare di fare le cose necessarie per riuscire ad uscire dalla situazione come ad esempio fingere di partecipare all’aggressione e, al momento critico, agire di sorpresa e colpire l’aggressore nelle parti vulnerabili con più cattiveria possibile.

Cercare di crearti una opportunità dove poter colpire e ferire con efficacia può essere una buona soluzione ed è un tempo che può essere utile e necessario alla vittima per elaborare e trasformare la paura in rabbia e il senso di impotenza in lotta per la sopravvivenza.

Purtroppo la maggior parte delle raccomandazioni fatte alle potenziali vittime nel momento di panico è molto probabile che siano dimenticate, tecniche, strategie, ecc. perchè quando la vittima si trova di fronte al potenziale stupratore, non c’è nessuna formazione o allenamento che possono garantirti di renderti lucida ed efficace in un momento di stress così elevato.

La vittima in quel momento può perdere la testa o non avere il tempo necessario per valutare le diverse reazioni da mettere in atto.

Sicuramente la formazione può aiutarti, ma nessuna simulazione può arrivare a farti sentire la sensazione di stress e di paura di una vera aggressione ed è meglio non scoprirlo mai se è possibile.


Le strategie espresse possono essere così riassunte:

1) Cercare di stabilire un rapporto verbale con l’aggressore; se non funziona –> 2) La vittima deve prendere immediatamente l’offensiva ed attaccare l’aggressore con aggressività fisica moderata (calci, pugni); se non funziona –> 3) Provare a calmare la rabbia dell’aggressore coinvolgendolo in una conversazione e rendendosi credibili ai suoi occhi; allontanare da lui la fantasia secondo la quale tu sei una persona a cui lui vuole fare del male. Preparare la situazione per un tentativo di fuga, dicendogli ad esempio “andiamo a bere qualcosa”; se non funziona –> 4) Usare il confronto violento e condurre ogni azione esclusivamente con i mezzi apropria disposizione (calci, pugni, morsi, colpire con bastone o pietra) per rendere
incapace l’aggressore ed evitare lo stupro o le possibili lesioni fisiche a volte anche mortali.

Conclusioni

Lo stupro, quando reale, è una delle violazioni più umiliante e degradante che esista!.

Questo argomento è molto complesso e richiede davvero anche un certo livello di prudenza perchè purtroppo sono argomenti molto sensibili e che purtroppo le statistiche confermano che è una forma di violenza molto diffussa e spesso anche poco denunciata.

Spero che possa esservi utile senza dovervene mai realmente interessare.

Andrea

 

 


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