Uno a uno con le armi non è mai buono

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Quando si tratta di armi, alcuni sconti che puoi farti quando sei a mano nuda vengono annullati.

Armi come il coltello ancora oggi sono una delle più versatili e più insidiose tipologie di tools inventati dall’uomo nonostante siano passati millenni e rimane una delle tematiche più discusse quando si parla di aggressioni di coltello.

Uno dei motivi che mi ha portato a studiare l’uso delle armi è nata proprio dall’osservare che tra i più forti striker che vedevo negli stage in giro per il mondo molti di questi erano anche esperti nel maneggiare armi da taglio.

L’approccio tecnico, fisico e mentale dell’uso delle armi da taglio porta il livello di allenamento verso dei confini che praticando solo la mano nuda (striking per intenderci) non puoi raggiungere.

Con le armi non puoi essere MAI toccato e i colpi di punta sei costretto a gestirli con assorbimenti e schivate portando il livello di footwork all’estremo.

Questo approccio ti porta a un approccio inizialmente psicologico dove anche se è un allenamento non devi essere mai toccato e fisico con la ricerca continua di uscire dalla lezione senza essere stato toccato.

Questo deve essere il tuo obiettivo con l’uso delle armi da taglio. Quindi occhio!!

Questo mantra che rimbomba nella tua testa all’inizio è frustrante perchè vieni toccato molte volte, ma è questa continua ricerca che ti porta a renderti evasivo non solo con le armi ma anche a mano nuda.

Questo approccio mentale ti rende sempre più attento all’ambiente, alla distanza, alla posizione del tuo corpo, al tuo footwork.

E’ uno dei lavori più complicati! ma che racchiude in se soddisfazioni nel tempo per chiunque conosca e inizia a lavorare con questa mentalità.

Il lavoro con le armi è una MENTALITA’.
Il lavoro con le armi richiede una certa mentalità di metodo e di approccio.

Sia che si tratti di armi da fuoco che di armi da taglio, dare un colpo senza preoccuparsi di riceverne un’altro diventa una vittoria inutile.

Il pareggio con le armi non esiste, significa due feriti nella migliore delle ipotesi o due morti.

In generale nel combattimento e ancora di più se incude le armi è importante che hai a mente questo semplice schema:

  • 0 a 0 –> va benissimo
  • 1 a 0 –> per te va benissimo
  • 1 – 1 –> non va bene
  • 0 a 1 –> non te lo devo neanche scrivere, sei stato fregato.

Ora la scherma è un’arte marziale europea, è il residuo di un codice marziale aristocratico di condotta virile tra uomini ma non così purificato da eliminare del tutto i pericoli e nemmeno così aristocratico da evitare i tatticismi o gli imbrogli.

Una volta che ti addentri nello studio di questa forma straordinaria di combattimento rituale e riconosciuta la sua tecnica, inizi ad intuire che è una difesa personale armata.

Ora perché ti parlo di scherm, il motivo è che alcuni cenni su questa arte sono un importante spunto da prendere per parlarti della scherma ma corta, il perchè ti dico questo lo puoi intuire facilmente, il coltello in tasca lo portano in molti una spada no.

Per comprendere meglio il significato di questo articolo voglio che conosci le regole base delle scherma e il suo regolamento, che può essere anche usato come spunto sportivo per la scherma corta nei tuoi allenamenti anche se molte limitazioni se il tuo obiettivo è la difesa personale le devi eliminare o utilizzare per costruire degli esercizi mirati.

Fondamentali della scherma

Gli incontri di scherma consistono in tre segmenti di tre minuti, combattuti su una pedana la cui larghezza dev’essere compresa tra 1,5 e 2 metri. Gli schermidori si aggiudicano i punti quando colpiscono la zona bersaglio del loro avversario, che varia a seconda dell’arma utilizzata. Vince chi si aggiudica più stoccate, e in caso di parità viene disputato un minuto supplementare. Prima del tempo supplementare viene sorteggiato quale dei due atleti vincerà in caso di nuovo pareggio, per obbligare gli schermidori a essere aggressivi.

Penalità
Si possono assegnare penalità in caso di spinte, utilizzo delle mani per deviare i colpi o rifiuto di salutare l’avversario. Gli arbitri assegnano un cartellino giallo e un’ammonizione alla prima infrazione, poi un cartellino rosso e un punto di penalità e alla terza violazione un cartellino nero che indica la squalifica. È vietato respingere la lama con il braccio, ma si tratta di una pratica diffusa: la scherma di alto livello è talmente rapida che difficilmente gli arbitri se ne accorgono.

Armi

  • Fioretto
    La più leggera e flessibile delle spade fu inventata nella Francia del Diciottesimo secolo a scopo di allenamento. Sono validi solo i colpi portati con la punta e solo sul torso.
  • Spada
    Più simile alla tipica arma da duello del Diciannovesimo secolo, la spada può colpire qualsiasi parte del corpo ma solo con la punta; questo perché in origine questo stile era destinato a provocare sangue ma non a uccidere.
  • Sciabola
    Derivata dalle spade dei cavalleggeri e da armi da duello come lo stocco, la sciabola è progettata per tagliare e squarciare più che per colpire di punta. Si può colpire con qualsiasi parte dell’arma qualsiasi parte del corpo, ma solo dalla vita in su (compresa la maschera e la schiena).

Un po’ di tecnica
Quando la stoccata è stata assegnata e l’assalto interrotto, i giudici descrivono l’azione vincente in termini tecnici. Gli stessi termini verranno utilizzati dai telecronisti, quindi tanto vale saperli.

  • Attacco: la prima azione offensiva.
  • Parata: una difesa vincente con deviazione della lama dell’attaccante.
  • Risposta: l’attacco che segue una parata vincente.
  • Rimessa: l’attacco portato, senza ulteriore avanzata, immediatamente dopo un proprio attacco fallito.
  • Raddoppio: l’attacco portato a un avversario che abbia perso la priorità per inazione o lentezza.

Armi e stili

Fioretto
Rigidamente disciplinati dalle regole di priorità, gli assalti nel fioretto sono molto tecnici; movimenti brevi e rapidi sono basilari per assicurarsi un vantaggio.

Spada
Il duello di spada è il più simile nello stile a quello classico: il bersaglio è l’intero corpo, e sono ammesse le collisioni. Il contrattacco è spesso lo stile preferito. Vedrete gli schermidori più intenti a provocare un attacco che non a lanciarlo, per poi rispondere al primo spiraglio utile.

Sciabola
Dato che è permesso colpire con qualsiasi parte della lama e le parate risultano difficili, la difesa nella sciabola è più un lavoro di gambe e di posizione. Potendo colpire sia di taglio che di punta il duello è più spettacolare, ed è inoltre ammessa la flèche o «frecciata»: un attacco nel quale il corpo è decisamente inclinato in avanti con il braccio armato slanciato e l’altro disteso all’indietro.

Una cosa che non ho mai apprezzato eccessivamente nelle gare di scherma è il delay (ritardo) tra il colpo a segno e il colpo dell’avversario che sancisce il punto. Mi spiego meglio.

Chi colpisce chi? La priorità

Se entrambi gli schermidori mettono a segno un colpo contemporaneamente, a chi viene assegnato il punto? Per risolvere questo problema, nel fioretto e nella sciabola esiste la regola della priorità: il duellante che attacca per primo ha la priorità, e in genere si aggiudica il punto.

Chi si difende può ottenere la priorità e diventare attaccante se il colpo dell’avversario fallisce, ma deve esercitarla in fretta altrimenti la perde.

Se non è possibile stabilire a chi spetti la priorità, il punto non viene assegnato.

Nella spada, dove la priorità non esiste, se ci si colpisce contemporaneamente entro un venticinquesimo di secondo il punto viene assegnato a entrambi, a meno che il punteggio sia in parità e manchi un punto alla vittoria: in questo caso, il punto non viene assegnato a nessuno.

Questo approccio sportivo di colpirsi contemporaneamente nella realtà può significare che entrambi gli avversari si sono infilzati e la speranza di uno o dell’altro è nella non gravità della ferita subita.

Perchè questo approccio?. Forse qualcuno ha considerato questo dalay sufficiente per bloccare un avversario?.

Quando ti alleni a mano nuda ma ancora di più con le armi devi sempre considerare l’uscita dal tua attacco.

A mano nuda se hai colpito l’avversario il suo eventuale colpo a segno potrebbe essere scarico nonostante vada a segno portando un danno nullo o molto limitato, ma se nella sua mano c’è un coltello o un machete, questo colpo anche se scarico a bersaglio può creare dei danni incredibili.

Ora non puoi pensare di fare un corretto lavoro con le armi se non consideri correttamente la tua posizione e la tua postura dopo che sei andato a bersaglio o hai mancato il bersaglio.

Tu con le armi “non ci devi mai essere!“.

Essere toccati con le armi significa essere feriti o uccisi e devi abituarti a cercare durante l’allenamento con le armi a non essere mai toccato neanche per gioco, è complesso?. Non devo neanche risponderti.

Come puoi capire da solo stai per entrare in Matrix. Perchè ti dico questo? perchè stai per entrare in uno dei più misteriosi e controversi medodi di combattimento che l’uomo ha creato, l’uso delle armi e in particolare delle armi da taglio.

Purtroppo la cronaca è pieno di episodi di vilenza utilizzando uno degli strumenti più diffusi al mondo, il coltello.

Come avrai letto questa arma è un potente equalizzatore e uomini di forza superiore, fighter esperti di sport da combattimento, pugili, ecc. sono sfortunatamente capitati in questo Matrix dove sono rimasti gravemente feriti se non addirittura uccisi.

Questo deve farti riflettere perchè non si trattava di persone indifese, ma dei veri fighter eppure l’arma da taglio non le ha lasciato scampo.

Perchè?

Prima di tutto spesso le aggressioni di coltello come ho già detto in un post non sono con regole di onore e quindi non c’è nessun duello ma è una vera a propria trappola a cui è difficile uscirne ed è qui che devi conoscere bene e sempre più a fondo quello che è il contesto e la sua analisi, argomento di cui ti ho parlato più volte.

Chiaramente se ricevere un pugno può darti una possibilità di reazione quando si tratta di ferite da taglio diventa tutto sempre più complicato ed è lì che deve cambiare l’approccio formativo e psicologico dell’uso delle armi.

Tendenzialmente l’attacco di coltello è un assalto con un gran numero di colpi a ripetizione che arrivano dallo stesso lato.

No!! non è quello che fa un esperto di coltello, ma rimane nonostante la ripetitività del gesto qualcosa di estremamente pericoloso, pieno di una carica di violenza e aggressività che è la prima cosa che ti può sorprendere ancora prima dell’arma.

Spesso mi capita di vedere incontri di scherma, è qualcosa che seguo regolarmente e anche se non c’è la tridimensionalità della scherma corta (visto l’utilizzo della pedana) è qualcosa di estremamente interessante e propedeutico ma una delle cose che mi ha sempre dato fastidio è che anche se si tratta di sport spesso i due avversari si toccano spesso quasi contemporaneamente assegnado il punto a uno dei due che ha toccato per primo, questo nella realtà significa due feriti, due morti, o un morto e un ferito o due feriti.

Se tu porti questo nella realtà capisci che tu devi essere molto più conservativo perchè colpirsi quasi insieme ed entrambi a bersaglio significa grossi problemi.

Considera inoltre che l’unica arma utilizzabile è la spada o il fioretto e non è possibile usare altre parti del tuo corpo per attaccare, non puoi afferrare e non puoi colpire alcuni parti del tuo avversario, queste limitazioni rendono l’uso di armi nella difesa personale uno dei combattimenti più complessi nel mondo delle arti marziali dove la cura maniacale del dettaglio non è ancora mai sufficiente.

Ora questo post non è contro l’approccio sportivo alla scherma che comunque deve avere delle regole visto che è uno sport ma una riflessione sul fatto che uno a uno con le armi in generale non è mai buono.

Il tuo approccio psicologico all’utilizzo delle armi da taglio deve essere solo uno nei confronti del tuo avversario: NON MI DEVI MAI TOCCARE!

Se si tratti di una rountine, di un drills, di sparring, non importa non ti devi mai fare toccare.

Non è mai un gioco!! anche se stai usando dei coltelli in alluminio con i tuoi compagni di allenamenti.

Ps. Visto che qualcuno me lo ha detto compagni di allenamento non ha nessuna inclinazione politica quindi se stai pensando una cazzata falla subito sparire dalla tua mente e chi mi conosce sa che certi discorsi ideologici con me non funzionano e che mi sta sul cazzo chi si appropria di parole comuni per fini politici e personali, quindi per me qualunqua idea politica tu abbia devi sapere che con me puoi parlare solo di idee e non di ideologie, rispondo solo delle idee!. Se è buona ti appoggio se è una cazzata immagina il mio dito medio davanti alla tua faccia, mi annoiano i fanatici delle ideologie peggio ancora se nostalgiche mentre adoro chi ha idee e progetti che vanno al di là del proprio orticello o fine personale.

Ora torniamo a quello che mi interessa!

Ci sono moltissime ragioni per inziare a praticare l’uso delle armi ma uno importante e che riguarda proprio quello che fai oggi ed è che l’uso delle armi è un turbo per la tua arte marziale.

L’approccio fisico e mentale di lavorare con il concetto di non poter essere mai toccato ti porta a enfatizzare al massimo gli skills evasivi è un senso della distanza incredibile che porta a estremizzare l’utilizzo del footwork, della posizione del tuo corpo e la distribuzione del peso.

Sia che tu pratichi sport da combattimento ma ancora di più se pratichi difesa personale la scherma corta è qualcosa che devi integrare nei tuoi allenamenti in che percentuale è qualcosa di cui ne parleremo in un articolo specifico.

Inizia a usare questo spunto, ascolta il mio consiglio.

Andrea


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Cosa accade al tuo corpo quando vieni attaccato di improvviso.

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Sei in mezzo alla strada e stai passeggiando tranquillo lungo le vie di una città guardando le vetrine, all’improvviso ti ritrovi davanti un “leone inferocito”  con un coltellaccio da cucina in mano, che ti viene incontro mostrando tutta la sua rabbia e violenza.

Cosa fai?

Hai probabilmente tre possibili reazioni:

  1. Scappi nella direzione opposta, sperando che il pazzo sia zoppo e superando il record mondiale dei 100 metri piani di Bolt.
  2. Cerchi di colpirlo in testa con tutta la forza che hai usando la borsa che hai in mano o il tuo ombrello con la forza della disperazione.
  3. Resti immobile, impietrito dalla paura, forse gridando aiuto e alzando le mani in segno di resa.

Ora come puoi immaginare solo due soluzioni ti danno la possibilità di salvarti: le prime due; mentre restare fermi significa una morte certa.

Il nostro corpo ha imparato nei millenni che ci sono solo due vere efficaci possibilità di reazione ad uno stimolo che ci terrorizza all’improvviso: combattere o fuggire.

Sono sicuro ce ti sarà capitato di vedere i documentari sugli animali e come avrai notato i comportamenti essenziali sono due: Combattere o Fuggire

Combattere o Fuggire

Tale reazione primitiva a una situazione di pericolo è quella che in inglese viene definita il fight-or-flight, ossia “combatti o fuggi”.

Di fronte al pericolo la fisiologia del nostro corpo ci prepara ad affrontare molto rapidamente la situazione nelle uniche due soluzioni possibili.

L’amigdala agisce sull’ipotalamo che a sua volta agisce sull’ipofisi e insomma, quando c’è una minaccia di pericolo, il corpo produce degli ormoni che ci preparano per l’azione.

Questi ormoni, come ad esempio l’adrenalina e il cortisolo, vengono rilasciati nel flusso sanguigno e fanno aumentare il tono muscolare per preparare il corpo all’azione fisica, aumentano la frequenza cardiaca in modo che il sangue scorra più rapidamente in tutto i tessuti, agiscono sul ritmo di respirazione per aumentare la quantità di ossigeno disponibile, e ci aiutano a concentrarci per poter pianificare e pensare velocemente ad un modo per tirarsi fuori dai guai.

Sei in allarme rosso e tutto il tuo corpo si predispone per affrontare la peggiore situazione.

I meccanismi fisiologici che hai appena letto ti predispongono velocemente ad affrontare entrambe le soluzioni, visto che – sia che si combatta o che si fugga – nei momenti successivi al terrore, al nostro corpo è richiesta una impennata di forza, agilità, velocità, reattività.

Nei momenti di terrore il nostro corpo diventa una potentissima arma metabolica, pronta a reagire con una forza che nemmento tu pensavi di avere, una forza sovrannaturale.

La forza sovrannaturale

Nei momenti di terrore il corpo tende ad avere un picco di attività metabolica talmente elevato, che il tempo sembra rallentare: istinto e valutazione analitica dello scenario da affrontare si mescolano e in poche frazioni di secondo ci ritroviamo a correre più velocemente di quanto mai avremmo pensato o a picchiare con una forza che non pensavamo di avere.

Molto spesso, quando la situazione torna normale, ci accorgiamo di avere dolori muscolari e articolari, o ferite, che prima non “sentivamo”.

Si, il corpo ha come un effetto anestetico che non ti fa sentire il dolore durante questi istanti.

Ciò accade perché durante il meccanismo “combatti o fuggi” il corpo si preoccupa di salvare la nostra vita senza risparmiare il nostro sistema locomotore o lasciando in secondo piano tutti i nostri dolori.


Il metabolismo del terrore

Il fegato estrae la fenilalanina (un amminoacido) dalle proteine che assumiamo come parte della dieta (carni,uova ecc.) e la trasforma in tirosina prima di essere inviata alle ghiandole surrenali dove  viene utilizzata per la formazione dell’ormone adrenalina che viene immagazzinato per poter essere successivamente usato in una qualunque situazioni di pericolo.

Quando avverti il pericolo, il tuo cervello stimola le ghiandole surrenali a rilasciare adrenalina nel circolo sanguigno 20 volte più velocemente del normale.

Una volta in circolo, l’adrenalina va a legarsi ai recettori posti sulla superficie delle cellule degli organi funzionali per la sopravvivenza come polmoni, cuore, cervello e muscoli striati.

In breve tempo provoca la reazione “combatti o fuggi”.

L’adrenalina ha numerosi effetti su parti differenti del tuo organismo:

  1. più sangue arriverà al cervello,ciò rende i nostri pensieri più lucidi;
  2. le pupille si dilatano per rendere la vista acuta;
  3. il sangue coagula più rapidamente per minimizzare eventuali perdite di sangue (nel caso di una caduta durante un cat leap o altro);
  4. i vasi sanguigni che riforniscono il tratto gastrointestinale vengono ristretti,e ciò porta ad un rallentamento della digestione;
  5. il sangue è dirottato in quei distretti che necessitano maggiormente: cuore, polmoni, cervello e muscoli scheletrici;
  6. il sangue trasporta ancora più ossigeno e glucosio (”carburante”) alle braccia, alle gambe, alla schiena e al busto; ciò si traduce in “sforzi sovrumani”, e a volte ci permette di compiere azioni che sarebbero normalmente fuori portata;
  7. aumenta la produzione di zuccheri (”carburante”);
  8. il cuore si contrae più efficacemente e pompa più sangue;
  9. le vie aeree nei polmoni si dilatano e ci permettono di assumere più ossigeno.

 

Quanto tempo dura?

L’effetto dell’adrenalina ha una durata di 1-2 minuti, durante i quali, se tutto va bene, si dovrà affrontare una situazione di pericolo.

Subito dopo il decadimemto dell’effetto adrenalinico il tuo corpo andrà incontro a un “rilassamento” e lo capisci nel momento in cui inizi a muoverti in maniera incontrollata e senti il bisogno di correre da qualche parte per urinare. La ragione di questo improvviso stimolo (urinare) sta nel fatto che l’adrenalina viene ossidata e convertita in prodotti di scarto che sono eliminati dal corpo quando espelliamo l’acqua.

L’adrenalina nel combattimento

Sono stati fatti alcuni esperimenti su alcuni fighter dove gli è stato chiesto di colpire un bersaglio dotato di sensori per rilevare la forza di impatto.

Agli atleti è stato chiesto di colpire il bersaglio prima e dopo di aver ricevuto una stimolazione adrenalinica tramite ignezione endovena.

Oltre a vedere immediatamente il cambio emotivo e fisiologico degli atleti i risutati sono stati sorprendenti.

Come puoi immaginare ci sono persone che non riescono a fare a meno di questa sensazione adrenalinica, basta vedere gli appassionati di sport estremi per arrivare addirittura alla follia di camminare su cornicioni ad altezze da brivido, o alla moda di questi ultimi anni di fare il bungee jumping.

Buona scossa adrenalinica!.

Andrea

 


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10 cose che devi fare per l’igiene se pratichi la lotta o il BJJ

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Anche se ho scritto già su questo tema sembra che non basta mai.

Voglio fare un piccolo reminder a tutti gli sporcaccioni che si allenano senza lavarsi e lavare la popria attrezzatura visto che alcune persone sembra che fanno fatica a fare gesti semplici che tutte le nonne e le mamme fanno.

L’igiene adeguata nella lotta e nel BJJ non è solo una buona idea – è imperativo.

Dopo tutto, se non sei attento, puoi raccogliere e/o diffondere che è peggio alcune infezioni cutanee piuttosto brutte.

Sia che tu sia una cintura bianca di nuova generazione che abbia bisogno di conoscere le basi o un professionista esperto che potrebbe utilizzare un aggiornamento, non credo che sia difficile capire che l’igiene dove c’è molto contatto è fondamentale.

Ricordati che :

  • Prima del contatto con i tuoi compagni di allenamento devi essere pulito e se hai delle ferite coprile.
  • Durante l’allenamento la tua pelle viene a contatto con la pelle del tuo compagno, il sudore, i tappeti.
  • Ora devi tornare come quando stavi iniziando l’allenamento quindi devi lavarti con del sapone con proprietà disinfettanti per eliminare le tracce del contatto.

Qui ci sono dieci cose che devi fare per mantenerti pulito metre ti rotoli sui tapeti con i tuoi compagni di allenamento.

  1. Ricordati che devi lavare il tuo gi dopo ogni sessione di allenamento; Utilizza un prodotto apposito o aggiungi una tazza di aceto per una maggiore protezione.
  2. Lava anche la cintura!!. Seriamente, non è qualcosa che si pulisce da sola.
  3. Indossa le scarpe o le ciabatte quando esci dal tappeto – ESCLUSIVAMENTE se si va in bagno o spogliatoio. È possibile comprare alcune ciabatte di schiuma a buon mercato per 5 euro e le trovi ovunque e non serve la marca Hawaiana – quindi niente scuse.
  4. Fai una doccia immediatamente dopo la sessione di allenamento – prendi in considerazione l’utilizzo di un sapone speciale che include ingredienti antibatterici / antifungini come l’olio di tea tree. Puoi anche fartelo a casa se ti senti amante del fai da te o vuoi risparmiare. Cerca su google “sapone di olio diy”.
  5. Se non puoi fare una doccia immediatamente dopo la sessione di allenamento, utilizza alcune salviettine per pulirti, c’è ne sono di diverso tipo e marca sul mercato ma cercale disinfettanti o usa un prodotto insieme alle salviettine.
  6. Se pensi di avere un’infezione cutanea come la tigna o il staph, resta fuori dai tappetini e visita un medico. Se guardi la tua pelle e pensi, “Hmmm, è strano …”, non stare a pensare troppo e a dubitare non sei un medico, ascolta il parere di un professionista prima di esporre potenzialmente i tuoi compagni di allenamento alla stessa infezione.
  7. Assicurati di allenarti in un luogo che viene pulito e disinfettato regolarmente e parlo anche dei tappetini. Non sei sicuro? Chiedi. Se esitano o non riescono a darti una risposta diretta, corri via.
  8. Se hai un dolore che un medico ha confermato e non è un’infezione cutanea comunque meglio coprirlo prima del rotolamento, preferibilmente con garza e nastro, rimane comunque una zona più sensibile.
  9. Usa ogni tanto sulla tua borsa uno spray anti batterico. Più di ogni tanto sarebbe bello almeno una volta alla settimana.
  10. Se porti delle cose sudate nella tua borsa, assicuratevi di farlo dentro delle buste e di lasciarla aperta la tua borsa per asciugare e anche nella borsa usa uno spray antibatterico ogni tanto come nel punto precedente.

Ps. Appendere fuori il Gi all’aria e spruzzare il deodorante non vuol dire lavarlo.

Rispetta te stesso e i tuoi compagni di allenamenti

Andrea


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Le aggressioni: analisi del contesto

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La scena dell’aggressione: analisi del contesto e varie implicazioni

Molti pensano che all’aggressione come ad un evento tutto sommato lineare nel suo svolgimento e nelle sue implicazioni dove per esempio:

  • Uno cammina per strada, fa un brutto incontro, quello lo picchia, lo deruba e lo lascia steso o si difende e picchia l’aggressore.
  • Oppure due tizi litigano per strada, vengono alle mani, uno dei due accoltella l’altro.
  • Sei in auto, vi insultate, continuate per diversi semafori, scendete e vi picchiate, ecc.

Semplice, no? NO!! non è così.

In realtà non è così perchè questa visione non tiene conto del fatto che l’aggressione non è quasi mai un evento improvviso e casuale.

Quasi sempre, infatti, quello che noi conosciamo come aggressione, in realtà è un percorso fatto di tappe rituali, dove i protagonisti recitano un preciso ruolo, partecipando attivamente all’esito finale.

Questo è particolarmente vero in tutte le escalation, dove di fronte all’aggressività di qualcuno, l’altro la alimenta comportandosi a sua volta in modo aggressivo o mostrandosi incapace di reagire.

Ma, qualunque sia la reazione della futura vittima, che reagisca o si lasci vittimizzare, che cosa succede in quei momenti? Quale scenario si va delineando?

Le emozioni, gli errori comportamentali e le persone sulle scena

  • La paura
  • L’EGO
  • I testimoni, il tribunale

 

La paura

Volendo paragonare le scena ad un quadro immagina il peggiore dei quadri medioevali dove vedi spiriti, demoni e persone che guardano su una tela, tutti che danzano attorno ai protagonisti della scena. La prima emozione, che è anche la più temuta e potente in una aggressione è senz’altro la paura che circonda la futura vittima e da cui nemmeno l’aggressore è immune, anche lui prova paura.

Il demone della paura è così temuto che alcune persone non sopportano di provare questa intensa e sgradevole emozione, al punto di aver “paura della paura”, innescando il paradosso degli attacchi di panico.

Pensa anche solo alle persone che evitano di guardare certi film perchè provano quella sensazione pur sapendo che si tratta di finzione.

Se stai pensando a come difenderti in una situazione di pericolo reale, è inutile pensare a tattiche e strategie se non si è in grado di far fronte a questo onnipresente elemento che è da solo capace di paralizzarci, renderci rigidi, balbettanti e di conseguenza di renderti inefficaci e goffe tutte le tecniche che hai studiato in palestra o a tavolino.

Ricordati che qualunque tecnica di difesa o tattica dissuasiva vuoi utilizzare, funzionerà solo se da parte tua c’è una buona dose di controllo emotivo nel momento critico.

Perdere la calma significa perdere ogni chance di risolvere positivamente la faccenda.

Sulla paura molto è stato scritto e detto, sia dal punto di vista psicologico che sulle reazioni fisiologiche e di fatto non esistono ricette magiche per gestirla al meglio.

La paura puoi solo gestirla perché eliminarla non è possibile.

D’altra parte la paura, e il suo prodotto organico, l’adrenalina, rappresentano pur sempre una risorsa: grazie ad essi, le forze vengono centuplicate ai fini della sopravvivenza ed in caso di attacco è possibile reagire in modo tempestivo ed efficace.

Purtroppo, nell’imminenza di un attacco, l’idea di essere feriti o uccisi si fa fatalmente strada nella mente e questo pensier  è psicologicamente insopportabile e pertanto paralizzante per un individuo non preparato ad  affrontare un evento del genere. Anche per questo l’allenamento e l’esperienza possono fornire un aiuto insostituibile alla persona in difficoltà.

La paura, come tutte le emozioni, può essere dominata con la conoscenza e con l’esperienza.

  • Conoscere la paura, i suoi effetti sul corpo e sulla mente, è il primo passo se si vuole sperare di averne il controllo.
  • Saper respirare correttamente, evitando l’affanno e l’iperventilazione, o apnee involontarie capaci di farci svenire.
  • Conoscere gli effetti negativi della paura sulla sfera cognitiva, ovvero sulla capacità di ragionamento (e quindi di gestire assertivamente la comunicazione).
  • Oltre alla conoscenza, moltissimo può essere ottenuto dall’esperienza.

In pratica, l’aver avuto paura più volte nella propria vita, consente, se si è stati capaci di elaborare positivamente l’esperienza, di raggiungere un certo grado di assuefazione, una sorta di “vaccinazione” dalla paura stessa.

Questo è il motivo per cui poliziotti e delinquenti (tanto per elencare due “mestieri a rischio”) sembrano reagire alla paura in modo diverso dalle persone comuni: sono passati attraverso un processo di rafforzamento che li ha resi meno sensibili agli “effetti” della paura stessa, ma non significa che viene eliminata! Non esiste l’immunità alla paura.

 

L’EGO

L’altro demone spesso presente sulla scena delle aggressioni è l’EGO delle persone coinvolte.
Più volte te ne ho parlato come l’elemento che più di ogni altro è il responsabile di ogni escalation.

Del resto pochi hanno, nel momento critico, hanno la lucidità di capire che rispondere aggressivamente ad un comportamento aggressivo serve solo a peggiorare le cose.

E’ anche questo un effetto della paura.

Una reazione comune nelle persone quello di reagire con aggressività ma che spesso però porta solo e litigare se non adirittura arrivare alle mani per motivi futili o semplici incompresioni che possono capitare nella vita quotidiana.

Esaminiamo l’esempio dell’automobilista inferocito: è imbestialito con voi per una “storta” nel traffico e, sceso dalla macchina, viene verso di voi insultandovi a gran voce.In questo caso, prendere in considerazione il proprio ed altrui EGO potrebbe essere una strategia vincente ai fini della de-escalation.

Spesse volte, offrire all’altro una via d’uscita che soddisfi il suo orgoglio (o la sua vanagloria) potrebbe essere la soluzione per interrompere il conflitto prima che diventi pericoloso.

Per esempio lui urla:”Razza di deficiente, ma vuoi guardare quando esci da un incrocio?” a questo punto potreste rispondere “deficiente sarai te! Vai piano invece di rompere i c…i!!” oppure “Calma, sono cose che succedono. Meno male che non ci siamo fatti niente”.

  • Nel primo caso, la risposta è chiaramente in termini aggressivi e il livello successivo dell’escalation è facilmente immaginabile.
  • Nel secondo caso, la riposta è in termini più assertivi, della serie che non c’è un’ammissione di colpa (“sono cose che succedono”)  e viene proposta una soluzione positiva del problema (“meno male che non ci siamo fatti niente”), pienamente accettabile anche dall’altro.

Saper elaborare velocemente delle riposte appropriate, espresse con tono calmo, uniforme, non provocatorio ma allo stesso tempo fermo e determinato, rappresenta un’abilità in grado di farvi  uscire da buona parte delle criticità senza danni fisici o psicologici.

Queste risposte vanno preparate e non improvvisate!

D’altra parte, come già detto in precedenza, la possibilità di riuscirci è data principalmente dalla capacità che hai nel dominare la paura in quei momenti convulsi e frenetici dove la tensione è alta.

Non è facile.

In ogni caso tener presente le dinamiche che coinvolgono l’EGO nelle situazioni di conflitto può essere utile anche in situazioni diverse da quella vista nell’esempio di poco fa.

Immagina il caso di una donna che incontra un potenziale stupratore (magari l’ex marito o ex fidanzato) il quale avanza richieste sempre più insistenti e minacciose per fare sesso.

Anziché reagire con la paura o con la rabbia, la donna in questione potrebbe dichiarare la propria disponibilità ma contemporaneamente avvisarlo di essere in cura per una malattia infettiva grave o sessualmente trasmissibile.

A questo punto la rinuncia da parte dell’uomo non sarebbe più per lui una ferita nell’orgoglio (l’essere rifiutato, respinto) ma una saggia e necessaria decisione da parte sua.

Ricordati che alla gente piace decidere!

Un aspetto strettamente correlato alla presenza dell’EGO dei contendenti è dato dalla presenza sulla scena di eventuali amici o complici dell’aggressore.

A prescindere dal fatto di trovarsi di fronte a più persone, fatto di per sé più pericoloso, a complicare le cose subentra il ruolo sociale che la persona che vi sta importunando ha all’interno del suo gruppo.

Potrebbe essere il “capetto” oppure un gregario in cerca di prestigio agli occhi degli altri: il fatto di mettersi a fare il bullo con voi potrebbe avere un significato di esibizione all’interno del branco.

In queste condizioni tenere un comportamento assertivo (non offendere l’altro, dialogare su un piano di rispetto reciproco), diventa ancora più importante e più difficile.

Mentre si tenta di attuare la de-escalation, ulteriore attenzione deve essere rivolta agli aspetti posturali e di gestione della distanza fisica.

Oltre ad evitare che l’altro (e gli altri) si avvicinino troppo, occorre impedire a tutti i costi l’accerchiamento che vi renderebbe automaticamente vittime di un pestaggio. Mentre parlate, negoziate, ascoltate l’altro, e soprattutto cerca di spostarti in modo da avere sempre e solo UNA persona di fronte.

Cerca di fare in modo che la sagoma dell’individuo con cui parli sia sempre tra voi e il resto del gruppo. Se gli altri si muovono a ventaglio tentando di accerchiarti, spostati immediatamente con tutta la naturalezza di cui sei capace, utilizzando anche quello che offre il terreno: alberi, auto parcheggiate, lampioni, tutto ciò che serve per creare ostacolo ed intralcio agli altri.

Se non ci riesci non ti resta che combattere o fuggire ma se vedi che si muovono non stare fermo.

 

 

I testimoni, il tribunale

Un aspetto di cui devi tenere conto nella scena del delitto sono gli eventuali testimoni e dall’ultimo spirito onnipotente che aleggia sulla scena dantesca: il giudice di tribunale.

I testimoni teoricamente dovrebbero essere l’elemento risolutivo di ogni crimine: presenti sulla scena, intervengono a difesa della vittima (non per nulla una delle raccomandazioni più trite è quella di frequentare posti dove c’è gente) e poi si mettono a disposizione della legge, puntando l’indice sul malfattore, affinché Giustizia trionfi.

La realtà è diversa.

Nella maggior parte dei casi, appena gridi disperatamente aiuto, le persone si dilegueranno, se non potranno farlo diranno di non aver visto e di non aver sentito, se saranno costretti a testimoniare non è assolutamente scontato che riferiscano in modo attendibile come sono andati realmente i fatti ma dandone una loro interpretazione distorta (pericolosissimo in fase processuale).

Desolante, ma come capita spesso di vedere da filmati di eventi di cronaca è più facile che facciano un video che ti provino ad aiutare o a dissuadere i litiganti o aggressori.

Al di la della propensione di un possibile testimone a passare i guai per causa nostra, c’è un altro dato di cui devi tenere conto: il testimone, nella maggioranza dei casi, non ha ne’ le competenze ne’ il giusto grado di attenzione per poter valutare l’accaduto in tutta la sua complessità (rituali, decisione, linguaggio corporeo, preparativi).

Che cosa significa?. Che rischia di dire che sei stato tu a picchiare l’aggressore anche se ti stavi difendendo.

Facciamo un esempio: Cammini per strada, senti una frenata e uno schianto. Alzi gli occhi e vedi due vetture incastrate una dentro l’altra.

Sei quindi un testimone dell’incidente. Però la tua attenzione sull’accaduto è solo dal momento dello schianto, perdendo tutte le circostanze e le sequenze precedenti.

Il fatto che uno dei conducenti parlasse al cellulare mentre era al volante, la velocità dei due mezzi, magari la sterzata di uno dei due guidatori per evitare un cane che attraversava…

Avviene lo stesso nel caso di una rissa o un’aggressione: senti un rumore, delle grida, ti volti e vedi due che se le danno di santa ragione.

Ora, come testimone devi dire chi ha iniziato, se c’è stato da parte di uno dei contendenti un intento provocatorio, oppure uno dei due ha tentato in tutti i modi di calmare l’altro, capisci come quello che è realmente successo può essere distorto dalle tue affermazioni?.

Malgrado questa distorta attendibilità che può dare un testimone, i tribunali ed il processo penale continuano a considerare le testimonianze alla stregua di prove oggettive, per intenderci come trovare le tue impronte digitali su una pistola.

Ora dopo questa chiacchierata, qualunque tecnica di dissuasione o di difesa stai pensando di adottare devi tenere in considerazione questo quadro, si lo so, sei preoccupato!!.

Andrea


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La citazione del giorno 055 – Ted Wong

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“Quando sento gente che dice “non dovresti preoccuparti tanto di allenarti come faceva Bruce Lee né di seguire i suoi insegnamenti, perché tu non possiedi le sue doti”, mi rendo conto che costoro non hanno capito il punto essenziale del pensiero di Bruce Lee. Egli ci ripeteva spesso di non essere niente “di speciale”, ma che, piuttosto, si affidava semplicemente ad un addestramento molto scrupoloso. Bruce era così bravo perché tale si era reso. Egli stava sempre ad allenarsi, inoltre cercava modi per rendere la sua pratica ancora più efficace. Si esercitava a lungo e duramente per ogni centimetro di progresso che fece. Non aspettatevi risultati al livello di Bruce Lee, se non siete intenzionati, per ottenerli, ad impiegare il tempo che impiegò lui.”

(Ted Wong)


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