Nella difesa personale la tecnica può essere inutile senza un training psicologico

Nella difesa personale la tecnica può essere inutile senza un training psicologico perchè lo stato emotivo di una aggressione o una minaccia che arriva in un momento qualunque della tua giornata può nonostante la tua preparazione portare a bloccarti o a non mettere il giusto livello di aggressività o sottovalutazione del pericolo.

Oggi se cerchi nel web, nelle bacheche e negli annunci su internet è pieno di corsi di difesa personale che ti promettono in poco tempo di apprendere tecniche di difesa in caso di aggressione.

Tu hai mai imparato qualcosa di estremamente complesso e con variabili praticamente infinite in poco tempo?.

Ecco, ti stanno promettendo quello! E sai la cosa peggiore? Senza conoscerti.

Se vuoi crederci sei libero/a di farlo, ma sai perchè fanno quello?. perchè fortunatamente le possibilità che tu venga aggredito/a sono molto basse e magari anche se avrai questa sfortuna sarà passato tanto tempo, non ti sei più allenato/a e quindi ti sei dimenticato/a quello che avevi imparato non pensando che forse non è colpa tua, ma di quel metodo formativo assurdo e inutile basato su un mix ti tecniche prese qua e là, decontestualizzate e senza un “contatto” diretto con la realtà.

L’apprendimento di tecniche di autodifesa è sostanzialmente inutile se non è sostenuto da un adeguato training psicologico.

Non è sufficiente allenarsi in un corso di difesa personale per essere in grado di affrontare un aggressore per strada.

L’esperimento marziale della Rocky Mountain Combat Application Training (RMCAT), con sede in Colorado nonostante la limitazione del test è stato uno dei primi approcci scientifici a sostegno di questa tesi.

Ora voglio fare assolutamente una premessa, non significa che questo esperimento fornisce una verità assoluta, non è così ma offre comunque degli spunti di riflessione utili che sono importanti in un conflitto contro un aggressore e anche se presenta molte criticità è comunque un lavoro che consiglio di praticare anche nelle palestre con le dovute protezioni per capire esattamente che cosa significa e non scrivere stupidi commenti senza aver provato test di questo tipo.

Ora per tornare sull’ esperimento, la dinamica del test consisteva nel ricreare alcune situazioni in cui alcuni volontari esperti di diverse arti marziali vengono messi a turno davanti ad un “picchiatore da strada”.

Quest’ultimo portava una maschera per non essere riconosciuto e il suo compito era quello di procedere con insulti e minacce e i marzialisti non potevano peró fare nulla fino a quando il balordo non avesse tentato di attaccarli.

Ora già da questo potete capire che si parte da una condizione di svantaggio perchè non puoi anticipare l’aggressore, ma .. non è proprio così come lo raccontano perchè sei tu che devi fare “il tuo lavoro”.

I risultati del test sono stati sconcertanti: la maggior parte dei volontari non ha saputo gestire la tensione psicologica causata dalla rabbia, prima verbale e poi fisica, del soggetto in maschera.

Quasi tutti sono stati sopraffatti dal picchiatore da strada, non riuscendo per nulla a mettere in pratica i principi e le tecniche della loro arte marziale.

Come se non bastasse, i volontari non erano pivelli alle prime armi: si trattava di cinture nere, istruttori e maestri.

La conclusione della Rocky Mountain Combat Application Training (RMCAT): le arti marziali non sono efficaci nella difesa personale. Ora considerate che dietro questo test c’è anche molto marketing ma anche molti punti di spunto e riflessione.

La conclusione è esagerta nel senso che non è l’arte marziale in se ma la non abitudine a operare in un determinato contesto e su dinamiche differenti e quindi tu se pratichi arti marziali dovresti testare una situazione “critica”. Il “picchiatore mascherato dell’esperimento”, oltre appunto alla maschera, era bardato di protezioni su tutto il corpo perché i marzialisti dovevano essere lasciati liberi di essere più efficaci possibili senza limitarsi.

Dunque i ragazzi del test sapevano a cosa andavano incontro ma avevano tutti anche un grosso limite, non sapevano quando sarebbero stati attaccati durante il diverbio verbale e non potevano attaccare fino a quando l’aggressore partiva.

Questo svantaggio non è poco, ma se non adotti una corretta posizione difensiva diventa difficile riuscire a resistere a un assalto furioso e aggressivo perchè lo stai subendo visto che non puoi partire per primo.

Altre critiche sull’esperimento come il peso dell’aggressore, le sue capacità, ecc. non hanno senso perchè sono delle variabili che devi tenere in conto per la strada, è uno sconosciuto che può essere un cretino come un esperto, ma comunque l’esperimento consisteva anche in questo e se si tratta di un esperimento di difesa personale seppur con delle limitazioni le regole stanno a zero.

Ps. Nella mia formazione e nel mio metodo ci sono dei protocolli di qualificazione periodici dove si fanno simulazioni molto provanti come su scariche di pugni e calci perchè servono sia per te che lo subisci per non spaventarti e sapere come reagire che quando fai l’aggressore per portare un attacco senza pietà (attenzione caschetto e protezioni complete).

  • Test1 – Discussione verbale contro uno ma devi aspettare che attacca
  • Test2 – Discussione verbale contro uno ma puoi partire quando vuoi
  • Test3 – Discussione verbale contro due ma devi aspettare che attacca
  • Test4 – Discussione verbale contro due ma puoi partire quando vuoi
  • Test5 – 30Kg di differenza
  • Test6 – 3 contro 1
  • Test7 – Bastone contro mano nuda
  • Test8 – Knife o bottiglia contro mano nuda
  • Test9 – Minaccia da arma da fuoco
  • Test10 – Contesto variabile (luogo, luce, clima, abbigliamento, ecc)

ps. Questi sono solo alcuni aspetti di test che sono necessari per iniziare a comprendere alcuni meccanismi. All’inizio sbaglierai ma ogni errore è una lezione importante è in un ambiente controllato puoi sbagliare e imparare da questi errori.

Da questo esperimento si deducano alcune cose:

  1. Chi parte per primo ha un grosso vantaggio.
  2. La variabile psicologica dove le arti marziali non sono pronte a gestire gli insulti e le minacce vere e aggressive di un “uomo della strada” che li distrae dal vero pericolo.
  3. Che anche se le arti marziali le sapacciano come semplici non è facile usare colpi “scorretti” ai genitali, agli occhi e alla gola, per essere efficaci richiedono una precisione importante.

Non basta girare armati, apprendere un’arte marziale, aver frequentato un corso di autodifesa per poter dire “mi so difendere“.

Chi dice così, semplicemente, non si è mai trovato veramente nei guai e sta coltivando pericolose e false sicurezze.

Non basta allenarsi duramente, magari per anni, a tirare pugni e calci ad una sacco, o fare sparring con i compagni in palestra.

Non basta nemmeno munirsi di armi varie (legali o meno) per essere in grado di difendersi.

Perché quando si affronta la realtà, magari rappresentata da un vero picchiatore da strada o da un bandito armato, lo scenario per il quale credevamo di essere preparati, cambia totalmente.

Il problema non sono le tue capacità tecniche ma le tue capacità psicologiche!.

E così leggiamo i casi di istruttori di arti marziali, o comunque di praticanti avanzati, come cinture nere o simili, i quali nel momento della verità, magari nel sottopassaggio della stazione, hanno sperimentato un’umiliante incapacità di reagire efficacemente e subendo l’aggressione.

Ripeto! Il problema non era la loro conoscenza tecnica ma la loro preparazione psicologica.

Negli storici di aggressioni le performance di alcuni portatori di armi sono risultate inutili:

  • Qualcuno è riuscito a spararsi su un piede nel convulso tentativo di tirare fuori l’arma.
  • Certi portatori di coltello, o di spray accecante, nemmeno sono riusciti a estrarre dalla tasca il marchingegno, disorientati e shockati com’erano.
  • Alcuni sotto l’effetto del panico, si sono addirittura dimenticati di averlo appresso, salvo ricordarsene a cose finite…

Cos’è successo quindi?, perché persone tecnicamente preparate a difendersi (almeno sulla carta) hanno dato una prova così deludente?.

La risposta è complessa e risiede sia nell’aspetto “cognitivo” che in quello psicofisico e caratteriale della vittima.

Un esempio di qualche settimana fa, durante un incontro di Muay Thai uno dei due fighter ha colpito da dietro alle spalle l’avversario in maniera lecita ma anti sportiva, uno spettatore è salito e ha aggredito il fighter che ha avuto una reazione scomposta, sorpresa, impaurita eppure si trattava di un fighter ancora pieno di carica adrenalinica e che sa combattere, eppure la sua reazione è stata di sorpresa, remissiva, ha subito l’aggressore e solo l’intervento dell’angolo e della sicurezza ha stoppato l’azione dello spettatore. Eppure si trattava di un fighter preparato, ma non ha un contesto improvviso, non abituale e senza regole. Sicuramente se ora ricapitasse sarebbe diverso, ma .. non ricapiterà o molto difficilmente.

Per quanto riguarda il problema cognitivo, il più delle volte è mancata la conoscenza dei rituali di attacco del combattente da strada e il fattore sorpresa ha giocato a sfavore della vittima.
In palestra, difficilmente vengono affrontati questi argomenti: prima di un combattimento ci si saluta, a volte ci si da la mano, poi inizia un duello leale, con tanto di regole ed un arbitro che garantisce sul loro rispetto.

Per strada non è così. La prima regola è che non ci sono regole e poi il rituale che porta allo scontro il più delle volte è coperto, subdolo.

Se non conosci questo rituale, ti trovi a chiederti se quello ha veramente intenzione di attaccarti, e mentre te lo chiedi ti arriva un pugno in faccia che ti stende.

Nelle palestre, così come nei corsi di autodifesa, troppo spesso si allenano le persone a reagire all’aspetto “fisico” dell’aggressione. L’istruttore dirà “Ecco, lui ti afferra così, tu ti giri e colpisci con il gomito…ecc.”, per fare un esempio.

Tecnicamente sono informazioni che ti servono e che vanno allenate, anche se nel mio metodi di allenamento non utilizzo pacchetti preconfezionati perchè quello che serve sono degli skills che devono adattarsi alla situzione ed è per questo che non esiste una tecnica singola di risposta a un deterninato tipo di aggressione, non può essere così perchè anche qui devi imparare ad adattarti al contesto.

Il problema è quello di agire prima di dover reagire e ciò è possibile solo giocando d’anticipo, capendo al volo che tipo di avversario vi trovate di fronte ed in che modo agirà.

Quando ti trovi dentro una aggressione forse è già troppo tardi e ti spiego perchè.

Purtroppo, nessun delinquente ti attaccherà cercando di darti il vantaggio del tempo di reagire o capire cosa sta per succedere. Il suo attacco sarà sempre subdolo, mascherato, vigliacco, proprio per sorprenderti.

Per fare questo ricorrerà alla sorpresa e per avere la sorpresa dalla sua parte, ricorrerà all’inganno.

Per questo un ruolo importantissimo è dato dalla lettura ed interpretazione del linguaggio del corpo, l’unico in grado di darci indizi attendibili sulle vere intenzioni dell’altro.

L’incapacità di riconoscere i segni premonitori di un attacco, farà sì che la vittima, magari reduce da mesi di allenamento in palestra, si trovi KO ancora prima di realizzare che l’aggressione è in corso.

Un’altro aspetto fondamentale è la sostanziale impreparazione delle maggior parte delle persone nel fronteggiare le reazioni psicofisiche legate alla paura.

Vivere al riparo della società civile, o almeno nella presunzione che sia così, ha di fatto ridotto la tua abitudine a fare i conti con questa emozione primaria. Il risultato è che, quando ci imbattiamo in situazioni di pericolo, non abbiamo più schemi adeguati per farvi fronte.

Allora è normale sperimentare paralisi e indecisioni che possono risultare disastrose quando, invece, sarebbero richieste reazioni immediate e risolutive, con un livello di violenza incredibile o una fuga immediata se possibile, come fanno gli animali.

Le persone che cadono vittime degli eventi, facilmente rimangono disorientate e bloccate a causa dei sintomi fisiologici che si accompagnano alla paura intensa:

  • dispnea,
  • tremori,
  • tachicardia,
  • secchezza delle mucose,
  • limitazioni del capo visivo (il cosiddetto “effetto tunnel”),
  • rigidità dei movimenti,
  • fino alla paralisi,
  • ecc.

Addestrare una persona a combattere la paura è qualcosa di complicato perché ognuno di noi reagisce in modo diverso alle diverse situazioni di pericolo e perché ognuno di noi ha una soglia di sopportazione diversa rispetto agli eventi stressanti.

Ci sono persone che precipitano nel panico di fronte a stress moderati, come il parlare in pubblico, o chiedere il numero a una ragazza e che poi sembrano reagire con freddezza a situazioni di rischio estremo.

Che si tratta di incoscienza o sottovalutazione del pericolo quello che conta è la corretta risposta che permette di salvarti la vita.

La complicazione maggiore è data dal fatto che per imparare a vincere la paura l’unico mezzo realmente valido è… provare paura più e più volte, in modo da diminuire la tua sensibilità verso quest’emozione primaria. Una sorta di “vaccinazione”, quindi, che passa attraverso la presa di coscienza delle nostre reazioni di fronte al pericolo.

Va da sé che è praticamente impossibile riprodurre in un corso di autodifesa la situazione di stress emotivo che si genera durante un’aggressione, senza far correre seri rischi all’allievo.
L’addestramento a vincere la paura rappresenta quindi una delle sfide più ardue per chi si occupa di formare le persone all’autodifesa.

Un’altro aspetto importante è quello legato agli aspetti caratteriali ed educativi della persona.

In questo senso, il combattente da strada ha caratteristiche ben precise e non possederle rappresenta uno svantaggio incolmabile, quando si deve combattere per la vita.

E’ inutile possedere un’arma, avere il miglior addestramento tecnico, sapere controllare la paura se poi, al momento della verità, esiterete perché non vuoi fare male o vi ripugna storpiarlo e ferirlo gravemente, vedere schizzare il sangue dal naso del vostro avversario, vi fa ribrezzo l’idea di infilargli un dito in un occhio per cavarglielo oppure rompergli un braccio.

Purtroppo, un protocollo di autodifesa efficace, specialmente quando esiste un forte divario di forze come nell’autodifesa femminile, prevede quasi esclusivamente tecniche “sporche” che richiedono l’uso di una violenza, di fare cose che vanno al di là della concezione della maggior parte delle perosone.

Saper coltivare nell’allievo un’aggressività feroce e priva di inibizioni, il cosiddetto “killer instinct“, è il compito più difficile e delicato di un istruttore perchè non si tratta di qualcosa di fisico e tecnico ma di una modifica e adattameto psicologico al contesto che deve avvenire in un istante una volta che è “sentito” il segnale rosso.

Solitamente questa tipologia di formazione viene data a gruppi e reparti militari.

Ora non si tratta di trasformare persone miti e socievoli in assassini abbruttiti, ma si tratta di far sì che l’allievo sappia scatenare la propria violenza in modo finalizzato, ovvero in un contesto in cui la sua sopravvivenza è a rischio.

Si tratta di riprogrammare la tua reazione quando viene stimolata da determinati imput esterni.

Come puoi intuire si tratta di un compito che richiede molta responsabilità, non per tutti, sempre in bilico tra il rischio di fornire un training troppo blando, superficiale e quello di trascendere, andare oltre con il rischio di creare nuovi e pericolosi disadattati sociali e psicologici.

Ora pocchissimi corsi di autodifesa sono in grado di fornire soluzioni convincenti per imparare a fare tutto questo, perchè richiedono delle competenze non comuni.

Alcuni istruttori sostengono di addestrare e non allenare. La differenza è evidente:

  • chi allena pensa ai muscoli e ai riflessi,
  • chi addestra pensa alle situazioni e alle circostanze.

Serve un mix ma più sbilanciato verso la seconda visto che si parla di difesa personale e non di combattimento sportivo.

In un caso o nell’altro quasi nessuno pensa alla singola persona e al suo personalissimo modo di rispondere alla paura, alla sua capacità di utilizzare al meglio le sue risorse oppure al suo rimanere interdetta e non riuscire a reagire. Per questo il ruolo dell’istruttore diventa fondamentale perchè deve riconoscere la singola persona e non una classe di allievi, perchè ognuno di loro ha una sua psicologia e reazione di fronte alla paura, alla cattiveria, alla violenza, ecc. e su ognuno è necessario costruire un percorso personalizzato.

Gli istruttori che continuano a credere di insegnare le loro tecniche per:

  • cavare occhi,
  • castrare a pedate stupratori usciti dall’ombra,
  • disarmare mani armate di coltello (aiuto!!!)
  • o di pistola (aiuto!!!),
  • ecc.

magari tendando e dicendo di rendere “realistico” il loro allenamento (o “addestramento” secondo i più convinti) inondando i loro allievi di adrenalina allo stato puro, ottenuta con ritmi forsennati o colpi sferrati a piena forza, gridandogli in faccia come se correre il rischio di rimanera con debito di ossigeno in palestra fosse lo stesso di una minaccia di coltello di uno sconosciuto davanti alla faccia dentro la metropolitana, o di un pestaggio in strada di due tossici, o di un “vero” stupro…

No, non è la stessa cosa e non lo sarà mai.

Il panico è una cosa seria, e non lo si otterrà mai in un contesto “amico”, dove tutti sono pronti ad aiutarti e pronti a soccorrerti nel caso in cui dovessi soccombere all’allenamento (o addestramento) “realistico”.

Nessuno è in grado di riprodurre in modo “legale” un contesto che sia lontanamente realistico in una palestra: ci vorrebbero le vie di uscita chiuse, nessuna protezione, un istruttore sadico che non interviene, e uno che gli stai veramente sulle palle che vuole fartela pagare o che vuole il tuo telefono, in pratica uno motivato a farti del male se non fai come vuole lui e in più questo deve avvenire quando non te lo aspetti in un giorno qualunque di lezione e in un punto qualsiasi (palestra, bagno, parcheggio, ecc) .

Allora forse si, che se ne esci vivo, tutto d’un pezzo e non definitivamente  traumatizzato, puoi dire che hai più o meno capito cosa succede, ma questa è qualcosa che non si può fare e significa farsi male.

Idealmente, un istruttore professionsta deve essere una specie di trainer in grado di rinforzare ed allenare anche gli stati emotivi e psicologici legati al combattimento e alle aggressioni che stanno sotto ai muscoli dell’allievo.

Anche questo fa parte dell’allenamento nella difesa personale.

Ci sono persone che hanno una reazione allo stress più accentuata di altri e che quindi hanno più difficoltà a gestire gli stati di paura.

Alcune persone sono da sempre vissute in un ambiente iperprotettivo e non hanno sviluppato un adeguato spirito di iniziativa. E’ naturale che persone così si trovino in difficoltà quando la situazione diventa critica, la capacità di improvvisazione e la mentalità di cavarsela da fuori può fare la differenza.

In ultimo, soprattutto se si tratta di difesa personale femminile o di soggetti che hanno una insicurezza cronica, o si sentono fisicamente poco prestanti, c’è un aspetto di fragilità ed insicurezza che rende più difficile a certe persone ad affermare il proprio diritto di esistere e di affermarsi nelle relazioni con gli altri.

Un allenamento “realistico” dovrebbe essere orientato a questi aspetti meno “muscolari” ma non meno essenziali, se l’obiettivo è formarti alla sopravvivenza.

Se stai facendo un corso dove non c’è questo tipo di formazione rischi di sprecare il tuo tempo e i tuoi soldi senza imparare realmente quello che ti serve se il tuo obiettivo è aumentare le possibilità di imparare a difenderti in caso di una aggressione da strada che ripeto non è lo sparring da palestra con i tuoi amici e compagni di allenamento.

Andrea

Come e quante volte devi lavare il tuo BJJ Gi (Kimono)

Ora oltre a lavarti tu, perchè non basta che lavi il tuo kimono, è necessario che mantieni pulito il tuo Gi per evitare di farti cacciare dai tuoi compagni di allenamento e per evitare di riempirti di batteri che possono causare infezioni.

Chi gestisce la palestra deve sempre cercare di mantenere il mat igienizzato e pulito ma anche tu per quanto riguarda la tua igiene personale (pulizia, unghie, ecc.) e la tua attrezzatura (BJJ Gi e Cintura, ecc.) devi essere attento per te stesso e per rispetto dei tuoi compagni di allenamento.

Ora pulire un Gi non è qualcosa di complicato e se chiedi consiglio a qualche casalinga, zia, amica sono sicuro che ti può dare ottimi consigli ma ti voglio dare anche io alcune raccomandazioni utili visto che alcuni amici mi hanno chiesto.

La prima cosa come pulizia è la tua, poi il gi e quella necessaria del mat perché dimostra il rispetto che hai nei confronti di tutti compreso te stesso ed è molto meglio a lottave con qualcuno che indossa un kimono pulito che con qualcuno che indossa un gi puzzolente.

Ora considera che in base a quanto ti alleni la situazione cambia, tu sai se ti alleni 3 volte alla settimana, 5 volte alla settimana o chi lo fa due volte al giorno, quindi ogni situazione è diversa.

Se hai una lavatrice a casa come immagino che sia è molto più semplice lavare il tuo Gi, però considera che in alcuni paesi del sud america non tutti hanno una lavatrice in casa e a volte questa operazione è più complicata.

La condizione ideale ma dispendiosa anche se negli anni è qualcosa di molto fattibile (fatti un salvadanaio metti due euro a settimana e a fine anno senza che te ne accorgi hai i soldi per comprarti un bellissimo Gi) è avere diversi kimono da indossare pulito ogni volta che ti alleni, ma questo lo capisco che per qualcuno è dispendioso e non è sempre possibile.

Idealmente, devi lavare il kimono dopo ogni sessione dura di allenamento, quindi quando lasci il kimono bagnato di sudore  e se fai sempre un allenamento con serietà capita tutte le lezioni.

Considera che ogli volta che ti alleni entri in contatto con i germi che sono sul tappeto,  portati  dai tuoi compagni di allenamento, da te stesso, ecc. , ad esempio una cosa schifosissima ci sono quelli che vanno in bagno a piedi nudi e tornano sui tappetini.

Se fai così in palestra fai veramente schifo!! Non sei a casa tua.

Come linea guida possiamo dire che devi lavarlo ogni volta che lo usi perché è meglio essere pulito ormai lo hai capito ma se non è possibile lavarlo dopo ogni lezione puoi usarlo di nuovo ancora una volta però in questo caso devi appenderlo subito all’aperto, preferibilmente al sole o, se puoi utilizza un asciugacapelli perché con il calore uccidi molti germi.

Questi proprio se non puoi lavarlo o se hai una emergenza 🚨 non deve essere una abitudine.

Se utilizzi più di due volte il tuo Gi senza lavarlo sinceramente rientri nella categoria dei puzzino ed è antigienico, prova farlo annusare alla tua fidanzata vediamo cosa ti dice, magari il tuo compagno di allenamento non si osa, ma pensa veramente che fai schifo.

Il mio consiglio è di averne almeno due da fare ruotare, personalmente ne ho 4 che faccio ruotare e di solito mi alleno più volte a settimana (negli anni ne accumuli di Gi e un mio consiglio visto l’alto abbandono nelle palestre è di guardare nell’usato o chiedere a compagni di allenamento che hanno iniziato e che per motivi vari hanno abbandonato).

Durante il fine settimana cerca di lavare insieme o in due volte i tuoi Gi per avere durante la settimana il tuo Gi pulito per allenarti senza puzzare e rispettare i tuoi compagni di allenamento.

RACCOMANDAZIONI SU COME FARE IL LAVAGGIO

Il gi è fatto di cotone e quindi devi trattarlo come tutti i capi di cotone. Lava i kimono colorati separati dai capi bianchi o altri gi bianchi (se li lavi insieme rischi di avere il kimono bianco macchiato e quelli colorati sbiaditi del colore).

Alcuni usano per i gi colorati l’aceto di mele, personalmente l’ho usato a Cuba perché non avevo i prodotti che ci sono qui nei supermercati per capi colorati ma non lo uso qui in Italia. Usalo invece se è la prima volta che lavi il kimono, questo quando si tratta di uno gi colorato.

Se dimentichi o lasci il kimono per 3 giorni nello borsa sudato dopo averlo usato lo rovinerai, come colore, come batteri, come odore, lo fai marcire.

Il modo più corretto è lavarlo sempre con acqua fredda, usa un  detersivo (liquido) e un pò di ammorbidente dopodiche mettilo ad asciugare fuori  all’aperto.

Attenzione se si utilizzi un essiccatore è probabile che il kimono si restringe le prime due o 3 volte che lo lavi e dopo queste 3 volte, non più. Se non si vuoi che si restringa  devi asciugarlo a temperatura ambiente.

Questo trucchetto lo puoi usare se è leggermente grande il tuo gi.

Non usare il cloro perché crea de danni al tessuto, il 99% dei kimono sono realizzati in 100% cotone e il cloro danneggia il tessuto.

È necessario fare lo sforzo e non solo per gli altri ma anche per te, di prenderti cura della tuapelle, perché è da lì che partono le infezioni sul tatami che possono essere gravi se trascurate, per questo ti ho consigliato sei saponi studiati appositamente.

Ps. Mettere il deodorante o un profumo sul tuo gi o su di te non significa che non puzzi o che è come come il lavaggio!

Quando vai in palestra fai come quando devi uscire con una ragazza o con un ragazzo quindi lavati e mettiti un “vestito” pulito.

Andrea

 

Non hai tempo per fare arti marziali o allenarti?


Non ho tempo di fare arti marziali è una delle tipiche frasi che si sentono dire da moltissime persone, non è una novità.

Onestamente non ci credo mai! Sono pochissime le persone ad avere impegni così importanti da non potersi ritagliare anche solo un’ora al giorno per allenarsi che anche se è poco o relativamente poco è molto meglio di niente.

Un’ora al giorno 7 giorni su 7 può essere anche un grande lavoro!!

Quando ti sembra di avere troppe cose da gestire nella vita, quando 24 ore in un giorno non sono abbastanza, ricordati di questa “piccola” storia, così trovi anche il tempo per allenarti o imparare le arti marziali.

Lo so che il lavoro e gli impegni familiari ti assorbono gran parte della giornata ma sono sicuro che c’è una parte della tua giornata che sprechi a fare cose inutili che potresti usare per fare altro.

Ora voglio che leggi questa storia e spero che ti possa aiutare a ritrovare il tempo e lo stimolo di andare in palestra e ricominciare ad allenarti abbandonando la scusa del “non ho mai tempo”.

La storia comincia cosi..

“Un professore stava davanti alla sua classe di filosofia e aveva davanti alcuni oggetti, quando la classe incominci a zittirsi prese un grande barattolo di maionese vuoto e lo inizio’ a riempire di palline da golf, chiese poi agli studenti se il barattolo fosse pieno e questi risposero che lo era.

Il professore allora prese un barattolo di ghiaia e la rovesciò nel barattolo di maionese, lo scosse leggermente e i sassolini si posizionarono negli spazi vuoti tra le palline da golf.

Chiese di nuovo agli studenti se il barattolo fosse pieno e questi concordarono che lo era.
Il professore prese allora una scatola di sabbia e la rovesciò nel barattolo, ovviamente la sabbia si sparse ovunque all’interno.

Chiese ancora una volta se il barattolo fosse pieno e gli studenti risposero con un unanime ‘si’.

Il professore estrasse quindi due bicchieri di vino da sotto la cattedra e rovesciò il loro intero contenuto nel barattolo andando così effettivamente a riempire gli spazi vuoti nella sabbia; gli studenti risero.

‘Ora’, disse il professore non appena la risata si fu placata, voglio che consideriate questo barattolo come la vostra vita: le palle da golf sono le cose importanti; la vostra famiglia, i vostri bambini, la vostra salute, i vostri amici e le vostre passioni, le cose per cui, se anche tutto il resto andasse perduto, e solo queste rimanessero, la vostra vita continuerebbe ad essere piena; i sassolini sono le altre cose che hanno importanza come il vostro lavoro, la casa, la macchina… la sabbia è tutto il resto, le piccole cose.

Se voi mettete nel barattolo la sabbia per prima non ci sarà spazio per la ghiaia e nemmeno per le palle da golf, lo stesso vale per la vita, se spendete tutto il vostro tempo e le vostre energie dietro le piccole cose non avrete più spazio per le cose che sono importanti per voi.

Prestate attenzione alle cose che sono indispensabili per la vostra felicità; giocate con i vostri bambini, godetevi la famiglia e genitori fin che ci sono…. portate il vostro compagno/a fuori a cena… e non solo nelle occasioni importanti ! tanto ci sarà sempre tempo per pulire la casa o fissare gli appuntamenti.

Prendetevi cura per prima delle palle da golf,le cose che contano davvero. Fissate le priorità… il resto è solo sabbia.’

Uno degli studenti alzò la mano e chiese cosa rappresentasse il bicchiere di birra.

Il professore sorrise: ‘Sono felice che tu l’abbia chiesto, serve solo per mostrarvi che non importa quanto piena possa sembrare la vostra vita, ci sarà sempre spazio per un paio di birre con un amico’.

Quando ti sembra di avere troppe cose da gestire nella vita, quando 24 ore in un giorno non sono abbastanza… ricordati di questa storia e trova il tempo per allenarti.

Personalmente so e ho sempre saputo di avere un grosso vantaggio, non guardo la TV. Quando tornavo alla sera da allenarmi il modo per rilassarmi era scrivere gli appunti di quello che avevo fatto e al mattino prima di andare al lavoro rileggerli.

Se solo pensi quanto tempo ti “ruba” la TV, i Social Network, la mail, leggere riviste inutili, si lo so è che sei stanco dalla giornata ma sono solo distrazioni, appagamenti di un momento che però paghi molto cari.

Quello che ti serve è solo cambiare abitudini e iniziare a fare al posto di quelle cose allenarti.

Scrivi tutto quello che fai su un foglio durante la giornata e annota quanto tempo lo fai e cosa potresti ottimizzare o evitare di fare e sostituiscilo con l’allenamento e l’arte marziale che pratichi.

Inizia con qualcosa di semplice e poi dopo qualche settimana aggiungi fasi dell’allenamento che sono importanti.

Buon allenamento!.

Andrea

La pillola del giorno 023 – Il focus sul Boxing Striking

Ci sono centinaia di colpi che puoi utilizzare, ma per coprire tutte le tecniche di attacco serve scrivere un libro (ci penserò).

Ma quello che voglio fare oggi è fornirti un focus sulle cose importanti che devi fare, qualunque colpo di pugno tu voglia tirare.

Ho messo le caratteristiche tecniche e tattiche che devi adottare, ho incluso le cose che ho trovato utili nella mia esperienza.

Non ho incluso i calci, colpi di gomito e ginocchiate perché voglio che ti concentri solo sui colpi pugilistici.

I CONCETTI CHIAVE CHE DEVI CONOSCERE E ALLENARE PER COLPIRE

  • Quando vai a colpire di pugno, tieni la tua mano opposta fino a proteggere il viso dai pugni contatore.
  • Rimani sempre rilassato.
  • Tieni il mento abbassato, nascosto.
  • Quando colpisci di pugno, tieni la spalla che tira il colpo attaccato al tuo mento, la spalla deve proteggere il tuo mento.
  • Colpisci con le nocche delle dita medio e l’indice.
  • Non lasciare il tuo pugno appeso, il recupero del colpo deve essere veloce ed è altrettanto importante che il tuo attacco veloce.
  • Non lasciarti troppo scoperti quando colpisci. Rischia il giusto.
  • Non telegrafare, non caricare i pugni.
  • Inserisci i tuoi pugni in combinazioni, quando possibile. Non colpi singoli
  • Varia il livello (altezza) dei tuoi pugni per aumentare l’efficacia.
  • Varia la potenza dei tuoi colpi. I colpi non devono avere la stessa potenza e velocità.
  • Ruota i fianchi coinvolti nel movimento il più possibile.
  • Regola generale, butta fuori l’aria al momento dell’impatto.
  • Chiudi il pugno forte al momento dell’impatto, no prima.
  • Strike quando sei nel raggio d’azione.
  • Usa gli angoli, un corretto gioco di gambe per misurare e guadagnare la distanza.
  • Usa i movimento (side to side) da lato a lato per impostare i tuoi attacchi.

Ora mentre ti alleni al sacco, ai Focus, ai Pao, fai vuoto o sparring concentrati su questi aspetti.

DEVONO DIVENTARE PARTE DI TE!!! 

Se me ne sono scordato qualcuno che uso o che tu usi e ritieni importante da inserire scrivimi.

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Good training with you hand!!!

Andrea

Non voglio che mi guardi, non voglio che mi vedi – Il finger Jab agli occhi


Uno dei colpi proibiti nella competizione con i guantini è compire con le dita gli occhi sia accidentalmente che volutamente.

A tutti è capitato accidentalmente di ricevere un dito nell’occhio  e la sensazione di panico che da oltre alla caratteristica di limitare la visibilità per alcuni secondi se non si ha un danno figuriamoci se si è creato un graffio o un taglio.

Biu Jie (Finger Jab)

E’ un colpo con le dita diretto agli occhi. E’ un colpo a lancia, insidioso, come se fosse una stoccata di punta di coltello agli occhi.

Va eseguito principalmente con la mano avanzata per sfruttare al massimo l’allungo e mantenere la distanza.

La posizione di partenza è dalla guardia con le mani aperte e la stoccata viene eseguita con il passo in avanti e la rotazione del piede posteriore per aumentare la portata del corpo.

N.B. Il colpo può anche avvenire da fermi se l’avversario è molto vicino con la mano destra o sinistra dipende dalla nostra posizione e da quella del nostro avversario ma il movimento corretto del colpo è con il footwork.

E’ un colpo che può anche essere eseguito in combinazione perché ricordati che è un colpo shock per l’avversario ed è indipendente dalla forza fisica dell’avversario, fa male a tutti e blocca il sistema centrale. E’ un gesto tecnico di precisione non serve moltissima forza.

Ricordati che questo è un colpo che fa guadagnare molti centimetri che in fase di combattimento e difesa personale sono molto importanti.

Inoltre questo è un colpo molto insidioso e che disturba moltissimo perchè è inusuale e va a disturbare la visuale.

 

Le posizione delle dita possono essere diverse:

 

✔️ Con le dita della mano unite, si dividono da sole quando incontrano il naso. Le dita vanno leggermente ricurve non diritte per evitare che si pieghino in dietro

✔️ Con le dita della mano con indice e medio uniti e anulare e mignolo unito lasciando lo spazio in mezzo.

✔️ Con le dita della mano a lancia per un colpo preciso agli occhi

✔️ Con le dita della mano aperte ad artiglio

✔️ Con un oggetto a punta tenuto nella mano (chiavi, penna, ecc.)
Il finger Jab lo puoi tirare in diversi modi:

✔️ Diretto inside – Finger Jab inside lungo la linea centrale la via più breve come una stoccata di scherma, questo è il metodo tradizionale

✔️ Diretto outside – Finger Jab outside – è un colpo in uscita esterno a un colpo di Jab o Cross tagliando sull’avambracio dell’avversario e andando a colpire gli occhi

✔️ Paro e colpisco di Finger Jab inside, uno split entry di finger jab agli occhi

✔️ Paro deviando internamente e Finger Jab Outside agli occhi

✔️ Trapping Finger Jab

 

IMPORTANTE!!! Non devi mai fare caricamenti per non telegrafare il colpo. Deve essere un colpo fulmineo e preciso.


 Come devi parare il finger Jab.

Una cosa che non voglio vederti fare è mettere la tua mano in mezzo la tua fronte come si vede fare nei film.

La difesa dal finger Jab deve essere:

✔️una schivata

✔️una parata in abbassamento

✔️una parata in deviazione

✔️cercare di afferrare le dita al volo e mettere in leva ( se vuoi prova viene utilizzata nel Chin Na ma non credo che sia qualcosa di semplice e che funzioni realmente su attacchi fulminei di finger Jab)


PS. Come visto più volte durante gli incontri di UFC quando un avversario viene colpito per sbaglio agli occhi per quanto grande e forte e allenato, l’arbitro deve interrompere e dare il tempo di recuperare e se funziona con dei super campioni funziona su tutti.

Il primato nell’UFC è di Jon Bon Jones che a parte queste penalizzazioni è un grande campione.

PPS. In allenamento una cosa importante per allenare questo colpo è tenere le dita indietro e giocare a dare uno “schiaffetto” frontale leggere sulla fronte, eventualmente usate gli occhiali protettivi per proteggervi .

L’efficacia del dito nell’occhio tirato di Jab o di Cross nella difesa personale. Il colpo di dita è una tecnica di auto-difesa efficace.

Lo shock da solo ti dà il tempo necessario per scappare o impedire l’aggressore di portare a termine il suo piano di rapina o intimidazione. Un finger jab seguito da un calcio all’inguine vi servirà bene in circostanze disperate. Questa è una delle prime combinazioni che devi conoscere e che vengono spiegate nel Jeet Kune Do.

Con una formazione tecnica corretta è un buon allenamento, il tuo colpo di dita diventa  fulmineo come un serpente e molto preciso, ma oltre essere un rapido e preciso, la tua deve diventare una risposta istintiva in una situazione pericolosa.

Con mia grande sorpresa, però, ho scoperto che alcune persone che si dicono “esperti” che mi dicono e  sostengono che il colpo di dita agli occhi sarebbe inefficace come tecnica di autodifesa. Non sono d’accordo, guardate cosa succede nell’UFC quando non intenzionalmente ma come casualità un fighter riceve un dito negli occhi, l’arbitro è costretto a sospendere e dare tempo al fighter di recuperare. Attenzione!!! che hanno le unghie corte e già il danno in alcuni casi provoca graffi e ferite profonde che limitano la visuale.

Immaginate se avete un oggetto appuntito e colpite negli occhi o alla gola con la forza. Diventa molto pericoloso perché puoi renderlo cieco o lo potete fare soffocare.

Questo ti dà abbastanza tempo per colpire di nuovo o scappare.


In entrambi i casi, quell’occasione che hai creato con il finger Jab causerà una reazione istantanea, che permette di fuga o attacchi di follow-up. C’è un tempo a pugni, calci, gomiti, e Jab, devi capire quando piazzare questo colpo.
Il problema a colpire con un pugno in una rissa di strada è che la mano non è protetta dal guantone che ha la doppia funzione di proteggere la tua mano e anche il tuo avversario. La tua mano contiene piccole ossa che possono rompersi se si colpisce la fronte per caso o una parte dura del corpo.

C’è anche il problema che il vostro aggressore si aspetta che se reagisci utilizzi i pugni. E’ improbabile che si aspetti che utilizzi un jab con le dita a punta. Lo sorprendi e considera i centimetri che ti fa guadagnare soprattutto se usi la corretta biomeccanica del corpo unità al movimento dei piedi.

Il finger Jab ha la stessa meccanica di un colpo di Jab. In altre parole, si deve recuperare velocemente come qualunque colpo.

Il colpo di dita può essere eseguita anche in verticale, con il palmo verso il basso e palmo verso l’alto posizioni, proprio come un pugno. Allena al sacco questo colpo. Esegui degli esercizi rafforzare le tue dita come le flessioni sulle falangi fino a farle su due  dita, oppure colpisci il sacco con le dita.

Molti stili di arti marziali utilizzano questo colpo. In Jun Fan Gung Fu si chiama il Bil Gee Gee o Biu, a seconda della pronuncia. In Kali, Silat e Panantukan, è chiamato il Sungab (presto-abito). Chiamalo come vuoi ma la tecnica è efficace.

Qualcuno sostiene che è una tecnica complicata nella realtà, ma non è vero, è più semplice di un colpo, perché ci sono meno obiettivi da colpire, devi cercare solo gli occhi, in più è che è una questione psicologica perchè si associa al pugno a segno qualcosa di più efficace, può essere vero se hai un pugno con la potenza di Tyson, ma non vale per tutti di conseguenza l’arte marziale deve essere funzionale per tutti. Se sei 150 kg di muscoli non ti serve muovere bene il tuo corpo per tirare dei pugni devastanti diverso se ne pesi 65, di conseguenza se vuoi tirare forte devi imparare la tecnica correttamente, cosa che dovrebbe fare anche quello di 150 Kg ma non lo sente necessario perché vede già che con i suoi pugni di sposta di 10 metri quando ti colpisce.

Allenati a usare il finger Jab.

Non guardarmi negli occhi che sono timido e ti colpisco.

Andrea