Due possibili scenari di aggressione con mano armata e di gruppo.

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Esistono centinaia di corsi di autodifesa in Italia il cui compito dichiarato sarebbe (uso il condizionale volutamente) quello di prepararti ad affrontare l’inquietante scenario di un’aggressione da uno sconosciuto.

Troppo spesso, però, ciò per cui ci prepariamo è pura teoria con tutte le dinamiche NON corrette.

E così nella scena ipotetica di un aggressore solo soletto, disarmato per giunta, anche intelligente e disposto a parlare che  si materializza dal nulla e ti salta addosso.

Oppure il solito stupratore, anche lui solo soletto, anche lui disarmato, che sbuca dall’ombra, che prende la presunta malcapitata allieva del corso alle spalle che viene da questa privato della vista a ditate e castrato a calci.

Questi scenari ipotetici sono ideali, ma visto che spesso e volentieri un aggressore che si rispetti, soprattutto se solo si presenta almeno con un coltello, così come lo stupratore che come ovvio, per fare i suoi comodi ha bisogno di almeno una mano libera e per questo di solito “persuade” la sua vittima mostrandole qualcosa di appuntito e affilato, piuttosto che sprecarsi ad immobilizzarla con la forza.

Purtroppo, di fronte ai casi reali, quello che ci insegnano in palestra sembra che serva a poco.

Quindi, che fare in questi casi? ma perché è così?.

Come ti ho detto più volte nel blog se devi avere di fronte a te un aggressore armato la cosa più semplice è che è anche tu sei armato.

Ora non ti sto parlando di portarsi dietro un coltello perché, oltre ad essere sempre illegale (la famosa storia della lama più corta delle quattro dita è una fantasia popolare), è del tutto controproducente. Usare il coltello è una scienza mista all’arte.

Devi avere spray al peperoncino (legale), il bastone telescopico (illegale il trasporto) , insomma la dotazione della polizia (esclusa l’arma da fuoco), STOP!!

Sfidare un aggressore a colpi di coltello, è un vero suicidio. E’ complicato per un esperto figuriamoci se non lo hai mai fatto, è come se vuoi giocare alla roulette russa.

Non pensare poi di disarmarlo, quello che viene insegnato in palestra sui disarmi è un modo pericoloso di farsi colpire con l’arma. Tutto il processo di disarmi che viene spiegato non funziona mai in dinamica perché parte da presupposti sbagliati.

Non cercare mai il disarmo! MAI! Il disarmo è come lo smash nel tennis, si fa solo se viene regalata l’opportunità. 

Fintanto che qualche legge non ne vieti il porto, l’unica alternativa valida è rappresentata dalle bombolette spray al peperoncino che tua sia uomo o donna.

Alcuni modelli sono efficaci anche a quattro metri e sono veramente in grado di neutralizzare uno più aggressori in modo incruento (nessuno si farà male anche se lo so che non sarebbe male dargli una dura lezione).

Personalmente non ho mai dovuto utilizzare una bomboletta spray ma un amico che ha avuto un diverbio con un automobilista molto aggressivo è uscito da questa situazione a rischio con uno spray anti aggressione senza che nessuno si è fatto male, a parte l’aggressore che sicuramente per rirendere  la guida ha dovuto aspettare almeno una mezz’ora se non di più.

IMPORTANTE!! Un consiglio, dopo un episodio del genere devi andare a denunciare l’accaduto spiegando con molta cura e molto dettaglio.

Assicurati di avere uno spray anti aggressione legale Italia per il loro uso valgono le stesse considerazioni relative a qualunque armamento: pistole, coltelli, diavolerie elettriche o altro.

Una cosa importante ma che tutti sottovalutano, è inutile avere dei tools anti aggressione con te se non si è in grado di utilizzarlo in meno di un secondo.

Anche avere una pistola carica, non serve a un gran che, se dobbiamo perdere tempo a estrarla dalla fondina (magari celata dietro alla giacca). Un uomo armato di coltello a pochi metri non vi darebbe alcuna chance di estrarre la pistola: al primo cenno di mettere una mano in tasca, il bandito si avventerebbe su di voi.

Sono stati fatti esperimenti in passato su quale dovesse essere la distanza di sicurezza che un uomo armato di pistola nella fondina deve tenere rispetto ad un uomo armato di coltello: il risultato è sconcertante, servono da sette a dieci metri!

A distanze inferiori, l’accoltellatore ha altissime probabilità di arrivare a contatto e di ferire anche mortalmente, prima che l’altro possa estrarre l’arma e sparare.

In sostanza, se decidete di girare con un’arma di qualsiasi tipo (legale o meno, ma questa è una vostra responsabilità), dovreste averla già in mano prima di trovarvi nei guai. Dopo potrebbe non servirvi più, o addirittura aggiungere altro pericolo alla situazione.

Insomma il concetto di disponibilità immediata è fondamentale e rappresenta al contempo il limite di impiego di tali strumenti che spesso non lì puoi portare in bella vista perchè non sei in guerra.

Tutte le signore che si dotano di bombolette o di Taser (i cosiddetti dissuasori elettrici), per abitudine li lasciano nella borsetta, ma dove?. non si ricordano più, sono in compagnia di mazzi di chiavi, scatolette per il trucco, borsellini, fazzoletti di carta, oppure mucchi fruscianti di vecchi scontrini.

In un caos come lo spavento improvviso di uno che ti minaccia è abbastanza difficile trovare il tool, è già difficile che trovi le cose di tutti i giorni, figuriamoci se in un momento di panico riesci a rintracciare la fatidica bomboletta!

Per questo è importante anzi fondamentale che comprendi i principi di prevenzione e attenzione al contesto. Ti voglio sfinire su questi temi.

Se hai con te una bomboletta spray e stai attraversando una galleria poco illuminata nel sotto stazione, stai andando al parcheggio sotterraneo, ecc. è giunto il momento di tirarla fuori e di tenerla nascosta nel palmo della mano, meglio se già con il dito sulla sicura.

I contesti più a rischio, stazioni, corridoi, androni dei palazzi, parcheggi, sono ben noti a tutti e non è certo il caso di elencarli, così come è inutile farsi prendere dalla paranoia ma il rischio esiste, va valutato e prevenuto in modo sereno, adottando le precauzioni necessarie.

 

Aggressori armati di coltello

Su cosa fare se ci si trova disarmati al cospetto di un individuo armato di coltello è una delle domande complesse della difesa personale ma essenzialmente ci sono due valutazioni da fare:

La prima valutazione da fare è in relazione al rischio che si corre reagendo: se l’aggressore vuole rapinarci del portafoglio, mi sembra veramente folle tentare di reagire. Stiamo calmi e diamogli quello che vuole.

La seconda valutazione da fare è che se il rischio è diretto alla persona, ovvero c’è una chiara intenzione di uccidere, oppure siamo di fronte ad un tentativo di stupro, le cose possono cambiare.

La fuga è l’opzione preferibile, ma non sempre è possibile. Se non si può fuggire occorre scegliere subito un metodo per difendersi.

Non afferrare la mano che tiene il coltello MAI: è troppo pericoloso, ti troveresti senza una mano o comunque con gravi ferite al braccio.

Quello che devi fare invece è cercare di muoverti il più velocemente possibile cercando di tenere il corpo lontano dai colpi. Se non puoi fuggire cercate di “ballare” intorno all’aggressore, facendo bene attenzione a non farti intrappolare in qualche angolo senza uscita.

Questo necessità di moltissima energia!!

Se sei fortunata/o, e trovi un oggetto contundente, USALO!!: uno sgabello, una sedia, una bottiglia, un appendiabiti, un bastone, un ombrello, una scarpa, la cintura, ecc. Qualsiasi cosa.

Ora come utilizzare un oggetto fortuito dipende dall’oggetto trovato ed è necessario un minimo di formazione ma quallo che devi fare per prima cosa è colpire la mano armata di coltello perchè questo è un aspetto fondamentale è necessario. Colpire lui e non la sua mano armata è un rischio importante e non risolutivo, devi prima neutralizzare l’arma e addirittura se cade prenderla tu o allontanarla da entrambi.

A questo punto fuggi o combatti.

Nel caso di un tentativo di stupro, la situazione è particolarmente critica in quanto la vittima quasi sempre non può fuggire (verrebbe subito raggiunta) e non può reagire, in quanto quasi mai è in grado di fronteggiare un combattimento a mani nude contro un’arma.

Potrebbe in questo caso essere utile una tattica “attendista”, ovvero dare all’aggressore la sensazione di volere cedere senza reagire, dichiarare di aver paura, aspettando il momento buono per una reazione risolutiva.

Si tratta chiaramente di una  scelta disperata, ma probabilmente è l’unica praticabile in un contesto del genere: se l’aggressore vuole consumare la violenza, prima o poi dovrà posare il coltello, magari per un attimo, o avrà un calo di attenzione. Quello è il momento per attaccare, mordere, colpire ripetutamente, cacciare dita negli occhi, dare ginocchiate all’inguine, gridare, fuggire, chiedere aiuto… 

Nessuna garanzia che tutto ciò funzioni, si, hai capito bene ma quando si lotta per la vita non c’è mai nulla di certo e scontato.

Una breve “case story”:

“Una donna americana che faceva jogging di sera in un parco, venne aggredita da un uno stupratore armato di coltello. Costui la picchiò e la minacciò, trascinandola in un luogo appartato, dove cominciò a violentarla. Nel corso dello stupro, l’aggressore tentò un bacio profondo e fu in quel mentre che la vittima, afferrò il polso che ancora reggeva il coltello, e simultaneamente staccò la lingua all’uomo con un morso.

Lo stupratore, in preda al dolore tentò di liberarsi e la donna lo colpì ancora col ginocchio, si divincolò e si alzò, fuggendo.”

 

Aggressioni da parte del branco

Un altro scenario da incubo è l’attacco del branco.

Anche questa è una situazione molto pericolosa e non di semplice risoluzione.

Purtroppo si legge spesso sui quotidiani nazionali casi di violenza di gruppo contro un ragazzo ed è uno dei più probabili casi di aggressione. L’essere in gruppo trasforma individui di solito mansueti e vigliacchi in pericolosi attaccabrighe. L’appartenenza al gruppo determina componenti psicologiche di prestigio e di orgoglio di fronte agli altri membri  della gang.

L’ incontro con una simile feccia è una brutta esperienza per chiunque, a prescindere dalla sua preparazione marziale.

Purtroppo malgrado sia più facile avere problemi con gruppi di malintenzionati, piuttosto che con singoli malintenzionati come più volte riscontrato, nelle palestre dove si tratta di difesa personale si utilizza l’identico approccio come per le aggressioni di coltello, CI SI DEDICA POCHISSIMO TEMPO, ma perché? sembra che trattino queste situazioni come un evento raro e marginale, NON E’ COSI’!!.

  • Gli aggressori da soli sono quasi sempre armati.
  • Gli aggressori spesso sono due o più di due.

Quando vedi litigi uno contro uno spesso sono due vicini, parenti con rancori durati mesi o anni che si sfidano, oppure regolamenti tra due spacciatori o tossici. Certo non si esclude nulla ma sono eventi più rari se non sei stupido da accettare qualunque provocazione di un tamarro.

Ora se queste sono le casistiche più comuni e non può esserci un approccio sportivo del tipo one to one disarmato perchè è un grave errore formativo e per più ragioni fondamentali sia tattiche che tecniche ma non voglio speigarvi questo ora.

Quindi come puoi aver capito ci si allena molto poco a fronteggiare una situazione simile, quasi ci sia una sorta di oblio sull’argomento e quando lo si fa, come al solito, lo scenario per il quale ci si allena sembra uscito da un film di fantascienza.

Così è normale assistere ad allenamenti nei quali, colui che si allena, fronteggia uno per uno i suoi improbabili aggressori i quali, dal canto loro, attaccano uno alla volta, standosene buoni aspettando il loro turno come in coda alle poste, che non ti attacca alle spalle, tutti disarmati, ecc, .

E’ ovvio che la realtà è un po’ diversa: magari quattro o cinque assatanati vi attaccano simultaneamente da tutte le direzioni, vi sbattono a terra, e poi vi massacrano di calci e pugni.

Forse il motivo per cui in palestra ci si allena poco ad uno scenario così, è perché in casi del genere c’è ben poco da fare?? E’ già difficile fronteggiare un aggressore isolato, figuriamoci due o tre energumeni, magari con coltelli e bastoni, però non è questo l’approccio corretto.

Importante, se hai una una bomboletta spray, usala immediatamente, puoi avere ottime chance di disperdere il branco irrorando a ventaglio il liquido orticante, si tratta di una contromisura quasi sempre efficace ed incruenta. CORRI!! CORRI!! CORRI!! go Go GOOOO!!!!

Purtroppo, nella maggioranza dei casi, visto che sei un uomo e sei un duro la bomboletta non c’è l’hai perchè è una cosa da donne, quindi sei fregato e per te non c’é nulla da fare e cominciano i guai.

Quindi che fare?.

L’indicazione tatticamente più praticabile in casi del genere è quella di affrontare un avversario alla volta!

Se ti trovi ad affrontare da solo un gruppo di balordi, il primo obiettivo deve essere quello di evitare a tutti i costi l’accerchiamento o qualcuno alle spalle.

Occorre essere MOLTO mobili, non puoi mai stare fermo, quindi devi indietreggiare, spostarsi di lato, in diagonale e saper sfruttare il terreno, auto e moto parcheggiate, ostacoli, tavoli, alberi, insomma qualsiasi cosa si possa frapporre, tra noi e almeno una parte del branco.

Contemporaneamente, devi spostarti in modo da avere solo un avversario davanti, ovvero che gli altri balordi trovino il loro compagno tra loro e te.

Devi colpire con decisione l’uomo più vicino a te, con forza e ripetutamente ma per un breve tempo, devi essere pronto a interrompere immediatamente se gli altri sbucano ai lati per accerchiarti, a quel punto spostati nuovamente di lato cercando la posizione che metta “in ombra” il maggior numero possibile di assalitori e che si intralcino tra loro.

Contro più avversari devi focalizzarti su alcuni punti importanti:

  • Un footwork esageratamente mobile sui passi indietro e laterali
  • Eseguire combinazioni brevi e possibilmente sui bersagli primari (occhi e genitali)
  • Attenzione a non essere afferrato o buttato a terra quindi tecniche anti grappling
  • Proiettando ma mai in sacrificio

Questa condizione di combattimento non è semplice perché devi usare la visione periferica per controllare tutto lo spazio intorno a te ma allo stesso tempo hai l’effetto tunnel legato al forte stress e all’adrenalina.

Uno dei sistemi che lavora molto sul concetto di aggressioni multiple da parte di più soggetti è il sistema Jeet kune Do, il Krav Maga e il sistema Keysi.

Sono delle condizioni che vanno provate più volte e andrebbe fatto come sparring quindi non una simulazione cinematografica ma senza copione con l’intenzione di colpirti da parte dei tuoi compagni di allenamento, quindi protezioni complete e via.. si come puoi immaginare soprattutto alle prime “simulazioni” prenderai moltissimi colpi e verrai accerchiato in un secondo.

Se ti trovi in un ambiente chiuso, cerca di infilarti in un corridoio il più possibile angusto, costringi il branco a mettersi in fila dietro al primo.

Teoria? No, ma è l’unica cosa da fare, sempre che ci riesci. Si tratta di qualcosa estremamente complesso e pieno di variabili.

Inizia nel tuo training con due contro uno e da posizioni diverse dei due aggressori, poi tre contro uno, ecc.

Abituati a colpire con precisione i bersagli primari.

Una chance in più ci viene in aiuto dalle dinamiche psicologiche che spesso coinvolgono i membri del branco. L’agire in gruppo, spesso maschera l’insicurezza. A volte, colpendo con decisione il primo, specie se è un membro dominante, può portare il resto del gruppo a esitare, a perdere fiducia dandoti il tempo per scappare.

In più, se riesci a stendere uno della banda, gli altri avranno il problema tattico e logistico di uno loro ferito da gestire e aiutare.

In condizioni di guerra, spesso il cecchino sceglie di ferire piuttosto che uccidere perché un ferito intralcia, demoralizza e tiene occupati gli atri soldati, molto più di un soldato ucciso ma questo è un contesto diverso ma la reazione psicologica dei compagni non è molto diversa.

Nel caso di donne assalite dal branco, valgono le stesse considerazioni anche se, ovviamente, siamo nello scenario più difficile che si possa immaginare, l’unica difesa possibile è l’uso dello spray al peperoncino e/o l’intervento di persone coraggiose con una buona dose di fortuna.

In definitiva, la vera difesa è una sana prevenzione, oltre ad una testa lucida, determinata e pronta all’improvvisazione ma non sempre è sufficiente, la parte tecnica ti serve per uscire illeso da una situazione di pericolo che non poteva essere evitata nonostante la tua attenzione ad evitare il conflitto (ti hanno preso di mira punto e basta per divertimento mentre stavi uscendo dal parcheggio, non hai fatto nulla ti hanno scelto anche se ricordati che il tuo atteggiamento incide sulla loro scelta, comunque qualcosa è andato storto ma non puoi neanche vivere nella paranoia.

Quello che devi cercare è uno “spazio” per darti alla fuga, non cercare anche se stendi uno del branco di combattere con tutti, sarebbe un grave errore, l’obiettivo è trovare la via di fuga.

Andrea


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