Difesa personale femminile – Il recupero da una violenza

Mi sono chiesto come mai alcune donne denunciano la violenza sessuale e altre donne no, cercando di capire e senza giudicare la loro scelta.

Ho fatto questa domanda a persone competenti per capire quali sono le motivazioni che portano a determinate scelte.

Dopo aver subito una violenza sessuale bisogna prendere la decisione se denunciare o
meno l’accaduto.

Se si decide di sporgere denuncia, le forze dell’ordine faranno delle domande molto accurate e dettagliate sulle circostanze dell’evento, cercando di far emergere più dettagli possibili.

A volte gli agenti sono molto professionali e specializzati in questo tipologie di reato, trattando la vittima della violenza con attenzione,dignità, rispetto e molto “tatto”, spiegando esattamente il motivo per cui devono porgere certe domande ma in altri casi, invece, possono essere meno sensibili e delicati con la vittima, provocandole un grande senso di disagio ed un ulteriore shock.

Se si è stati vittime di uno stupro si deve recare al più presto in un pronto soccorso, per
una visita che provi l’accaduto (l’eventuale denuncia potrà essere effettuata direttamente
al presidio di polizia presente in ogni pronto soccorso).

E’ fondamentale cercare di preservare ogni evidenza dell’aggressione subita, inclusi gli abiti. Evitare di lavarsi finché non si è stati esaminati. Eventuali residui di sperma, capelli, saliva, pelle etc., possono essere utilizzati per identificare l’aggressore tramite l’esame del DNA.

Dopo la visita, si procederà alla cura delle eventuali lesioni e ferite, oltre che delle possibili
infezioni virali e AIDS. Potrebbero essere fornite alla vittima alcune informazioni per evitare
gravidanze indesiderate.

Se il violentatore viene identificato e catturato, si può decidere se perseguirlo o no
legalmente.

Se si scegliesse di proseguire l’azione legale, bisognerà essere pronti ad affrontare una lunga e dura prova nelle aule dei tribunali.

Lo stupro è un crimine difficile da provare.

Nel corso del processo la difesa farà ogni sforzo possibile per discolpare il suo cliente, utilizzando qualsiasi mezzo per raggiungere lo scopo; spesso ciò include anche fare ricerche e scavare nel passato sessuale della donna, rivelando e mettendo in risalto qualsiasi cosa possa gettare dubbi o incertezze nella sua versione dei fatti.

Molte vittime sentono che il trauma di un processo è maggiore di quello che sono disposte ad affrontare.

Se una donna decide di non riportare l’accaduto alle forze dell’ordine, si può solo supporre
cosa le sia successo.

E’ ben noto che molte vittime non sporgono denuncia perché sono venute a conoscenza delle conseguenti difficoltà che la denuncia comporterebbe, o perché si sentono troppo in colpa, sconvolte, deboli o spaventate per parlare dell’accaduto.

Talvolta queste donne cercano aiuto in loro stesse e, generalmente, non parlano con
nessuno della loro esperienza.

I gradi di recupero

E’ stato riscontrato che la maggior parte delle vittime ha avuto un’acuta reazione emotiva
alla situazione di pericolo per la propria incolumità.

Sebbene i sintomi emotivi, fisici e psicologici specifici, variano da persona a persona, è possibile racchiuderli in un insieme comune alla maggior parte delle vittime e classificarli in un modello conosciuto come”Rape Trauma Syndrome“.

E’ virtualmente identico ad un altro disturbo chiamato “Post-Traumatic Stress Disorder” (PTSD).

La vittima deve attraversare 4 fasi prima di riprendersi da un’esperienza del genere:

Fase acuta: Disorganizzazione

Durante questa fase la vittima può provare un’ampia gamma di emozioni. L’impatto di uno
stupro può essere così intenso da causare sensazioni di shock e/o incredulità.

Sentimenti di paura, rabbia e ansia possono manifestarsi attraverso comportamenti come pianto,
sorriso, insonnia, inquietudine e tensione.

In alternativa, la vittima può apparire controllata, con i suoi sentimenti mascherati e celati, ostentando un comportamento calmo e sereno oppure represso e sommesso.

In molti casi la vittima è in stato di shock, incapace di credere che l’aggressione sia
avvenuta realmente. Alcune donne, durante o subito dopo l’assalto, hanno riscontrato uno
stato di super-vigilanza distaccata. Anche mentre il fatto sta accadendo, le vittime
potrebbero fissare nella memoria le caratteristiche fisiche o i dettagli dell’abbigliamento
dell’aggressore. Ciò può essere interpretato come un modo per la vittima di prendere le
distanze dall’accaduto, ed ha, in effetti, reali benefici per la sua sopravvivenza.

Durante le prime settimane successive alla violenza, potrebbero manifestarsi i seguenti
sintomi fisiologici:

  • Trauma fisico derivato dall’attacco
  • Tensione muscolo-scheletrica
  • Emicrania e stanchezza
  • Disturbi del sonno
  • Irritabilità
  • Problemi gastro-intestinali

Possono essere evidenti anche reazioni emotive. Le donne manifestano una vasta gamma
di sensazioni una volta che iniziano ad affrontare gli effetti postumi di uno stupro.

Questi sentimenti variano dalla paura, umiliazione e imbarazzo, alla rabbia, vendetta e senso di
colpa.

Può verificarsi anche un’eccessiva paura dei danni fisici e della morte.

La vittima deve essere incoraggiata a parlare il più possibile dell’accaduto ai suoi amici e familiari o,
se ciò la imbarazza troppo, con qualcuno di cui si fida.

Dal momento che la vittima passa dall’immaginario al dover trattare e risolvere i problemi realistici, potrebbe cadere in uno stato di ansia e angoscia generalizzata.

 

Aggiustamento esteriore

La vittima sembra aver affrontato con successo l’esperienza, ma questo periodo è caratterizzato da una forte dose di abnegazione e repressione.

Inizia a riprendere le sue normali attività quotidiane e questa reazione è molto positiva e deve essere stimolata ed incoraggiata.

Forse questa fase è la più problematica e probabilmente la più difficile da superare perché
è fortemente dipendente dalla condizione mentale precedente l’aggressione e perché la
vittima è estremamente vulnerabile, esposta alle opinioni e considerazioni delle persone
intorno a lei.

La donna può provare sensi di colpa, accusando incessantemente se stessa per essere andata a passeggio in una determinata strada, o aver accettato un complimento, ecc., dirige la rabbia che prova nei confronti dell’aggressore, verso se stessa.

 

Processo a lungo termine: Riorganizzazione

Dopo aver subito una violenza sessuale, tutte le donne incontrano una sorta di
disorganizzazione nel loro stile di vita.

Diversi fattori influiscono sul loro comportamento nel far fronte al trauma, per esempio la forza d’animo, il sostegno dell’assistenza sociale e il comportamento delle altre persone nei loro confronti.

Questo modo di fronteggiare il problema e il processo di riorganizzazione iniziano in tempi e con ritmi diversi da persona a persona.

Gli stessi sintomi non compaiono nel medesimo ordine.

Questa fase è caratterizzata da:

  • Necessità di cambiare il proprio domicilio
  • Esigenza di cambiare il numero telefonico
  • Incubi
  • Paura di essere in casa (o comunque in luoghi chiusi)
  • Paura di essere all’aperto (tendenza alla clausura)
  • Timore della folla
  • Ansia di avere persone dietro di se
  • Problemi nella sfera sessuale
  • Estrema depressione
  • Senso di angoscia
  • Insonnia
  • Apatia
  • Una quasi totale incapacità di vivere la quotidianità normalmente

 

Risoluzione

Durante questa fase la vittima è in grado di tenere testa al trauma, integrando l’esperienza
nel proprio “vissuto”; la violenza subita, diventa soltanto un altro brutto evento nella sua
vita.

La vittima smette di chiedersi “Perché questa cosa è successa proprio a me?” e piuttosto dice: “Cose del genere accadono. E’ successa, ora è finita e io sto andandoavanti“.

Impara a dirigere la sua rabbia contro l’assalitore e non verso se stessa.

 

Conclusioni e statistiche 

È certamente uno dei reati più odiosi ed è anche l’unico a restare sempre uguale nel numero di segnalazioni, a fronte di un generale calo dei delitti.

Una cosa importante e farsi aiutare da familiari e professionisti. Non cercare di fare da sole. Denunciare è importante perchè oltre a punire chi commette un reato così vergognoso, puoi aiutare altre donne a non ricevere lo stesso trattamento che hai subito da quello schifoso.

Segnalazioni e denunce che, peraltro, sono una percentuale minima rispetto alla realtà perché le stime diffuse dall’Istat dicono che appena il 7 per cento degli stupri viene denunciato, vuol dire che migliaia di episodi rimangono impuniti.

Le donne hanno paura, visto che molto spesso la violenza la subiscono in famiglia o da persone che conoscono e si vergognano, comunque temono le conseguenze.

La conferma è nei dati forniti dal Viminale: tra gennaio e giugno del 2017 sono state commesse 2.333 violenze carnali, nello stesso periodo del 2016 furono 2.345. Basso anche il numero delle persone denunciate o arrestate: 2.438 nei primi sette mesi di quest’anno. Tra loro, 1.534 italiani e 904 stranieri. Un dato che – come chiariscono investigatori e analisti – si deve però rapportare al numero degli abitanti e dunque all’incidenza percentuale rispetto alla popolazione. Nel 2016 sono stati 2.383 con una divisione che è rimasta pressoché invariata: 1.474 italiani, 909 stranieri.

6 milioni di vittime!!

È proprio l’Istat a fornire una fotografia drammatica.

Secondo l’ultimo rapporto (2017) ben il 21 per cento delle donne italiane – pari a 4,5 milioni – è stata costretta a compiere atti sessuali e 1 milione e mezzo ha subito la violenza più grave: 653mila donne vittime di stupro, 746mila di tentato stupro.

Un intero capitolo è dedicato della relazione è dedicato agli abusi in famiglia: il 37,6% tra mogli e fidanzate ha riportato ferite o lesioni, il 21,8% soffre di dolori ricorrenti. E in una catena di orrori senza fine si scopre che nel 7,5 % dei casi a scatenare l’ira del partner è la gravidanza indesiderata.

Gli analisti dicono che lo stato di vessazione psicologica che riguarda ben 4 donne su 10.

In questo caso viene sottolineata l’incidenza sui rapporti interpersonali di quello che gli esperti definiscono l’«asimmetria di potere» che «sempre più spesso sfocia in gravi forme di svalorizzazione, limitazione, controllo fisico, psicologico ed economico».

Il 40,4% delle donne, oltre 8,3 milioni, «è stata abusata verbalmente fino a sopportare gravi danni allo sviluppo della propria personalità, una su 4 ha difficoltà a concentrarsi e soffre di perdita di memoria».

I numeri forniti dal ministero dell’Interno a Ferragosto segnalano un generale calo – in alcuni casi molto evidente – dei delitti. Negli ultimi due anni c’è stata una diminuzione pari al 12 %: si è infatti passati da 1.463.156 reati denunciati nei primi sette mesi del 2016 a 1.286.862 nello stesso periodo del 2017. Scendono del 15,1% gli omicidi passando da 245 a 208; giù del 11,3% le rapine da 19.163 a 16.991; si riducono del 10,3% i furti (anche se pure in questo caso gioca soprattutto la diminuzione delle denunce) da 783.692 a 702.989.

A rimanere stabile è soltanto il numero degli stupri: la statistica parla di una riduzione dello 0,5% quindi, di fatto, inesistente. E a far paura è anche l’analisi di un fenomeno che coinvolge spesso anche i minorenni. Nel 2015 il ministero della Giustizia aveva in carico 532 ragazzi condannati per stupro e 270 per stupro di gruppo.

Gli stranieri denunciati

Il numero di stranieri denunciati o arrestati è basso, ma diventa indicativo se si fa un raffronto con le presenze in Italia che – secondo le ultime stime – sono di circa 5 milioni di residenti e quasi un milione di irregolari. Nei giorni scorsi la società di ricerche Demoskopica ha reso noto un dossier relativo agli anni 2010-2014, secondo cui «il 39% delle violenze sessuali è stato compiuto da stranieri contro il 61% da connazionali». L’analisi per etnie dele denunce presentate dice che dopo gli italiani «ci sono i romeni, poi gli albanesi e i marocchini».

Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, presidente del Telefono Rosa, avverte: «Più che fare una differenza di cittadinanza, dobbiamo preoccuparci visto che sta passando un messaggio tremendo di impunità. Gli stupri in Italia sono all’ordine del giorno».

Nove stupri su dieci non denunciati!!

I numeri non dicono tutto. Una possibile spiegazione della disparità tra nord e Sud Europa dall’Onu potrebbe essere culturale: laddove c’è una cultura dell’uguaglianza di genere molto più sviluppata si tende a denunciare di più.

Secondo un rapporto dell’Agenzia dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, solo il 14% delle donne ha denunciato alla polizia gli abusi del partner, percentuale che scende per i casi in cui l’aggressore non era il partner al 13%. In Italia i dati sono del 10% e 13%: in sostanza quasi nove stupri su dieci non vengono denunciati dalle vittime.

Una lettura confermata dall’ultimo rapporto dell’Istat: rispetto al quinquennio 2006-2011, le vittime considerano più spesso la violenza subìta un reato (dal 14,3% al 29,6% per la violenza da partner) e la denunciano di più alle forze dell’ordine (dal 6,7% all’11,8%). Qualche passo avanti è stato fatto, ma la strada è ancora lunga.

Alcune statistiche:

  • Il 97% degli stupratori non passerà mai nemmeno un giorno in prigione.
  • Il 70% delle donne conoscono il loro aggressore sessuale.
  • Il 60% delle donne non denunciano la violenza. Solo il 40% degli stupri viene denunciato alla polizia.
  • 1 donna su 6 ha subito una violenza sessuale nelle loro vita.
  • Il 98% degli stupri segnalati è vero, solo il 2% è falso.
  • Il 91% delle vittime di stupro / violenza sessuale è di sesso femminile e il 9% di sesso maschile.
  • Tra il 65% e l’85% degli stupri sono perpetrati da qualcuno che la vittima conosce.
  • Tra il 60% e il 99% di stupri e violenza sessuale sono perpetrati dagli uomini.
  • C’è una probabilità del 50% che una persona sviluppi PTSD dopo uno stupro.
  • Solo il 27% la cui violenza subita ha incontrato la definizione legale di stupro si considera vittima di stupro.
  • 1 su 16 (6,5%) uomini sono stupratori.
  • 1 su 6 o 7 (14-16%) casi segnalati vedranno mai l’interno di un’aula di tribunale.
  • 1 su 3 (30-35%) degli uomini violenterebbe se sapessero di cavarsela e di non essere denunciati.
  • 1 su 6 (17%) uomini sono vittime di violenza sessuale.
  • 1 su 3 (33%) donne sono sopravvissute alla violenza sessuale o alla violenza da partner
  • 4 stupratori su 10 sono stranieri.

 

Come potete vedere c’è ancora molta strada da fare!

Andrea

 

Difesa personale femminile – Le motivazione psicologiche comuni nei casi di violenza sessuale

Se segui il blog ormai saprai che sto dedicando degli articoli specifici sulla tematica della difesa personale femminile.

Sono coscente del fatto che questo non cambierà o farà smettere le aggressioni di genere ma spero in qualche modo di contribuire a rendere più cosapevole il mondo femminile dandogli degli strumenti che rendano più complicata se non impossibile la vita a questi balordi.

Anche se non ci sono giustificazioni per chi commette violenze a sfondo sessuale le motivaioni che possono stare dietro questo comportamento spregevole possono essere diverse.

Dal momento che lo stupro, omicidio a parte, è l’aggressione più intrusiva dello spazio più intimo di una persona, è importante non soltanto l’analisi attenta della personalità e dell’ambiente dell’autore di tale reato, aspetti su cui si sono improntati da molti anni studi criminologici di natura psicologica, psichiatrica e sociologica, ma anche uno studio approfondito della vittima delle aggressioni sessuali, con le sue caratteristiche e i suoi comportamenti.

Proprio per capire meglio il triste fenomeno è nata la disciplina che prende il nome di vittimologia, un ramo della psicologia e della criminologia che studia il rapporto tra vittima e criminale e le conseguenze psicologiche e sociali sulle persone coinvolte, una disciplina che ha come oggetto lo studio della vittima di un crimine, della sua personalità, delle sue caratteristiche biologiche, morali, sociali e culturali, della sua relazione con il criminale e del ruolo che ha assunto nella genesi del crimine.

La vittimologia studia la vittima da tre punti di vista:

  1. Punto di vista diagnostico;
  2. Punto di vista preventivo;
  3. Punto di vista riparativo.

Non c’è mai un solo motivo sul perché avvengono gli stupri e la loro modalità.

Le motivazioni psicologiche comuni di chi fa violenza a sfondo sessuale sono legate all’opportunità, ai disturbi emotivi, alla lussuria, e accade per tutte queste ragioni o, a volte, per nessuna di esse ma la rabbia è un elemento sempre presente tra tutti i tipi di aggressione a sfondo sessuale.

5 profili di aggressori sessuali che possono essere classificati in quattro categorie:

Il compensatore:

Lui non è da considerare un pazzo, ha dei problemi.E’ un modo subdolo usato da persone che si conoscono solitamente.

Non vuole farti del male, più volte infatti, durante lo stupro, si assicura che stai bene, che tu sia a tuo agio, che “quello che ti sta facendo” sia di vostro gradimento. Quando ha finito, mentre si allontana da sopra il tuo corpo, è felice di avervi incontrate.

Lui, il compensatore, in quel momento è il vostro amico più caro.

«Dio… è stata la cosa più eccitante che abbia mai fatto. Tu stai bene? Dovremmo rifarlo, qualche volta…».

Pensando che sia piaciuto anche a te, vi lascia perfino il suo numero di telefono.

Nei giorni successivi cerca di mettersi in contatto per assicurarsi che stiate bene.

Profilo psicologico

  • Proviene da famiglie in cui sono presenti entrambi i genitori;
  • Spesso vive a casa dei genitori;
  • Non è atletico e ha un carattere passivo;
  • Ha pochi amici e nessun partner sessuale;
  • Trascorre buona parte del tempo su siti pornografici;
  • Svolge un lavoro modesto, ma è ritenuto un lavoratore affidabile;
  • Mostra una molteplicità di deviazioni sessuali, fra cui esibizionismo e voyeurismo.

Modalità esecutive

  • Ha una bassa autostima, lo scopo dello stupro è aumentarla;
  • Utilizza solo la forza necessaria a realizzarlo;
  • Non usa armi e prende trofei con cui riprodurre, a casa, la libido dell’esperienza;
  • Lo stupro è l’espressione delle sue fantasie;
  • Parla con gentilezza e si preoccupa del benessere fisico della vittima;
  • Sceglie vittime della sua stessa età, razza, e che abitino vicino;
  • Di solito commette gli stupri di notte, con una cadenza media di 7-15 giorni fra loro;
  • Può cercare di contattare la vittima in un secondo momento per assicurarsi che stia bene, convinto che si sia divertita;
  • Tiene un diario in cui annota i nomi e i dettagli dello stupro;
  • Continuerà finché non viene fermato…

La reazione opportuna

Di fronte a uno stupro non esiste una reazione opportuna. Tuttavia, il compensatore, non è un violento. È un uomo passivo, che stupra per sentirsi più uomo. In questo caso, una reazione decisa della vittima può metterlo in fuga. Nel dubbio, tuttavia, meglio astenersi dalla violenza per non aizzare il violentatore, provocando una reazione ancora più violenta o letale.

 

Il rabbioso (IRA):

Questo profilo di aggressore è il più crudele.

La violenza è un modo per manifestare e scaricare intense sensazioni di ira, rabbia, disprezzo, odio e frustrazione. L’assalto è caratterizzato da una eccessiva brutalità.

Viene utilizzata molta più forza fisica per commettere l’attacco di quanta ne sarebbe necessaria per sopraffare e sottomettere semplicemente la vittima.

L’aggressione sessuale per questa categoria di violentatori appare più come una cosa impulsiva che premeditata.

Abbastanza spesso la spinta a commettere atti di questo genere può essere determinata dal rapporto problematico con una donna di rilievo nella vita dell’aggressore (sua madre, sua moglie, la sua ragazza, o essere sempre rifiutato).

La conseguente rabbia che viene liberata e scaricata attraverso un’aggressione sessuale contro una vittima che potrebbe non essere l’effettiva persona contro la quale nutre tali sentimenti.

Il sesso diventa come un’arma e lo stupro è il mezzo con cui egli può danneggiare, avvilire e degradare la sua vittima e, attraverso essa, l’effettiva persona da colpire.

L’appagamento ed il sollievo derivano dalla scarica della rabbia piuttosto che dal piacere sessuale vero e proprio.

«Brutta cagna maledetta. Tieni, prendi questo! Lo senti, eh, lo senti?!».

Profilo psicologico

  • Ha una situazione familiare problematica;
  • Solitamente è stato cresciuto da un solo genitore e, a causa delle esperienze relazionali con questa figura di riferimento, ha sviluppato sentimenti di ostilità verso le donne in generale;
  • Si considera vigoroso e virile, spesso si dedica ad attività sportive che implichino il contatto fisico;
  • Può essere sposato e solitamente non è aggressivo verso la compagna;
  • Intrattiene diversi rapporti extraconiugali;
  • Ha un temperamento violento e incline all’azione.

Modalità esecutive

  • Tende a commettere gli stupri nella propria zona;
  • Gli attacchi sono improvvisi e non pianificati;
  • Lo scopo primario e fare male;
  • Umilia e degrada la vittima, la insulta, gli strappa i vestiti e la prende a pugni;
  • Dopo che ha sottomesso la vittima, la degradazione ha lo scopo di aumentare la sua eccitazione e instillare il terrore nella vittima;
  • Lo stupratore sente il bisogno di manifestare la sua rabbia in molti modi, ad esempio può stuprare al vittima analmente e poi costringerla a praticare un rapporto orale per venirle, in fine, sulla faccia;
  • Cerca donne di razza ed età simili alla sua oppure più grandi;
  • Dopo lo stupro non cerca di contattare la vittima;
  • L’intervallo, fra uno stupro e l’altro, è tipicamente di sei mesi o un anno.

La reazione opportuna

Una reazione decisa o violenta, da parte della vittima, non può che aizzarlo. Anche rimanere inerti non è una buona idea. Lo stupro non può che finire male. Non si parla solo di violenza sessuale, che già basterebbe, ma di una lunga prognosi a causa delle percosse, o addirittura della morte. Se si può, bisogna sfruttare ogni opportunità per fuggire.

 

Il dominatore

Impiega la forza necessaria per sopraffare la sua vittima e controllarla.

L’aggressore pone la vittima (attraverso minacce verbali, intimidazioni con un’arma o con la forza fisica), in una situazione in cui non può rifiutarsi o resistergli e ciò gli procura una sensazione rassicurante di potenza, sicurezza, forza, autorità e controllo.

In questo modo egli compensa sentimenti di fondo di incapacità, vulnerabilità, debolezza ed impotenza.

Le violenze sessuali commesse durante le guerre ricadono in genere in questa categoria.

L’attacco è di solito premeditato e preceduto da una fantasia ossessiva nella quale, sebbene la vittima potrebbe inizialmente opporre resistenza, una volta sopraffatta, si sottometterà con gratitudine.

L’aggressore autoritario potrebbe di fatto scegliere una vittima di tipo remissivo.

«Smettila di piagnucolare e succhia, troia. Così, brava… Adesso, girati. Il bello viene ora».

Profilo psicologico

  • È cresciuto in famiglie con un solo genitore o in famiglie adottive;
  • Spesso ha subito abusi durante l’infanzia;
  • Ha problemi domestici e può aver avuto un matrimonio infelice;
  • È un narcisista;
  • Cerca conferme alla sua immagine di macho, frequenta locali per single, parla a voce alta e ha un comportamento chiassoso;
  • Guida una macchina sportiva, cerca di dare un’immagine di successo;
  • Fa lavori prettamente associati alla mascolinità, come nella polizia o nell’esercito, oppure nell’industria edilizia;
  • Può indossare un’uniforme di qualche tipo per rafforzare la sua percezione di virilità.

Modalità esecutive

  • Adocchia e rimorchia la vittima ignara;
  • L’attacco è un mix di violenza fisica e verbale, se la vittima reagisce aumenta la violenza per sopraffarla;
  • Può violentare la stessa vittima in diverse occasioni;
  • Stupra la donna soprattuto vaginalmente;
  • Può soffrire di eiaculazione ritardata e gradisce molto il sesso orale;
  • Sceglie le vittime prevalentemente della sua stessa età o più giovani;
  • Il sesso è un atto predatorio e impulsivo;
  • La motivazione primaria è esercitare potere “andando a caccia”;
  • L’intervallo fra gli stupri, solitamente, è di 20-25 giorni;
  • Obbliga la donna a un atteggiamento collaborativo;
  • Il livello di violenza aumenta con il tempo e con gli stupri;
  • Porta con sé un’arma con cui minacciare la donna;
  • Non nasconde la propria identità, si sente sicuro, pensa che terrorizzando la vittima questa non parlerà;
  • Non prova rimorso, non colleziona trofei, non scrive diari.

Reazione opportuna

Ripetendo il concetto che non esistono modalità opportune di fronte a uno stupro e che il limite delle categorie è quello di non tener conto delle variabili, tuttavia, in questo caso, un atteggiamento remissivo e collaborativo può salvare la vittima e ridurre il livello di violenza. Lo denuncerete dopo…

 

Il sadico

Erotizza l’aggressione attraverso la violenza sessuale.

L’aggressore riceve soddisfazione e piacere dall’abuso della sua vittima.

Il suo attacco è deliberato, premeditato e calcolato.

Per questo tipo di aggressore, rabbia e dominazione vengono sessualizzati in rapporto all’intensa gratificazione che ottiene dal dominare, offendere, danneggiare ed avvilire la sua vittima.

«Ssh, non temere, tesoro, non ti farò del male… te lo prometto. Ti spiacerebbe porgermi la tua mano? Tranquilla, tranquilla… andrà tutto bene. Così, brava. Adesso, da quale dito preferisci cominciare?».

Profilo psicologico

  • La maggior parte è cresciuto in famiglie monoparentale (un solo genitore);
  • La maggior parte ha subito ripetuti abusi nell’infanzia;
  • Un numero elevato di loro ha manifestato nell’adolescenza un certo numero di deviazioni sessuali;
  • Da adulto, il sadico, è sposato e viene considerato un buon padre di famiglia;
  • Spesso vive in una zona residenziale di tipo borghese, possiede un’educazione superiore alla media e svolge un lavoro impiegatizio;
  • Mostra una personalità compulsiva ed è sempre molto ordinato;
  • È intelligente e non ha precedenti penali;
  • Pianifica, non esce mai dai confini del piano e spesso riesce a farla franca.

Modalità esecutive

  • Assieme allo stupro vuole mandare un messaggio;
  • L’obbiettivo è causare il livello di dolore più alto possibile;
  • Se non viene catturato, prima o poi ucciderà;
  • Si sposta in macchina;
  • Sceglie con cura la vittima, controlla la zona, si assicura che tutto vada secondo i piani;
  • Gli piace spostarsi anche molto lontano da casa;
  • Per terrorizzare maggiormente la vittima, usa bavagli, nastro adesivo e altri attrezzi del “Kit del perfetto stupratore”;
  • Prima di metterlo in atto, il sadico, si diverte a raccontare ciò che le farà;
  • È ritualistico;
  • Cerca di comunicare con la vittima per farle dire cose che aumentino la sua libido;
  • Spesso costringe la donna al sesso orale prima di violentarla;
  • Può soffrire di eiaculazione ritardata;
  • Più ne commette, più diventa sofisticato;
  • Può usare droghe;
  • Spesso diventa un assassino seriale.

Reazione opportuna

Scappa o uccidilo. Al resto penserai dopo.

 

L’opportunista

Probabilmente la ragione più comune di un’aggressione sessuale è la possibilità.

Frequentemente tali aggressioni vengono compiute durante la perpetrazione di un altro crimine (p.e., un furto, una rapina, etc.).

 

PS. Queste categorie rappresentano solo un tentativo forse in qualche modo semplicistico da parte degli studiosi per ricondurre comportamenti diversi fra loro all’interno di categorie più facili da gestire. Come per ogni categoria, il soggetto può deviare dal comportamento descritto, possono esserci nell’elenco delle caratteristiche delle variabili non tenute in considerazione, oppure uno stesso individuo può rientrare in più di una categoria.

La reazione opportuna – Inserita in base al profilo, va presa con le dovute cautele.

È quasi impossibile riconoscere la tipologia di stupratore durante uno stupro e una valutazione errata da parte della vittima può comportare delle conseguenze serie, drammatiche.

Diversamente dal passato, in cui si raccomandava alla donna di reagire con violenza (nascono così i gruppi di auto-difesa femminile spesso illudendo le persone), o da ancora prima in cui si raccomandava di restare inerte e aspettare che il violentatore finisse, oggi si raccomanda di fuggire e di usare un livello di violenza limitato e mirato a distrarre lo stupratore il tempo necessario per scappare via.

Ogni reazione va contestualizzata, caso per caso, ma è molto legato alle tue capacità reali di reagire, al contesto, alla presenza di armi, e alla possibilità che può nascere o che va creata, ma la reazione necessita di una formazione che non si può fare con il corso della domenica e con persone altamente qualificate.

Nessuno deve permettersi di vendere corsi illudendo le persone perchè significa che stai mettendo in pericolo le persone!

Purtroppo  non esistono suggerimenti validi che si possano dare in questi casi, tranne uno: Denunciate la violenza!.

Una percentuale consistente di vittime, infatti, che si avvicina pericolosamente alla quasi totalità degli stupri, non denuncia mai l’aggressione, pur conoscendone l’identità.

In questo modo date loro adito a continuare, tanto non verranno mai beccati, mettendo in pericolo altre donne. Non farlo solo per te!

 

TATTICHE USATE DAI VIOLENTATORI:

Il rituale di un’aggressione sessuale, in linea di massima, può essere diviso in 5 fasi:

  1. SELEZIONE DELLA VITTIMA – La vittima viene selezionata in base alle motivazioni dell’aggressore. Può essere preselezionata o semplicemente occasionale. In entrambi i casi, l’aggressore attenderà che la potenziale vittima sia VULNERABILE e/o ISOLATA.
  2. APPROCCIO – L’approccio consiste nell’avvicinare la vittima e si compone di tre fasi:
  • Inducendo la vittima ad accompagnare l’aggressore.
  • Sorprendendo la vittima.
  • Sopraffacendo ed assaltando la vittima.
  1. INIZIO DELL’AGGRESSIONE – L’aggressore mantiene il controllo della vittima attraverso la mera presenza, le minacce o la forza fisica.
  2. LA VIOLENZA SESSUALE – Esecuzione della violenza sessuale
  3. IL RILASCIO – E’ durante questa fase che l’aggressore decide se punire ulteriormente la vittima fisicamente o ucciderla.

 

OPZIONI PER LA VITTIMA DURANTE UN’AGGRESSIONE

Durante un’aggressione, la vittima può scegliere tra una serie di comportamenti da adottare.

Alcuni studi hanno esaminato i comportamenti difensivi delle vittime di violenza
sessuale, le strategie da mettere in atto per evitare lo stupro e i comportamenti delle
vittime che sono segno di vulnerabilità della stessa.

L’analisi delle diverse strategie di reazione tratte dalla letteratura, unite all’esperienza clinica degli studiosi con autori di stupro che hanno confessato e le vittime di stupro, ha permesso di definire una tipologia delle strategie di risposta.

In relazione a quale azione intraprendere, la vittima deve tenere in considerazione il tipo di violentatore, le circostanze, le condizioni ambientali, la situazione in generale e le proprie capacità personali e scegliere una (o più di una) tra le seguenti alternative:

  • La Fuga
    La fuga, nel caso di un’aggressione, rimane la risposta migliore quando può essere impiegata con successo. E’ ovvio che, se la vittima si trova sola, in un luogo isolato senza vie di scampo, oppure quando è aggredita da più aggressori, cercare di scappare non potrebbe aver successo, anzi risulterebbe molto rischioso. La probabilità di scappare inoltre può diminuire nel caso in cui ci ti trovi di fronte ad un aggressore giovane ed atletico. Invece nel caso in cui la vittima si trova in un’area urbana, non ci sono armi, o sono presenti altre persone nelle vicinanze e non ci siano altri tipi di impedimenti come ad esempio legature degli arti, crescono di molto le probabilità di successo della fuga. E’ comunque sempre importante che si faccia uso di prudenza, dal momento che per una buona percentuale di aggressori, un tentativo di fuga da parte della vittima, servirebbe
    esclusivamente ad aumentare l’aggressività dell’aggressione.

 

  • Resistenza oppositiva verbale (Verbally confrontative resistence)
    Strategia che consiste nell’urlare e sfogare la propria collera al fine di attirare l’attenzione su di se (es. “lasciami andare” oppure “vattene via“). L’intento di questi atteggiamenti è quello di lanciare, all’inizio dell’aggressione, il messaggio che la vittima non ha nessuna intenzione di essere sottomessa al suo aggressore.

 

  • Resistenza oppositiva fisica (Physically confrontative resistence)
    La resistenza fisica spazia da risposte moderate (divincolarsi, dibattersi), fino a risposte anche molto violente (colpire con forza e violenza parti vulnerabili dell’aggressore quali, volto, gola, genitali con intenzioni di ferirlo o anche ucciderlo). Sono reazioni dettate dal contesto e da fattori critici come il luogo dell’aggressione, la presenza di un’arma, la probabilità di essere aiutati, le dimensioni fisiche e la forza dell’aggressore ed il grado di violenza dell’aggressione. La vittima deve però aspettarsi che in molti casi la sua resistenza fisica possa avere come risposta un aumento della violenza dell’aggressione.

 

  • Risposte verbali non confrontative (Nonconfrontative verbal responses)
    Queste risposte hanno come intento quello di dissuadere l’aggressore (es. “sono vergine“, oppure “ho le mestruazioni“), suscitare empatia (intrattenendo la sua attenzione conversando con lui, ascoltandolo e cercando di rispondergli mostrandosi sincera), essere sincera (“sono spaventata“) oppure negoziare (“parliamone” oppure “andiamo a bere una birra“) al fine di prendere tempo ed escogitare la strategia giusta per scappare. Anche se il fatto di discutere con l’aggressore può essere uno strumento utile per ridurre il grado di violenza dell’aggressione, tuttavia non è efficace nel farla cessare completamente. Purtroppo durante l’eccitazione di un’aggressione sessuale la maggior parte degli stupratori non si interessa affatto dei bisogni e dello stato fisico della sua vittima (ad esempio del fatto che abbia le mestruazioni). La cosa importante è che la vittima eviti riferimenti quali “ho l’AIDS“, oppure “sono incinta” come anche affermazioni che potrebbero incoraggiare la fantasia patologica dell’aggressore che la vittima sia “cattiva” o che abbia promiscue abitudini e di conseguenza sia degna di essere stuprata. La via più sicura per coinvolgere l’aggressore in un dialogo è quello di appellarsi alla sua umanità dimostrandosi estremamente sinceri e concentrandosi sulla situazione immediata (es. “Sono una totale sconosciuta. Perché vuoi farmi del male? Non ho fatto niente per farti del male“).

 

  • Resistenza fisica non confrontativa (Nonconfrontative physical resistence)
    Questa tecnica significa fare una resistenza attiva che però non coinvolgere direttamente l’aggressore (come nel caso della Resistenza oppositiva fisica). Queste tecniche di resistenza possono essere simulate o del tutto reali, spontanee ed incontrollabili. Le reazioni simulate possono includere ad esempio lo svenimento, mutismo, epilessia o attacchia poplettici. Quelle involontarie e reali includono il pianto, mutismo, nausea e perdita del controllo sfinterico. Queste reazioni possono offrire un’opportunità alla vittima, ma essendo fortemente soggettive  e non sono attendibili.

 

  • Sottomissione
    La sottomissione non implica una reazione offensiva o difensiva per impedire l’aggressione. E’ spesso il risultato della paralisi causata dalla paura, dal terrore o dalla credenza che tali reazioni servano a salvare la vita alla vittima. Nella maggior parte dei casi però la sottomissione serve soltanto come ultima risorsa quando ogni tentativo di far cessare l’aggressione è fallito. La sottomissione potrebbe però essere interpretata dall’aggressore come una sorta di partecipazione della vittima e di conseguenza aumentare l’intensità dell’aggressione. In generale la decisione di rassegnarsi o sottomettersi all’aggressore è determinata dalla violenza dell’aggressione stessa, oppure dallo stato emotivo della vittima o dalla paura specifica (come lo stupro o la morte).
    Molte donne sono in grado di combattere pur con la consapevolezza che dovranno cedere, altre accettano e si sentono a proprio agio con qualsiasi azione che credono essere necessaria per sopravvivere all’aggressione con il minimo di danni fisici e psichici.

 

Se le precedenti strategie per evitare l’aggressione sono fallite, la sottomissione è considerata la strategia migliore per salvarsi la vita e per ridurre al minimo i danni fisici in una situazione quale l’aggressione sessuale, ma è importante che la vittima sia tranquilla in questa scelta e al tempo stesso sia consapevole del fatto che il senso di colpa successivo all’aggressione potrà probabilmente manifestarsi.

 

Come confrontarsi con l’aggressione sessuale

Una cosa che devi sapere è che un’aggressione genera un’altra aggressione, gli studiosi ed esperti dell’argomento sanno che questo è quello che avviene e ampie casistiche e studi comportamentali dimostrano questo.

Quando rabbia ed aggressività vanno oltre ciò che è necessario per avere la sottomissione della vittima, una violenta reazione di confronto con l’aggressore genera soltanto un ulteriore incremento della violenza nell’aggressione e questo può mettere la vittima in una situazione di rischio per seri danni fisici se la reazione non mette fuori combattimento psicologico o fisico l’aggressore.

Per questo ti raccomando di non usare la violenza come prima reazione alla violenza se non si è sicuri di quello che si fa perchè potresti solo peggiorare la situazione.

Lo stupratore, di solito è convinto di avere ogni diritto sessuale sulla vittima, e userà tutta la
forza fisica necessaria per ottenere la sottomissione della vittima; la reazione di confronto fisico con l’aggressore in questi casi può essere imprudente a meno che la vittima non è sicura di mettere fuori combattimento l’aggressore.

Inizialmente la strategia migliore sembra essere quella di incoraggiare lo stupratore ad iniziare a parlare di se stesso facendo leva sul suo narcisismo per fare apparire la vittima nella sua testa come una persona reale piuttosto che un oggetto sessualizzato.

Le strategie non confrontative fisiche possono a volte funzionare ma tendono ad essere spesso poco efficaci essendo altamente sgradevoli e antipatiche al singolo stupratore, dipende molto da chi è l’aggressore.

Alcune di queste reazioni sono spontanee ed involontarie, istintive, come ad esempio provare a parlare o rispondere fisicamene reagendo con violenza ma sarebbe opportuno che la vittima riuscisse a dominare tali reazioni nel caso in cui queste peggiorino la situazione o per trovare il giusto momento per fare esplodere una reazione violenta.

Purtroppo chi per lavoro si occupa di formazione legata alla difesa personale femminile sa che è molto complicato in quei momenti riuscire a pensare, perchè l’effetto sorpresa e l’alto livello di stress non permette di avere la lucidità di ragionare facendo prevalere l’istinto.

Se la vittima è incapace di instaurare una conversazione con il suo aggressore e l’aggressione continua, aumenta o appare addirittura essere folle, con una violenza omicida, la vittima deve provare a combattere con tutti i mezzi che ha a disposizione (colpire gli occhi e i genitali dell’aggressore, oppure colpirlo con un oggetto contundente, ecc).

Se l’aggressore rimane dopo il confronto verbale, non è armato e risponde con minacce
o ritorsione, la vittima deve immediatamente opporgli resistenza fisica picchiandolo con  ogi mezzo e strumento a disposizione (calci e pugni, oggetti, ecc.).

Se la risposta dell’aggressore alla tua reazione difensiva è un aumento della rabbia e della violenza allora è opportuno che la vittima cessi di resistere fisicamente.

La reazione raccomandata con gli stupratori è “a parole” cioè verbale, e le parole devono essere usate per convincere l’aggressore che la vittima non è la persona da lui odiata (es. “Mi sembra che tu sia veramente arrabbiato con qualcuno, ma non posso essere io. Non ci siamo mai incontrati prima d’ora“). Deve invece evitare affermazioni che potrebbero giustificare, nella mente dello stupratore, l’aggressione perchè è sempre pericoloso provocare la fantasia di questi uomini.

Se sembra che non ci sono risposte sicure ed efficaci per uscire da quella situazione, la vittima
deve cercare di fare le cose necessarie per riuscire ad uscire dalla situazione come ad esempio fingere di partecipare all’aggressione e, al momento critico, agire di sorpresa e colpire l’aggressore nelle parti vulnerabili con più cattiveria possibile.

Cercare di crearti una opportunità dove poter colpire e ferire con efficacia può essere una buona soluzione ed è un tempo che può essere utile e necessario alla vittima per elaborare e trasformare la paura in rabbia e il senso di impotenza in lotta per la sopravvivenza.

Purtroppo la maggior parte delle raccomandazioni fatte alle potenziali vittime nel momento di panico è molto probabile che siano dimenticate, tecniche, strategie, ecc. perchè quando la vittima si trova di fronte al potenziale stupratore, non c’è nessuna formazione o allenamento che possono garantirti di renderti lucida ed efficace in un momento di stress così elevato.

La vittima in quel momento può perdere la testa o non avere il tempo necessario per valutare le diverse reazioni da mettere in atto.

Sicuramente la formazione può aiutarti, ma nessuna simulazione può arrivare a farti sentire la sensazione di stress e di paura di una vera aggressione ed è meglio non scoprirlo mai se è possibile.


Le strategie espresse possono essere così riassunte:

1) Cercare di stabilire un rapporto verbale con l’aggressore; se non funziona –> 2) La vittima deve prendere immediatamente l’offensiva ed attaccare l’aggressore con aggressività fisica moderata (calci, pugni); se non funziona –> 3) Provare a calmare la rabbia dell’aggressore coinvolgendolo in una conversazione e rendendosi credibili ai suoi occhi; allontanare da lui la fantasia secondo la quale tu sei una persona a cui lui vuole fare del male. Preparare la situazione per un tentativo di fuga, dicendogli ad esempio “andiamo a bere qualcosa”; se non funziona –> 4) Usare il confronto violento e condurre ogni azione esclusivamente con i mezzi apropria disposizione (calci, pugni, morsi, colpire con bastone o pietra) per rendere
incapace l’aggressore ed evitare lo stupro o le possibili lesioni fisiche a volte anche mortali.

Conclusioni

Lo stupro, quando reale, è una delle violazioni più umiliante e degradante che esista!.

Questo argomento è molto complesso e richiede davvero anche un certo livello di prudenza perchè purtroppo sono argomenti molto sensibili e che purtroppo le statistiche confermano che è una forma di violenza molto diffussa e spesso anche poco denunciata.

Spero che possa esservi utile senza dovervene mai realmente interessare.

Andrea

 

 

Difesa personale femminile – La prevenzione nelle varie situazioni

La prevenzione nelle difesa personale è uno degli aspetti fondamentali e la maggior parte dei suggerimenti possono essere messi in pratica da chiunque e anche se questo post è focalizzato per la difesa personale femminile indipendentemente dal sesso o dall’età i suggerimento valgono anche per gli uomini.

La sicurezza personale è una responsabilità di ognuno di noi e se è anche vero che una buona parte è demandata alla forze dell’ordine in realtà se non adotti dei comportamenti che limitano le possibilità di azione e di intenzione di potenziali malintenzionati ad agire in traqnuillità nei tuoi confronti è probabile che tu possa potenzialmente diventare una loro “preda”.

I rischi per la tua sicurezza personale possono essere ridotti comportandoti con il “buon senso” e utilizzando alcune azioni preventive ma a volte il buon senso non è sufficiente e soprattutto non è qualcosa di oggettivo, ognuno ha il suo.

Spesso parlando con alcune persone si nota come in realtà siano convinte di usare il buon senso ma la totale non conoscenza di certe dinamiche le porta in realtà ad avere comportamenti attenti ma non sufficienti per chi di abitudine pratica azioni scorrette nei confronti delle persone.

Ricordati che TU sei la protagonista per il mantenimento della tua sicurezza personale!.

Questo post è costruito per indicarti dei comportamenti e aiutarti a sviluppare delle abitudini di  di comportamenti “sicuri”.

Essendo che non conosco personalemnte chi sei, devi adattare i suggerimenti al tuo stile di vita, alle tue abitudini ed alle tue capacità, e utilizzare questi spunto per pianificare la tua sicurezza.

Importante!! Procurati degli strumenti legali per la tua difesa personale femminile.

Alcuni suggerimenti che leggerai possono anche sembrarti ovvi, esagerati o troppo difficili da mettere in pratica, ma a volte sono proprio questi ultimi che ti permetteranno di evitare i pericoli maggiori.

 

Prevenzione generale

Il miglior modo che hai per non correre dei rischi è quello di evitare i problemi, piuttosto che provare atirarsene fuori in un secondo tempo.

Il vecchio detto “prevenire è meglio che curare” vale anche nella difesa personale!

Ora non significa non fare più nulla, stare in casa, lavorare da casa, non usicre più, ecc. perchè la tua prevenzione non deve diventare una ossessione che pregiudica la qualità della tua vita ma devi anche essere consapevole della realtà dove vivi e del mondo di oggi. Non puoi fare finta di niente e purtroppo ci sono in alcune città zone particolari dove realmente la gente è costretta a modificare la propria vita non uscendo di casa in certi orari o non uscendo per non correre rischi.

Non è bello ma è necessario, ma spero che non sia il tuo caso e per fortuna sono situazioni minoritarie.

La prevenzione che devi adattare al contesto in cui vivi e alle tue abitudini significa che devi sviluppare un forte senso di consapevolezza riguardo alla sicurezza e modificare il tuo comportamento tenendo proprio conto dell’ambiente in cui ti trovi e dei possibili pericoli ad esso legati.

Questa conoscenza e consapevolezza ti porta a utilizzare comportamenti e strumenti atti a tutelare la tua persona e a scoraggiare potenziali malviventi a “puntare” proprio te.

La considerazione dei seguenti punti incrementerà la tua consapevolezza della sicurezza:

  1. Segui il tuo istinto. Se senti una sensazione di disagio in un luogo o con una persona, allontanati immediatamente e non preoccuparti della cattiva figura, del senso di colpa, o di passare per maleducata, fregatene e vai via immediatamente.
  2. Impara a notare i dettagli delle persone. In caso di aggressione, ciò potrà aiutarti a
    fornire una buona descrizione per l’identikit del malvivente (p.e., colore della pelle,
    altezza, colore dei capelli, pettinatura, cicatrici, tatuaggi, accento, abbigliamento,
    etc.).
  3. Tieni un comportamento non appariscente. Mantieni un “profilo basso”. Vestiti e comportati in maniera dimessa. Non mostrare gioielli, denaro, chiavi o altri oggetti di valore, perché è quello che attira un potenziale ladro.
  4. Conosci sempre esattamente il luogo dove stai andando o, comunque, comportati
    sempre come se tu lo sapessi. Dimostra sicurezza anche se non l’hai.
  5. Devi essere bene informata sul tuo ambiente e vicinato. Dove si trova il più vicino posto di polizia e il più vicino ospedale? Quali negozi, ristoranti, uffici sono aperti fino a
    tardi? C’è un telefono vicino? ecc.
  6. Stabilisci alcune strade per andare al lavoro e varia percorso e orario di partenza per
    raggiungere il lavoro e per tornare a casa. La maggior parte delle aggressioni
    avvengono quando la persona esce o torna a casa.
  7. Evita di instaurare routines, poiché rendono i tuoi spostamenti facili da prevedere
    per un osservatore. Identifica le routines, come ad esempio la “solita” partita a
    tennis, lo jogging, gli eventi sociali, etc. e cambia gli orari nei quali essi avvengono.
    Inoltre, fai attenzione alle routines che non possono essere evitate, come
    accompagnare e riprendere i bambini a scuola.
  8. Stai lontana dalle situazioni che potrebbero attrarre pericoli (p.e., raduni politici).
  9. Stai attenta ad ogni possibile indizio di sorveglianza della tua casa, dell’ufficio o del
    percorso tra i due. Attacchi seri sono generalmente preceduti da un periodo di
    sorveglianza.
  10. Conosci la tua abilità. Devi essere onesta con te stessa ed essere consapevole delle
    tue capacità. Dovresti sempre cercare di mantenerti in una buona forma fisica.
  11. Non esitare a richiamare l’attenzione su di te se ti trovi in pericolo: urla, grida, suona
    il clacson dell’auto, etc.
  12. Assicurati di sapere quali dispositivi di sicurezza sono presenti sul luogo di lavoro e
    come essi funzionano.
  13. Se ti devi recare all’estero, impara alcune frasi nella lingua del paese in cui ti trovi,
    affinché tu possa chiedere aiuto in caso di bisogno.
  14. Prova ad immaginare cosa faresti se fossi aggredita. Non c’è un modo “corretto” o
    uno “errato” per rispondere ad un attacco perchè ogni situazione è differente dalle altre.
    Reagire o no ad un aggressore è una decisione che può essere presa solo da te in base al contesto e alle tue capacità reali di contrastare efficacemente il tuo aggressore o gli aggressori. Generalmente queste sono le varie scelte che possono essere fatte: cedere alle richieste, cercare di persuadere “verbalmente” l’aggressore, gridare aiuto o urlare
    “al fuoco”, fuggire, combattere. Ricorda questa regola: Non rischiare MAI la vita per beni materiali.
  15. Durante un’aggressione, non farti distrarre dall’ambiente circostante. Un rumore o
    delle voci, potrebbero darti un falso senso di “scampato pericolo”.
  16. FAI SEMPRE E AFFIDAMENTO SOLO SU TE STESSA (sulle tue forze e sulle tue capacità). NON contare sull’aiuto della altre persone perchè difficilmente intervengono in tuo
    soccorso anche se griderai e chiederai il loro aiuto. Se sei fortunata qualcuno interviene ma le statistiche dicono che è qualcosa di raro.

 

La prevenzione quando sei in casa

Non dare mai per scontata la tua sicurezza, solo perché sei in casa! La tua casa potrebbe essere
il bersaglio di ladri che potrebbero nuocere alla tua incolumità durante la loro azione crimi  nosa. Dovresti progettare accuratamente la sicurezza “fisica” della tua casa e, all’occorrenza, fare le migliorie necessarie.

Considerare i seguenti punti per incrementare la sicurezza della tua abitazione:

  1. Assicurati che la porta d’ingresso e le serrature siano molto resistenti. Chiudi
    sempre a chiave la porta, sia quando sei in casa, sia quando esci, anche se per pochi
    minuti.
  2. Assicurati che l’area di ingresso sia sempre ben illuminata.
  3. Rendi un’area della tua casa un rifugio sicuro, un luogo dove puoi ripararti da un
    attacco e dal quale puoi chiedere aiuto. Questo luogo potrebbe essere una camera
    da letto con una porta molto resistente ed una buona serratura, o possibilmente un
    bagno. Assicurati di avere una possibile uscita anti incendio. (Panic Room)
  4. Fai in modo di avere persiane, tendine o schermi, ad ogni finestra.
  5. Scrivi solo il cognome sulla cassetta della posta.
  6. Non lasciare fuori della porta materiale di valore, o potenziali arnesi o utensili, che i
    criminali potrebbero utilizzare contro di te, qualora li trovassero (p.e., scale,
    sgabelli, etc.).
  7. Non aprire mai la porta agli estranei.
  8. Se un estraneo ti chiede di poter utilizzare il telefono, non farlo entrare. Offriti di
    effettuare la chiamata per lui.
  9. Se ti è possibile, evita di dormire con le finestre aperte.
  10. Non salire sull’ascensore se c’è qualcuno che ti fa sentire a disagio o inquieta.
  11. Se sei in ascensore e sale qualcuno che ti provoca un senso di disagio, scendi al
    piano successivo.
  12. In ascensore, mettiti vicino al pannello di controllo. Se sei minacciata, premi il
    pulsante di allarme e qualsiasi altro pulsante raggiungibile (tranne quello di STOP),
    prenotando così, ove possibile, l’apertura delle porte ai diversi piani.
  13. Prima di assumere domestici, fai il possibile per conoscere il background della
    persona (base culturale, esperienza, etc.). Chiedi le sue referenze e controllale.
  14. Se scopri che una domestica/babysitter è disonesta o ladra, licenziala immediatamente ed accompagnala fuori dalla casa. Avvisa subito tutti i posti dove il domestico può fare acquisti accreditandoli sul tuo conto (p.e., negozi, supermercati, etc.), che costui è stato espulso.
  15. Non affidare ai domestici/babysitter le chiavi della tua casa; se ciò fosse inevitabile, fai in modo di avere una chiave speciale (non in possesso dei domestici), ed usala per serrare la porta quando sei in casa.
  16. Assicurati che domestici/babysitter/ecc. conoscano esattamente quali misure di sicurezza devono avere, come: identificare le persone prima di aprire la porta, non consentire mai l’accesso a visitatori non autorizzati senza la tua specifica approvazione, nonfornire a nessuno informazioni su di te per telefono, non discutere con nessuno dei tuoi affari, avvisarti se qualche persona sospetta si sta aggirando nei pressi della tua
    abitazione.
  17. Se hai una vigilanza privata assicurati che sappia esattamente quali sono le sue mansioni: cosa deve controllare e con quanta frequenza, come deve dare l’allarme in caso di problemi, cosa fare se è costretta da intrusi a lasciare la proprietà, dove andare e
    cosa fare se ciò dovesse accadere.
  18. Cerca di conoscere i tuoi vicini.

 

La prevenzione quando sei in viaggio

Chi viaggia è facilmente esposto a rischi, poiché in genere porta con sé denaro, passaporto
o oggetti di valore. Inoltre soprattutto inizialmente sei spesso disorientato e non conosci i luoghi sicuri del paese in cui ti trovi, ecc.

Prendi in considerazione i seguenti punti per incrementare la tua sicurezza quando sei in viaggio:

  1. Fai sempre in modo di conoscere i luoghi sicuri (o preposti alla protezione)
    dell’ambiente in cui ti trovi e assicurati che questi luoghi siano facilmente
    raggiungibili, se necessario.
  2. Prima di partire, informa qualcuno dei tuoi programmi e lasciagli i numeri ai quali
    puoi essere rintracciata. Se per qualche motivo sei costretta a modificare i tuoi
    piani, fai in modo che questa persona ne sia messa al corrente.
  3. Stai all’erta. Controlla sempre il tuo bagaglio e la borsa. Tieni il passaporto, il
    lasciapassare, il biglietto aereo, il denaro e i traveller’s chèques in un luogo sicuro,
    preferibilmente nel vestiario indossato (evitando però giacche, impermeabili,
    soprabiti e tutti i capi che potrebbero essere facilmente dimenticati in qualche
    luogo).
  4. Fai due fotocopie del biglietto aereo, del passaporto, della patente e delle carte di
    credito che decidi di portare con te. Lascia una serie di fotocopie a casa e porta con
    te l’altra serie, tenendola in un luogo diverso da quello in cui tieni gli originali. Lascia
    una copia dei numeri di serie dei traveller’s chèques a casa e porta un’altra copia
    con te.
  5. Per quanto possibile, cerca di utilizzare voli diretti. Cerca di ridurre al minimo il
    tempo in cui devi stare in un’area pubblica insicura dell’aeroporto. Muoviti
    rapidamente dallo sportello del check-in ad un’area sicura (p.e., sala d’imbarco).
  6. In molti casi la piccola criminalità colpisce negli aeroporti. La miglior difesa è
    rimanere calmi, non permettere alle persone di darti l’assalto (p.e., per portarti il
    bagaglio, o per il taxi) e tenere sotto controllo i tuoi possedimenti.
  7. In alcuni paesi, i crimini sono commessi dai tassisti o da loro complici. Fai in modo di
    conoscere esattamente come raggiungere dall’aeroporto (o dalla stazione
    ferroviaria), il tuo albergo o il luogo dove hai l’appuntamento di lavoro. Se hai
    appuntamento in aeroporto, stabilisci un appropriato mezzo di riconoscimento con
    la persona che devi incontrare. Nei paesi con un alto tasso di criminalità ed uno
    scarso servizio di polizia, insisti per incontrarti direttamente nella sala arrivi
    dell’aeroporto.
  8. Scegli possibilmente grandi alberghi, in quanto offrono un migliore servizio di
    sicurezza. Non stare in camere al pianoterra o che danno su un corridoio esterno. Se
    possibile, prenota una stanza tra il secondo e il settimo piano (al di sopra del livello
    stradale per evitare un facile accesso dall’esterno e abbastanza in basso da poter
    raggiungere facilmente l’uscita o i dispositivi antincendio, in caso di emergenza).
    Chiudi sempre a chiave la porta della stanza (anche quando sei dentro).
  9. Scegli una camera in prossimità dell’ascensore, per evitare di dover camminare a
    lungo nel corridoio deserto per raggiungerla. Se ti senti a disagio, chiedi a qualcuno
    del personale dell’albergo di accompagnarti fino alla stanza.
  10. Il balcone può rappresentare un pericolo. Blocca sempre le porte/finestre che
    danno sul balcone e chiudi le tendine.
  11. Usa un fermaporta di gomma per una maggiore sicurezza (ti consiglio di portarne
    uno nel tuo bagaglio). Se non è disponibile, usa una sedia per bloccare la porta. Usa
    le spille di sicurezza (spille da balia) per accostare bene le tendine difettose.
  12. Appena arrivata nella tua stanza, cerca la più vicina uscita di sicurezza. Cammina
    dalla tua stanza fino all’uscita di emergenza, contando il numero di porte che
    incontri. Immagina come fare per raggiungerla strisciando o correndo, nell’ambiente
    buio e pieno di fumo. Leggi le istruzioni antincendio dell’albergo.
  13. Assicurati che il parcheggio self-service sia recintato e ben illuminato. Se non ti senti
    sicura, chiedi di essere accompagnata dall’albergo fino alla tua auto, o chiedi di
    usufruire del servizio “parking” dell’hotel. Parcheggia sempre in aree ben illuminate.
  14. Se stai partecipando ad una conferenza, togli la targhetta con il tuo nome appena
    possibile, per evitare di essere identificata.
  15. Non lasciare il cartellino “Please clean room” fuori la porta, poiché ciò
    informerebbe un possibile ladro che la stanza è vuota. Chiedi direttamente alla
    reception di mandare qualcuno a riordinare la tua camera.
  16. Non mostrare agli estranei la chiave della tua stanza. Se la reception fornisce
    facilmente il numero della tua camera, o è ben visibile sul bancone, reclama con il
    direttore e, se sei seriamente preoccupata, insisti perché ti venga assegnata un’altra
    stanza.
  17. La prima volta che entri nella camera, controlla subito che nel ripostiglio, nel bagno
    e sul balcone non ci sia nessuno.
  18. Se qualcuno bussa alla porta, non dare per scontato che sia effettivamente chi
    afferma di essere. Chiama la reception per un ulteriore controllo. Usa sempre il
    chiavistello.
  19. Chiedi sempre se l’albergo ha una cassaforte per la custodia valori. Non tentare di
    nasconderli nella stanza, verranno facilmente trovati!
  20. Se trovi la porta della tua camera aperta o non chiusa a chiave, non entrare. Ritorna
    alla reception e chiedi a qualcuno di accompagnarti in stanza.
  21. Non fidarti di chi si offre di cambiare il tuo denaro al “cambio nero”.
  22. Stai attenta a chi dice di essere un agente di polizia o un addetto alla sicurezza e ti
    chiede di accompagnarlo in qualche luogo. Richiedigli un’appropriata identificazione
    e chiama la stazione di polizia locale per verificare. Chiedi alla reception dell’albergo
    di aiutarti nella verifica dell’identità.

 

La prevenzione quando stai camminando

Considera i seguenti suggerimenti per aumentare la tua sicurezza personale.

  1. Prima di uscire, controlla che tutte le cerniere della tua borsa siano chiuse. Metti il
    portafoglio in una tasca anteriore o sotto i vestiti. Porta con te solo il denaro di cui
    hai bisogno e, possibilmente, dividilo in più parti e conservalo separatamente.
  2. Indossa scarpe comode.
  3. Devi sempre essere consapevole e attenta a ciò che accade nell’ambiente
    circostante.
  4. Se ti è possibile, evita di passeggiare da sola di notte.
  5. Cammina al centro del marciapiede (né troppo vicina alla strada, per evitare
    aggressioni da parte di automobilisti o motociclisti, né troppo vicina al muro per
    evitare imboscate da persone nascoste in portoni, angoli, rientranze della via, etc.).
  6. Non prendere scorciatoie che passano per aree isolate, come ponti, sottopassaggi, parchi, ecc. Lo so che è scomodo allungare la strada e che magari richiede più tempo ma è necessario.
  7. Se usi un telefono pubblico in una cabina telefonica (ormai pochissime), non dare le spalle all’ingresso della cabina. Mettiti in una posizione che ti consente di tenere d’occhio cosaaccade sulla strada, per evitare che qualcuno possa entrare nella cabina senza chetu te ne accorga. Se qualcuno ti aggredisce, cerca di non farti bloccare dentro la
    cabina; all’occorrenza se non hai altri strumenti utilizza la cornetta del telefono come un oggetto contundente per colpire l’aggressore.
  8. Se usi un smarthone, mp3, ecc, tieni il volume sufficientemente basso da poter udire cosa avviene nei paraggi.
  9. Evita di parlare con gli estranei.
  10. Se qualcuno sospetto è dietro o davanti a te, attraversa la strada. Se necessario
    attraversala di nuovo da un lato all’altro. Se ti senti in qualche modo minacciata, usa
    qualsiasi mezzo per attirare l’attenzione su di te (ricorda: è molto meglio sentirti in
    imbarazzo per esserti sbagliata piuttosto che evitare di agire se ti senti in pericolo).
  11. Se un automobilista si ferma a fianco a te per chiedere informazioni, non avvicinarti
    al veicolo e fai attenzione se ti chiede di guardare una cartina o simili.
  12. Se un’auto si avvicina a te e l’autista ti fa sentire in pericolo, non temere di gridare e
    correre nella direzione opposta all’automobile.
  13. Non fare mai l’autostop e non accettare passaggi dagli sconosciuti.
  14. Tieni le chiavi pronte ma SENZA mostrarle o agitarle tra le mani. Questo comportamento informa un possibile aggressore che sei nei pressi della tua abitazione.
  15. Tieni nel mazzo solo le chiavi che usi e non mettere il tuo nome o indirizzo sul
    mazzo. Metti un segno di riconoscimento sulle chiavi più utili per entrare velocemente, affinché possano essere facilmente trovate al buio. Questo ti permette anche di trovare la chiave giusta velocemente.
  16. Se ti accorgi che la porta di casa, o una finestra, sono state aperte o forzate, mentre
    eri fuori, NON ENTRARE. Il ladro può essere ancora dentro. Allontanati in silenzio dal luogo. Usa un telefono o il telefono di un tuo vicino per chiamare aiuto.
  17. Tieni la borsa in maniera tale da prevenire scippi.
  18. Porta con te un documento su cui compare il tuo gruppo sanguigno.

 

La prevenzione quando sei in auto

Essere dentro un veicolo da ad alcuni un falso senso di sicurezza e può comunque farti diventare un facile bersaglio di rapinatori e truffatori.

Tieni a mente i seguenti suggerimenti può aumentare la tua sicurezza:

  1. Quando possibile, viaggia su strade ben illuminate, popolate e vie principali. Tieni i
    finestrini alzati (lascia solo un piccolo spazio per la ventilazione) e metti la sicura alle
    portiere (tieni presente, però, che la sicura potrebbe ostacolare le operazioni di
    soccorso in caso di incidente).
  2. Se possibile, non viaggiare da sola, specialmente di notte.
  3. Stai particolarmente attenta quando ti fermi al semaforo o allo stop agli incroci.
    Sviluppa l’abitudine di regolare la velocità per evitare di doverti fermare ai semafori.
    Stai pronta a fuggire o a suonare il clacson, se ti senti in pericolo.
  4. Non dare mai passaggi agli autostoppisti. Pensaci due volte prima di dare assistenza
    ad un automobilista che sembra in difficoltà.
  5. Se sospetti che qualcuno ti stia seguendo, fai alcuni giri su una strada trafficata.
    NON IMBOCCARE LA STRADA DI CASA E NON PARCHEGGIARE IN UN’AREA DESERTA.
    Se ti accorgi di essere ancora seguita, recati alla più vicina stazione di polizia.
  6. Se qualcuno cerca di spingerti fuori strada, mantieni la calma. Suona il clacson
    ininterrottamente, così da attirare l’attenzione. Se sei stata costretta ad uscire di
    strada, appena ti fermi, inverti il senso di marcia e torna indietro. Suona sempre il
    clacson e tieni l’automobile in movimento.
  7. Quando parcheggi di notte, scegli un luogo che sarà ben illuminato quando ritorni.
    Prima di lasciare l’auto, assicurati che non ci siano nei dintorni persone che possano
    costituire un pericolo. Non parcheggiare in strada se hai la possibilità di utilizzare un
    garage o un’area di parcheggio sicura.
  8. Prima di entrare in macchina, assicurati che non ci sia nessuno nascosto sul sedile
    posteriore. Controlla da lontano che non ci sia nessuno appostato sotto l’automobile. Prima di lasciare l’auto, assicurati di averla chiusa a chiave.
  9. Se qualcuno ti accompagna a casa in macchina, chiedigli di aspettare finché non sei
    entrata nel portone.
  10. Allaccia sempre la cintura di sicurezza e pretendi che il passeggero anteriore faccia
    altrettanto. Se mentre sei ferma al semaforo o allo stop ti senti minacciata da
    qualcuno, slaccia immediatamente la cintura.
  11. Mantieni la tua auto in buono stato. Controlla il livello del carburante prima di ogni
    viaggio. Assicurati di avere una lampada di emergenza, la ruota di scorta in buono
    stato ed il martinetto. Devi sapere dove stai andando e come arrivarci. Porta con te
    uno stradario dettagliato.

 

La sicurezza quando sei sui trasporti pubblici

Considera i seguenti suggerimenti per aumentare la tua sicurezza mentre utilizzi i mezzi
pubblici:

  1. Se sei in anticipo, attendi il treno nell’apposita sala d’aspetto.
  2. Non viaggiare in compartimenti del treno che sono deserti.
  3. In treno, se possibile, siediti nella carrozza occupata dal capotreno.
  4. Non scegliere i posti a sedere vicino al finestrino, perché potresti essere facilmente
    bloccata da un assalitore. Siediti preferibilmente in prossimità del corridoio, così da
    poter uscire rapidamente in caso di problemi.
  5. Informati prima sugli orari dei treni che devi prendere; in questo modo non sarai
    costretta ad attendere in banchine deserte. Evita di prendere l’ultimo treno per la
    tua destinazione.
  6. Dopo essere scesa dall’autobus o essere uscita da una stazione della metro, guardati
    intorno per vedere se qualcuno ti sta seguendo.
  7. Fai in modo che qualcuno venga a prenderti alla stazione ferroviaria, alla fermata
    dell’autobus o all’ingresso dell’edificio in cui ti trovi, se devi tornare a casa la sera
    tardi.

 

La prevenzione nella situazioni sociali

Anche nelle situazioni sociali devi pensare alla tua sicurezza personale. Potresti essere
particolarmente vulnerabile, specialmente se non farai in modo di prevenire il problema.

Oggi è tipico con l’avvento dei social network e delle chat entrare in contatto con “amici comuni” o persone che si conoscono online.

Tieni a mente i seguenti punti:

  1. Usa particolare prudenza quando ti incontri con qualcuno che non conosci bene.
    Chiedigli di uscire insieme ad altre persone che conosci. Scegli dei luoghi pubblici o
    comunque posti frequentati da altre persone.
  2. Quando ti rechi in discoteca, cerca di andare sempre con un gruppo di amici e
    amiche fidate. Non lasciare in giro il tuo bicchiere con la bevanda, per andare a bere
    di tanto in tanto; tienilo con te finché non hai finito la bevanda o decidi di non berne
    più. Fai sempre in modo di avere qualche amica/o che ti riaccompagni a casa e non
    accettare passaggi da qualcuno che hai conosciuto quella sera (anche se ti dà
    l’impressione di essere una “brava persona”). Tieni presente che l’assunzione di
    alcool e/o droghe può alterare la tua percezione della realtà, renderti più
    “disponibile” (facendo cadere alcune tue inibizioni) e quindi più vulnerabile nei
    confronti di qualcuno che voglia approfittare della situazione.
  3. Comunica chiaramente cosa vuoi. Parla chiaro! Fai in modo che nessuno possa
    pensare che tu voglia avere relazioni intime con lui se non è così. Non giocare troppo a illudere una persona. La seduzione è una bella arma ma usala con chi i interessa veramente.
  4. Fatti valere! Pretendi di essere trattata con rispetto.

 

CONCLUSIONI

Ora che hai visto nelle varie situazioni alcune attenzioni importanti per la tua sicurezza personale spero che da oggi inizi a adottare questi suggerimenti come abitudine.

Andrea

Il concetto di intercettare e come fare sparring nella difesa personale

Sicuramente avrai sentito parlare di attributi del fighter, gli attributi sono delle qualità necessarie che devi sviluppare per essere un buon fighter, ma con il termine attributi si va ancora oltre perchè è un termine usato soprattutto per indicare ciò che costituisce il combattente di strada.

Il tuo coraggio, la tua potenza, la tua forza, la tua determinazione, il tuo killer instict (istinto omicida), il tuo timing, ecc. quindi stiamo parlando di caratteristichè che vanno al di là della tecnica.

Senza queste le qualità, le tue tecniche senza queste qualità non significano nulla ed è per questo che Bruce Lee ha enfatizzato gli attributi e ha praticato tecniche “meschine”.

Non basta la tecnica ma serve l’intenzione reale di fare male, sembra brutto dirlo ma si tratta di questo, la tecnica è come avere un arma ma non vuoi usarla perchè sai di fare male o addirittura uccidere, non ti serve a nulla se dietro non c’è un lavoro psicologico che ti fa switchare e diventare un killer nello stesso istante in cui percepisci la minaccia perchè in quella condizione tu hai solo due possibilità scappare o attaccare con la massima forza e violenza (gli animali fanno così).

Il problema non è allenare la tecnica ma gli attributi.

Gli attributi sono quelle cose che permettono di portare i tuoi strumenti (colpi)!

Stai guardando un fighter che tira i colpi, guardi le tecniche che usa e dici “Le conosco anche io, allora posso combattere. “No, non puoi! Devi essere in grado di addestrarti a usare quelle tecniche“.

Questa è la grossa differenza.

Spesso si vedono ragazzi che allenano la tecnica e anche con ottimo stile del gesto tecnico, poi quando “giocano” non riescono ad applicarla e questo perchè non hanno capito come funziona realmente il “gioco”.

Sono gli attributi che fanno funzionare una tecnica.

Allenare la tecnica ogni giorno ha una sua utilità chiaramente, ma imparare a usarla, questo è l’aspetto più importante. Quindi passare tutta la settimana a tirare low kick al sacco non significa che poi sai tirarlo veramente anche se è un pasaggio tecnico fondamentale allenarsi al sacco, ai pao, ecc.

Una delle domande che spesso le persone si chiedono è ma come si fa veramente la difesa personale da un punto di vista non di prevenzione ma di combattimento, quando ormai non c’è più niente da fare?

Una sola parola: INTERCETTARE!

Sicuramente se hai praticato Jeet Kune Do questa parola ti sarà familiare ma si tratta di questo, detto in altre parole anticipare le intenzioni del tuo aggressore.

Per strada se hai capito che quella discussione non può finire non puoi aspettare e lasciare l’iniziativa all’altro e quando hai tentato di fare de-escalation ma vedi che non c’è possibilità devi attaccare tu per primo, anticipando la sua intenzione che è quella di colpirti.

NON devi e NON puoi mai lasciare questo vantaggio!

Questo è il concetto che devi avere in testa, colpire subito e per primo, intercettare l’intenzione, non solo anticipare un colpo del tuo aggressore.

Ci sono persone in questo paese che dicono che stanno allenando lo sparring di difesa personale ma stanno facendo kickboxing e loro dicono che stanno facendo qualcosa di difesa personale, non è così!. Lo sparring della difesa personale non è lo sparring che si fa negli sport da combattimento anche se come più volte ho scritto sul blog, allenare lo sport è un passaggio fondamentale, ma qui ti sto parlando di un lavoro mirato di sparring con un focus diretto alla difesa personale.

Lo sparring da difesa personale è l’arte dell’intercettazione e per intercettare devi entrare nella distanza di cattura.

E devi avere un metodo di allenamento per essere in grado di arrivare a quella distanza di intercettazione per poter intercettare (scusa il gioco di parole). Si hai capito bene una distanza di cui spesso nessuno ti parla.

Esempio, se ci sono 2 persone in un ring che eliminano questa distanza, allora il ragazzo più grande vince, ed è per questo che ci sono le classi di peso.

Se qualcuno ti colpisce per intercettare il suo colpo e prendi in prestito quella frazione di secondo quando è dolorante e disorientato e segui rapidamente una furiosa ondata di pugni o gli butti addosso ginocchia, testa, morsichi e gomiti – ora stai mixando la tecnica.

Se qualcuno per strada è veloce con il jab e ha una buona struttura, è difficile da intercettare ed ecco perché Dan Inosanto ad esempio ha lavorato molto negli anni spiegando continuamente le distruzioni del Kali filippino per distruggere gli arti.

Il tuo aggressore tira un colpo, tu lo intercetti sollevando il gomito colpendo la sua mano e tu distruggi la sua mano, in questo caso si tratta di una distruzione, dopo capirai meglio ma è un livello inferiore dell’intercettazione perchè è una difesa attiva ma comunque di una efficacia incredibile. Con la sua arma distrutta tu ora puoi entrare in modo più sicuro e diretto.

Secondo te perchè nel pugilato non è peresso alzare i gomiti??

Ps. Ho visto video di formatori della CIA che fanno vedere tecniche di difesa attiva con i gomiti insegnati ai corsi di formazione dei loro agenti.

Intercettazione e distruzione, questi sono i due concetti principali che ti permetteranno di passare dallo sport alla difesa personale.

Per intercettare, devi essere nell’intervallo di tempo corretto.

Tutti combattono troppo da vicino: pugili, kickboxer, ecc. Perché è sport e che succede? Il ragazzo/a più grande e più forte vince.

La strategia di questo approccio per riuscire a intercettare è che devi essere un po “più avanti” per vedere il colpo arrivare. Quindi non lo pari solo – quello succede quando sei troppo vicino (sport) – devi essere più lontano per vederlo e intercettarlo.

Quindi un punto fondamentale è che devi capire la distanza, devi essere più lontano. Ora ti chiederai, “ma se sono così lontano, come posso mai colpirlo?

Usa quei 2 passi: step and slide e il pendulum , mescola questi due passi. Devi passare ore e ore per sviluppare e padroneggiare correttamente questi due passi e la loro mescolanza.

Ciò significa che quando l’aggressore ti invade lo spazio cercando di colmare il divario – “boom” – viene intercettato.

Se non puoi intercettare, non puoi entrare, e se non puoi entrare, non puoi fare testa a testa, pugni,  ginocchio o gomito con nessuno peggio ancora se è più grande e forte fisicamente di te.

Bruce pesava 58 kg, e Dan Inosanto non è un gigante, ma queste persone potrebbero passare attraverso un uomo come un coltello caldo attraverso il burro perché hanno la formula

Se ti dicessi di fare sparring con questa ottica senza darti un metodo non servirebbe, inizieresti a fare sport perchè è quello che hai sempre visto fare quindi, invece di chiederti di intercettare, ti scrivo un gioco, un sistema a punti che ti obbliga se vuoi vincere a usare questo, “The Intercepting Game”.

Con questo gioco ti assicuro che imparerai come intercettare senza che te ne accorgi.E’ necessario resettare e ricostruore le priorità nel combattimento da strada perchè non è sport.

The Intercepting Game” trasformerà lo sparring in una partita a scacchi. Se ne fai un gioco, la gente tenderà a tirare colpi e a fare sparring sportivo così come per magia ma se lo trasformi in un gioco a punti e tutti inizieranno a intercettare.

Il motivo per cui questo metodo di allenamento è stato progettato molti anni fa (non da me) è per fare cambiare le tue priorità.

La cosa più grande per te in questo momento è quella di colpire ma prova a farlo con un bestione  gigante di due metri e mezzo incazzato e non si accorge nemmeno che tu lo stai colpendo. Per “tirarlo fuori”, devi entrare nell’intervallo di cattura. Devi portare il tuo ginocchio nel suo inguine o in mezzo alla sua faccia o semplicemente non vincerai. Se non puoi colpirlo nei bersagli primari ma vuoi giocare testa a testa, dimenticalo, stai rischiando grosso.

Ps. L’alternativa è qualcosa di diametralmente opposto che è essere un super esperto di lotta, quello può essere un equalizzatore ma attenzione sei in mezzo alla strada, ti parlerò di di grappling per strada in un approfondimento specifico.

Per accedere all’intervallo di intercettazione, devi intercettarlo. La cosa più importante è intercettare. Questo è la cosa più importante nella scala di punteggio rispetto a colpire per poterti allenare correttamente nella difesa personale.

Devi ricostruire il concetto mentale come approccio al combattimento che conosci e per questo ti serve un metodo di allenamento con delle priorità.

Punti d’azione in questo metodo di allenamento:

  1. Intercettazione – 5 punti
  2. Distruzione: 4 punti
  3. Ingresso – 3 punti
  4. Fake – 2 punti
  5. Colpo – 1 punto

Ora in base al tempo che hai puoi fare il gioco a tempo:

  • 3 Round da 3 Minuti
  • 2 Round da 5 minuti
  • ecc.

Oppure a punti:

  • 20punti
  • 50 punti
  • ecc.

Quando sei fuori dal range (distanza) di cui ti ho parlato e intercetti, ottieni 5 punti che è il massimo punteggio in questo gioco. Ogni volta che il tuo avversario attacca e tu lo intercetti ottieni i tuoi cinque punti.

  • Se fa un passo verso di te, si prende una calcio nello stinco;
  • se lancia un calcio circolare, calcia dritto le palle;
  • se lancia un colpo di haymaker lo intercetti con un colpo di dito verso il suo occhio
  • ecc.

Quindi quando attacca, sente dolore e quando tu lo attacchi sente anche dolore.

Se intercettate 5 punti.

Con l’intercettazione colpisci il tuo avversario ancor prima che il suo attacco si apra completamente. La ferocia dell’attacco è raddoppiata perché prendi in prestito il suo slancio e lo accoppi con il tuo, un colpo di incontro.

Il tuo avversario dovrebbe soffrire abbastanza per essere intercettato e tu prendi in prestito quel secondo per piazzare la tua raffica di colpi. Intercetti e scaricho la tua raffica.

Sfrutta il suo momento di vulnerabilità.

Esempi:

  • Se non l’hai intercettato ma hai invece distrutto un arto, ad es. lui ti lancia un colpo di Jab o cross e tu lo incontri con la punta acuminata di un gomito e gli fai un danno alla mano – ottieni 4 punti.
  • Lo stesso se lancia un calcio alto e lo distruggi con un gomito al suo stinco.
  • Se lancia un calcio circolare basso alla tua coscia, incontri lo stinco con un ginocchio piegato che lo mette in un dolore incredibile.

Tutte le distruzioni degli arti portano 4 punti.

Distruggere un arto lanciato rende molto più facile per te sfruttare il suo momento di debolezza per entrare nella distanza di clinch e trapping in modo da poter usare i tuoi strumenti più barbari – ginocchia, testa e gomiti – per finire il combattimento.

L’intera idea del The Intercepting Game” è JKD ovviamente – è il modo per entrare nella gamma di trapping e di clinch nel modo più economico e sicuro possibile.

Facciamo il massimo danno fisico e psicologico all’avversario per portarlo in una condizione di svantaggio in modo da aprirlo ulteriormente agli strumenti più barbari per finire la lotta.

Dato che il tuo colpo di apertura lo mette in difficoltà inizia e mettersi in una modalità difensiva, hai molto meno da preoccuparti del suo attacco, sei tu a prendere il controllo e puoi iniziare in modo efficiente a usare gli strumenti che hai per colpire: ginocchia, calci alla testa e gomiti.

Solo con una tale strategia puoi combattere fuori dalla tua propria classe di peso. Senza questo approccio, il ragazzo più grosso di solito vincerà.

Se non riesci o non puoi né intercettare il tuo avversario né distruggere il suo arto ma in qualche modo lo hai “misurato” e sei entrato con un colpo dritto o schivando riuscendo ad afferrare il suo collo in clich – guadagni 3 punti.

L’esplosione diretta è un attacco aggressivo, puramente viscerale: una raffica ininterrotta di pugni dritti che sono molto difficili da difendere.

Gli avversari sono di solito senza speranza a raffiche di colpi dove è difficile difendersi soprattutto se non si ha una struttura difensiva.

Afferrandogli il collo/testa in clinch ti lascia con una buona struttura per sferrare colpi di ginocchio, testate o  gomitate.

Poiché sei in una posizione di attacco superiore, nel gioco The Intercepting Game” guadagni 3 punti.

Il fake è un concetto che ti permette di entrare in un intervallo di cattura molto rapidamente – nel Jeet Kune Do si chiama Progressive Indirect Attack (P.I.A.) – un metodo di colpire. Tu “inganni furtivamente” il tuo avversario con una distanza falsa e di copertura – progredisci – e attaccalo sul secondo, o talvolta anche il terzo, su una linea diversa. È indiretto perché la tua vera intenzione non è il primo colpo, un fake. Lo usi per guadagnare distanza per poter lanciare il secondo attacco, al fine di eliminare il tempismo del tuo avversario.

I migliori fighter sono spesso degli eccellenti tiratori di colpi fake perchè non puoi combattere un buon avversario con un semplice diretto, senza inserire qualcosa che lo fa muovere o scoprire dove vuoi tu.

Attack (S.D.A.) o con un Attack by Combination (A.B.C.).

Devi fingere di colpire il tuo avversario in un modo e attaccarlo in un altro modo.

Ad esempio, colpo fake in basso e lo attacchi alto, o viceversa e ottieni 2 punti per un fake o finta.

Infine come punti nell’ The Intercepting Game” ultimo e minimo è uno colpo singolo 1 punto.

Esempio:

  • Se lo hai attaccato dritto con un calcio alla coscia 1 punto.
  • Un pugno dritto in faccia, sempre 1 punto.
  • ecc.

Usando questa scala di punteggio, impari a ridefinire il tuo cervello con uno sparring orientato alla difesa personale.

Stai imparando che la cosa più importante è intercettare sia i colpi che l’intenzione.

Un bestione viene verso di te? Vedi solo il suo paio di palle che arrivano e lo intercetto con un calcio a uncino alle sue palle. Un ragazzo enorme ti da un pugno? Colpisci con le dita l’occhio.

Devi lavorare sui bersagli primari, non puoi fare a pugni come su un ring nella difesa personale dove non ci sono classi di peso, ecc.

Quindi qualcuno ti lancia un attacco pesante su di te, intercetta o distruggi un arto, e ora sei nella posizione di poter entrare – dritto dritto! – e questo con una furia di colpi.

Ps. Ricordate tutte l’intercettazione di ginocchio di Weidman contro il low kick Anderson Silva che le ha provocato addirittura la frattura di tibia e perone?. Questo per dirti che non si tratta solo di intercettare i pugni, si può applicare il metodo per ogni colpo, questo è un approccio molto usato nel Kali Filippino, ma la gente come gà detto più volte lo conosce solo per “ah si quello con il bastone!”

Quindi ora che comprendi il The Intercepting Game”, allenati isolando prima un punteggio alla volta.

Ad esempio:

  • Il tuo compagno di allenamento lancia solo un haymaker (un ampio, oscillante, pugno da strada ) e tu li intercetti con finger Jab (colpi di dita nell’occhio).
  • Poi passi a intercettare calci a turno con calci dritti alle palle.
  • ecc. con i colpi da strada e non solo non metterti dei limiti.

Costruisci una progressione.

Iniziare a intercettare tutti i colpi insieme se stai imparando non ti aiuta a imparare di intercettare tutti gli strumenti possibili in una volta. Semplifica all’inizio.

Isolare, quindi progredire, questa è la chiave.

Quindi impara a colpire i bersagli primari e a fare le rotture poi procedi anche per imparare a distruggere le membra e gli organi.

Puoi passare anche 2 mesi, forse imparando solo a distruggere un jab. Ma puoi star sicuro che alla fine di quel periodo nessun jab ti supererà.

Il modo in cui ti alleni diventa il modo in cui combatti.

Se capisci che per te è importante intercettare, e dovrebbe esserlo se fai difesa personale, devi allenarti in quel modo.

Se fai sempre sparring con un ottica sportiva e poi speri di intercettare, non lo farai mai.

Questo sistema ti insegna come “entrare” con timing in un individuo con una efficacia incredibile, rendendo anche i colpi singoli da un punto molto più efficaci.

E’ un metodo di allenamento e un approccio che ti fa evolvere.

Non sono le tecniche in realtà le cose importanti ma è come lo fai.

Dan Inosanto ha raccontato cosa faceva Bruce Lee quando faceva sparring leggero. “Gli piaceva dare un calcio alla faccia, dare un high kick… Ho visto lui una volta fare una ruota e dare un pugno all’indietro …”

Poi ha  detto che cosa faceva quando era veramente uno sparring serio. “Intercettazione e esplosione diretta.” Tutto il tempo? “Ogni volta che faceva sul serio, che era una volta alla settimana.”

Quindi hai bisogno di un metodo. Le tecniche vengono dalla costruzione di fondamenta, che sono tutto quello che sta dietro la tecnica. Non puoi far funzionare le tecniche se non hai un metodo di allenamento, sono le tue fondamenta.

Devi intercettare e scattare. Questo è il modo che ti permette di capire le fondamenta che stanno dietro la tecnica e non c’è modo migliore dell’intercettazione per mettere qualcuno “fuori uso”.

Le tecniche sono lì solo se si sbaglia l’intercettazione, cosa che accade molte volte. Quindi perché enfatizzare troppo le tecniche? Le “fondamenta”, o metodo di allenamento, o filosofia, o qualsiasi modo con cui scegli di chiamare questa cosa, deve venire prima. Quindi segui questo gioco The Intercepting Game” e segui la regola dei punti che ti ho detto.

Allenati in questo!!

Un modo divertente di imparare e studiare bene come intercettare prima. Se non puoi, distruggi automaticamente gli arti. Non si riescie, è tempo di entrare direttamente. Se l’opportunità non si verifica, usa le finte con il tuo avversario e colpisci. In caso contrario, colpisci direttamente – e ciò conta come un singolo punto.

Alla fine delle sessioni di allenamento analizza cosa è successo. Fai questo.

Ora stai facendo sparring per la difesa personale, non stai facendo più sport.

Ti sei spostato dalla tua classe di peso. Ora puoi fare sparring con un avversario più grande.

ATTENZIONE!! Indossa sempre le attrezzature di protezione per fare sparring una o due volte alla settimana: cascchetto, guantoni da boxe, parastinchi, ginocchiere, cosciali e conchiglia inguinale.

Sparring a piena forza usando la strategia di gioco secondo The Intercepting Game”. .

Questo è un metodo corretto di allenare lo sparring da difesa personale ed è un metodo spesso utilizzato da moltissimi anni nel Jeet Kune Do & Kali anche se spesso molti si perdono dimenticando gli insegnamenti lasciati da Lee e proseguiti con grande capacità da Dan Inosanto.

Usa queste informazioni ma non dimenticarti di me!

Andrea

 

Perchè devi studiare il Chin Na se fai difesa personale

Il Chin Na puà essere considerato il Chinese Grappling, il mio avvicinamento a conoscere questa arte è stato grazie al mio maestro del tempo (ma che per me è ancora il mio maestro Tony Ligorio).

Ero rimasto incuriosito dalle manipolazioni delle dita con cui controllando la testa (il pollice) e la coda (il mignolo) del drago si riusciva a controllare tutto il corpo.

Da questa curiosità ho poi iniziato a fare degli stage per approfondire e anche se è vero che i tratta di una arte marziale, il mio consiglio personale è che dovete considerarlo un settore da integrare nel vostro stile, qualcosa da studiare parallelalemente e insieme alle altre arti marziali che praticate, non ha senso fare solo Chin Na.

Dalle leve alle dita delle mani la mia curiosità vista anche la mia forte passione per la lotta è andata oltre per trovare nello studio del Chin Na le altre leve soprattutto per approfondire e vedere alcune differenze tecniche sulle stesse leve che studiavo nel Kali perchè in fondo il corpo umano è biomeccanicamente e biologicamente sempre lo stesso.

Ora se il tuo interesse è la difesa personale e la sicurezza la manipolazione in piedi ma non solo di una persona è importante soprattutto quando per te è necessario evitare di colpirlo (forte intendo) e di immobilizzarlo.

Per me la leva è una integrazione al combattimento qualcosa di inserire nella catena dell’azione non è sempre possibile finalizzare con una leva perchè la leva per funzionare deve:

  • In azione (durante lo scambio di colpi) –> deve essere sempre fatta dopo aver colpito, se provi a fare la leva come prima cosa vieni colpito.
  • In statica ( tipica situazione da minaccia) –> idem, colpisci e poi fai la leva

Quindi la regola è sempre colpire prima di fare la leva!

Personalemente mi è capitato di fare una leva senza prima colpire in una situazione reale ma non è qualcosa che si può programmare è successo, quindi non è qualcosa di impossibile ma ti dico SEMPRE prima colpire, è necessario anche per “distrarre” l’aggressore non facendo irrigidire l’arto a cui si vuole applicare la leva.

Ora, sempre in ottica di difesa personale ho iniziato ad approfondire questo argomento frequentando stage e studiando alcune didattiche del Dr. Yang, Jwing-Ming e alcuni libri fatti molto bene su questo argomento provando le tecniche con dei compagni di allenamento di cui alcuni veri appassionati di questa arte.

Il termine cinese Chin Na o Qin Na descrive le tecniche di blocco articolare utilizzate nelle arti marziali cinesi per controllare o bloccare le articolazioni di un avversario o muscoli o tendini in modo che non possa muoversi, neutralizzando così l’abilità di combattimento dell’avversario.

Chin Na Su si traduce letteralmente come tecnica di cattura e chiusura in cinese.

Alcune scuole usano semplicemente la parola Na per descrivere le tecniche.

Chin Na presenta sia tecniche di presa in piedi che a terra, per questo si può considerare un vero grappling cinese.

Alcuni istruttori di arti marziali cinesi si concentrano maggiormente sulle loro tecniche di Chin Na rispetto ad altri, questo è uno dei tanti motivi per cui il Chin Na di una scuola può differire da quello di un’altra.

Tutte le arti marziali contengono tecniche di Chin Na in una certa misura.Il Chin Na nelle arti marziali cinesi

Le arti marziali della Cina meridionale hanno tecniche di Chin Na più sviluppate rispetto ai sistemi marziali della Cina settentrionale.

Le arti marziali meridionali hanno molto più affidamento sulle tecniche di manipolazione che fanno sì che il praticante si trovi più vicino al loro avversario.

Ci sono oltre 700 tecniche tradizionali Chin Na che trovi in tutte le arti marziali.

Nello stile White Crane non-Temple ci sono solo le tecniche Chin Na da 150-200. Insieme a Fujian gru bianca, stili come Artiglio dell’aquila del nord (Ying Jow Pai) e Artiglio di tigre (Fu Jow Pai) hanno il Chin Na come loro obiettivo marziale e tendono a fare affidamento su queste tecniche avanzate.

Poiché la cultura cinese ha influenzato paesi come il Giappone e la Corea, le arti marziali cinesi hanno influenzato anche i loro stili indigeni.

L’Aikido e il Jiu Jitsu sviluppati in Giappone, e poi l’Hapkido trovati in Corea, avevano preso le loro tecniche di Chin Na dalle arti marziali cinesi.

Si può vedere che molte delle originali tecniche cinesi di Chin Na assomigliano a quelle che si trovano in altre arti basate sul grappling come anche il Jiu Jitsu brasiliano.

A seconda della scuola e dell’insegnante, Chin Na è “assemblato” in diversi modi.

Alcuni sistemi Chin Na assomigliano al Jiu Jitsu brasiliano a causa della loro attenzione per le prese e le leve a terra.

Un altro stile può essere più simile al Judo a causa della loro attenzione per la posizione di Rou Dao (le tecniche morbide di Chin Na).

La prossima scuola potrebbe sembrare più simile all’ Hapkido a causa della loro attenzione al polso e alle piccole leve articolari.

Non esiste una forma sistemizzata universalmente accettata di Chin Na, ogni scuola varia a seconda dell’allenamento dell’istruttore e della preferenza personale di messa a fuoco.

Le Tecniche

Mentre le tecniche di Chin Na sono allenate in una certa misura dalla maggior parte delle arti marziali in tutto il mondo, molte arti marziali cinesi sono famose per la loro specializzazione in questa specialità ma come ti ho detto ti consiglio di integrare questa arte non di praticare solo chin na. Stili come Eagle Claw, che comprende le 108 tecniche Chin Na, Praying Mantis, le tecniche Tiger Claw di Hung Gar e Shuai Jiao sono esempi ben noti.

Chin Na può essere generalmente classificato (in cinese) come:

1) “Fen jin” o “zhua jin” (dividendo il muscolo / tendine, afferrando il muscolo / tendine). Fen significa “dividere”, zhua è “afferrare” e jin significa “tendine, muscoli, tendini”. Si riferiscono a tecniche che fanno a pezzi i muscoli oi tendini dell’avversario.

2) “Cuo gu” (errato posizionamento dell’osso). Cuo significa “sbagliato, disordine” e gu significa “osso”. Cuo gu quindi si riferisce a tecniche che mettono le ossa in posizioni sbagliate e di solito sono applicate specificamente alle articolazioni.

3) “Bi qi” (sigillatura del respiro). Bi significa “chiudere, sigillare o chiudere” e qi, o più specificamente kong qi, che significa “aria”. “Bi qi” è la tecnica per impedire all’opponente di inalare. Ciò differisce dal mero strangolamento in quanto può essere applicato non solo direttamente alla trachea ma anche ai muscoli che circondano i polmoni, presumibilmente per scioccare il sistema in una contrazione che altera la respirazione.

4) “Dian mai” o “dian xue” (sigillare la vena / arteria o la cavità della digitopressione). Simile al dim dimk cantonese, queste sono le tecniche per sigillare o colpire vasi sanguigni e punti chi.

5) “Rou dao” o “rou shu dao” (tecniche morbide) che generalmente si riferisce alle tecniche ritenute sicure per lo sparring e / o per scopi di allenamento.

Chin significa afferrare o intrappolare, Na significa bloccare o spezzare, e solitamente quelle azioni sono molto spesso eseguite proprio in questo ordine (trap e blocco / intr e spez), le azioni possono essere eseguite distintamente in allenamento e autodifesa: una trappola non è sempre seguito da un blocco o un’interruzione e un blocco o una interruzione non è necessariamente impostato da una trappola.

“Chin Na” significa “Controllo Sequestro”

Ps. Di seguito troverai i nomi di molte tecniche e chiaramente e capisco che se non hai mai visto e frequentato uno stage di Chin Na questi termini ti suoneranno strani non associandoli a nessun significato e tecnica ma l’obiettivo di questo articolo e avvicinarti a questa disciplina per iniziare a integrarla.

Pee chi pratica Kali filippino molte di queste leve fanno parte delle 30 leve che ci sono che partono dalla testa alle dita delle mani, ed è interessante trovare similitudini e approcci. Come ti dicevo le leve del Chin Na le trovi in tutte le arti marziali che utilizzano le leve e le manipolazioni.

Ora come vedi ci sono centinaia di tecniche ma il mio consiglio è di iniziare a imparare il Chin Na (Qin Na) per controllare e neutralizzare i tuoi avversari con queste 34 tecniche alle dita, mani e tecniche di bloccaggio congiunto.

  • La gru bianca annuisce con la testa
  • La gru bianca torce il collo
  • Solleva il gomito
  • La gru bianca copre la sua ala
  • Le mani abbracciano una chitarra
  • Tenute per dita singole e multiple
  • La farfalla attraverso i fiori
  • Doppio dito diviso
  • Piccolo avvolgimento della mano
  • Piccolo avvolgimento della mano 2
  • Pressione del polso in avanti
  • Premere il polso verso l’alto
  • Girando intorno a cielo e terra
  • Girando il gomito del corpo
  • Gomito di svolta in avanti
  • Due bambini adorano il Buddha
  • La grande roccia torce la sua ala
  • Impacchi di braccio intorno al collo
  • Premendo la spalla con un dito e allungando il collo per l’acqua
  • La gru bianca attraversa il cespuglio
  • Il grande pitone ne gira il corpo
  • Ruotare il cielo
  • Pressa per dita basse
  • Svolta verso l’alto
  • Blocca e gira il giunto
  • Piccolo avvolgimento delle dita
  • Grande mano di avvolgimento
  • Pressa da polso interna bassa
  • Perdonami per non andare con te
  • Il bambino adora il Buddha
  • Avvolgi il gomito al contrario
  • Pressa del gomito verso l’alto
  • Il leone scuote la testa
  • Una mano per sostenere il paradiso

 

Ora affina il tuo arsenale di Chin Na!

Poi impara queste tecniche sono utili per controllare e neutralizzare il tuo avversario con 30 tecniche sempre alle dita, mani e tecniche di bloccaggio ma questa volta congiunto.

  • Premere il pollice
  • Piccolo gancio per le dita
  • Torcere le piccole dita
  • Dito uncinato
  • Back Wrap Hand
  • Pressa da polso verso l’esterno bassa
  • Il signore feudale invita a cena
  • Pollo pazzo si rompe la sua ala
  • L’eroe mostra cortesia
  • Porta un polacco sulla spalla
  • Mani che tengono un fascio largo
  • In avanti verso l’alto
  • L’uomo anziano porta il pesce sulla schiena
  • Guarda i cieli e grida
  • Forza di inchinarsi
  • Divisione di dita
  • Dividere il gancio superiore
  • Dividere il gancio inferiore
  • Pressa da polso inversa
  • Pollo selvaggio diffonde le sue ali
  • Spingere la barca per seguire il flusso
  • Avvolgi il gomito stretto
  • Avvolgi il gomito largo
  • Sostieni il gomito in su
  • Il paradiso si gira e la terra ruota
  • Torcere verso l’alto all’indietro
  • Torna indietro per afferrare l’ape
  • Anatra alla pechinese arrosto
  • Tira la testa per uccidere un pollo
  • La mano afferra la testa del drago

 

Ora studia e impara queste tecniche che servono per controllare e neutralizzare il tuo avversario con 43 tecniche di contrattacco di mano, gamba e mento.Controlla la testa del drago

  • Controlla la coda del drago
  • Manda il diavolo in paradiso
  • Gira il corpo per afferrare la scimmia
  • Cammina con me
  • Avvolgi il gomito verso l’alto
  • Schiaccia il gomito in basso
  • Il vechio vecchio uomo promosso Generale
  • Gomito a croce destra sinistra
  • L’uomo anziano si inchina educatamente
  • Entrambe le mani catturano l’assassino
  • Torci il braccio e premi il collo
  • Il braccio tiene la testa del drago
  • 20 Tecniche di controllo delle gambe e tecniche di lotta
  • 10 Tecniche di Chin Na contro tecniche di Chin Na

Ora per riuscire ad applicare e per far funzionare il tuo Chin Na (Qin Na) in una situazione reale, devi padroneggiare la tecnica in modo che diventi un immediato riflesso naturale.

Non è qualcosa di semplice e che richiede molto allenamento per sviluppare la capacità di usarla nel giusto contesto.

In una situazione di autodifesa o di sparring, non c’è tempo per pensare prima di reagire, e il tuo avversario non coopererà con te.

Scegli un piccolo numero di tecniche pratiche e comprendi completamente la loro applicazione, solo così risponderai ad un avversario con un Chin Na efficace quando arriverà il momento.

Deve diventare un riflesso naturale!

Le tecniche che ti ho inserito sono oltre 150 e inserite al loro volta in diverse centinaia di applicazioni per ogni tipo di situazione.

Questo programma si concentra sull’intercettazione, intrappolando e sigillando l’avversario e mantenendo un senso di distanza per evitare un contrattacco, eseguendo con successo il Chin Na più pratico. 

  • Avvoglere il braccio intorno al collo del drago
  • La farfalla attraverso i fiori
  • Tornitura posteriore, pressione sul polso in avanti
  • Pressa da polso verso l’alto
  • Pressa da polso interna bassa
  • Le mani propno un fascio largo
  • Sostieni il gomito in su
  • Il re del paradiso sostiene la pagoda
  • Pressa del gomito verso l’alto
  • Il grande pitone ne gira il corpo
  • Il leone adora il Buddha
  • Gomito largo
  • Pressa da polso verso l’esterno bassa
  • Luo Han si inchina
  • Piccolo gomito
  • Vecchio promosso Generale
  • Una mano per sostenere i cieli
  • Premendo la spalla con un solo dito e allungando il collo per l’acqua
  • Il drago spirituale ondeggia la coda
  • Avvolgere il gomito al contrario
  • Spingere la barca per seguire il flusso
  • Il leone scuote la testa
  • Manda il diavolo in paradiso
  • Piccola mano a capo
  • Lo sparviero (falco) scuote la sua ala
  • Tornitura verso l’alto all’indietro
  • Il vecchio porta il pesce sulla schiena
  • Torcere le ali con entrambe le mani
  • In avanti verso l’alto
  • La gru bianca annuisce con la testa
  • La gru bianca stravolge la testa
  • Due bambini adorano il Buddha
  • Il pollo selvaggio spezza le sue ali
Alcune curiosità del Taiji Chin Na e le applicazioni marziali

C’è un po’ di sovrapposizione tra la teoria e la tecnica di Chin Na con i rami della medicina tradizionale cinese conosciuta come Tui Na e l’uso del QiGong offensivo e difensivo come aggiunta all’allenamento di Chin Na in alcuni stili.

Molto spesso il Chin Na è legato alla pratica del Taijiquan che anche se oggi ha assunto un aspetto terapetico fu originariamente sviluppato per il combattimento nei tempi antichi.

La sua teoria di combattimento consiste nell’usare il morbido contro il duro e utilizzare il cerchio per neutralizzare il quadrato .

Per raggiungere questo obiettivo, il corpo deve essere morbido e i movimenti devono essere lisci e naturali.

Il Taijiquan (Tai Chi) sottolinea anche la coltivazione del Qi, o energia interna.

In Italia ci sono diversi rappresentanti di altissimo livello di questa disciplina e sull’utilizzo dei sistemi energetici come il M° Flavio Daniele.

La mente concentrata porta il Qi a circolare nel corpo. Per questo motivo, il Taijiquan può essere usato per mantenere la salute e migliorare la longevità.

È per questo che, dal 1940, il Taijiquan è diventato pubblicamente accettato come una delle migliori pratiche di Qigong per la salute.

Sfortunatamente, a mio parere per questa disciplina, probabilmente a causa dell’eccessiva enfasi dei suoi aspetti di salute, l’essenza delle applicazioni marziali di creazione del Taijiquan è stata gradualmente ignorata.

Più volte ho parlato di questo con la mamma della mia compagna che è una insegnate di Tai Chi all’Havana in una delle scuole più grandi di Cuba durante una delle lezioni che praticavo con lei.

È molto sconvolgente vedere che, anche nella Cina moderna, la maggior parte dei praticanti di Taijiquan non comprende questa essenza marziale del Taijiquan.

Naturalmente, non capiscono il potere marziale (Jin) e la teoria dell’uso della mente per condurre il Qi a dare energia al massimo.

Di conseguenza, le applicazioni marziali di ciascun movimento hanno cominciato a scomparire lentamente.

Per rendere completa l’arte del Taijiquan, credo che sia nostra responsabilità e obbligo studiare nuovamente le sue applicazioni marziali. Solo da questo studio saremo in grado di recuperare la sua essenza perduta e trovare la radice della sua creazione.

Solo allora i suoi benefici per la salute possono essere completamente compresi.

Un tipo di applicazioni marziali di Taijiquan è proprio il Qin Na (擒拿).

Spero che, attraverso questo breve articolo, i praticanti di Taijiquan generali saranno ispirati e incoraggiati a discutere e trovare la vera essenza della loro arte che rimane comunque una arte marziale.

Il mio approccio nello studio del Chin Na è sempre stato per imparare tecniche di controllo e rottura articolare non per imparare una danza, ed è bellissimo lo studio terapeutico dell’arte marziale ma questo è un risvolto di quel tipo di pratica e bisogna sempre rispettare la sua essenza.

Che cosa è il Qin Na legato a tutto questo

Come ti dicevo prima il “Qin” (Chin) in cinese significa “afferrare o catturare”, nel modo in cui un’aquila si impadronisce di un coniglio o un poliziotto cattura un assassino (Qin Xiong). “Na” significa “tenere e controllare”.

Pertanto, Qin Na può essere tradotto come “afferrare e controllare”.

In generale, per avere capacità di combattimento efficaci ed efficienti, quasi tutti gli stili marziali cinesi includono quattro categorie di tecniche.

  • La prima categoria comprende le tecniche di colpire, perforare, spingere, premere, ecc.
  • La seconda categoria consiste nell’utilizzare la gamba per calciare, spazzare, calpestare o inciampare. In queste tecniche, il tempo di contatto tra te e il tuo avversario deve essere molto breve, e il potere di attacco è solitamente esplosivo e dannoso.
  • La terza categoria è chiamata “Shuai Jiao” (wrestling), e contiene le abilità per distruggere la radice e l’equilibrio dell’avversario, gettandolo di conseguenza verso il basso. Spesso queste tecniche sono mescolate con lo spazzare o lo sgambetto della gamba, e il corpo oscilla o addirittura lancia.
  • La quarta e ultima categoria è il Qin Na, contenente tecniche di afferraggio specializzate nel controllo o nel blocco delle articolazioni, dei muscoli o dei tendini dell’avversario.

Tuttavia, dovresti capire un fatto importante. In una situazione di combattimento, le tre categorie di cui sopra sono spesso applicate insieme e non possono essere realmente separate.

Ad esempio, mentre una delle tue mani sta afferrando e controllando il tuo avversario, l’altra mano è usata per colpire una cavità vitale.

Un altro esempio di questo è che spesso usi il grabbing per bloccare le articolazioni dell’avversario mentre lo lanci per un ulteriore attacco.

Per questo motivo, a volte è molto difficile discriminare chiaramente tra loro in una situazione reale.

In realtà, molti artisti marziali cinesi credono che, dal momento che ci sono molte altre tecniche non afferranti, come premere o colpire le cavità o i nervi, che possono rendere l’avversario intorpidito in una parte del corpo (o addirittura renderlo incosciente) fornendo quindi il controllo dell’avversario, queste tecniche dovrebbero anche essere riconosciute come Qin Na.

Potete vedere che, fintanto che le tecniche sono in grado di immobilizzare un avversario, non importa se la causa è un blocco delle articolazioni, intorpidimento o perdita di coscienza – tutti possono essere classificati come Qin Na.

In sintesi, le tecniche di presa del Qin Na controllano e bloccano le articolazioni o i muscoli / tendini dell’avversario in modo che non possa muoversi, neutralizzando così la sua capacità di combattimento.

Premendo le tecniche del Qin Na si usano per intorpidire gli arti dell’avversario, facendogli perdere conoscenza o addirittura morire.

Premendo Qin Na viene solitamente applicato alle cavità Qi per interrompere la normale circolazione Qi agli organi o al cervello.

Anche le tecniche di pressatura sono spesso utilizzate sulle terminazioni nervose per causare dolore estremo e perdita di coscienza.

Le tecniche di attacco di Qin Na sono applicate ai punti vitali e possono essere molto letali. Le cavità sui canali Qi possono essere attaccate o determinate aree vitali colpite da arterie di rottura.

Tutte queste tecniche servono a “afferrare e controllare” l’avversario.

Pertanto, le tecniche Qin Na possono essere generalmente classificate come:

  1. “Fen Jin” (dividere i muscoli/tendini)
  2. “Cuo Gu” (mettere fuori posto o spezzare le ossa)
  3. “Bi Qi” (bloccare il respiro)
  4. “Dian Mai” (Dim Mak, in Cantonese) (interruzione delle vene / arterie) or “Duan Mai” (interruzione o bloccaggio delle vene / arterie)
  5. “Dian Xue” (pressione delle cavità) or “Dian Mai” (Dim Mak, in Cantonese) (pressione dei canali primari del Qi)

All’interno di queste categorie, Fen Jin include anche “Zhua Jin” (afferrando il muscolo / tendine) e Dian Xue include anche “Na Xue” (afferrando o premendo le cavità).

In generale, la divisione del muscolo / tendine, l’errato posizionamento dell’osso e alcune tecniche di impermeabilizzazione del respiro sono relativamente facili da apprendere e la teoria alla base è facile da capire.

Di solito richiedono solo forza muscolare e pratica per rendere il controllo efficace.

Quando queste stesse tecniche vengono utilizzate per rompere le ossa o ferire articolazioni o tendini, di solito è necessario utilizzare Jin (il potere marziale). 

Sigillare la vena / l’arteria e premere le cavità richiede una conoscenza dettagliata della posizione e della profondità delle cavità; i tempi della circolazione del Qi; sviluppo di Yi (mente), Qi (energia interna) e Jin (potere marziale); e forme e tecniche speciali per le mani.

Questo di solito richiede l’istruzione formale di un maestro qualificato, non solo perché la conoscenza è profonda, ma anche perché la maggior parte delle tecniche sono apprese dal rilevamento e dal sentimento.

Molte delle tecniche possono facilmente causare la morte, e per questo motivo un master normalmente passerà questa conoscenza solo agli studenti che sono morali e affidabili.

Ora il mio consiglio è quello di iniziare ad imparare il Chin Na perchè come la lotta ti insegna a controllare e manipolara un avversario a terra, ma lo studio del Chin Na è molto propedeutica per imparare a manipolare una persona in piedi e a individuare i punti di controllo e di sbilanciamento.

Questo studio è molto importante se ti occupi di sicurezza, di difesa personale o sei un praticante di Kali filippino e il dumog è un settore del Kali che ti appassiona.

Buon allenamento!

Andrea