Posizione di guardia nell’imminenza di un attacco

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Nelle fasi iniziali di un’aggressione fisica, una posizione di guardia appropriata può rappresentare un elemento decisivo per risolvere la situazione.

Andiamo ad affrontare gli aspetti pratici di natura tecnica, psicologica e legale.

Spesse volte ricorre, specialmente tra i cultori delle arti marziali, il dilemma di quale posizione di guardia sia più indicata nell’imminenza di un attacco.

Anche qui ce n’è per tutti i gusti:

  • I pugili e gli stili filippini (panantukan) si presentano con la classica posa con i pugni alzati a coprire il viso, con le gambe leggermente flesse, molto mobili e rapidi nei movimenti.
  • I praticanti di lotta con il loro approccio con le mani avanzate e i piedi appoggiati a terra per intero per avere un baricentro basso
  • I Praticanti di Muay Thai con una guardia alta avanzata e il baricentro alto con i piedi con il tallone sollevato.
  • I marzialisti orientali, di scuola giapponese con le classiche posizioni di Kiba dachi: posizione del cavaliere (alcuni aggiungono “di ferro”),
  • I marzialisti che praticano arti cinese nella forma del loro stile,
  • I praticanti di Wing Chung nella loro tipica guardia, Man-sao, Wu-sao –> Man Sao (“mano che cerca”), la mano più avanzata, Wu Sao (“mano che protegge”), la mano arretrata
  • ecc.

Ps. C’è anche chi ricorre alle pose più o meno fantasiose che certa filmografia ci ha reso familiare.

Ognuno ovviamente sostiene la bontà della propria impostazione motivandola più o meno tecnicamente, ma parlando di difesa personale nell’imminenza di un attacco si tratta di una guardia nascosta, diversamenet è meglio che attacchi perchè mettersi in guardia davanti a qualcuno l’unica cosa che capisce è che vuoi fare a botte.

Quello che però devi capire è che la posizione di guardia è un elemento fondamentale, capace in alcuni casi di decidere la sorte di un’aggressione, per esempio dissuadendo l’energumeno dal procedere nei suoi propositi o mettendoti nella condizione di non venire sorpreso da un attacco improvviso.

La posizione di guardia nell’imminenza di un attacco è costituita da due aspetti:

  • tecnico
  • psicologico

entrambi devi studiarli in ogni dettaglio.

Cominciamo dall’aspetto tecnico: una posizione di guardia, qualunque essa sia, ha lo scopo di rendere agevole l’esecuzione delle varie tecniche, dei vari movimenti o, se si preferisce, di tutte le tattiche offensive e difensive che si è capaci di attuare.

Per questo il pugile, che usa esclusivamente i pugni per colpire, si mette in quella posa funzionale al tipo di azione che deve compiere.

Il praticante di Muay Thai preferisce una postura col baricentro più alto, favorevole all’utilizzo dei calci.

Il praticante di Jiu Jitsu preferisce una postura col baricentro più basso, favorevole all’utilizzo delle proiezioni.

Ulteriori elementi che determinano la posizione di guardia, sono il mantenimento dell’equilibrio (indispensabile per resistere ad un attacco), la necessaria mobilità (indispensabile per attaccare e schivare)  e la protezione dei punti vitali del corpo.

Così, a seconda della disciplina appresa, i marzialisti opteranno per una posizione mobile e relativamente eretta (per esempio come la guardia “alta” dei pugili) o all’estremo opposto per una posizione più rigida, dal baricentro molto basso, come nel Karate Shotokan, dove alla mobilità saettante del pugile si preferisce ricorrere a colpi singoli e devastanti con le braccia e le gambe.

Dal punto di vista psicologico, la posizione di guardia è la rappresentazione in termini di linguaggio corporeo del nostro essere pronti a reagire, e di essere in grado di farlo in modo tecnicamente efficace.

Riassunto, vuoi fare a botte!

Parlando di difesa personale la domanda che devi portu è la seguente: se ti trovi nell’imminenza di un’aggressione, è utile ed opportuno assumere una posa da combattimento, ispirata ad un’arte marziale tradizionale?

La risposta è NO!! , sia per motivazioni psicologiche che tecniche.

La prima considerazione da fare è in termini di adeguatezza al contesto e allo scenario tipico di un’aggressione.

La strada non è la palestra.

Un conto è fare sparring o kumite tra le mura sicure della palestra, un conto è fronteggiare un personaggio subdolo e mutevole come un aggressore moderno.

Si tratta di un mondo senza regole, dove l’unica cosa he devi sapere è… che non ci sono regole.


Non è detto che veniate sfidati in modo aperto dal vostro carnefice, quello potrebbe avvicinarsi con un pretesto per poi colpirvi a tradimento, oppure potrebbe litigare con voi e colpirvi un attimo dopo avervi detto prorpio che non vuole litigare!.

Che veniate o meno sfidati a singolar tenzone, che siate o meno avvicinati con fare sospetto, reagire mettendovi in posa da combattimento è dannoso per una serie di motivi:

Automaticamente si innalza il livello dello scontro, favorendo un’escalation e quindi l’esito cruento.

Se qualcuno si avvicina a te per litigare e voi vi mettete subito in posa da pugile, con i pugni bene in vista, automaticamente l’altro si sentirà sfidato e una banale scaramuccia verbale si trasformerà in un combattimento.

Peggio ancora per le persone che pur non possedendo alcuna preparazione tecnica marziale , si mettono in posa alla Bruce Lee solo perché l’hanno visto fare al cinema. Pazzia, come il presentarsi ad una sparatoria con una pistola giocattolo.

Le donne che praticano arti marziali sono particolarmente a rischio, da questo punto di vista, in quanto il molestatore, o l’aspirante stupratore appena incontrato, potrebbe cogliere l’aspetto di sfida comunicato da una posa da combattimento, in termini di provocazione sul piano del proprio ego virile, attaccando così con tutta la forza di cui è capace perchè davanti non hai una persona per bene e magari è uno a cui piace picchiare le donne, le da piacere, riempie il suo ego.

C’è anche un aspetto di inadeguatezza al contesto normativo di cui tener conto perchè come sai, quasi mai i testimoni (se ci sono) intervengono in difesa di chi ne ha bisogno.

La polizia dal canto suo, nel caso in cui dovesse intervenire, una delle prime cose che fa è proprio quella di identificare i presenti allo scopo di raccogliere la loro versione dei fatti. Immaginate cosa succede se uno di questi testimoni dice “beh, a un certo punto quello lì si è messo in guardia come Tyson e gli ha tirato un pugno…”, alla fine diventi tu l’aggressore!.

Una delle sensazioni che provo, in questi casi, è come agli occhi della Legge nessuno sia più inviso del cittadino che si difende da un criminale: più degli articoli del Codice di Procedura Penale che normano la legittima difesa, quello che sorprende maggiormente è l’interpretazione restrittiva che tendenzialmente ne danno giudici e magistrati.

Non sia mai che si scopra che colui che si è difeso pratica arti marziali: il giudice o magistrato, salterebbe sulla sedia chiedendogli perché mai, avendo un tale addestramento, non ha reso innocuo l’ aggressore con una leggera torsione del braccio, anziché metterlo al tappeto con un pugno sul mento.

Quindi la posizione di guardia da strada, che pure in qualche modo è necessario assumere, deve soddisfare una serie di esigenze in più rispetto a quanto avviene in palestra.

Le arti marziali in genere non offrono soluzioni convincenti, anche se il Jeet Kune Do e il  Krav Maga, che sta diventando di moda in questi ultimi anni, sembra per lo meno prendere in considerazione il problema.

Queste arti marziali o sistemi che si propongo come metodi di combattimento da strada (anche se nel caso del  krav maga le sue origini sono di tipo militare) prevedeono entrambe ma nel caso del Jeet Kune Do è la prima guardia che viene insegnata, una posizione di guardia subdola ed ingannevole, con le mani alte ed aperte, con le palme in avanti, quasi nell’atteggiamento di chi non vuole nuocere.

Ve la ricordate Jennifer Lopez nel suo film “via dall’incubo”? Nella scena madre, affronta il cattivo (nonché marito, nel film) Billy Campbell in un duello mortale dove alcune inquadrature suggestive hanno come protagonista la bella Jennifer in quella strana e contradditoria posizione di guardia.

L’aspetto subdolo e contraddittorio della posa del JKD e del Krav Maga consiste in una sua doppia valenza: di resa apparente (non voglio nuocere) e di prontezza all’azione.

Quelle mani aperte, infatti, possono scattare in avanti repentinamente e colpire bersagli vitali, o capaci di incapacitare in un attimo l’avversario: occhi, gola, per esempio.

Questa illustrazione, ci consente di introdurre uno degli aspetti fondamentali in termini di tattica e strategia, da tenere nell’imminenza di un combattimento: la dissimulazione.

Se vogliamo parlare di quale posizione assumere nell’imminenza di un’aggressione, dobbiamo prima fare un piccolo passo indietro e chiarire che l’aggressione in realtà è un evento quasi sempre suddiviso in fasi.

Difficilmente l’aggressore si materializza dal nulla, a mezzo metro da noi,  e comincia a massacrarci di botte: quasi sempre, invece, si verificano dei rituali di avvicinamento, magari molto rapidi, che in qualche modo sono caratteristici di ciascuna tipologia di aggressore.

Può trattarsi di un pretesto, oppure di un'”intervista” fatta di intimidazioni e minacce.

Comunque vadano le cose, la sequenza di avvenimenti che portano alla violenza, in genere inizia ad una certa distanza, seguita da un progressivo avvicinamento fisico dei contendenti.

Da questo deriva il fatto che, qualunque sia la posizione di guardia che hai scelto, è inutile ed inopportuno mettersi in tale posa quando l’altro è ancora a distanza.

Se l’energumeno è ancora a qualche metro da noi e non sembra ancora deciso ad avvicinarsi, per prima cosa possiamo tentare di fare un po’ di de-escalation  magari utilizzando le tecniche di comunicazione assertiva di cui abbiamo spesso parlato.

Dal punto di vista posturale si tratterebbe semplicemente di attuare un modo corretto di stare di fronte ad un individuo di cui non si conoscono le intenzioni, con una postura rilassata ma pronta ad entrare in azione.

Solo se la situazione precipita e il tuo aggressore si avvicina troppo, allora occorre che assumi immediatamente una posizione di guardia vera e propria, ma con precise caratteristiche e finalità:

  • Cercare di calmare o dissuadere il picchiatore
  • Proteggere il tuo corpo il più possibile
  • Consentire una reazione rapida ed efficace in caso di attacco
  • Consentire un fulmineo “attacco preventivo” qualora si capisca che la situazione non è più gestibile.
  • Comunicare con gli eventuali testimoni i quali, guardando la scena, devono capire al volo che l’aggressore non sei tu.

La “tua” posizione di guardia, deve dissuadere ma non provocare, deve essere eretta, rilassata, con la testa ben indietro, con le braccia e le gambe posizionate in modo da delimitare la distanza che il tuo aggressore non può varcare senza colpirvi (ed essere colpito).

Non stare con le braccia a penzoloni o le gambe larghe per fare vedere che non hai paura e che sei un duro: ti prendi subito un pugno in faccia o un calcio nelle palle.

Non sottovalutare MAI il tuo aggressore o giocare ad avere un atteggiamento da duro.

Tieni le braccia alte, protese in avanti ma non troppo, con i gomiti bassi che proteggono il corpo, con le mani aperte, le dita verso l’alto e all’altezza del viso (ricordate il Papa: “pace e bene” ). Non tenete le braccia tese e rigide, muovetele con un movimento continuo ma lento, su e giù, nel gesto di chi vuol riportare qualcuno alla calma.

Chi ti vede, deve farsi l’idea che stai cercando di calmare e di  tenere a distanza il tuo aggressore.

Le tue mani in avanti in realtà sono la tua protezione (se la postura è corretta l’avversario non riesce a prendere di mira uno dei vostri punti vitali, disturbato anche dal movimento ritmico delle braccia), e sono le tue antenne.

L’aggressore potrebbe scattare in avanti, ma prima di colpirvi dovrebbe prima toccare le vostre  mani o il vostro braccio.

Attenzione alla posizione delle vostre gambe: il peso del corpo deve essere sulla gamba posteriore con la punta nella direzione dell’aggressore mentre quella anteriore che è alleggerita del peso, deve essere pronta  ad alzarsi per stoppare un calcio in arrivo o una carica dell’aggressore con il piede verso l’interno di circa 30 gradi.

Questa posizione delle gambe costituisce una protezione passiva del basso ventre: si noti la vista frontale con la punta del piede avanti ruotata, insieme al ginocchio,  verso il centro del corpo. Questa posizione, pur consentendo ancora un buon equilibrio, costituisce una protezione efficace dai calci all’inguine.

Questa posizione è un dettaglio di una importanza incredibile!. Ricordati che non è sport da combattimento è il calcio nelle palle è qualcosa che spesso viee usata se lasci lo spazio.

Non restare mai frontale all’agressore ma cerca di restare in diagonale dal lato della sua mano e gamba avanzata: lui cercherà di spostarsi e di girarti attorno cercando un bersaglio, ma tu devi a tua volta spostarti, cercando di mantenere la posa “dissuasiva” e, contemporaneamente, cercando di portarti sul suo lato debole (quello del braccio e della gamba avanti come ti dicevo prima), perchè è meno carico rispetto agli arti dietro.

Se lui dovesse avvicinarsi o scattare verso di voi, non appena senti il contatto o vi sfiora, afferra il suo braccio debole quello avanti (sarebbe quello più vicino a te se hai fatto tutto bene) e colpisci con tutta la tua forza, col tuo braccio più valido, possibilmente sulla mandibola, tra il mento e l’orecchio.

Ora non ha senso scrivere cosa fare perchè le variabili sono moltissime, ma quello che voglio dire è NON ESITARE A COLPIRE CON VIOLENZA, PER FARE MALE.

E continua a colpire o scappa lontano più che puoi e vai a denunciare l’accaduto.

La tua regola è salvarti la pelle! Stop, il resto viene dopo.

Andrea


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