Nella difesa personale la tecnica può essere inutile senza un training psicologico

Nella difesa personale la tecnica può essere inutile senza un training psicologico perchè lo stato emotivo di una aggressione o una minaccia che arriva in un momento qualunque della tua giornata può nonostante la tua preparazione portare a bloccarti o a non mettere il giusto livello di aggressività o sottovalutazione del pericolo.

Oggi se cerchi nel web, nelle bacheche e negli annunci su internet è pieno di corsi di difesa personale che ti promettono in poco tempo di apprendere tecniche di difesa in caso di aggressione.

Tu hai mai imparato qualcosa di estremamente complesso e con variabili praticamente infinite in poco tempo?.

Ecco, ti stanno promettendo quello! E sai la cosa peggiore? Senza conoscerti.

Se vuoi crederci sei libero/a di farlo, ma sai perchè fanno quello?. perchè fortunatamente le possibilità che tu venga aggredito/a sono molto basse e magari anche se avrai questa sfortuna sarà passato tanto tempo, non ti sei più allenato/a e quindi ti sei dimenticato/a quello che avevi imparato non pensando che forse non è colpa tua, ma di quel metodo formativo assurdo e inutile basato su un mix ti tecniche prese qua e là, decontestualizzate e senza un “contatto” diretto con la realtà.

L’apprendimento di tecniche di autodifesa è sostanzialmente inutile se non è sostenuto da un adeguato training psicologico.

Non è sufficiente allenarsi in un corso di difesa personale per essere in grado di affrontare un aggressore per strada.

L’esperimento marziale della Rocky Mountain Combat Application Training (RMCAT), con sede in Colorado nonostante la limitazione del test è stato uno dei primi approcci scientifici a sostegno di questa tesi.

Ora voglio fare assolutamente una premessa, non significa che questo esperimento fornisce una verità assoluta, non è così ma offre comunque degli spunti di riflessione utili che sono importanti in un conflitto contro un aggressore e anche se presenta molte criticità è comunque un lavoro che consiglio di praticare anche nelle palestre con le dovute protezioni per capire esattamente che cosa significa e non scrivere stupidi commenti senza aver provato test di questo tipo.

Ora per tornare sull’ esperimento, la dinamica del test consisteva nel ricreare alcune situazioni in cui alcuni volontari esperti di diverse arti marziali vengono messi a turno davanti ad un “picchiatore da strada”.

Quest’ultimo portava una maschera per non essere riconosciuto e il suo compito era quello di procedere con insulti e minacce e i marzialisti non potevano peró fare nulla fino a quando il balordo non avesse tentato di attaccarli.

Ora già da questo potete capire che si parte da una condizione di svantaggio perchè non puoi anticipare l’aggressore, ma .. non è proprio così come lo raccontano perchè sei tu che devi fare “il tuo lavoro”.

I risultati del test sono stati sconcertanti: la maggior parte dei volontari non ha saputo gestire la tensione psicologica causata dalla rabbia, prima verbale e poi fisica, del soggetto in maschera.

Quasi tutti sono stati sopraffatti dal picchiatore da strada, non riuscendo per nulla a mettere in pratica i principi e le tecniche della loro arte marziale.

Come se non bastasse, i volontari non erano pivelli alle prime armi: si trattava di cinture nere, istruttori e maestri.

La conclusione della Rocky Mountain Combat Application Training (RMCAT): le arti marziali non sono efficaci nella difesa personale. Ora considerate che dietro questo test c’è anche molto marketing ma anche molti punti di spunto e riflessione.

La conclusione è esagerta nel senso che non è l’arte marziale in se ma la non abitudine a operare in un determinato contesto e su dinamiche differenti e quindi tu se pratichi arti marziali dovresti testare una situazione “critica”. Il “picchiatore mascherato dell’esperimento”, oltre appunto alla maschera, era bardato di protezioni su tutto il corpo perché i marzialisti dovevano essere lasciati liberi di essere più efficaci possibili senza limitarsi.

Dunque i ragazzi del test sapevano a cosa andavano incontro ma avevano tutti anche un grosso limite, non sapevano quando sarebbero stati attaccati durante il diverbio verbale e non potevano attaccare fino a quando l’aggressore partiva.

Questo svantaggio non è poco, ma se non adotti una corretta posizione difensiva diventa difficile riuscire a resistere a un assalto furioso e aggressivo perchè lo stai subendo visto che non puoi partire per primo.

Altre critiche sull’esperimento come il peso dell’aggressore, le sue capacità, ecc. non hanno senso perchè sono delle variabili che devi tenere in conto per la strada, è uno sconosciuto che può essere un cretino come un esperto, ma comunque l’esperimento consisteva anche in questo e se si tratta di un esperimento di difesa personale seppur con delle limitazioni le regole stanno a zero.

Ps. Nella mia formazione e nel mio metodo ci sono dei protocolli di qualificazione periodici dove si fanno simulazioni molto provanti come su scariche di pugni e calci perchè servono sia per te che lo subisci per non spaventarti e sapere come reagire che quando fai l’aggressore per portare un attacco senza pietà (attenzione caschetto e protezioni complete).

  • Test1 – Discussione verbale contro uno ma devi aspettare che attacca
  • Test2 – Discussione verbale contro uno ma puoi partire quando vuoi
  • Test3 – Discussione verbale contro due ma devi aspettare che attacca
  • Test4 – Discussione verbale contro due ma puoi partire quando vuoi
  • Test5 – 30Kg di differenza
  • Test6 – 3 contro 1
  • Test7 – Bastone contro mano nuda
  • Test8 – Knife o bottiglia contro mano nuda
  • Test9 – Minaccia da arma da fuoco
  • Test10 – Contesto variabile (luogo, luce, clima, abbigliamento, ecc)

ps. Questi sono solo alcuni aspetti di test che sono necessari per iniziare a comprendere alcuni meccanismi. All’inizio sbaglierai ma ogni errore è una lezione importante è in un ambiente controllato puoi sbagliare e imparare da questi errori.

Da questo esperimento si deducano alcune cose:

  1. Chi parte per primo ha un grosso vantaggio.
  2. La variabile psicologica dove le arti marziali non sono pronte a gestire gli insulti e le minacce vere e aggressive di un “uomo della strada” che li distrae dal vero pericolo.
  3. Che anche se le arti marziali le sapacciano come semplici non è facile usare colpi “scorretti” ai genitali, agli occhi e alla gola, per essere efficaci richiedono una precisione importante.

Non basta girare armati, apprendere un’arte marziale, aver frequentato un corso di autodifesa per poter dire “mi so difendere“.

Chi dice così, semplicemente, non si è mai trovato veramente nei guai e sta coltivando pericolose e false sicurezze.

Non basta allenarsi duramente, magari per anni, a tirare pugni e calci ad una sacco, o fare sparring con i compagni in palestra.

Non basta nemmeno munirsi di armi varie (legali o meno) per essere in grado di difendersi.

Perché quando si affronta la realtà, magari rappresentata da un vero picchiatore da strada o da un bandito armato, lo scenario per il quale credevamo di essere preparati, cambia totalmente.

Il problema non sono le tue capacità tecniche ma le tue capacità psicologiche!.

E così leggiamo i casi di istruttori di arti marziali, o comunque di praticanti avanzati, come cinture nere o simili, i quali nel momento della verità, magari nel sottopassaggio della stazione, hanno sperimentato un’umiliante incapacità di reagire efficacemente e subendo l’aggressione.

Ripeto! Il problema non era la loro conoscenza tecnica ma la loro preparazione psicologica.

Negli storici di aggressioni le performance di alcuni portatori di armi sono risultate inutili:

  • Qualcuno è riuscito a spararsi su un piede nel convulso tentativo di tirare fuori l’arma.
  • Certi portatori di coltello, o di spray accecante, nemmeno sono riusciti a estrarre dalla tasca il marchingegno, disorientati e shockati com’erano.
  • Alcuni sotto l’effetto del panico, si sono addirittura dimenticati di averlo appresso, salvo ricordarsene a cose finite…

Cos’è successo quindi?, perché persone tecnicamente preparate a difendersi (almeno sulla carta) hanno dato una prova così deludente?.

La risposta è complessa e risiede sia nell’aspetto “cognitivo” che in quello psicofisico e caratteriale della vittima.

Un esempio di qualche settimana fa, durante un incontro di Muay Thai uno dei due fighter ha colpito da dietro alle spalle l’avversario in maniera lecita ma anti sportiva, uno spettatore è salito e ha aggredito il fighter che ha avuto una reazione scomposta, sorpresa, impaurita eppure si trattava di un fighter ancora pieno di carica adrenalinica e che sa combattere, eppure la sua reazione è stata di sorpresa, remissiva, ha subito l’aggressore e solo l’intervento dell’angolo e della sicurezza ha stoppato l’azione dello spettatore. Eppure si trattava di un fighter preparato, ma non ha un contesto improvviso, non abituale e senza regole. Sicuramente se ora ricapitasse sarebbe diverso, ma .. non ricapiterà o molto difficilmente.

Per quanto riguarda il problema cognitivo, il più delle volte è mancata la conoscenza dei rituali di attacco del combattente da strada e il fattore sorpresa ha giocato a sfavore della vittima.
In palestra, difficilmente vengono affrontati questi argomenti: prima di un combattimento ci si saluta, a volte ci si da la mano, poi inizia un duello leale, con tanto di regole ed un arbitro che garantisce sul loro rispetto.

Per strada non è così. La prima regola è che non ci sono regole e poi il rituale che porta allo scontro il più delle volte è coperto, subdolo.

Se non conosci questo rituale, ti trovi a chiederti se quello ha veramente intenzione di attaccarti, e mentre te lo chiedi ti arriva un pugno in faccia che ti stende.

Nelle palestre, così come nei corsi di autodifesa, troppo spesso si allenano le persone a reagire all’aspetto “fisico” dell’aggressione. L’istruttore dirà “Ecco, lui ti afferra così, tu ti giri e colpisci con il gomito…ecc.”, per fare un esempio.

Tecnicamente sono informazioni che ti servono e che vanno allenate, anche se nel mio metodi di allenamento non utilizzo pacchetti preconfezionati perchè quello che serve sono degli skills che devono adattarsi alla situzione ed è per questo che non esiste una tecnica singola di risposta a un deterninato tipo di aggressione, non può essere così perchè anche qui devi imparare ad adattarti al contesto.

Il problema è quello di agire prima di dover reagire e ciò è possibile solo giocando d’anticipo, capendo al volo che tipo di avversario vi trovate di fronte ed in che modo agirà.

Quando ti trovi dentro una aggressione forse è già troppo tardi e ti spiego perchè.

Purtroppo, nessun delinquente ti attaccherà cercando di darti il vantaggio del tempo di reagire o capire cosa sta per succedere. Il suo attacco sarà sempre subdolo, mascherato, vigliacco, proprio per sorprenderti.

Per fare questo ricorrerà alla sorpresa e per avere la sorpresa dalla sua parte, ricorrerà all’inganno.

Per questo un ruolo importantissimo è dato dalla lettura ed interpretazione del linguaggio del corpo, l’unico in grado di darci indizi attendibili sulle vere intenzioni dell’altro.

L’incapacità di riconoscere i segni premonitori di un attacco, farà sì che la vittima, magari reduce da mesi di allenamento in palestra, si trovi KO ancora prima di realizzare che l’aggressione è in corso.

Un’altro aspetto fondamentale è la sostanziale impreparazione delle maggior parte delle persone nel fronteggiare le reazioni psicofisiche legate alla paura.

Vivere al riparo della società civile, o almeno nella presunzione che sia così, ha di fatto ridotto la tua abitudine a fare i conti con questa emozione primaria. Il risultato è che, quando ci imbattiamo in situazioni di pericolo, non abbiamo più schemi adeguati per farvi fronte.

Allora è normale sperimentare paralisi e indecisioni che possono risultare disastrose quando, invece, sarebbero richieste reazioni immediate e risolutive, con un livello di violenza incredibile o una fuga immediata se possibile, come fanno gli animali.

Le persone che cadono vittime degli eventi, facilmente rimangono disorientate e bloccate a causa dei sintomi fisiologici che si accompagnano alla paura intensa:

  • dispnea,
  • tremori,
  • tachicardia,
  • secchezza delle mucose,
  • limitazioni del capo visivo (il cosiddetto “effetto tunnel”),
  • rigidità dei movimenti,
  • fino alla paralisi,
  • ecc.

Addestrare una persona a combattere la paura è qualcosa di complicato perché ognuno di noi reagisce in modo diverso alle diverse situazioni di pericolo e perché ognuno di noi ha una soglia di sopportazione diversa rispetto agli eventi stressanti.

Ci sono persone che precipitano nel panico di fronte a stress moderati, come il parlare in pubblico, o chiedere il numero a una ragazza e che poi sembrano reagire con freddezza a situazioni di rischio estremo.

Che si tratta di incoscienza o sottovalutazione del pericolo quello che conta è la corretta risposta che permette di salvarti la vita.

La complicazione maggiore è data dal fatto che per imparare a vincere la paura l’unico mezzo realmente valido è… provare paura più e più volte, in modo da diminuire la tua sensibilità verso quest’emozione primaria. Una sorta di “vaccinazione”, quindi, che passa attraverso la presa di coscienza delle nostre reazioni di fronte al pericolo.

Va da sé che è praticamente impossibile riprodurre in un corso di autodifesa la situazione di stress emotivo che si genera durante un’aggressione, senza far correre seri rischi all’allievo.
L’addestramento a vincere la paura rappresenta quindi una delle sfide più ardue per chi si occupa di formare le persone all’autodifesa.

Un’altro aspetto importante è quello legato agli aspetti caratteriali ed educativi della persona.

In questo senso, il combattente da strada ha caratteristiche ben precise e non possederle rappresenta uno svantaggio incolmabile, quando si deve combattere per la vita.

E’ inutile possedere un’arma, avere il miglior addestramento tecnico, sapere controllare la paura se poi, al momento della verità, esiterete perché non vuoi fare male o vi ripugna storpiarlo e ferirlo gravemente, vedere schizzare il sangue dal naso del vostro avversario, vi fa ribrezzo l’idea di infilargli un dito in un occhio per cavarglielo oppure rompergli un braccio.

Purtroppo, un protocollo di autodifesa efficace, specialmente quando esiste un forte divario di forze come nell’autodifesa femminile, prevede quasi esclusivamente tecniche “sporche” che richiedono l’uso di una violenza, di fare cose che vanno al di là della concezione della maggior parte delle perosone.

Saper coltivare nell’allievo un’aggressività feroce e priva di inibizioni, il cosiddetto “killer instinct“, è il compito più difficile e delicato di un istruttore perchè non si tratta di qualcosa di fisico e tecnico ma di una modifica e adattameto psicologico al contesto che deve avvenire in un istante una volta che è “sentito” il segnale rosso.

Solitamente questa tipologia di formazione viene data a gruppi e reparti militari.

Ora non si tratta di trasformare persone miti e socievoli in assassini abbruttiti, ma si tratta di far sì che l’allievo sappia scatenare la propria violenza in modo finalizzato, ovvero in un contesto in cui la sua sopravvivenza è a rischio.

Si tratta di riprogrammare la tua reazione quando viene stimolata da determinati imput esterni.

Come puoi intuire si tratta di un compito che richiede molta responsabilità, non per tutti, sempre in bilico tra il rischio di fornire un training troppo blando, superficiale e quello di trascendere, andare oltre con il rischio di creare nuovi e pericolosi disadattati sociali e psicologici.

Ora pocchissimi corsi di autodifesa sono in grado di fornire soluzioni convincenti per imparare a fare tutto questo, perchè richiedono delle competenze non comuni.

Alcuni istruttori sostengono di addestrare e non allenare. La differenza è evidente:

  • chi allena pensa ai muscoli e ai riflessi,
  • chi addestra pensa alle situazioni e alle circostanze.

Serve un mix ma più sbilanciato verso la seconda visto che si parla di difesa personale e non di combattimento sportivo.

In un caso o nell’altro quasi nessuno pensa alla singola persona e al suo personalissimo modo di rispondere alla paura, alla sua capacità di utilizzare al meglio le sue risorse oppure al suo rimanere interdetta e non riuscire a reagire. Per questo il ruolo dell’istruttore diventa fondamentale perchè deve riconoscere la singola persona e non una classe di allievi, perchè ognuno di loro ha una sua psicologia e reazione di fronte alla paura, alla cattiveria, alla violenza, ecc. e su ognuno è necessario costruire un percorso personalizzato.

Gli istruttori che continuano a credere di insegnare le loro tecniche per:

  • cavare occhi,
  • castrare a pedate stupratori usciti dall’ombra,
  • disarmare mani armate di coltello (aiuto!!!)
  • o di pistola (aiuto!!!),
  • ecc.

magari tendando e dicendo di rendere “realistico” il loro allenamento (o “addestramento” secondo i più convinti) inondando i loro allievi di adrenalina allo stato puro, ottenuta con ritmi forsennati o colpi sferrati a piena forza, gridandogli in faccia come se correre il rischio di rimanera con debito di ossigeno in palestra fosse lo stesso di una minaccia di coltello di uno sconosciuto davanti alla faccia dentro la metropolitana, o di un pestaggio in strada di due tossici, o di un “vero” stupro…

No, non è la stessa cosa e non lo sarà mai.

Il panico è una cosa seria, e non lo si otterrà mai in un contesto “amico”, dove tutti sono pronti ad aiutarti e pronti a soccorrerti nel caso in cui dovessi soccombere all’allenamento (o addestramento) “realistico”.

Nessuno è in grado di riprodurre in modo “legale” un contesto che sia lontanamente realistico in una palestra: ci vorrebbero le vie di uscita chiuse, nessuna protezione, un istruttore sadico che non interviene, e uno che gli stai veramente sulle palle che vuole fartela pagare o che vuole il tuo telefono, in pratica uno motivato a farti del male se non fai come vuole lui e in più questo deve avvenire quando non te lo aspetti in un giorno qualunque di lezione e in un punto qualsiasi (palestra, bagno, parcheggio, ecc) .

Allora forse si, che se ne esci vivo, tutto d’un pezzo e non definitivamente  traumatizzato, puoi dire che hai più o meno capito cosa succede, ma questa è qualcosa che non si può fare e significa farsi male.

Idealmente, un istruttore professionsta deve essere una specie di trainer in grado di rinforzare ed allenare anche gli stati emotivi e psicologici legati al combattimento e alle aggressioni che stanno sotto ai muscoli dell’allievo.

Anche questo fa parte dell’allenamento nella difesa personale.

Ci sono persone che hanno una reazione allo stress più accentuata di altri e che quindi hanno più difficoltà a gestire gli stati di paura.

Alcune persone sono da sempre vissute in un ambiente iperprotettivo e non hanno sviluppato un adeguato spirito di iniziativa. E’ naturale che persone così si trovino in difficoltà quando la situazione diventa critica, la capacità di improvvisazione e la mentalità di cavarsela da fuori può fare la differenza.

In ultimo, soprattutto se si tratta di difesa personale femminile o di soggetti che hanno una insicurezza cronica, o si sentono fisicamente poco prestanti, c’è un aspetto di fragilità ed insicurezza che rende più difficile a certe persone ad affermare il proprio diritto di esistere e di affermarsi nelle relazioni con gli altri.

Un allenamento “realistico” dovrebbe essere orientato a questi aspetti meno “muscolari” ma non meno essenziali, se l’obiettivo è formarti alla sopravvivenza.

Se stai facendo un corso dove non c’è questo tipo di formazione rischi di sprecare il tuo tempo e i tuoi soldi senza imparare realmente quello che ti serve se il tuo obiettivo è aumentare le possibilità di imparare a difenderti in caso di una aggressione da strada che ripeto non è lo sparring da palestra con i tuoi amici e compagni di allenamento.

Andrea

La via delle arti marziali per la difesa personale.

Molto spesso le pratica delle arti marziali viene propagandata come un metodo di autodifesa ma in questo articolo troverai tutto quello che il tuo istruttore di arti marziali non ti dirà mai.

Quello di cui voglio parlarti è il rapporto tra sport da combattimento / arti marziali e la difesa personale, un legame intrinseco dove il primo è funzionale al secondo e di cui non puoi fare a meno ma con la consapevolezza che quando affronti il tema della difesa personale devi switchare in un concetto totalmente differente, un reset mentale che non tutti riescono a fare.

L’esperienza sul “campo” insegna che la conoscenza di tecniche di combattimento tipiche di alcuni sport da combattimento e arti marziali un pò troppo “raffinate” non danno reali chance di vittoria, specialmente quando ad affrontarvi è un vero picchiatore da strada.

Ora voglio però fare una premessa, questo discorso mi annoia spesso perchè un picchiatore da strada nell’immaginario colletivo è un animale, ma questo animale per farsi quella fama significa che ha fatto molta esperienza quindi significa che stai affrontando un avversario temibile, significa che fisicamente è forte, agile, veloce o semplicemente molto cattivo e vigliacco.

Se uno ti si avvicina e ti chiede l’ora o una sigaretta e ti sferra un pugno, non c’è arte marziale o sport da combattimento che tenga, ed è lì che nasce lo switch della difesa personale dove le tue conoscenze di fronte a uno sconosciuto ti fanno attuare delle posture, una distanza, una posizione, un certo tipo di attenzione al contesto che ti possono fare evitare di dare la possibilità al “picchiatore” di colpirti quando meno te lo aspetti.

Ora non voglio entrare nella questione specifica dell’aggessore, perchè può essere fisicamente diverso, può essere armato, avere un complice, ma appena ti rendi conto e la tua guardia è alta e sei mentalmente settato che sei in pericolo e devi difenderti le cose cambiano totalmente anche per il tuo aggressore perchè sa che se vuole avvicinarsi a colpire ora lo deve fare con un’altro che colpisce lui, e se tu sai come fare anche per lui diventa un problema!! Soprattutto se hai seguito una formazione dove c’è un buon bilanciamento di sparring nelle sessioni di allenamento.

Sto parlando di mano nuda contro mani nuda ma .. qui il tema del post ha un focus sulla difesa personale.

Sai cose succede, se reagisci e l’aggressore capisce che la situazione si complica?. Che il picchiatore tira fuori un’arma, prendendo un taglierino, un coltello, un bastone, ecc.

Ma come era una bestia a picchiare?. Si ma raramente come combattimento one to one dove entrambi sanno che si devono picchiare o più in situazioni di vantaggio numerico.

Ora ti dico questo perchè probabilmente se vieni aggredito da qualcuno lui si sente più sicuro, perchè è grande e grosso, ti vede piccolino, ecc. Diversamente non sarebbe mai venuto a meno che è un killer che viene lì pagato per ucciderti!! Ma non credo che siamo in questa situazione.

E allora, come mai tutto questo?.

Quando qualcuno scopre per un motivo qualsiasi la necessità di imparare a difendersi, le opzioni sono sempre due più una:

  • la via “facile” e pericolosa delle armi, magari con un coltello da cucina infilato in borsa,
  • oppure iscriversi in una palestra di arti marziali, ma dove bisogna sgobbare per anni e dove spesso o ci si stufa presto e si lascia perdere ogni velleità combattiva per impegni vari oppure ci si appassiona e si intraprende la via delle arti marziali cercando come meta la cintura nera (un consiglio?? Cerca le abilità, la cintura è una gratificazione ma mai come la conoscenza e la consapevolezza di saper usare quello che sai).
  • Alternativa, pagare qualcuno che lo fa per te (non hai il controllo e dipendi da qualun’altro ma rimane una soluzione adottata da molti in diverse forme)

Tanta fatica, sperando che ne valga la pena. Non può bastare questo lo so, vuoi sapere nel tuo più profondo intimo se sei realmente in grado di affrontare una aggressione.

  • Ma chi non ha visto i film di arti marziali o di agenti speciali?
  • Chi non è rimasto affascinato da tanta abilità nel combattimento?

Ti eccita l’idea di avere quelle capacità, di stendere un energumeno, o un gruppo di teppistelli o difendere la tua fidanzata.

L’idea che la conoscenza di una segreta tecnica marziale possa trasformarti in un super uomo ha contagiato più di uno, creando legioni di entusiasti per una arte o per un’altra anche per via di una scia interminabile di film cinematografici, senza contare l’interesse speculativo nell’aprire corsi e palestre, il fiorente business delle scuole. La moda nelle arti marziali.

E dagli anni ’70 che periodicamente spuntano nuovi stili e metodi dai nomi spesso alla maggior parte della gente sconosciuti: judo, karate, tae-kwon-do, boxe, aikido, thai boxe, Vale Tudo, Kung Fu, Viet Vo Dao, Jiu Jutsu, Wrestling, Kali, Jeet Kune Do, Wing Chun, Kickboxing, krav maga, ecc. solo per citarne alcune… fino ad arrivare a nomi inventati di puro marketing di gente che si inventa le loro arti marziali e ognuno vuole vendere che la sua è meglio di un altra.

Insomma, tante scuole, tante arti, “tante verità”, forse troppe per chi vuole scegliere e senza avventurarci nel discorso delle reali capacità di istruirti del maestro dove anche lì ci sarebbe molto da dire con il rischio che tu passi mesi se sei fortunato o in alcuni casi anni imparando cose inutili e fantasiose, che non hanno di fatto evolvere le tue reali capacità di saperti difendere e di picchiare con efficacia.

Ora mi spiace deluderti, ma non funziona cosi!!

In qualche modo qui arriviamo a parlare della filosofia che c’è dietro il progetto expert fighting e dell’approccio e metodo didattico che mira a sviluppare delle abilità andando a lavorare sulle singole arti nei vari settori (Stricking, Lotta, Armi), quindi non un invenzione marziale ma un approccio sistematico che va a sviluppare specifiche abilità e le amalgama.

Uno dei principi fondamentali è sviluppare delle abilità lavorando sui settori, ma questo non significa inventarsi “un nome” e buttarci dentro delle tecniche ma lavorare sulle singole arti, questo è impegnativo? si, ma questo è il metodo per imparare. Devi specializzarti.

Questo significa che per esempio se vuoi imparare la parte di:

  • Striking devi scegliere una delle arti di striking come pugilato, muay thai, ecc.
  • Lottare devi scegliere una delle arti di lotta come Jiu Jitsu, Judo, Grappling, Sambo, ecc.
  • Armi da taglio e percussive devi scegliere il Kali filippino, Silat, Scherma Corta, Fencing, ecc.
  • Armi da fuoco devi fare scuola di tiro e Krav Maga.
  • Situazioni di aggressioni e Psicologia del combattimento devi scegliere anche il Krav Maga. Perchè ti dico anche?. Se non integri altre arti non ti servirà a nulla resterai un teorico.

Quello che cambia è il metodo didattico che viene usato in expert fighting, non l’arte marziale. Un approccio differente!.

Quando si parla di difesa personale c’è qualcosa di molto importante da integrare che è l’aspetto NO RULES, quindi situazionale, tattico e strategico che non è lo sport.

L’approccio si basa su metodi didattici professionali per sviluppare su di te gli attributi e le qualità fisiche, psicologiche e comportamentali necessarie per trasformati e plasmarti, per sviluppare delle qualità funzionali. Studiare tecniche e renderle funzionali in un contesto non cooperante.

Questo vale sia che il tuo interesse è solo lo sport da combattimento e sia se si tratta di difesa personale anche se nel secondo caso la complessità delle possibilità richiede un lavoro specifico che va oltre la tecnica e l’allenamento fisico perchè subentrano attenzioni particolari, malizie, e strategie che devono essere studiate specificatamente.

La difesa personale sono le vere MMA!!

Come puoi capire ognuno ha un suo percorso e non può essere uguale per ragioni ovvie, come

  • l’età,
  • la condizione fisica
  • estrazione sociale
  • psicologia
  • capacità psico motorie (le motricità)
  • ecc.

Sono anni che lavoro su un metodo didattico funzionale, dove ognuno ha un percorso step by step ma costruito su misura.

La parte più divertente in qualche modo non è il ragazzino che è più semplice da formare ma un quarantenne che dopo qualche anno non crede a se stesso di come è cambiata la sua vita in meglio, perché si, l’arte marziale ti rende migliore in ogni aspetto della tua vita.

Ora, parlare di arti marziali senza specificare in che settore e che arte, è come parlare del nulla perché non stai identificando quale arte e non tutte si approcciano al combattimento allo stesso modo e con la stessa finalità andando a mettere come priorità degli aspetti che magari non sono di tuo interesse.

Volendo suddividerle in grandi e ampie categorie, puoi dividerle in 4 gruppi:

Discipline di stricking, eventualmente anche con l’impiego di calci oltre che di pugni. Rientrano in questo gruppo la maggior parte delle arti marziali più conosciute, come il Pugilato, il tae-kwon-do, la Muay Thai, la kick boxing, ecc.
Molte di queste discipline hanno un impiego anche di tipo sportivo, talvolta olimpionico, e sono spesso oggetto di tornei.

Discipline di lotta, come il judo, la lotta libera o la lotta greco-romana. In queste tecniche, in genere non vengono portati colpi, come pugni o calci, ma ci si “limita” a prese, strangolamenti, leve articolari, proiezioni, ecc.

Discipline da difesa personale, come il Jeet Kune Do, Il Kali filippino, il Krav Maga e il Wing Chun. Tali discipline difficilmente hanno un’applicazione di tipo sportivo-agonistica, in quanto la loro pratica comporta l’uso di tecniche “proibite” o comunque non applicabili in un contesto che preveda la salvaguardia fisica dell’avversario. Attenzione!! Devi integrare sport da combattimento a queste arti perchè difficilmente riesci a comprenderle e rischi di rimanere un teorico dell’arte marziale e non ha senso!!.

Discipline tradizionali o di altro genere, come il Karate, l’Aikido, il Kung Fu, che eliminano la componente aggressiva dell’arte da combattimento, per utilizzare esclusivamente l’aspetto di esercizio fisico ed armonia dei movimenti insito nell’arte medesima, con forme e infinite ipotesi di attacco pre confezionate ma poco adattabili al caos del combattimento. Anche se alcuni stili sono più “duri” il tempo speso nelle forme rispetto all’aspetto pratico sbilancia queste arti marziali in coreografie difficilmente applicabili nella realtà con un picchiatore.

Discipline Miste come le MMA, che io però vedo come l’integrazione e transizioni di singole arti per passare da piani di lavoro verticali ad orizzontali. Quindi lo studio deve essere più nelle transizioni che collegano le varie arti più che ha dei “corsi di MMA”. Tu devi studiare arti di striking e di lotta dopodiche studiare le transizioni ed ecco che ottieni le MMA. Così erano all’origine, i corsi di MMA non esistevano. (Oggi ne conosco solo uno che li può fare e si chiama Erik Paulson).

Con queste 5 grosse categorie puoi già iniziare a orientarti per poi andare nel dettaglio.

Mi sembra ovvio che se il tuo obiettivo è imparare  tecniche per difenderti da un picchiatore da strada, il Tai Chi non dovrebbe essere la prima opzione, a meno che tu non vuoi credere alle favole, anche se devo dirti che qualunque arte marziale antica spesso è stata snaturata e quindi non è da escludere che si siano perse le reali applicazioni di combattimento.

Ps. Attenzione questo non significa che il Tai Chi non ti possa insegnare delle cose importanti per la tua arte marziale di striking.

Oggi devi considerare che il combattimento a mani nude si è evoluto e alcune arti sono diventate obsolete per non parlare dei metodi di allenamento e le attrezzature, quindi come ogni cosa anche se è vero che l’uomo è rimasto geneticamente simile in realtà ha sviluppato con l’esperienza un bagaglio tecnico che gli permette di migliorare le sue performance grazie a una maggiore conoscenza del suo corpo e soprattutto un nuovo approccio al metodo di allenamento.

Quando inizi a informarti verso una scelta di un’arte marziale una delle prime cose che devi chiederti è:

  • Per quale scopo la vuoi imparare?,
  • quali sono i tuoi gusti? e
  • quanto tempo hai da dedicarci?.

L’approccio dello sport da combattimento e della difesa personale hanno un percorso diverso anche se il secondo per diventare funzionale ha bisogno di allenamenti sportivi.

Se il tuo gusto è esclusivamente orientato alla lotta a terra ma ti interessa la difesa personale è una cosa bellissima però è importante che pratichi anche uno sport di stricking.

Non me ne vogliano i cultori delle discipline tradizionali, so perfettamente che al mondo esistono degli autentici fenomeni in grado di disarmare un aggressore con l’eleganza e la “gentilezza” di queste tecniche millenarie, ma si tratta di eccezioni ben al di fuori della portata dell’uomo e della donna medi. E’ inutile spiegare alle persone qualcosa che mediamente solo pochi al mondo sono in grado di fare, a meno che tu scopri come tirare fuori queste capacità.

Tu vuoi imparare veramente?. Penso di si.

A me piace molto lavorare su “persone normali” , gli atleti ad esempio dell’UFC sarebbero stati dei killer anche se facevano i panettieri, ci sono persone che hanno già dentro certi skill, indipendentemente dall’arte marziale, ma non possono essere solo quelli i tuoi riferimenti, a meno che tu creda che Messi giochi così a pallone perché a fatto la scuola calcio in una buona squadra, i campioni hanno già dentro qualcosa che tu non hai, o forse hai, ma non è questo l’approccio corretto che devi avere, è importante che tu fai il tuo percorso per riuscire a tirare fuori certi skills.

E’ chiaro che il mio consiglio come scelta marziale, se il tuo interesse è la difesa personale,  va verso discipline decisamente orientate al combattimento “reale” , che prevedano un addestramento a mani nude e con armi, contro avversari singoli o gruppi di avversari, all’interno di contesti e situazioni, ecc. anche se ti dico che per sviluppare molti skill non c’è altro modo che attraverso lo studio di disciplie più sportive.

Street o sport, è un falso problema che divide.

Se sei molto giovane una buona scelta è iniziare a studiare sport da combattimento, e arti di lotta e con il tempo crescendo con l’età orientarti verso scelte più consapevoli in base ai tuoi interessi marziali, che possono anche andare verso uno studio più apprpfondito della difesa personale.

Il mio percorso è stato all’incirca quello.

Sono consapevole del fatto che oggi  è difficile districarsi tra tanta offerta, ma è anche vero che se guardi in YouTube oggi puoi sapere qualcosa di più di ogni arte marziale che ti incuriosisce.

Immagina che ti piacciono le arti marziali tradizionali e hai le idee chiare e sai già che cosa scegliere (magari perché qualche tuo amico pratica quella particolare disciplina), ti basterà girare un paio di palestre per accorgerti che “imparare il karate” o “imparare il  Kung Fu”, tanto per fare un esempio, non è come imparare altri sport.

Quando dici Karate o Kung Fu, significa far riferimento a decine di stili e sottostili, dialetti talvolta incompatibili ed incomunicabili tra loro, per cui il karate, sempre per fare un esempio, consiste in una moltitudine di metodi, quali lo Shotokan, il Wado Ryu, lo Shito Ryu, il Goju Ryu, solo per citare i più famosi. Con il Kung Fu è ancora peggio, i dialetti e sottodialetti di questa arte marziale sono veramente innumerevoli, con stili che vanno dal terribile Wing Chun all’innocuo e rilassante Tai Chi.

Tu che stile di quella arte prediligi?. Spesso per molti è una scelta casuale.

Sinceramente trovo che da bambini sia molto formativo lo studio di un’arte marziale tradizionale mentre con il tempo credo che sia una ostinazione inutile e che è meglio che esplori arti marziali più moderne, quelle tradizionali fallo per passione, per cultura, per interesse, per amicizia.

Anche in questo caso la scelta non è semplice, ti stai tuffando in un mondo di corsi, nomi esotici, e stupidaggini icredibili, qui i venditori di pentole ci sguazzano.

Ogni disciplina si “vende” un campionario diverso di certezze per accaparrarsi il titolo di arte marziale definitiva con i suoi particolare pugno, le sue gomitate, i calci devastanti, per non parlare dell’uso di armi, coltelli e bastoni.

Ps. Tu conosci qualcosa nella vita che che offre un pacchetto completo?? Dove lì trovi tutto??

Come e non bastasse, al seguito di ciascuna disciplina sono sorte decine di scuole e federazioni, ognuna con il proprio credo ed interpretazione su cosa consista “veramente” la loro arte marziale.

Chi ca..o sei tu per inventarti una arte marziale?. Sei per caso Bruce Lee? sei per caso Dan Inosanto, neanche lui lo ha fatto e lo vuoi fare fare tu?

Il risultato è che quasi sempre in ogni palestra si insegna il contrario della palestra che si trova dall’altro lato della strada di fronte e che insegna la stessa arte marziale chiamato in un’altro modo e magari con lo stesso stile mettendo dentro cavolate marziali.

Inutile dire che ogni maestro rivendica la bontà del proprio metodo e considera scemenze tutto ciò che viene insegnato altrove. Che l’unico al mondo è lui, tenutario della verità.

Se scegli una qualsiasi arte marziale per imparare a difenderti in un contesto di difesa personale è sbagliato perchè la tipologia di arte è importante ma comunque occorre impegno e anni di  allenamento per iniziare ad avere una chance di sopravvivenza in combattimento.

Vuoi accellerare?. c’è un solo modo, devi allenarti almeno 3 ore tutti i giorni, due volte alla settimana 1,5 ore non è una via molto veloce e realistica anche se meglio di niente e capisco che gli impegni della vita portano a fare delle scelte ma dipende quali sono le tue priorità, ma non credere che 3 ore alla settimana di allenamento siano sufficienti, a meno che tu fai un one to one con un istruttore e fai altri allenamenti fuznionali negli altri giorni.

Il lavoro tecnico e di condizionamento nelle arti marziali è tra i più complessi e articolati che esistano.

L’allenamento tradizionale potrebbe per alcuni risultare piuttosto monotono e ripetitivo in quanto è basato molto sulla ripetizione di migliaia di volte dello stesso movimeto per acquisire quella “memoria muscolare”, quei riflessi capaci di farci reagire senza pensare quando il pericolo si presenta. Non è così, il segreto sta nel riconoscere gli input, il riflesso condizionato parte da questo principio ed è per questo che Lee aveva abbandonato le forme come metodo di allenamento.

E allora ripetere infinite volte lo stesso movimento, lo stesso pugno, tirato al vento o contro un sacco indifeso, giù a ripetere lo stesso calcio, stendendo la gamba, ruotando l’anca, piegando il ginocchio in appoggio, ecc. allenamenti estenuanti fisici ecc servono?.

Come preparazione atletica e condizionamento si, ma per il combattimento no!!

Tutto questo in cambio di cosa? Che cosa si ottiene veramente?

  • Maggior sicurezza?
  • Migliore forma fisica (anche se non mancano i casi di “malattie professionali”, come i ben noti problemi al ginocchio che affliggono molti karateki grazie all’uso di tecniche e posture innaturali)?.
  • Miglior benesser?
  • Disciplina interiore?.
  • Maggiore equilibrio psicofisico?.
  • Una migliore capacità di autodifesa in caso di attacco?.

Tutto vero quello che viene detto?

C’è da dire che le possibilità di incrementare il proprio benessere psicofisico lo puoi trovare in qualsiasi altro sport di fitness, anzi, molte arti marziali sono molto carenti sui metodi di preparazione atletica, costringendoti se vuoi curare questo aspetto  a integrare l’attività fisica con ore extra di attività aerobica.

Il mio consiglio è di fare la preparazione atletica a parte

E cosa dire poi del motivo che, inutile negarlo, spinge i più ad apprendere un’arte marziale?
Non credo che questo motivo sia filosofico o contemplativo: chi inizia un’arte marziale il più delle volte lo fa perché vuole imparare a picchiare (ops!! scusa a difendersi suona meglio).Ormai sono più di 20 anni che entro ed esco da palestre varie e sotto vari istruttori, penso quindi si essermi fatto un’idea.

Stranamente, e contrariamente a quello che la logica vorrebbe, il partecipante medio di una palestra di arti marziali non è un soggetto abbruttito e desideroso di sangue (anche se non mancano personaggi del genere).

Molte volte, invece, il marzialista medio è il soggetto “sfigato” nel fisico e/o nel carattere: magro, con gli occhiali, esitante quanto basta per essere classificato come vittima predestinata in uno scontro senza regole (come lo sono i veri combattimenti), oppure è la ragazza che si convince, incoraggiata in questo dal suo istruttore privo di scrupoli, che il padroneggiare delle improbabili tecniche, più simili ad un balletto che ad un vero corpo a corpo, la renda più “sicura” per strada.

Purtroppo non è così, e questo non vale solo per i più inesperti praticanti, ma anche per i loro maestri ed istruttori.

Molte esperienze, come quelle del Rocky Mountain Combat Application Training (RMCAT), hanno dimostrato che la “semplice” conoscenza di un’arte marziale, per quanto completa ed avanzata, non comporta significative chance di sopravvivenza in un contesto specifico che lo richieda come la difesa personale.

Sono stati svolti degli esperimenti al riguardo e l’esito non sembra lasciare spazio a dubbi.

Il metodo che è stato utilizzato consiste nel convocare un gruppo di volontari esperti di arti marziali di diverse discipline e con un livello tecnico che andava dalla cintura nera al praticante avanzato o istruttore.

Le persone di questo gruppo, una alla volta, vengono fatte entrare in una specie di ring dove si trovava un “vero” picchiatore, mascherato e vestito con una speciale tuta imbottita che protegge tutto il corpo e la testa.

Le istruzioni sono quelle di non attaccare fintanto che l’energumeno che fa l’aggressore che viene verso di te con comportamenti ostili e pesanti insulti, non ti tocca o ti attacca.

In caso di attacco chiaramente puoi contrattaccare con tutte le forze e con qualsiasi tecnica che vuoi, non ci sono limiti.

I risultati sono stati sconfortanti:

  • In quasi tutte le simulazioni l’aggressore ha avuto la meglio. L’energumeno mascherato che simula l’aggressore, dopo aver insultato pesantemente il soggetto, lo ha attaccato improvvisamente imponendosi sul malcapitato.
  • In pochissimi casi i partecipanti dell’esperimento sono riusciti a reagire tempestivamente ed in modo efficace e stoppare l’aggressore.
  • Nella maggior parte dei casi, le reazioni sono state oltre che inutili ma scomposte, impacciate e comunque non in grado di fermare la furia dell’attacco.

Che cosa ha insegnato quest’esperienza? Essenzialmente una decina dicose:

  • La padronanza tecnica è quasi inutile se a questa non si abbina una adeguata preparazione psicologica, specialmente per quanto riguarda il controllo emotivo della paura e la capacità di liberare al momento giusto tutta la propria aggressività.
  • Le arti marziali in determinati contesti sono ininfluenti, nei combattimenti da strada, dove il contesto è “senza regole” e ogni colpo è valido. Già il fatto che l’aggressore parte per primo mette un limite importante che invalida molte delle tue capacità marziali. Questo significa che devi sempre anticipare l’aggressione, cogliere l’attimo prima che segnala che sta per attacarti o adottare delle posture e posizioni che limitano la capacità dell’aggressore di avvicinarsi e colpirti d’improvviso senza che te lo aspetti, perchè è questo che cerca un aggressore, non ti avviserà mai dicendoti ora ti colpisco!!
  • Raramente ci si allena a tirare con precisione e forza un calcio all’inguine, anzi il più delle volte è proibito in molti sport e arti, come non è ammesso infilare dita negli occhi o mordere e a usare il dirty boxing o illegal boxing.
  • Molte arti marziali sono ipercomplicate se applicate nel contesto della strada dove è un assalto furioso, una scarica di colpi. In alcune discipline, l’allievo impara dozzine di movimenti, rotazioni, posture e tecniche inutili.
  • Solo i movimenti più semplici, rapidi e diretti, come alcune tecniche di pugno, hanno effettive possibilità di impiego per strada.
  • La tua capacità di movimento, footwork, diventa fondamentale.
  • Conoscere decine di tecniche rappresenta per alcuni una limitazione quando si deve reagire in fretta, non sanno cosa fare, rimangono impacciati.
  • Incapacità di riconoscere i segnali che anticipano l’aggressione
  • Incapacità di conoscere gli imput di un colpo per rendere efficace la difesa e la reazione.
  • Non conoscenza di tecniche di lotta a terra.

Meglio conoscere una sola tecnica di pugno ed usarla bene ed in modo istintivo?.

Può essere ma non è proprio così, per combattere semplice è necessario una padronanza tecnica importante e conoscere una cosa sola non è sempre adattabile a tutti i contesti di difesa personale.

Quando il tuo aggressore è reale e compare improvvisamente mentre eri tranquillo in relax e non è l’amico in palestra dove ti alleni ma un pazzo violento e incarognito, la tensione che si crea in un istante cambia tutto il contesto e le tattiche e le strategie che hai simulato in palestra possono tranquillamente saltare perché la tua capacità di pensare diventa quasi nulla.

La maggior parte dei picchiatori delinquenti è gente che in palestra non c’è mai andata, ma ha imparato a picchiare in qualche rissa con gli amici o in galera e sa esattamente che cosa funziona e che cosa no. Spesso hanno imparato a tirare un unico colpo che sa che funziona perché lo ha visto fare, come un pugno al mento, e sanno usare solo quella tecnica ma con l’inganno: si avvicinano, con una scusa qualsiasi, ad un certo punto colpiscono senza preavviso, cercando fino all’ultimo di non far trapelare le loro intenzioni. Non è un approccio sportivo ma più una vigliaccata, se può ti colpisce alle spalle, o mentre ti chiede scusa.

L’aggressione solitamente è una trappola, non si tratta di combattimento nel vero senso della parola.

Purtroppo i picchiatori di strada non agiscono così: non assumono neppure una vera posa pugilistica. Sembrano parlarti normalmente, muovono le mani con naturalezza, tenendole a media altezza, senza eccessiva enfasi e senza serrare i pugni. Intanto si avvicinano. E quando sono sufficientemente vicini… ti colpiscono violenztemente con un pugno!

Un colpo così non può essere parato. Ve lo ritrovate in faccia prima ancora di averlo visto arrivare. E’ dimostrato. E chi dice il contrario, non sa quel che dice.

La distanza minima per avere una reazione deve essere di almeno 1,5 metri. Che cosa significa?. Che per  colpirti deve fare un movimento e il colpo, se la distanza è il semplice colpo se tira ti prende. Per questo la distanza e il footwork sono due elementi fondamentali.

Ps. L’unica possibilità che hai è che tiri un colpo “telegrafato” che è un colpo che viene “caricato” e pertanto “ti avvisa”: il braccio viene portato indietro per caricare il colpo, con il gomito ben dietro alla spalla, il muscolo si carica come una molla, e il pugno schizza in avanti per colpire.

Alcune arti tradizionali adottano questa enfasi nel caricare il pugno, e chiaramente queste arti insegnano le parate, sicuramente sono colpi forti ma molto visibili.

Un colpo così caricato può, in linea teorica, può essere parato perchè il movimento preparatorio del colpo, per quanto rapido, è in grado di metterti in stato di warning!!.

Se l’aggressore manifesta in anticipo l’intento di colpire hai in teoria il tempo di fare qualcosa (anche scappare) in questo ordine di efficacia:

  • Anticipo
  • Schivo e colpisco contemporaneamente
  • Paro e colpisco contemporaneamente
  • Schivo e dopo colpisco
  • Paro e dopo colpisco

Chiaramente la condizione migliore è l’anticipo, non ha caso l’aggressore cerca sempre di avvicinarsi e colpire che non te lo aspetti. Come vedi parare è al terzo posto.

Purtroppo i picchiatori di strada non agiscono così: non assumono neppure una vera posa pugilistica. Sembrano parlare normalmente, muovono le mani con naturalezza, tenendole a media altezza, senza eccessiva enfasi e senza serrare i pugni. Intanto si avvicinano. E quando sono sufficientemente vicini… TI COLPISCONO!!

Malgrado queste cose si sappiano ci sono “istruttori di difesa personale”, magari anche noti maestri nelle loro discipline, che continuano ad insegnare ai loro allievi come farsi picchiare da uno sconosciuto spiegando che prima devono parare (parata alta, parata media, parata bassa), poi contrattaccare (pugno alto, pugno medio, ecc…), secondo uno schema che, nei loro allenamenti funziona, poi quando provano a fare dei test o dello sparring sembrano impaciatissimi.

DEVI ANTICIPARE!! COLPISCI TU PER PRIMO.

Per quanto riguarda i calci?.

Come regola generale nella difesa personale devi tirare solo calci bassi, mai sopra la cintura. Niente calci medi e assolutamente NO CALCI ALTI!!

Se vuoi usare le gambe usale per scappare!!

I calci sono abbastanza rari nei combattimenti da strada e raramente arrivano sopra il ginocchio, i tuoi bersagli devono essere:

  • la tibia,
  • il ginocchio
  • i genitali.

Ora non significa che non è possibile tirare calci più alti o addirittura degli high kick o altro ma il ragionamento è basato su quello che devi fare tu, ma se una ha delle particolari abilità non significa che non sia efficace, ma probabilmente ha delle caratteristiche atletiche e esperienze che tu hai?.

I calci alti per via della distanza del bersaglio necessitano di un timing incredibile per colpirlo al viso,  oppure una finta molto convincente o una combinazioni con in coda un high nick che richiedono molta esperienza perché un conto e farlo con uno mezzo ubriaco che sta lì fermo e un conto con uno che ti sta attaccando con una scarica di pugni.

Alzare troppo la gamba comporta alcune importanti controindicazioni:

  • Alzando troppo la gamba si espongono i genitali che, come è noto, sono uno dei bersagli preferiti nei combattimenti da strada.
  • La gamba è più lenta del braccio. E’ un colpo più potente ma meno preciso e  veloce e mentre tiri un calcio rischi di essere raggiunto da tre pugni.
  • Il tuo equilibrio viene compromesso. Per un attimo sei in bilico su una gamba sola ed in più il terreno di appoggio potrebbe non essere regolare e con un buon grip come in palestra, le scarpe potrebbero non essere adatte (suole liscia).
  • I tuoi vestiti potrebbero essere stretti e non adatti per tirare calci alti, impedendoti i movimenti (Jeans stretti, gonna lunga, ecc.
  • Potresti essere molto freddo e strapparti da solo.

Malgrado queste considerazioni, si vedono ancora istruttori che continuano a insegnare queste tecniche tradizionali in un contesto totalmente diverso dove il focus non è sicuramente quello di cercare un ko con un high kick.

Ora non voglio che pensi che voglio mettere limiti a qualche tecnica ma voglio che tu sappia la verità, poi che ci sia uno che stende tutti con gli high kick, nel cinema abbiamo molti esempi, ma al cinema, nella realtà il gioco è più “semplice”.

Quindi visto che sei davanti a una o più “teste di cazzo”, il calcio più alto che devi tirare sai dove è..

Ora al di là dei colpi e delle tecniche quello che voglio che comprendi è che non è l’arte a fare la differenza ma sei tu , facendo un grosso lavoro di preparazione atletica perché è un aspetto importante e con una arte marziale che ti fa sviluppare degli skills importanti nel combattimento.

L’arte marziale deve essere funzionale a te e alle tue caratteristiche non l’incontrario, deve essere funzionale ai tuoi obiettivi. Non devi studiare per imparare quella arte per il suo nome o per moda ma per imparare le tecniche che ti permettono di fare determinate cose.

Appassionarsi poi è una conseguenza.

Tu vuoi la cintura nera, la famosa black belt o saper usare le tecniche?. Perché per prendere la cintura “basta” frequentare, per imparare a combattere servi tu.

Ps. Ora non pensare che sia semplice prendere una black belt perché comunque richiede impegno ma voglio che la ricerca sia sull’efficacia e non su un simbolo che è bello e gratificante ma solo se è pieno di capacità. Non bisogna essere ipocriti perché lo sai anche tu che non tutte le cinture nere o allievi avanzati sono uguali, c’è chi studia per il livello e c’è chi studia per imparare a fare funzionare le tecniche. Il risultato sono una black belt e l’altro un fighter indipendente dal colore della cintura. Per entrambi rispetto ma a te spetta la tua scelta, io ho già fatto la mia tanto tempo fa.

Quando si tratta di difesa personale non è tanto l’arte marziale a fare la differenza ma una attenzione al contesto e una adeguata preparazione psicologica al combattimento perché senza un adeguato controllo emotivo della paura e senza la capacità di liberare la propria aggressività le tecniche che studi possono anche non funzionare.

In realtà la difesa personale è tutto quello che c’è prima dello scontro, anzi una buona difesa personale non dovrebbe portarti allo scontro, si basa su tecniche di prevenzione. Se arrivi al combattimento qualcosa non ha funzionato prima oppure non c’era davvero possibilità di evitarlo, ed è qui che è importante avere capacità di combattimento derivate da sport da combattimento o arti marziali, ma questo perché il lavoro precedente non è andato a buon fine e sei costretto a giocarti l’ultima carta, il combattimento.

Non è semplice trovare un professionista del settore ma è importante che vieni formato da una persona qualificata e aggiunga molto “appassionata” se non vuoi rischiare di buttare soldi e tempo, perché è un lavoro specifico, per questo ho costruito un sistema didattico che lavora su più aree perché la difesa personale è qualcosa di estremamente complesso e non è un gioco.

In questo contesto che non è sportivo c’è una grossa responsabilità perché se un allievo vuole fare un combattimento perché si sente sicuro ma non è pronto,  sul ring c’è un arbitro che se è in difficoltà ferma il match, invece per la strada se ti senti sicuro perché hai fatto qualche tecnica provata qualche decina di volte in palestra e ti senti sicuro anche se non sai fare un cazzo e reagisci a un aggressore richiede che al tuo allievo gli fanno molto male se non peggio, quindi la responsabilità di un istruttore di difesa personale è molto elevata più che in qualunque altra arte marziale.

La consapevolezza delle tue capacità ti salva la vita ma per essere consapevole devi conoscere realmente le tue capacità anche se nessun test potrà mai simulare lo stress e le variabili che ci sono in una aggressione da parte di uno o più sconosciuti.

Spero che nessuno si debba mai trovare in una situazione del genere dove è costretto a difendere la propria vita.

Qui l’istruttore, oltre che un atleta, deve essere in grado di individuare anche componenti psicologiche di ciascun allievo e condurlo verso una capacità mentale in grado di switchare immediatamente quando si trova in un contesto a rischio per riuscire a esprimere e attuare tutte le strategie necessarie di sopravvivenza.

Non è da tutti, ma vale la pena di cercare qualcuno che ti possa davvero rendere migliore.

Andrea

De-escalation e Dissuasione nella difesa personale

L’arte di combattere senza combattere.

C’è un detto che dice che ogni combattimento evitato è un combattimento vinto.

Come ti ho già detto e ripetuto in altri post, la maggior parte delle aggressioni avviene in seguito ad un percorso di escalation verbale e fisica che vede protagonisti due o più contendenti.

Abbiamo visto che l’escalation, quando non è provocata da te,  viene alimentata da particolari atteggiamenti, comportamenti, messaggi verbali e non verbali che si connotano in due tipologie di comportamento:

  • la modalità aggressiva in risposta a un comportamento aggressivo
  • la modalità passiva (resistenza passiva) in risposta a un comportamento aggressivo.

Nel primo caso, di fronte ad un comportamento ostile di qualcuno, scegliamo la modalità di resistenza attiva (forza contro forza).

Nel secondo caso, invece, cerchiamo di “non fare arrabbiare” l’altro cercando di accontentarlo o di non fare nulla, nella speranza che quello desista di sua spontanea volontà.

Purtroppo nessuna di queste due modalità di comportamento rappresenta una soluzione:

  • Nel primo caso, reagendo in modo attivo all’aggressività altrui, si innalza automaticamente il livello dello scontro, dalle parole, agli spintoni, dagli schiaffi al coltello, fino ad una conclusione che è determinata solo dalla capacità e dalla volontà di offendere dei contendenti.
  • Nel secondo caso, invece, il comportamento remissivo favorisce gli intenti aggressivi dell’altro, alimentando la violenza anziché tamponarla.

Esiste però una terza via utile a fermare la violenza, la via assertiva che è quella che devi imparare, ma la devi usare solo se questo è possibile perchè ci sono casi in cui devi difenderti fisicamente e basta, devi attaccare con violenza per sopravvivere.

Quindi è ovvio che un tentativo di de-escalation può essere solo fatto solo in quelle situazioni in cui il combattimento non è iniziato o non è chiaramente imminente.

E’ inutile fare certi tentativi quando la distanza interpersonale è nulla e la minaccia è lì, testa contro testa e col suo fiato sulla vostra faccia, o ti ha sbattuto/a contro un muro.


In un contesto del genere è troppo tardi per tutto, e devi agire.

E’ fondamentale “allenarsi” a saper riconoscere gli aspetti rituali che precedono un’aggressione in modo da agire per tempo, fin dalle primissime fasi, solo così puoi evitare i guai più seri di uno scontro fisico e metterti in condizione di essere pronto.

Ma cosa succede e cosa devi fare se ti trovi nell’imminenza di un attacco.

Vediamo alcuni situazioni possibili:

  • Sei alla stazione ferroviaria, in attesa del tuotreno. All’improvviso un soggetto visibilmente “strano”, forse drogato, ti si avvicina e ti chiede del denaro per poter comprare un biglietto.
  • Stai guidando la tua auto. Improvvisamente un’altra vettura ti taglia la strada e ti costringe a fermarti. L’autista scende inveendo contro di te, per un presunto “sgarbo” nel traffico. Anche tu scendi per cercare di calmare l’energumeno.
  • Sei in un locale affollato,  un giovanotto robusto e minaccioso ti guarda fisso e si avvicina, chiedendo “beh, cosa hai da guardare?…”
  • Hai avuto la malaugurata idea di prendere di notte una scorciatoia per il parco della città. Mentre attraversi quel luogo isolato e poco illuminato, ti accorgete di due tizi usciti dall’ombra che si dirigono verso di te. Uno di loro cerca di attirare la tua attenzione: “scusa…”, “ehi, scusa!…Un’informazione!”. ti volti, cercando di capire cosa vuole.

In tutti questi scenari e ne puoi immaginare moltissimi ti trovi in una fase preliminare da cui potrebbe succedere di tutto: da un semplice scambio verbale a un’aggressione vera e propria.

Tu devi essere psicologicamente pronto per l’ipotesi peggiore, non sottovalutare mai, piuttosto esagera ma mai sottovalutare.

E’ importante che tu acquisisci una conoscenza delle varie tipologie di aggressore, per cercare di capire se ci si trova al cospetto di uno che fa chiacchiere o uno realmente intenzionato ad aggredirti ma anche se non possiedi questo tipo di conoscenza, o non lo “inquadri”, il tuo primo obiettivo deve essere quello di salvaguardare a tutti i costi la distanza fisica che vi consenta di interagire in sicurezza diversamente o scappi o attacca come una furia per primo.

Cerca sempre di mantenere una distanza fisica di sicurezza di almeno un metro e mezzo dall’altro ma se puoi anche di più.

Come nel traffico automobilistico, la distanza è sicurezza, questo è il primo indizio che deve farti preoccupare veramente se c’è il tentativo da parte dell’altro di chiudere comunque la distanza di sicurezza, malgrado i vostri tentativi di mantenerla.

Ps. La distanza di sicurezza che ti ho indicato varia se l’altro ha in mano un oggetto contundente, un bastone, ecc. anche se è ovvio preferisco ribadirlo.

In genere, un approccio innocuo, per esempio una richiesta di informazioni, oppure l’automobilista inferocito che vuole solo dircene quattro, si svolgono tutte a distanza di sicurezza, perchè anche lui non vuole rischiare, vuole fare solo il tamarro quindi non c’è il tentativo dell’altro di arrivare vicino, al punto di potersi toccare.

Diverse sono le situazioni di vero pericolo, che vedono tutte un progressivo accorciamento delle distanze, il più delle volte accompagnato da una sorta di “intervista” verbale, sotto forma di minacce, intimidazioni, ma anche un inganno fingendo di chiedere scusa oppure, più subdolamente, sotto forma di un pretesto, come chiedere l’ora, un’informazione o altro.

Lo scopo di questa sorta di “intervista” è quello di distrarre impegnando la mente della futura vittima, costringerla ad elaborare il contenuto verbale, cercare risposte, mentre il malintenzionato si avvicina  cercando di porsi in una posizione favorevole per poter colpire in modo improvviso.

E’ evidente che, in una situazione del genere, i tentativi di de-escalation devono essere uniti a delle tecniche di dissuasione vera e propria.

E’ inutile cercare di essere ragionevoli con l’automobilista inferocito, quando quello vi sta urlando ad un palmo dalla faccia, e i suoi sputacchi vi irrorano gli occhiali, potrebbe non servire. Così come è controproducente mantenersi inoperosi al cospetto dei due sconosciuti nel parco, magari con uno che vi si piazza davanti e uno alle spalle.

Ma come si fa a interrompere l’escalation e a dissuadere l’altro dal nuocerci?

Le maggiori chance di successo le hai nella misura in cui sai usare le tecniche di comunicazione assertiva nel momento di maggiore stress emotivo.

La comunicazione assertiva o se vogliamo i comportamenti assertivi, sono quelli che non sono aggressivi, ma nello stesso tempo denotano fermezza e capacità di ottenere il rispetto altrui.

E’ l’arte della negoziazione e della costruttività ma tu dirai ok, bella la teoria ma come fare con questo che mi grida addosso come un pazzo inferocito?. Questo tizio non mi sembra che ha voglia  di mettersi a intavolare negoziati o una tranquilla chiacchierate: il rischio è imminente, non c’è tempo se non per agire.

Tuttavia, il segreto di ogni de-escalation riuscita è sempre lo stesso:

  • far capire all’altro di non voler attaccare, offendere (non essere aggressivi)
  • far capire all’altro di essere pronti a reagire (non essere passivi o arrendevoli)

In altre parole devi in tutti i modi evitare di cadere nelle azioni aggressive che sono tipiche in questi casi perché le persone solitamente reagiscono così, in modo aggressivo magari perché stimolate dal loro EGO non pensando alle conseguenze, tu devi fare diversamente sia che sei forte e anche se sei in uno stato di inferiorità fisica, emotiva o ambientale, non assumere però MAI un atteggiamento passivo, con la paralisi o la resa, sperando in questo modo di limitare i danni.

Sia l’aggressività che la passività come ti ho già detto sono comportamenti scorretti e inadeguati alla situazione.

Il tipico esempio è il caso dell’automobilista inferocito, è inutile che ti metti a ribattere su questioni legate al codice della strada, magari ignote a entrambi, servirebbe solo ad alimentare la tensione.

Meglio prodursi in inviti alla calma, cercando di sdrammatizzare e smorzare i toni.

Un’altro esempio è il caso del ragazzotto tamarro che per una occhiata di troppo, ti chiede che cazzo hai da guardare, puoi rispondere tranquillamente “ti ho scambiato per un mio compagno di squadra di qualche hanno fa in vacanza o qualche cosa del genere”.

L’importanza della postura del corpo

Sia nel caso in cui la situazione mostri tutta la sua criticità, sia che ci si trovi in uno stadio ancora interlocutorio, potrebbe essere utile assumere una atteggiamento tranquillo ma deciso, dove il tuo corpo dice “non voglio combattere, ti temo, ma sono pronto a reagire” e questo deve essere espresso in modo chiaro e convincente.

Questo messaggio ovviamente non lo devi dire con la voce ma con il tuo corpo, deve essere la tua comunicazione corporea, deve leggersi tra le righe di quanto viene detto a voce.

Qualunque sia la conversazione o la domanda a cui stai rispondendo, il messaggio del tuo corpo deve essere chiaro a livello non verbale: la tua postura del corpo deve far capire all’altro che siete pronti e che non è possibile sorprendervi.

A questo punto in base alla situazione devi fare dei ragionamenti diversi:

  • Sei in una fase interlocutoria con il tuo aggressore che resta a una distanza di sicurezza,
  • La situazione sta precipitando, con l’altro che si avvicina spingendoti?

Nel primo caso, relativamente più tranquillo, è opportuno evitare di far crescere la tensione adottando una posizione che non incoraggi l’altro ad avvicinarsi oltre e ci protegga ragionevolmente da un attacco improvviso. ATTENZIONE!! Non fidarti mai della calma apparente di uno che si avvicina MAI !!

Esempi a questo riguardo si possono trovare in molti video dove apparentemente sembra che l’aggressore vuole parlare tranquillamente o fare pace ma in realtà sta cercando la distanza per colpirti.

Dissimula gesticolando tenendo le mani alte!! Ti spiegherò più nel dettaglio le guardie nascoste in un post specifico, c’è ne sono di diverso tipo, ma importante:

  • Non commettete l’errore di stare impacciati con le braccia abbassate, o dietro la schiena.
  • Non commettete l’errore di metterti in posa stile Mike Tyson o Bruce Lee. Non farlo soprattutto se non sei realmente capace.

L’errore consiste nel fatto che queste modalità di porsi corrispondono a una modalità passiva (nel primo caso) o aggressiva (nel secondo caso), con tutto ciò che comporta in termini di reazione da parte dell’altro. E’ facile che ti attacchi

Assumi una posizione che ti consente di reagire se occorre e al contempo di parlare in modo naturale.

Devi dissimulare, quindi la tua postura deve e può diventare un posizione di guardia nascosta, le mani devono essere alte e aperte come se gesticolassi.

Se puoi cerca di avere sempre qualcosa in mezzo tra te e il tuo potenziale aggressore.

  • Nel caso della lite per traffico, potrebbe essere un’ottima idea quella di avere sempre la propria o altrui automobile tra voi e l’altro, fintanto che la discussione procede. Se si scende dall’auto, mantieniti parzialmente defilati al riparo della portiera aperta con la mano che la tiene: serve a proteggere il corpo da eventuali attacchi oppure, per battere velocemente in ritirata dentro alla vettura.

 

  • Nel caso ti trovi all’aperto, come nel caso dell’incontro nel parco, valgono le stesse regole: fintanto che le intenzioni dell’altro non si chiariscono, cercare di mantenere la distanza di sicurezza (almeno un metro e mezzo). Se state lì ad ascoltare che cosa ha da dirvi, assumete una posizione dove le vostre stesse gambe e braccia vi proteggano senza dare troppo nell’occhio, per quanto possibile, resta rilassato ma attento e carico come una molla pronto a scattare per scappare o difenderti. Se c’è una panchina spostati e “mettila” tra voi due. Se stai parlando, gesticola in modo calmo, muovendo le mani davanti a te belle alte: se il tuo aggressore sta misurando la distanza per colpirti, avrà grosse difficoltà a trovare un bersaglio. Se stai ascoltando quello che l’altro ha da dire, è ottima la posizione della “mano che regge il mento”: protegge adeguatamente viso, collo e torace e consente alla mano avanti di reagire in modo immediato ed istintivo ad un eventuale attacco ma quando parli tu gesticola sempre per tenere le mani alte. Mi raccomando la distanza!! Attenzione al dettaglio di gambe e ginocchia: se davvero sta per aggredirti usando come primo attacco un “calcio nelle palle” visto che è una delle più gettonate non stare a gambe divaricate offrendo un bersaglio. Trasferite invece il peso del corpo sulla gamba “dietro” che deve essere con la punta della scarpa rivolta verso di lui e tieni il piede della gamba avanzata ruotato di 45 gradi quindi con il ginocchio verso l’interno perchè chiude la traiettoria di un calcio diretto alle palle (se sei un uomo). Il peso maggiore è sulla gamba posteriore così quella anteriore è alleggerita e più rapida a muoversi per parare un calcio e quella posteriore carica per spingere in caso di assalto. Anche se non hai tanta prontezza di riflessi, questa postura complica la vita al tuo aggressore vi guarderà cercando il bersaglio ma non trovando spazio avrà maggiori difficoltà a tirarvi un calcio al basso ventre se assumi una posizione così.

 

  • Se ti sta chiedendo delle informazioni, utilizza una postura che ti consente di dare le indicazioni, ma senza che devi voltarvi per nessuna ragione, ma fai attenzione anche che nessuno ti sia alle spalle, potrebbe non essere solo.

 

  • Se questo tizio deve fare la tua stessa strada,  fai in modo che cammini davanti a te, mai dietro, ripeto MAI DIETRO!!. Invitalo a precedervi, “prego prima lei”, e, mentre lo dici sottolinea l’invito con il gesto, questo è imortante, devi avere SEMPRE il braccio avanti, rivolto verso di lui, e l’altro braccio (quello forte)  arretrato. Il motivo di questi dettagli è di natura tecnica: il braccio avanti deve creare un ostacolo ad una eventuale, repentina, chiusura della distanza da parte dell’altro, il braccio avanzato rappresenta il “primo cancello” di fronte ad un improvviso attacco.
    Il tuo braccio  deve “sentire” l’assalto (infatti è la prima parte del vostro corpo che viene a contatto) sotto forma di riflesso tattile, deve attuare la prima fulminea reazione in avanti (evitare che si gira, dita degli occhi, in gola, pugno, ecc.) mentre il braccio arretrato deve far partire immediatamente una bordata seguita ta una scarica di colpi fino a rendere innocuo l’aggressore.

Ps. Il motivo per cui il braccio forte DEVE essere mantenuto in posizione più arretrata, deriva dal fatto che il colpo per arrivare con forza ha bisogno di spazio e più parte da lontano e più aquista forza. Per questo il tuo aggressore cerca sempre di avere una posizione  leggermente angolata rispetto a te per colpirti con forza.

Infatti, una cosa molto IMPORTANTE!! Se un aggressore invece di stare davanti a te a insultarti, minacciarti, o chiederti la strada per la stazione, si sposta leggermente un po’  a destra, o un po’ a sinistra, costringendoti a cambiare posizione per rimanere frontali rispetto a lui attacca tu immediatamente o scappa!! Si tratta di un pessimo segnale, indice di una quasi certa intenzione di attaccare, questi piccoli spostamenti servono a cercare un’angolazione favorevole per un veloce e potente attacco.

Ps. Tutte queste cose vanno provate e testate, se hai questa necessità contattami!!

Finora abbiamo parlato di una situazione relativamente agevole da gestire: il potenziale aggressore che ha un comportamento a rischio, minaccioso, ma non si è ancora avvicinato troppo. La tua postura e le tue parole servono a tenerlo a bada, farlo sbollire dal nervoso e contemporaneamente fargli capire che, se avesse avuto cattive intenzioni, avrebbe trovato un avversario pronto e temibile.

Ma cosa succede di fronte ad un avversario chiaramente determinato a crearci problemi?

  • Non è solo il caso dell’automobilista inferocito che, sceso dall’auto, marcia a grandi passi verso di voi per prendervi a schiaffi.
  • Non è solo il caso del marito amorevole che attraversa la cucina per prendere la moglie per i capelli e sbatterla in terra.

I casi più pericolosi sono di natura più subdola, tanto più insidiosi quanto più è alto il livello del danno creato: ti parlo di furti, rapine, rapimenti, stupri.

In molti di questi casi, l’approccio del malintenzionato non è strepitante, ma dissimulato con un pretesto qualsiasi, magari una richiesta di informazioni, la già citata “intervista”, che ha lo scopo di distrarre e, al contempo, di chiudere la distanza.

Una volta che la distanza è chiusa è finita?. l’aggressione è in corso, è già partita e l’unica possibilità è difenderti ma se sei in grado di farlo, diversamente è finita.

I segnali premonitori di un attacco ci sono sempre, ma occorre allenamento ed esperienza per saperli cogliere.

Se ti accorgi per tempo di un approccio sospetto o chiaramente pericoloso, tenta subito di dissuadere usando uno stile comunicativo assertivo.

Costringi l’altro a parlare con domande del tipo:

  • “cosa desidera?”,
  • “cosa c’è?”,
  • “posso esserle utile?”,
  • “non possiamo parlarne con calma?”.

Mentre fai questo, aiutati anche con quei “trucchi” posturali di cui abbiamo parlato prima.

Questi funzionano nella maggior parte dei casi, ma quando non funzionano sei nei guai ma non tutto è perduto ma è indispensabile che ti accorgi per tempo che qualcosa sta andando storto e anticipare l’attacco.

Il principale segnale di un attacco imminente è essenzialmente il tentativo da parte dell’altro di chiudere la distanza malgrado i nostri tentativi per salvaguardarla.

Oltre a questo, un’altra possibilità è il tentativo di spostarsi di lato del tuo aggressore in cerca di un possibile angolo d’attacco,  questo deve decisamente metterti in allerta.

Altri indizi preoccupanti sono le variazioni del ritmo e del tono di voce:

  • un abbassamento del tono,
  • un improvviso ricorso  a monosillabi,
  • o un improvviso mutismo,

devono metterti subito in allarme rosso, sta attaccando non “per attaccare”.

Altri segnali che potrebbero far presagire un attacco ci vengono dal linguaggio del corpo, per esempio:

  • è possibile cogliere il rapido movimento degli occhi a destra e sinistra, causato dall’adrenalina che provoca la perdita della visione periferica,
  •  dal tentativo dell’aggressore di vedere se la scena è libera da testimoni o poliziotti.
  • notare un irrigidimento della parte superiore del corpo (collo e spalle) che determina la postura tipica di colui che porta due secchi d’acqua pesanti (spalle leggermente arcuate, nocche delle mani rivolte in avanti e gomiti che sporgono all’esterno).

Se la situazione arriva a questo punto, e sei sufficientemente lucido/a per accorgerti in tempo, la strategia deve cambiare, e subito.

Corri Corri Corri!!!! o ATTACCA ATTACCA ATTACCA!!!!

Se il tuo aggressore si avvicina troppo, hai pochissimi istanti per fare qualcosa, ti parlo di frazioni di secondo.

Ancora una volta, ciò che dite in quel momento con la voce è poco rilevante, mentre assume la massima importanza il messaggio non verbale che deve sottolineare con maggior forza e intensità lo stesso messaggio assertivo: “non voglio combattere, ti temo, ma sono pronto a reagire”, con la differenza che ora devi essere più pronto e convincente di prima.

Ora in una situazione del genere la prima sensazione che proverai è la paura.

La paura che sentirai renderà più difficili i ragionamenti, col risultato che fai molta fatica ad elaborare risposte sensate all’eloquio incalzante e minaccioso dell’altro.

Se riesci ad essere assertivo/a in questo frangente vuol dire che hai i nervi di acciaio o… non hai ben capito la situazione!

Attenzione!! Il tutto può essere molto complicato dalla presenza di amici o complici dell’energumeno.


Ora voglio farti una premessa legale. La presenza di possibili testimoni che sono lì ma per nulla disposti ad aiutarti, rappresentano pur sempre una preoccupazione ed un impedimento ad una reazione risolutiva da parte tua. Dirai, ma come?? Invece è così perchè la legge (che in quel momento è incapace di proteggerti visto che non ci sono le forze dell’ordine presenti), è sempre pronta a farti passare infiniti guai se solo osi difenderti perchè in fase processuale i testimoni non sapendo il pregresso magari vedono te che ammazzi di botte questo tizio, alla fine risulti tu l’aggressore, quindi attenzione!! Se puoi vai sempre via, sia per evitare il rischio, sia per evitare comunque un processo, il tuo ego lo devi dimenticare per qualche minuto.

Ps. E’ chiaro che se vieni aggredito devi difenderti come una furia quindi al massimo fai un processo da sano che è meglio che da invalido o da morto.

Ma in questa situazione e tenendo conto di  quello che ci siamo detti, cosa devi fare?.

Gli obiettivi primari sono:

  • Calmare gli animi (se l’altro è alterato) per tentare di risolvere pacificamente la cosa (de-escalation)
  • Dissuadere l’altro dal voler attaccare (linguaggio del corpo).
  • Prepararci all’azione violenta se l’altro attacca. (Psicologicamente e mantenendo la distanza e la guardia nascosta)
  • Tutelarti legalmente qualora sei costretto/a a difenderti, quindi denunciare l’accaduto sempre anche se hai avuto la meglio (in riferimeto a quanto detto prima).

Ps. Se hai il peperoncino spray, tienilo in mano e se devi usalo. Serve per questo anche se attenzione questo atteggiamento non è molto da de-escalation ma più una dissuasione fisica.

Immagina questa situazione e tu sei disposto a usare l’arma che hai, che livello di dissuazione genere da uno a 10:

  • Tu a mano nuda Vs aggressopre mano nuda (non armato) –> condizione di pareggio ma può salire se vede che sei uno tosto e non aveva valutato bene la situazione.
  • Tu con Peperoncino Spray Vs aggressore a mano nuda –> può arrivare a 3.
  • Tu con un bastone Vs aggressore a mano nuda –> Livello 5.
  • Tu con un coltello Vs aggressore a mano nuda –> Livello 8.
  • Tu con una pistola Vs aggressore a mano nuda –> Livello 10 massima dissuasione.

Ma attenzione, che deve percepire che sei disposta ad usare l’arma che hai in mano altrimenti può essere pericoloso ancora di più per te. Avere un arma senza motivazione e intenzione a volte è pericoloso.

Ora tornando agli obbiettivi puoi tentare di raggiungere tutti questi obiettivi con una posizione di guardia appropriata, ovvero una posizione che ti metta tecnicamente in grado di poterti difendere e nel frattempo ci consenta anche di continuare la nostra opera di de-escalation.

Ovviamente, per raggiungere questi scopi, le posizioni di guardia tipiche delle arti marziali e degli sport da combattimento, non vanno bene perché se ti metti in guardia con i pugni chiusi è evidente che non comunichi alcun tentativo di volere negoziare: vuoi combattere e basta ma è chiaro che se l’altro si avvicina  e tu resti a braccia giù o dietro in relax come se parlassi a un amico ti trovi in grande pericolo se l’altro attacca.

La soluzioni più interessanti sono quello delle guardie nascoste.

L’addestramento a questo metodo prevede la posizione di alcune guardie e posizioni, che anche se tecnicamente non soddisfa al 100% le esigenze che richiedono le posizione di guardia, rappresenta comunque un compromesso valido per lo scopo:

  • le braccia e le gambe in queste posizioni offrono una posizione sufficiente per proteggere i bersagli sensibili del tuo corpo soprattutto frontalmente.
    • Mentre parli, gesticoli, mani alte una più avanti l’altra più indietro, con il corpo defilato, il peso maggiore sul piede dietro con la punta verso l’aggressore e il piede avanzato a 45 gradi verso l’interno a proteggere la linea centrale verso l’inguine e non solo.
    • Mentre ascolti, la mano più forte vicino al mento fai finta di grattarti la barba, la guancia e l’altra mano sopra a grattarti la testa sopra la nuca, il peso maggiore sul piede dietro con la punta verso l’aggressore e il piede avanzato a 45 gradi verso l’interno a proteggere la linea centrale verso l’inguine e non solo.
  • Le mani e i piedi sono in condizione di poter attaccare o contrattaccare fulmineamente con più soluzioni, dai pugni alle ditate negli occhi, a combinazioni simultanee di pugni e calci.

ATTENZIONE!! Sempre che rispetti la distanza!! Ricordalo. 1,5 metri.

La cosa più importante è l’aspetto di dissimulazione insito nelle posizione di guardia nascoste che, pur comunicando non verbalmente un atteggiamento di disponibilità  al dialogo e di invito alla calma, nasconde in realtà la possibilità di difenderti o colpire con colpi efficaci e devastanti.

La posizione di braccia e gambe anche se nascoste, creano come una specie di “barriere” intorno ai punti sensibili del tuo corpo, e ti proteggono.

L’aggressore sa che se vuole colpire deve prima superare le barriere, e per questo deve perdere tempo ed esporsi alla reazione di chi si trova dall’altra parte o non può sfruttare la sorpresa.

Ora come ti ho detto prima immagina di essere il testimone di un’aggressione e guarda l’immagine sopra l’immagine sopra, sei appena arrivato non sai che cosa sta succedendo, se qualcuno ti chiedesse chi dei due sta aggredendo, puoi avere dei dubbi a rispondere? Certo che si non sai come è iniziata, ma se uno dei due mentre l’altro litiga e grida cerca di calmare l’altro ma tu sei costretto a reagire se prima del fatto dici parole per abbassare i toni puoi sperare che quando questo/a/i testimoni verranno interrogato dal poliziotto di turno riferirà: “beh, lui o lei ha cercato in tutti i modi di calmarlo, ma poi quell’altro l’ha attaccato e lui/lei l’ha steso.”

Sperando che questa testimonianza serva a qualcosa perché ti stai per beccare una bella denuncia per rissa.

Una cosa che devi sempre fare se ti trovi a fronteggiare una situazione del genere e che non devi dimenticate è di pronunciare ad alta voce, in modo che tutti ti possano sentire, frasi del tipo

  • “fermo”,
  • “non si avvicini”,
  • “stia calmo”
  • “ragioniamo”,
  • “non voglio guai”,
  • e così via,

Addirittura frasi del tipo aiuto come:

  • questo tizio mi vuole violentare,
  • vuole picchiare il mio bambino,
  • ecc.

può servire perchè spostare l’attenzione su un problema diverso e più grave in alcuni casi, attira ancora di più l’attenzione.

Lo scopo non è solo quello di attirare l’attenzione di eventuali testimoni, utili poi ad assisterci nell’eventuale e postumo calvario legale, ma anche per scoraggiare ulteriormente l’aggressore, creandogli un ulteriore disturbo ambientale.

La somma di questi accorgimenti, unito alla capacità di mantenere un comportamento assertivo, rende possibile in un buon numero di casi un esito incruento della situazione.

Spesse volte, l’aggressore vede venir meno l’opportunità di attaccare e desiste.

Ricordati che non esistono ricette magiche e queste sono delle indicazioni funzionali ma di fronte ad un aggressore determinato a colpire, o sotto l’effetto di alcol e droghe, non ci sarà altra soluzione che difenderti o prenderle.

Questa è la fase più complicata e il tuo obiettivo è avere la meglio e devi fare di tutto per sopravvivere.

Se vuoi essere più “fortunato” addestrati, ma con dei professionisti.

Andrea

La prevenzione e la sicurezza

La migliore autodifesa è e rimane ancora la prevenzione, questo deve essere il tuo primo strumento per poter evitare situazioni di pericolo, quindi è importante la conoscenza del pericolo.

Senza conoscere il pericolo è difficile riuscire a fare una prevenzione.

La prevenzione è da sempre un tema ricorrente in molti campi: prevenire è meglio che curare,  è una detto tipicamente italico, una regola che viene usata in molti contesti della vita di tutti i giorni.

Ora non voglio che diventi ossessionato/a per la tua sicurezza, ma è importante che le informazioni che tu hai su cosa fare per migliorare la tua sicurezza quotidiana siano corrette, senza “cadere” nella paranoia come fanno alcuni che si barricano in casa o vedono ovunque malintenzionati, ma dei semplici  e adeguati comportamenti senza violare la legge e riuscendo a vivere più serenamente.

Al di là del fatto che per fortuna ci sono le forze dell’ordine che fanno un grosso lavoro per permettere a tutti di vivere sicuri, che cosa puoi fare tu per prevenire la violenza altrui, in ogni sua forma?.

In Italia come ti dicevo la prevenzione contro gli atti di violenza non dovrebbe essere un tuo problema (ma questa è la teoria) in quanto il nostro ordinamento giuridica affida questo compito allo Stato, ma l’orientamento della nostra legislazione è direzionato in senso repressivo e molto poco in senso preventivo di conseguenza i risultati sono discutibili perché la pena avviene ma dopo che la vittima ha subito la violenza se non peggio è stata uccisa.

Questo significa che purtroppo nella realtà ci sono centinaia di individui abituati a delinquere e pericolosi (spesso noti alle forze dell’ordine) che girano indisturbati per le città creando danni ai cittadini ma contro cui è non possibile applicare provvedimenti di restrizioni (carcere) per chi commette reati “minori” come la violenza personale, dove le nostre leggi sono molto deboli.

Un’altro esempio è lo stalker a cui viene detto di stare lontano dalla vittima e stop a meno che ci siano atti di violenza gravi, e purtroppo solo a fatto grave avvenuto c’è un vero intervento delle forze dell’ordine.

La colpa non è delle forze dell’ordine che hanno le mani legate ma della legislatura che non permette di intervenire con forza e decisione in forma preventiva.

Come ti dicevo poco fa e come testimoniano molte tragedie “annunciate”, di violenza e di stalking, ecc. dove la legge non interviene in senso restrittivo su questi episodi fino a che avviene una fatto di violenza grave se non addirittura un omicidio, ma a quel punto per chi subisce la violenza cosa cambia?. Ok va in galera, magari con una pena esemplare ma per te e per la tua famiglia non farà più molta differenza, quello a cui tenevi non c’è più..

Di fatto oggi di prevenzione se ne fa pochissima e non cambia molto le cose: per lo Stato la prevenzione non è un problema del cittadino, il quale, dal canto suo, non è tenuto a svolgere alcun ruolo attivo al riguardo e, quello che è peggio, non viene in alcun modo formato a tenere comportamenti più favorevoli alla sua sicurezza se non con qualche consiglio sporadico.

Questo approccio non va bene ma devo dire neanche il principio di armare una società può essere una soluzione, perché il possesso di un’arma non è una misura preventiva ma una soluzione finale di aggressione quindi non di prevenzione e le persone non hanno capito che sarebbe una escalation del tipo, se tu sei armato mi armo anche io che ti aggredisco, oppure ti prendono in un qualunque momento in cui tu non sei armato, perché la realtà è che fanno così con le vittime di rapine che per la loro professione sono armati ( esempio i gioiellieri).

Il modello da ricercare per migliorare la tua sicurezza deve puntare ad una valorizzazione della tua capacità individuale, favorendo l’acquisizione di competenze e comportamenti che rendono più complessa l’esposizione alla criminalità e quindi basata sulla prevenzione.

Ma in cosa dovrebbe consistere la prevenzione? e da cosa?

Prima di parlare di prevenzione, è fondamentale capire cosa si vuol prevenire altrimenti non ha nessun senso. Le intimidazioni, lo stalkeraggio, il bullismo, il cyber bullismo, i ricatti sessuali, le violenze, le rapine, ecc. pur avendo delle caratteristiche comuni vanno trattate in modo differente.

Questo approccio necessita di un programma educativo, una formazione life-long, vita natural durante, che in base alle età fornisce le conoscenze e gli strumenti per sapere come e cosa fare in determinate situazioni. Per questo si dovrebbe cominciare dai banchi di scuola e proseguire nelle università, sul lavoro, ecc… ( mi spiace dover usare il condizionale).

Quando parliamo di azioni violente dirette contro la persona che siano fisiche che psicologiche indipendente da quale che sia la motivazione scatenante e quale ne sia l’esito, le persone devono avere una formazione per avere la risposta il più corretta possibile per fermare sul nascere queste situazioni ed è necessario rafforzar sempre di più le associazioni e le strutture preposte per poter proteggere le persone adeguatamente.

Alcuni esempi possibili di violenza:

  • la violenza come conseguenza del tentativo di furto o rapina,
  • la violenza come manifestazione di socio o psicopatia,
  • la violenza a fini sessuali di stupro,
  • la violenza determinata da alterazione da alcool o droghe,
  • la violenza in conseguenza di conflitti interpersonali,
  • La violenza sull’infanzia,
  • La violenza psicologica,
  • La violenza del bullismo,
  • La violenza legata allo stalking,
  • La violenza razziale,
  • ecc.

Prevenzione significa adottare tutte le misure, azioni, comportamenti e insegnamenti, utili a ridurre il rischio di essere coinvolti in simili eventi.

La prima prevenzione viene dalla conoscenza e nel caso della criminalità, non mancano i tentativi di fornire chiavi di lettura in chiave psicopedagogica, sociologica, criminologica o altro.

Così non mancano gli esperti di turno prodighi nel fornire spiegazioni eloquenti su chi delinque, violenta, picchia e sul perché lo fa.

Alcune teorie nella storia passata come quelle di Cesare Lombroso si sono spinte nell’individuare e classificare le persone “naturalmente” portate a delinquere, osservando certi tratti somatici  (fronte bassa e occhi vicini, per esempio) come indice di un tratto somatico che denota una predisposizione atavica verso il crimine.

Più recentemente, negli anni ’60, alcuni scienziati hanno avanzato l’ipotesi che la predisposizione ai comportamenti antisociali potesse essere determinata da aberrazioni cromosomiche, il cosiddetto triplo cromosoma Y, detto anche il “cariotipo criminale”.

Criminologi, psicologi, sociologi, dal canto loro, non possono esimersi dall’intervenire fornendo una loro lettura della situazioni con analisi che aggiungono più confusione che una reale conoscenza del problema.

Scorrendo la letteratura sull’argomento non è difficile imbattersi in spiegazioni del comportamento violento, alcune delle quali ricorrenti come:

  • Difesa del territorio
  • Stress e conflitti
  • Intolleranza e pregiudizi
  • Frustrazione
  • Influenza di TV e videogiochi
  • Alterazione da alcool e droga
  • Bisogno di affermare il proprio Ego
  • Socio-psicopatia
  • Appartenenza al “branco”
  • Sentimenti “malati”
  • Politici
  • Conflitti tra vicini e condomini

Queste sono speculazioni sul tema e non credo che sia di interesse del cittadino se il fatto che sia violento, rapini, ecc. sia legato a risvolti psicologici, questi commenti servono più al professore di turno per auto compiacersi che per fornire una reale soluzione al problema.

Il sapere che il tizio che aggredisce è spinto alla violenza perché da bambino non riceveva attenzioni o era stato abusato dallo zio, che cosa te ne importa? O se la fisionomia di chi ti assale con un coltello ha le caratteristiche dell’assassino con la fronte bassa e gli occhi ravvicinati?.

Nulla!!

Anzi la cronaca ci ha dimostrato che i casi di crimini più efferati sono commessi da persone assolutamente “normali”, non riconducibili a nessuna “categoria a rischio” ,dove i testimoni dicono frasi del tipo:

  • L’omicida era il vicino di casa, l’altro giorno ero seduto vicino a lui alla riunione del condominio, quelli “che mai avrebbero lasciato presagire che…
  • L’omicida era uno studente modello con la faccia angelica, magari proveniente da famiglie colte e benestanti.
  • L’omicida era un genitore modello, innamorati dei loro figli, agli occhi di tutti.
  • L’omicida lo conoscono tutti nel quartiere, sembrava una persona tranquilla
  • ecc.

Quindi a che serve teorizzare su tematiche come “vuoto esistenziale”, “disagio giovanile”, “crisi dei valori” o altro? Niente al fine di risolvere il problema perchè i crimini più efferati spesso arrivano da persone che svolgevano una vita normale.

Le variabili sono talmente tante visto che stiamo parlando di umanità e personalità umane che teorizzare può essere un esercizio statistico che però non risolve il problema o ti mette al sicuro.

La triste verità è che chiunque può trasformarsi, in un momento qualsiasi, in un aggressore o in un omicida.

I cosiddetti “abituali”, i sociopatici, gli psicopatici, sono per certi versi i meno difficili da gestire, perchè la maggior parte delle persone è istintivamente in grado di riconoscerli quando li incontra, evitando il più possibile il “contatto”.

Il problema è che spesso si viene colpiti da chi non ci si aspetta lo faccia.

Magari è quel signore distinto con il quale abbiamo appena cominciato a battibeccare per il solito parcheggio conteso in centro, oppure è il solito vicino di casa con il quale abbiamo più volte discusso per la solita perdita d’acqua o per il rumore che fanno i bambini.

Improvvisamente, il signore distinto con la bella macchina dal quale non ti aspetti più di qualche banale turpiloquio (del resto moderato, vista la comune appartenenza al genere delle “persone civili”), si trasforma in una belva che è in lui e si manifesta con tutta la sua ferocia per travolgeti.

Tu non lo sapevi che dietro questa apparenza ed eleganza c’era un violento represso e che fosse in lui e da quanto tempo, ma c’era.

Prevenire gli atti violenti non è possibile.

In parte è vero perché è qualcosa di complesso che devi rendere semplice, anche se c’è una componente importante che la  gente dimentica troppo spesso: i comportamenti violenti altrui sono a loro volta determinati da nostre azioni, volontarie o meno, consapevoli o non.

In tutti i casi di cronaca troverai spesso che c’è sempre stata una componente di provocazione (da qualunque parte provenisse) unita ad una componente di sottovalutazione del rischio da parte di uno dei due e un forte ego.

Ma come puoi fare?.

Prevenire si può ma devi rendere automatici pensieri, comportamenti ed atteggiamenti favorevoli alla prevenzione.

Il primo pensiero che deve essere impresso a lettere enormi nella tua testa e nella testa di tutti è il seguente:

NON sai mai il tipo di persona che ti trovi di fronte!!

Questo è vero sempre e con chiunque, visto che, molto spesso, la violenza viene da parte di persone conosciute. Non è solo il caso del già citato amico di aperitivo che si trasforma in stalker.

Il problema purtroppo può sorgere molto più da vicino, addirittura all’interno delle stesse mura domestiche da persone di cui ti fidi, specialmente se si parla di violenze sulle donne e dell’infanzia.

La grande maggioranza dei casi è opera di mariti, conviventi, padri, madri, parenti, o persone comunque vicine alla famiglia.

  • Ci si accorge che il compagno di una vita non è più la persona che si era conosciuto un tempo.
  • Non ce ne eravamo accorti, non avevamo visto.
  • Oppure alcune persone cambiano in peggio e tirano fuori problematiche, frustrazioni spesso più gradi di loro che sfogano con chi è vicino.

Avviene quindi che, quasi senza accorgersi, o perché abbiamo fatto finta di non vedere alcuni segnali e atteggiamenti un giorno siamo costretti ad aprire gli occhi ed in genere è già troppo tardi.

Ora seguo questo ragionamento, se è difficile per l’uomo comprendere perfino se stesso e le persone che vivono nella stessa casa, figuriamoci nel caso di incontri occasionali.

Una delle prime cose che devi fare è smettere da subito di credere allLa falsa sicurezza di vivere in una “società civile”, unita alla sottovalutazione dell’altro, questo può giocare brutti scherzi.

Leggi le cronache, che cosa ti dicono?. Che succede proprio questo ti senti al sicuro anche se non lo sei.

Lo stesso tipo di ragionamento vale anche nei casi dove la violenza sembra scaturire senza apparenti relazioni tra vittima ed aggressore: è il caso di rapine o stupri da parte di sconosciuti.

Anche in questi casi, come più volte ti ho detto non esiste una vera casualità, ma c’è stata una scelta, la non casualità è qualcosa di molto raro.

L’aggressore, in realtà  ha “scelto” la sua vittima e la vittima si è fatta scegliere per via dei suoi comportamenti e caratteristiche personali.

In più occasioni ti ho parlato di aspetti spesso ignorati e sottovalutati , ti sto parlando degli  aspetti rituali e comunicativi che quasi sempre precedono un’aggressione fisica.

Conoscendole e analizzandole è possibile che tu puoi stabilire delle tattiche in determinate situazioni che risultano più corette per allontanare o ridurre il rischio di incappare in una aggressione.

Nella vita di ognuno di noi possono presentarsi situazioni tipiche dove banalmente si possono creare situazioni potenzialmente in grado di portare a tensioni o intrinsecamente pericolose:

  • La guida nel traffico congestionato
  • Frequentare luoghi bui ed isolati
  • Svolgere lavori pericolosi (per esempio i controllori sui treni e autobus)
  • Attraversare quartieri a rischio
  • Incontri con persone alterate da alcool e droghe
  • Litigi fortuiti con sconosciuti e non
  • Incontri con il “branco”
  • ecc.

In tutte le situazioni reali che sono poi degenerate in aggressioni o risse, le azioni di uno o di entrambi i contendenti hanno portato nella direzione opposta dell’allontanare il rischio di quella situazione.

Troppo spesso, si sono verificate delle omissioni di “lettura” della situazione, del contesto,della relazione, le quali, sommandosi alla tensione intrinseca del momento che non sono state disinnescate portando il processo di escalation al massimo o attuando comportamenti errati fornendo “opportunità” favorevoli all’aggressore.

Se si leggono le esperienze e le testimonianze che ho raccolto, in tutti i casi che sono degenerati, la persona aggredita aveva commesso uno o più di questi errori:

  • Non aveva valutato correttamente il contesto o l’ambiente fisico in cui si trovava
  • Non aveva dato peso ad alcuni elementi sospetti del comportamento del futuro aggressore
  • Si era lasciata coinvolgere in un gioco senza uscita fatto di accuse, recriminazioni e rivendicazioni
  • Oppure aveva adottato atteggiamenti che hanno “facilitato” un soggetto determinato ad aggredire
  • Era solo ma è uscito lo stesso a discutere con il tizio non sapendo che non era solo
  • Non si è reso conto che la persona era alterata da droghe e che la situazione sarebbe degenerata
  • ecc.

Tutto queste valutazioni fatte successivamente porta a delle conclusione che “ci si è trovati nel posto sbagliato, al momento sbagliato e con la persona sbagliata”, ma in realtà sono mancate due cose fondamentali:

  1. Avere dei comportamenti appropriati
  2. Avere le chiavi di lettura appropriate di quella specifica situazione

Avere dei comportamenti appropriati

E’ noto a tutti che ci sono persone apparentemente dotate di una spiccata propensione a cacciarsi nei guai.

E’ altrettanto noto che, se ci si chiede il perché una persona incappi abitualmente in questi “incidenti”, la risposta invariabilmente sarà “il suo modo di fare”, “il suo modo di rispondere”, evidenziando quella che è una semplice ed incontrovertibile verità: sono i nostri comportamenti, il nostro modo di parlare, di guardare le persone, a predisporci alle reazioni degli altri.

Saper fare la cosa giusta nel momento giusto è chiaramente l’elemento chiave di ogni forma di successo, così come della sopravvivenza.

Il punto è che, tranne pochi comportamenti innati, quasi tutto ciò che sappiamo fare o dire deve essere in qualche modo appreso. Da ciò ne consegue che tutti i comportamenti utili a tenerci fuori dai guai dovrebbero esserci insegnati da qualcuno. Ma da chi?

Dalla famiglia innanzi tutto, ma i genitori, spesso e loro malgrado, altro non possono se non trasmettere il loro analfabetismo in materia.

La scuola? è raro che semplicemente si occupi di questi argomenti.

In fondo viviamo o non viviamo in un paese civile, con un ordine costituito, con un sistema di leggi posto a tutela del cittadino onesto?

Se è così, l’educazione a provvedere a se stessi, diventa semplicemente secondario, generando cittadini inermi e sprovveduti di fronte alla prima, pur occasionale, minaccia.

Eppure non dovrebbe essere così secondario insegnare norme comportamentali adeguate, visto che nel sito dei carabinieri o della polizia di stato non mancano pagine di consigli pratici (alcuni appropriati, altri decisamente superficiali) per migliorare la propria sicurezza personale.

Insomma, come al solito, per le cose essenziali in questo paese anche se solennemente sancite da leggi e Costituzione come diritti della persona, e vendute dai politici, occorre armarsi di volontà, di buon senso e provvedere da soli.

Posto che di buon senso non tutti ne sono dotati allo stesso modo, ci sono regole semplici, apparentemente scontate, che da sole ti possono evitare di trovarti in situazioni molto spiacevoli:

  • non frequentare da soli luoghi bui,
  • non frequentare da soli luoghi isolati,
  • Non frequentare zone o locali notoriamente malfamati,
  • Non frequentare persone estranee,
  • ecc.

Ma che dire del fatto che, specialmente nel caso della violenza sulle donne o sui bambini, l’aggressore è il più delle volte una persona della famiglia o comunque nella cerchia dei conoscenti?

In questi casi, i comuni consigli ed il comune buon senso non bastano più.

Serve una cultura della sicurezza da cui scaturiscano comportamenti adeguati e l’incentivo per tutti a sviluppare certe capacità che da sole possono realmente aiutare la persona a salvaguardare se stessa.

Tra queste, suggerirei la capacità di comunicare correttamente e la capacità di osservare l’ambiente e le persone che ci stanno attorno.

Ma che cosa c’entra la capacità di comunicare con la sicurezza e la difesa personale?

In realtà è importante, perché ogni forma di violenza, non è mai un fatto isolato, ma è come la somma di una sequenza di scambi comunicativi con relativa attribuzione di ruoli da parte della vittima e dell’aggressore.

La maggior parte delle aggressioni sono sempre precedute da una sequenza di azioni da parte della vittima e dell’aggressore, secondo una precisa logica rituale che incastra l’uno e l’altro in un gioco delle parti il cui esito inevitabile è la sconfitta di uno dei due.

In questo quadro, assume un ruolo centrale proprio il modo con cui la futura vittima interagisce col suo carnefice: può porsi secondo una modalità aggressiva, di resistenza e reazione, oppure secondo una modalità passiva, sperando che un atteggiamento remissivo limiti la furia dell’altro e quindi i danni.

Eppure, entrambi questi modi di porsi, quello passivo e quello aggressivo, hanno dei limiti evidenti: chi comunica in modo aggressivo, si candida a partecipare ad un processo di escalation che si concluderà facilmente con uno scontro.

Il classico esempio è una lite per questioni di traffico o di parcheggio: entrambi gli automobilisti ritengono che le proprie ragioni sacre ed irrinunciabili, la “questione di principio” diventa l’elemento di punta di tutta la questione. In realtà non è il contenuto della questione ma è solo l’EGO dei due che si sta confrontando:

  • la paura di sembrare da meno,
  • la paura di fare i conti con un’immagine di sé svilita dalla sconfitta
  • la paura di arrendersi e sottomettersi.

E così per una “questione di principio” i due finiscono per prendersi a mazzate, con un esito imprevedibile.

Non va meglio a quelli che, per paura o per inferiorità fisica, rinunciano a combattere, sperando in questo modo di placare sul nascere l’aggressività altrui.

Può essere un grave errore.

Un atteggiamento condiscendente ed arrendevole non solo non garantisce che l’altro non infierisca ma, anzi,  apre la strada a coloro i quali cercano una vittima su cui sfogare il loro risentimento, la loro rabbia o più semplicemente i loro propositi criminali.

Non esiste solo la modalità passiva ed la modalità aggressiva di fronte ai conflitti, di qualunque tipo essi siano fisici e psicologici.

Esiste la modalità assertiva, una condizione intermedia fatta di capacità di aver rispetto per sé e per gli altri.

Le persone che agiscono e comunicano secondo questa modalità difficilmente vengono coinvolte in litigi futili e se si trovano nei guai, trovano più facilmente di altre persone il modo per uscirne fuori.

E’ una tecnica Win To Win, si ha la percezione di vincere in due.

Ricordati che tutte le tecniche di de-escalation sono basate sul concetto di assertività.

Il concetto è semplice: rispetta gli altri ma senza far venir meno il rispetto per te stesso.

Come concetto devi:

  • Impegnarti per il compromesso e la soluzione dei problemi,
  • Imparare a negoziare su basi reciproche e non unilaterali,
  • Devi essere costruttivo,
  • Devi essere fermo ma non arrogante,
  • Non devi giudicare chi hai di fronte.

Le persone abituate a comportarsi in modo assertivo, hanno una quantità di caratteristiche pregevoli, una delle quali è la capacità di osservare e capire gli altri.

Solitamente sono persone che hanno molta vita sociale e tante amicizie e relazioni.

La capacità di osservazione è un elemento fondamentale per tutelare se stessi.

Anche se molto può essere appreso con la semplice curiosità e attenzione ai particolari, non tutti hanno questa capacità, i buoni poliziotti, con il tempo sviluppano una capacità istintiva per capire con un’occhiata chi hanno di fronte.

Di fatto, la persona mediamente attenta è perfettamente in grado di capire quando un incontro occasionale è a rischio oppure no da dei piccoli dettagli ma al di là delle parole dette o delle circostanze legate al luogo “dell’incontro”, le informazioni più importanti ci vengono fornite dal linguaggio del corpo perché tradisce le reali intenzioni in modo eloquente e difficilmente dissimulabile.

Il problema è che spesse volte questo “sesto senso” viene attivato troppo tardi, quando la persona a rischio è troppo vicina per tentare una ritirata strategica e ci si trova in trappola.

Il motivo è che troppo spesso, l’individuo medio non usa un livello di attenzione adeguato alle circostanze, o per mancanza di abitudine, o perché considera le circostanze (come il trovarsi in una strada buia, desolata, dove scivolano ombre inquietanti) non meritevoli di particolari attenzioni.

La prevenzione la applichi:

  • Se impara a metterti in relazione con gli altri così eviti di cadere vittima di provocazioni inutili o di essere te il provocatore del tuo aggressore, si hai capito bene sei andato tu a stuzzicarlo (esempio il litigio tra automobilisti).
  • Evitando di metterti in una condizione di svantaggio che viene sfruttata specialmente dai cosiddetti “delinquenti abituali” per scegliere le loro vittime.

A questo riguardo, la tua capacità di osservare e di valutare l’ambiente e il contesto in cui ti trovi deve restare sempre in funzione perché costituisce un elemento essenziale alla tua sicurezza personale.

Sveglia!!!.

Esistono una moltitudine di esempi negativi al riguardo:

  • Ci sono persone che attraversano spensieratamente vie buie o i parchi di notte con lo smartphone che pompa nelle orecchie musica a tutto volume.
  • Ci sono signore che si avventurano sole in parcheggi deserti, sostando poi davanti alla macchina chiusa frugando nella borsa, in modo inconcludente, cercando le chiavi, o fermandosi a telefonare o guardare whatsapp.
  • Ci sono le coppiette che si appartano in certe viuzze da film horror confidando nell’effimera protezione della loro auto.

La realtà è che il delinquente abituale, quello che agisce sistematicamente a fini di rapina, furto, o rapimento, di fatto osserva e seleziona le sue vittime basandosi su due criteri basilari:

  • sulla possibilità di ottenere ciò che vuole,
  • sulla possibilità di agire di sorpresa
  • e col minimo rischio.

Il fattore sorpresa è fondamentale, è qualcosa di necessario per avere sempre un livello di guardia appropriato alle circostanze, magari avvalendosi di uno schema dei colori associato a dei comportamenti che ti aiutano ad attuare azioni precise di fronte a un possibile pericolo.

Un atteggiamento rilassato ma attento traspare dal tuo comportamento e dai gesti, questo approccio rappresenta il primo stadio per la sicurezza personale

Ricordati sempre che la sorpresa è il primo alleato di un potenziale aggressore che cerca quasi sempre una vittima e non un combattimento. Per questo analizza e valuta sempre l’ambiente che ti circonda. Fai capire a chi ti sta intorno che ti sei accorti di lui o di loro.

La capacità di comunicare, osservare e valutare è sempre utile e non solo per strada.

Molti delitti avvengono nella “rassicurante” cerchia familiare o comunque ad opera di persone conosciute, dalle quali non ci si aspettava un comportamento violento.

Ma è sempre vero?

La maggior parte delle violenze sulle donne avviene ad opera dei loro stessi mariti, fidanzati o ex mariti, ex fidanzati.

Se si ascoltano le storie di queste donne, una cosa comune che emerge è che prima del singolo episodio di violenza, c’è dietro una lunga storia di violenze psicologiche, minacce e vessazioni per poi arrivare ai primi episodi di violenza.

Quindi che cosa ti aspettavi? Davvero non immaginavi che relazioni familiari così andavano a migliorare?

No, ai primi segnali devi troncare subito, non stare in quel gioco!!

Troppo spesso il tutto scaturisce da un perdurante clima di sopraffazione, dominazione, paura, tanto che l’aspetto più delicato ed inquietante sta proprio nel capire cosa spinge le persone, vittime e carnefici, a rimanere legate anche quando si sono persi i più elementari criteri di rispetto e di stima reciproca.

  • Spesso si assiste a casi di donne che subiscono l’ineluttabile corso di un episodio di violenza domestica ad opera del marito dedito all’alcol, senza che apparentemente si riesca, si possa far nulla per fermare l’esplosione di violenza. Anche in questi casi, uno stile comunicativo di tipo assertivo sarebbe d’aiuto ad entrambi allo scopo di riportare gli inevitabili conflitti nella logica del confronto costruttivo o, laddove questo non sia possibile, a stemperare la tensione quel tanto che basta ad evitare estreme conseguenze.

 

  • Spesso la futura vittima non osserva il contesto e comunica con l’altro in modo inappropriato, con insistenze inutili o con recriminazioni capaci solo di innalzare la tensione, non accorgendosi del fatto che l’interlocutore sta diventando pericoloso. Questo è lo scenario di molte liti familiari o condominiali, laddove la conoscenza pregressa, la familiarità acquisita, sembrano mettere in secondo piano il fatto che rabbia, frustrazione o interessi, gelosia, ecc. rappresentano pur sempre un movente capace di offuscare la coscienza e, specialmente se ci sono alterazioni da alcol o sostanze può compromettere il già fragile l’autocontrollo.

 

Devi imparare ad avere sempre una chiave di lettura della situazione.

Ma per poterlo fare e prevenire devi saper “leggere” il contesto, la situazione, l’ambiente fisico, percependo il pericolo che può essere insito in loro.

Molte volte, chi ha subito un’aggressione racconta di come gli eventi sono precipitati in modo rapido ed imprevedibile ma nella realtà, non è così: troppo spesso sono mancate le chiavi di lettura in termini di attenzione al contesto e ai “messaggi” inviati dal futuro aggressore.

Conoscere queste chiavi di lettura, può fare la differenza tra il riuscire a risolvere un momento critico in modo incruento, secondo una logica preventiva, oppure essere coinvolti in un episodio di violenza.

Ovviamente come ti ho detto prima non si può usare come strategia da strada la criminologia, non ha senso e non ti aiuta.

La possibilità di “riconoscere” un potenziale criminale semplicemente dalla faccia che ha o dall’abbigliamento che indossa (anche se da questi elementi chiunque è in grado di raccogliere qualche elemento utile) perché ogni generalizzazione è arbitraria e pericolosa:

  • si può essere pugnalati dal classico stereotipo delinquente
  • come dal distinto signore di mezza età con completo firmato,
  • per non parlare del proprio fidanzato/marito.

Non si può fare della criminologia da strada, non ha senso.

Le chiavi di lettura devono essere più semplici ed immediate.

Quando vi trovate qualcuno davanti (o alle spalle), che sappiate o meno chi è, non state a chiedervi troppe cose. Non serve.

Usa il comportamento che ti mette più al sicuro, non preoccupati di fare brutta figura o pensare chissà cosa pensa l’altro, tutelati.

Valutate la sua propensione o meno a farvi del male in base a tre semplici criteri:

  • Capacità
  • Motivazione
  • Opportunità

La capacità dell’aggressore di nuocerti può dipendere da numerosi fattori, ovvero:

  • la sua stazza fisica,
  • il fatto che disponga o meno di armi,
  • dal fatto che si trovi in gruppo o da solo,
  • dalla determinazione che dimostra,
  • dal fatto che conosca o meno delle tecniche di combattimento, ecc.

Si tratta chiaramente di un criterio che è difficile da valutare, perché la stazza fisica minuta potrebbe non essere la garanzia di trovarci di fronte a un soggetto risoluto ed aggressivo.

Il possesso di armi potrebbe non essere evidente e la sua abilità nel combattimento, di solito, è una cosa che si scopre solo combattendoci contro.

La motivazione ad aggredirti, può dipendere da tantissimi fattori:

  • il furto,
  • la rapina,
  • lo stupro,
  • la rabbia,
  • ecc.

ma è la differenza della capacità del soggetto a farlo, questo è un elemento sul quale puoi e devi intervenire per cercare di evitare che tale motivazione aumenti.

A parte il caso degli aggressori intenzionali (i cosiddetti”abituali”) esiste una casistica quanto mai ampia di guai che sono provocati da circostanze fortuite.

E’ il classico caso dei due che si azzuffano per un parcheggio o per un gestaccio nel traffico: magari uno dei due aveva avuto una pessima giornata, aveva appena perso il lavoro o chissà cos’altro, ed ecco che una banale lite diventa la miccia che da fuoco alle polveri.

A volte la gente cova una rabbia repressa che non aspetta altro che di uscire allo scoperto.

Se ognuno di noi ricordasse il famoso detto del “non sai mai il tipo che hai di fronte” non ci si imbarcherebbe in discussioni inutili, capaci solo di inasprire gli animi e i portare a conclusioni imprevedibili.

L’opportunità che dai a un aggressore di colpirti è l’ultimo ma forse il più importante ingrediente di questa miscela esplosiva. Per quanto uno sia capace e determinato ad affrontarti, non ti colpirà se non avrà dalla sua alcune condizioni tattiche favorevoli, in termini di posizione di attacco e vie di fuga.

Chi colpisce deve poterlo fare, e per questo ha bisogno di almeno due cose:

  • un avversario disattento o impreparato
  • un avversario in condizioni di svantaggio fisico, tattico o ambientale

Queste chiavi di lettura della situazione le devi usare in modo utile ogni volta che fai incontri con persone di cui non conosci le intenzioni.

Se ti trovi  in una situazione simile, fatto subito tre semplici domande:

  • E’ capace? Ovvero è più robusto, determinato, non è da solo, è armato?
  • E’ motivato? Il suo stato d’animo è alterato, oppure potrebbe avere interessi di rapina/stupro, bullismo, razzismo?
  • Ha un’opportunità per colpirmi? Sono impossibilitato a fuggire, le mie condizioni fisiche, o psicologiche sono di inferiorità, sono troppo vicino per organizzare una reazione o fuga, sono in un luogo isolato?

Se rispondi si a più di due domande vuol dire che sei nei guai e dovi fare IMMEDIATAMENTE qualcosa. Livello Red.

La prima cosa da fare è quella di concentrarsi sul secondo e sul terzo criterio (motivazione ed opportunità) sapendo che è possibile fare qualcosa per ridurre propensione e chance del nostro avversario a nuocerci, magari adottando qualche tecnica di de-escalation e dissuasione.

Studiare la prevenzione ti aiuta a evitare le situazioni difficili o a renderle più semplici da affrontare.

Andrea

La truffa della monetina incastrata nella portiera dall’auto.

Ora non si tratta di difesa personale nel senso stretto del termine ma rientra in quello che è comunque la prevenzione e l’analisi del contesto, conoscere alcuni trucchetti che vengono utilizzati per distrarvi è importante.

Non è importante se questa truffa sia vero o no, perché onestamente non ci sono molte segnalazioni in Italia, ma è importante come esempio per comprendere l’analisi del contesto e di come la tua attenzione anche in un momento semplice e di routine come uscire da un supermercato o fare il pieno all’auto in una stazione di servizio automatica alla sera possano nascondere delle possibili insidie ma che la TUA attenzione può evitare o fare cambiare idea al malintenzionato perché ti identifica come difficile preda.

La truffa della monetina incastrata nella portiera dall’auto sembra che è una novità del momento.

Si tratta della nuova tecnica utilizzata dai ladri, soprattutto all’interno dei parcheggi di centri commerciali e supermercati. 

COME FUNZIONA

Qualcuno ti lascia nella maniglia della portiere dell’automobile una piccola monetina, da 5 centesimi ad esempio. Quando la vittima tira la maniglia per aprire la vettura, la monetina cade a terra. Moltissime donne, sentendo il tintinnio della moneta cadere a terra, si distraggono e lasciano la borsa sul sedile dell’auto, cercando la misteriosa moneta caduta a terra. 

LADRO IN AZIONE

In quell’istante di distrazione entra in gioco il ladro che, approfittando del momento apre l’altra portiera anteriore e ruba la borsa poggiata sul sedile del guidatore.  Le vittime preferite sono senza dubbio le donne, ma la polizia mette in guardia tutti quanti gli automobilisti: «Chiudere immediatamente la porta se si vuole cercare una moneta, o qualsiasi altro oggetto caduto a terra».

Ps. Una cosa che può succedere in un contesto diverso legato all’utilizzo dell’auto. A tutti può capitare di dover fare un semplice cid per un banale contatto tra due auto.

Ora una cosa che spesso molti sottovalutano perché distratti, arrabbiati, agitati, spaventati sono le fasi che possono capitare mentre stai scrivendo il cid per il banale incidente di auto che ti è capitato, dove spesso capita di vedere gente che concentrata nella scrittura o discutendo per chi a torto o ragione e non si accorge di essere stata presa di mira da un ladro che senza farsi notare si avvicina approfittando dalla situazione e sfila la borsa dalla macchina del malcapitato/a.

Attenzione alla truffa della monetina: così i ladri rubano nelle auto parcheggiate

La polizia invita gli automobilisti a chiudere bene le portiere e soprattutto a richiudere immediatamente l’auto qualora si volesse cercare una monetina o un oggetto caduto per terra dopo aver sbloccato la chiusura centralizzata.“

 

Le stazioni di servizio

Un’altra situazione simile a quella del supermercato è fatta da diversi ladri nelle stazioni di servizio durante i rifornimenti.

Ci sono alcuni video ripresi da telecamere di sorveglianza dove si vede come operano.

Le vittime preferite sono le donne perché hanno sempre una borsetta da posare sul sedile e così in pochi istanti il ladro entra in azione mentre sei distratta nel fare rifornimento e aprendo la portiera ti sottrae la borsa col il bottino e fugge via con i tuoi documenti, soldi, chiavi di casa, ecc. e magari anche con il cellulare.

La borsa in quei momenti deve sempre stare con te o in auto chiusa a chiave!!

Questi due esempi lì ho fatti per sottolineare come sia importante che tu osservi il contesto in cui ti trovi perchè anche se sei in un contesto semplice e di routine può comunque riservare delle insidie.

Un mio consiglio se devi fare gasolio fallo quando la stazione è aperta, se vai al supermercato cerca se puoi di parcheggiare vicino, ma soprattutto se c’è qualcosa che ti distrae chiudi sempre la macchina o tieni la borsa con te.

Fai sempre attenzione al contesto in cui ti trovi!!

Andrea