Le aggressioni: analisi del contesto

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La scena dell’aggressione: analisi del contesto e varie implicazioni

Molti pensano che all’aggressione come ad un evento tutto sommato lineare nel suo svolgimento e nelle sue implicazioni dove per esempio:

  • Uno cammina per strada, fa un brutto incontro, quello lo picchia, lo deruba e lo lascia steso o si difende e picchia l’aggressore.
  • Oppure due tizi litigano per strada, vengono alle mani, uno dei due accoltella l’altro.
  • Sei in auto, vi insultate, continuate per diversi semafori, scendete e vi picchiate, ecc.

Semplice, no? NO!! non è così.

In realtà non è così perchè questa visione non tiene conto del fatto che l’aggressione non è quasi mai un evento improvviso e casuale.

Quasi sempre, infatti, quello che noi conosciamo come aggressione, in realtà è un percorso fatto di tappe rituali, dove i protagonisti recitano un preciso ruolo, partecipando attivamente all’esito finale.

Questo è particolarmente vero in tutte le escalation, dove di fronte all’aggressività di qualcuno, l’altro la alimenta comportandosi a sua volta in modo aggressivo o mostrandosi incapace di reagire.

Ma, qualunque sia la reazione della futura vittima, che reagisca o si lasci vittimizzare, che cosa succede in quei momenti? Quale scenario si va delineando?

Le emozioni, gli errori comportamentali e le persone sulle scena

  • La paura
  • L’EGO
  • I testimoni, il tribunale

 

La paura

Volendo paragonare le scena ad un quadro immagina il peggiore dei quadri medioevali dove vedi spiriti, demoni e persone che guardano su una tela, tutti che danzano attorno ai protagonisti della scena. La prima emozione, che è anche la più temuta e potente in una aggressione è senz’altro la paura che circonda la futura vittima e da cui nemmeno l’aggressore è immune, anche lui prova paura.

Il demone della paura è così temuto che alcune persone non sopportano di provare questa intensa e sgradevole emozione, al punto di aver “paura della paura”, innescando il paradosso degli attacchi di panico.

Pensa anche solo alle persone che evitano di guardare certi film perchè provano quella sensazione pur sapendo che si tratta di finzione.

Se stai pensando a come difenderti in una situazione di pericolo reale, è inutile pensare a tattiche e strategie se non si è in grado di far fronte a questo onnipresente elemento che è da solo capace di paralizzarci, renderci rigidi, balbettanti e di conseguenza di renderti inefficaci e goffe tutte le tecniche che hai studiato in palestra o a tavolino.

Ricordati che qualunque tecnica di difesa o tattica dissuasiva vuoi utilizzare, funzionerà solo se da parte tua c’è una buona dose di controllo emotivo nel momento critico.

Perdere la calma significa perdere ogni chance di risolvere positivamente la faccenda.

Sulla paura molto è stato scritto e detto, sia dal punto di vista psicologico che sulle reazioni fisiologiche e di fatto non esistono ricette magiche per gestirla al meglio.

La paura puoi solo gestirla perché eliminarla non è possibile.

D’altra parte la paura, e il suo prodotto organico, l’adrenalina, rappresentano pur sempre una risorsa: grazie ad essi, le forze vengono centuplicate ai fini della sopravvivenza ed in caso di attacco è possibile reagire in modo tempestivo ed efficace.

Purtroppo, nell’imminenza di un attacco, l’idea di essere feriti o uccisi si fa fatalmente strada nella mente e questo pensier  è psicologicamente insopportabile e pertanto paralizzante per un individuo non preparato ad  affrontare un evento del genere. Anche per questo l’allenamento e l’esperienza possono fornire un aiuto insostituibile alla persona in difficoltà.

La paura, come tutte le emozioni, può essere dominata con la conoscenza e con l’esperienza.

  • Conoscere la paura, i suoi effetti sul corpo e sulla mente, è il primo passo se si vuole sperare di averne il controllo.
  • Saper respirare correttamente, evitando l’affanno e l’iperventilazione, o apnee involontarie capaci di farci svenire.
  • Conoscere gli effetti negativi della paura sulla sfera cognitiva, ovvero sulla capacità di ragionamento (e quindi di gestire assertivamente la comunicazione).
  • Oltre alla conoscenza, moltissimo può essere ottenuto dall’esperienza.

In pratica, l’aver avuto paura più volte nella propria vita, consente, se si è stati capaci di elaborare positivamente l’esperienza, di raggiungere un certo grado di assuefazione, una sorta di “vaccinazione” dalla paura stessa.

Questo è il motivo per cui poliziotti e delinquenti (tanto per elencare due “mestieri a rischio”) sembrano reagire alla paura in modo diverso dalle persone comuni: sono passati attraverso un processo di rafforzamento che li ha resi meno sensibili agli “effetti” della paura stessa, ma non significa che viene eliminata! Non esiste l’immunità alla paura.

 

L’EGO

L’altro demone spesso presente sulla scena delle aggressioni è l’EGO delle persone coinvolte.
Più volte te ne ho parlato come l’elemento che più di ogni altro è il responsabile di ogni escalation.

Del resto pochi hanno, nel momento critico, hanno la lucidità di capire che rispondere aggressivamente ad un comportamento aggressivo serve solo a peggiorare le cose.

E’ anche questo un effetto della paura.

Una reazione comune nelle persone quello di reagire con aggressività ma che spesso però porta solo e litigare se non adirittura arrivare alle mani per motivi futili o semplici incompresioni che possono capitare nella vita quotidiana.

Esaminiamo l’esempio dell’automobilista inferocito: è imbestialito con voi per una “storta” nel traffico e, sceso dalla macchina, viene verso di voi insultandovi a gran voce.In questo caso, prendere in considerazione il proprio ed altrui EGO potrebbe essere una strategia vincente ai fini della de-escalation.

Spesse volte, offrire all’altro una via d’uscita che soddisfi il suo orgoglio (o la sua vanagloria) potrebbe essere la soluzione per interrompere il conflitto prima che diventi pericoloso.

Per esempio lui urla:”Razza di deficiente, ma vuoi guardare quando esci da un incrocio?” a questo punto potreste rispondere “deficiente sarai te! Vai piano invece di rompere i c…i!!” oppure “Calma, sono cose che succedono. Meno male che non ci siamo fatti niente”.

  • Nel primo caso, la risposta è chiaramente in termini aggressivi e il livello successivo dell’escalation è facilmente immaginabile.
  • Nel secondo caso, la riposta è in termini più assertivi, della serie che non c’è un’ammissione di colpa (“sono cose che succedono”)  e viene proposta una soluzione positiva del problema (“meno male che non ci siamo fatti niente”), pienamente accettabile anche dall’altro.

Saper elaborare velocemente delle riposte appropriate, espresse con tono calmo, uniforme, non provocatorio ma allo stesso tempo fermo e determinato, rappresenta un’abilità in grado di farvi  uscire da buona parte delle criticità senza danni fisici o psicologici.

Queste risposte vanno preparate e non improvvisate!

D’altra parte, come già detto in precedenza, la possibilità di riuscirci è data principalmente dalla capacità che hai nel dominare la paura in quei momenti convulsi e frenetici dove la tensione è alta.

Non è facile.

In ogni caso tener presente le dinamiche che coinvolgono l’EGO nelle situazioni di conflitto può essere utile anche in situazioni diverse da quella vista nell’esempio di poco fa.

Immagina il caso di una donna che incontra un potenziale stupratore (magari l’ex marito o ex fidanzato) il quale avanza richieste sempre più insistenti e minacciose per fare sesso.

Anziché reagire con la paura o con la rabbia, la donna in questione potrebbe dichiarare la propria disponibilità ma contemporaneamente avvisarlo di essere in cura per una malattia infettiva grave o sessualmente trasmissibile.

A questo punto la rinuncia da parte dell’uomo non sarebbe più per lui una ferita nell’orgoglio (l’essere rifiutato, respinto) ma una saggia e necessaria decisione da parte sua.

Ricordati che alla gente piace decidere!

Un aspetto strettamente correlato alla presenza dell’EGO dei contendenti è dato dalla presenza sulla scena di eventuali amici o complici dell’aggressore.

A prescindere dal fatto di trovarsi di fronte a più persone, fatto di per sé più pericoloso, a complicare le cose subentra il ruolo sociale che la persona che vi sta importunando ha all’interno del suo gruppo.

Potrebbe essere il “capetto” oppure un gregario in cerca di prestigio agli occhi degli altri: il fatto di mettersi a fare il bullo con voi potrebbe avere un significato di esibizione all’interno del branco.

In queste condizioni tenere un comportamento assertivo (non offendere l’altro, dialogare su un piano di rispetto reciproco), diventa ancora più importante e più difficile.

Mentre si tenta di attuare la de-escalation, ulteriore attenzione deve essere rivolta agli aspetti posturali e di gestione della distanza fisica.

Oltre ad evitare che l’altro (e gli altri) si avvicinino troppo, occorre impedire a tutti i costi l’accerchiamento che vi renderebbe automaticamente vittime di un pestaggio. Mentre parlate, negoziate, ascoltate l’altro, e soprattutto cerca di spostarti in modo da avere sempre e solo UNA persona di fronte.

Cerca di fare in modo che la sagoma dell’individuo con cui parli sia sempre tra voi e il resto del gruppo. Se gli altri si muovono a ventaglio tentando di accerchiarti, spostati immediatamente con tutta la naturalezza di cui sei capace, utilizzando anche quello che offre il terreno: alberi, auto parcheggiate, lampioni, tutto ciò che serve per creare ostacolo ed intralcio agli altri.

Se non ci riesci non ti resta che combattere o fuggire ma se vedi che si muovono non stare fermo.

 

 

I testimoni, il tribunale

Un aspetto di cui devi tenere conto nella scena del delitto sono gli eventuali testimoni e dall’ultimo spirito onnipotente che aleggia sulla scena dantesca: il giudice di tribunale.

I testimoni teoricamente dovrebbero essere l’elemento risolutivo di ogni crimine: presenti sulla scena, intervengono a difesa della vittima (non per nulla una delle raccomandazioni più trite è quella di frequentare posti dove c’è gente) e poi si mettono a disposizione della legge, puntando l’indice sul malfattore, affinché Giustizia trionfi.

La realtà è diversa.

Nella maggior parte dei casi, appena gridi disperatamente aiuto, le persone si dilegueranno, se non potranno farlo diranno di non aver visto e di non aver sentito, se saranno costretti a testimoniare non è assolutamente scontato che riferiscano in modo attendibile come sono andati realmente i fatti ma dandone una loro interpretazione distorta (pericolosissimo in fase processuale).

Desolante, ma come capita spesso di vedere da filmati di eventi di cronaca è più facile che facciano un video che ti provino ad aiutare o a dissuadere i litiganti o aggressori.

Al di la della propensione di un possibile testimone a passare i guai per causa nostra, c’è un altro dato di cui devi tenere conto: il testimone, nella maggioranza dei casi, non ha ne’ le competenze ne’ il giusto grado di attenzione per poter valutare l’accaduto in tutta la sua complessità (rituali, decisione, linguaggio corporeo, preparativi).

Che cosa significa?. Che rischia di dire che sei stato tu a picchiare l’aggressore anche se ti stavi difendendo.

Facciamo un esempio: Cammini per strada, senti una frenata e uno schianto. Alzi gli occhi e vedi due vetture incastrate una dentro l’altra.

Sei quindi un testimone dell’incidente. Però la tua attenzione sull’accaduto è solo dal momento dello schianto, perdendo tutte le circostanze e le sequenze precedenti.

Il fatto che uno dei conducenti parlasse al cellulare mentre era al volante, la velocità dei due mezzi, magari la sterzata di uno dei due guidatori per evitare un cane che attraversava…

Avviene lo stesso nel caso di una rissa o un’aggressione: senti un rumore, delle grida, ti volti e vedi due che se le danno di santa ragione.

Ora, come testimone devi dire chi ha iniziato, se c’è stato da parte di uno dei contendenti un intento provocatorio, oppure uno dei due ha tentato in tutti i modi di calmare l’altro, capisci come quello che è realmente successo può essere distorto dalle tue affermazioni?.

Malgrado questa distorta attendibilità che può dare un testimone, i tribunali ed il processo penale continuano a considerare le testimonianze alla stregua di prove oggettive, per intenderci come trovare le tue impronte digitali su una pistola.

Ora dopo questa chiacchierata, qualunque tecnica di dissuasione o di difesa stai pensando di adottare devi tenere in considerazione questo quadro, si lo so, sei preoccupato!!.

Andrea


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