La prevenzione e la sicurezza

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La migliore autodifesa è e rimane ancora la prevenzione, questo deve essere il tuo primo strumento per poter evitare situazioni di pericolo, quindi è importante la conoscenza del pericolo.

Senza conoscere il pericolo è difficile riuscire a fare una prevenzione.

La prevenzione è da sempre un tema ricorrente in molti campi: prevenire è meglio che curare,  è una detto tipicamente italico, una regola che viene usata in molti contesti della vita di tutti i giorni.

Ora non voglio che diventi ossessionato/a per la tua sicurezza, ma è importante che le informazioni che tu hai su cosa fare per migliorare la tua sicurezza quotidiana siano corrette, senza “cadere” nella paranoia come fanno alcuni che si barricano in casa o vedono ovunque malintenzionati, ma dei semplici  e adeguati comportamenti senza violare la legge e riuscendo a vivere più serenamente.

Al di là del fatto che per fortuna ci sono le forze dell’ordine che fanno un grosso lavoro per permettere a tutti di vivere sicuri, che cosa puoi fare tu per prevenire la violenza altrui, in ogni sua forma?.

In Italia come ti dicevo la prevenzione contro gli atti di violenza non dovrebbe essere un tuo problema (ma questa è la teoria) in quanto il nostro ordinamento giuridica affida questo compito allo Stato, ma l’orientamento della nostra legislazione è direzionato in senso repressivo e molto poco in senso preventivo di conseguenza i risultati sono discutibili perché la pena avviene ma dopo che la vittima ha subito la violenza se non peggio è stata uccisa.

Questo significa che purtroppo nella realtà ci sono centinaia di individui abituati a delinquere e pericolosi (spesso noti alle forze dell’ordine) che girano indisturbati per le città creando danni ai cittadini ma contro cui è non possibile applicare provvedimenti di restrizioni (carcere) per chi commette reati “minori” come la violenza personale, dove le nostre leggi sono molto deboli.

Un’altro esempio è lo stalker a cui viene detto di stare lontano dalla vittima e stop a meno che ci siano atti di violenza gravi, e purtroppo solo a fatto grave avvenuto c’è un vero intervento delle forze dell’ordine.

La colpa non è delle forze dell’ordine che hanno le mani legate ma della legislatura che non permette di intervenire con forza e decisione in forma preventiva.

Come ti dicevo poco fa e come testimoniano molte tragedie “annunciate”, di violenza e di stalking, ecc. dove la legge non interviene in senso restrittivo su questi episodi fino a che avviene una fatto di violenza grave se non addirittura un omicidio, ma a quel punto per chi subisce la violenza cosa cambia?. Ok va in galera, magari con una pena esemplare ma per te e per la tua famiglia non farà più molta differenza, quello a cui tenevi non c’è più..

Di fatto oggi di prevenzione se ne fa pochissima e non cambia molto le cose: per lo Stato la prevenzione non è un problema del cittadino, il quale, dal canto suo, non è tenuto a svolgere alcun ruolo attivo al riguardo e, quello che è peggio, non viene in alcun modo formato a tenere comportamenti più favorevoli alla sua sicurezza se non con qualche consiglio sporadico.

Questo approccio non va bene ma devo dire neanche il principio di armare una società può essere una soluzione, perché il possesso di un’arma non è una misura preventiva ma una soluzione finale di aggressione quindi non di prevenzione e le persone non hanno capito che sarebbe una escalation del tipo, se tu sei armato mi armo anche io che ti aggredisco, oppure ti prendono in un qualunque momento in cui tu non sei armato, perché la realtà è che fanno così con le vittime di rapine che per la loro professione sono armati ( esempio i gioiellieri).

Il modello da ricercare per migliorare la tua sicurezza deve puntare ad una valorizzazione della tua capacità individuale, favorendo l’acquisizione di competenze e comportamenti che rendono più complessa l’esposizione alla criminalità e quindi basata sulla prevenzione.

Ma in cosa dovrebbe consistere la prevenzione? e da cosa?

Prima di parlare di prevenzione, è fondamentale capire cosa si vuol prevenire altrimenti non ha nessun senso. Le intimidazioni, lo stalkeraggio, il bullismo, il cyber bullismo, i ricatti sessuali, le violenze, le rapine, ecc. pur avendo delle caratteristiche comuni vanno trattate in modo differente.

Questo approccio necessita di un programma educativo, una formazione life-long, vita natural durante, che in base alle età fornisce le conoscenze e gli strumenti per sapere come e cosa fare in determinate situazioni. Per questo si dovrebbe cominciare dai banchi di scuola e proseguire nelle università, sul lavoro, ecc… ( mi spiace dover usare il condizionale).

Quando parliamo di azioni violente dirette contro la persona che siano fisiche che psicologiche indipendente da quale che sia la motivazione scatenante e quale ne sia l’esito, le persone devono avere una formazione per avere la risposta il più corretta possibile per fermare sul nascere queste situazioni ed è necessario rafforzar sempre di più le associazioni e le strutture preposte per poter proteggere le persone adeguatamente.

Alcuni esempi possibili di violenza:

  • la violenza come conseguenza del tentativo di furto o rapina,
  • la violenza come manifestazione di socio o psicopatia,
  • la violenza a fini sessuali di stupro,
  • la violenza determinata da alterazione da alcool o droghe,
  • la violenza in conseguenza di conflitti interpersonali,
  • La violenza sull’infanzia,
  • La violenza psicologica,
  • La violenza del bullismo,
  • La violenza legata allo stalking,
  • La violenza razziale,
  • ecc.

Prevenzione significa adottare tutte le misure, azioni, comportamenti e insegnamenti, utili a ridurre il rischio di essere coinvolti in simili eventi.

La prima prevenzione viene dalla conoscenza e nel caso della criminalità, non mancano i tentativi di fornire chiavi di lettura in chiave psicopedagogica, sociologica, criminologica o altro.

Così non mancano gli esperti di turno prodighi nel fornire spiegazioni eloquenti su chi delinque, violenta, picchia e sul perché lo fa.

Alcune teorie nella storia passata come quelle di Cesare Lombroso si sono spinte nell’individuare e classificare le persone “naturalmente” portate a delinquere, osservando certi tratti somatici  (fronte bassa e occhi vicini, per esempio) come indice di un tratto somatico che denota una predisposizione atavica verso il crimine.

Più recentemente, negli anni ’60, alcuni scienziati hanno avanzato l’ipotesi che la predisposizione ai comportamenti antisociali potesse essere determinata da aberrazioni cromosomiche, il cosiddetto triplo cromosoma Y, detto anche il “cariotipo criminale”.

Criminologi, psicologi, sociologi, dal canto loro, non possono esimersi dall’intervenire fornendo una loro lettura della situazioni con analisi che aggiungono più confusione che una reale conoscenza del problema.

Scorrendo la letteratura sull’argomento non è difficile imbattersi in spiegazioni del comportamento violento, alcune delle quali ricorrenti come:

  • Difesa del territorio
  • Stress e conflitti
  • Intolleranza e pregiudizi
  • Frustrazione
  • Influenza di TV e videogiochi
  • Alterazione da alcool e droga
  • Bisogno di affermare il proprio Ego
  • Socio-psicopatia
  • Appartenenza al “branco”
  • Sentimenti “malati”
  • Politici
  • Conflitti tra vicini e condomini

Queste sono speculazioni sul tema e non credo che sia di interesse del cittadino se il fatto che sia violento, rapini, ecc. sia legato a risvolti psicologici, questi commenti servono più al professore di turno per auto compiacersi che per fornire una reale soluzione al problema.

Il sapere che il tizio che aggredisce è spinto alla violenza perché da bambino non riceveva attenzioni o era stato abusato dallo zio, che cosa te ne importa? O se la fisionomia di chi ti assale con un coltello ha le caratteristiche dell’assassino con la fronte bassa e gli occhi ravvicinati?.

Nulla!!

Anzi la cronaca ci ha dimostrato che i casi di crimini più efferati sono commessi da persone assolutamente “normali”, non riconducibili a nessuna “categoria a rischio” ,dove i testimoni dicono frasi del tipo:

  • L’omicida era il vicino di casa, l’altro giorno ero seduto vicino a lui alla riunione del condominio, quelli “che mai avrebbero lasciato presagire che…
  • L’omicida era uno studente modello con la faccia angelica, magari proveniente da famiglie colte e benestanti.
  • L’omicida era un genitore modello, innamorati dei loro figli, agli occhi di tutti.
  • L’omicida lo conoscono tutti nel quartiere, sembrava una persona tranquilla
  • ecc.

Quindi a che serve teorizzare su tematiche come “vuoto esistenziale”, “disagio giovanile”, “crisi dei valori” o altro? Niente al fine di risolvere il problema perchè i crimini più efferati spesso arrivano da persone che svolgevano una vita normale.

Le variabili sono talmente tante visto che stiamo parlando di umanità e personalità umane che teorizzare può essere un esercizio statistico che però non risolve il problema o ti mette al sicuro.

La triste verità è che chiunque può trasformarsi, in un momento qualsiasi, in un aggressore o in un omicida.

I cosiddetti “abituali”, i sociopatici, gli psicopatici, sono per certi versi i meno difficili da gestire, perchè la maggior parte delle persone è istintivamente in grado di riconoscerli quando li incontra, evitando il più possibile il “contatto”.

Il problema è che spesso si viene colpiti da chi non ci si aspetta lo faccia.

Magari è quel signore distinto con il quale abbiamo appena cominciato a battibeccare per il solito parcheggio conteso in centro, oppure è il solito vicino di casa con il quale abbiamo più volte discusso per la solita perdita d’acqua o per il rumore che fanno i bambini.

Improvvisamente, il signore distinto con la bella macchina dal quale non ti aspetti più di qualche banale turpiloquio (del resto moderato, vista la comune appartenenza al genere delle “persone civili”), si trasforma in una belva che è in lui e si manifesta con tutta la sua ferocia per travolgeti.

Tu non lo sapevi che dietro questa apparenza ed eleganza c’era un violento represso e che fosse in lui e da quanto tempo, ma c’era.

Prevenire gli atti violenti non è possibile.

In parte è vero perché è qualcosa di complesso che devi rendere semplice, anche se c’è una componente importante che la  gente dimentica troppo spesso: i comportamenti violenti altrui sono a loro volta determinati da nostre azioni, volontarie o meno, consapevoli o non.

In tutti i casi di cronaca troverai spesso che c’è sempre stata una componente di provocazione (da qualunque parte provenisse) unita ad una componente di sottovalutazione del rischio da parte di uno dei due e un forte ego.

Ma come puoi fare?.

Prevenire si può ma devi rendere automatici pensieri, comportamenti ed atteggiamenti favorevoli alla prevenzione.

Il primo pensiero che deve essere impresso a lettere enormi nella tua testa e nella testa di tutti è il seguente:

NON sai mai il tipo di persona che ti trovi di fronte!!

Questo è vero sempre e con chiunque, visto che, molto spesso, la violenza viene da parte di persone conosciute. Non è solo il caso del già citato amico di aperitivo che si trasforma in stalker.

Il problema purtroppo può sorgere molto più da vicino, addirittura all’interno delle stesse mura domestiche da persone di cui ti fidi, specialmente se si parla di violenze sulle donne e dell’infanzia.

La grande maggioranza dei casi è opera di mariti, conviventi, padri, madri, parenti, o persone comunque vicine alla famiglia.

  • Ci si accorge che il compagno di una vita non è più la persona che si era conosciuto un tempo.
  • Non ce ne eravamo accorti, non avevamo visto.
  • Oppure alcune persone cambiano in peggio e tirano fuori problematiche, frustrazioni spesso più gradi di loro che sfogano con chi è vicino.

Avviene quindi che, quasi senza accorgersi, o perché abbiamo fatto finta di non vedere alcuni segnali e atteggiamenti un giorno siamo costretti ad aprire gli occhi ed in genere è già troppo tardi.

Ora seguo questo ragionamento, se è difficile per l’uomo comprendere perfino se stesso e le persone che vivono nella stessa casa, figuriamoci nel caso di incontri occasionali.

Una delle prime cose che devi fare è smettere da subito di credere allLa falsa sicurezza di vivere in una “società civile”, unita alla sottovalutazione dell’altro, questo può giocare brutti scherzi.

Leggi le cronache, che cosa ti dicono?. Che succede proprio questo ti senti al sicuro anche se non lo sei.

Lo stesso tipo di ragionamento vale anche nei casi dove la violenza sembra scaturire senza apparenti relazioni tra vittima ed aggressore: è il caso di rapine o stupri da parte di sconosciuti.

Anche in questi casi, come più volte ti ho detto non esiste una vera casualità, ma c’è stata una scelta, la non casualità è qualcosa di molto raro.

L’aggressore, in realtà  ha “scelto” la sua vittima e la vittima si è fatta scegliere per via dei suoi comportamenti e caratteristiche personali.

In più occasioni ti ho parlato di aspetti spesso ignorati e sottovalutati , ti sto parlando degli  aspetti rituali e comunicativi che quasi sempre precedono un’aggressione fisica.

Conoscendole e analizzandole è possibile che tu puoi stabilire delle tattiche in determinate situazioni che risultano più corette per allontanare o ridurre il rischio di incappare in una aggressione.

Nella vita di ognuno di noi possono presentarsi situazioni tipiche dove banalmente si possono creare situazioni potenzialmente in grado di portare a tensioni o intrinsecamente pericolose:

  • La guida nel traffico congestionato
  • Frequentare luoghi bui ed isolati
  • Svolgere lavori pericolosi (per esempio i controllori sui treni e autobus)
  • Attraversare quartieri a rischio
  • Incontri con persone alterate da alcool e droghe
  • Litigi fortuiti con sconosciuti e non
  • Incontri con il “branco”
  • ecc.

In tutte le situazioni reali che sono poi degenerate in aggressioni o risse, le azioni di uno o di entrambi i contendenti hanno portato nella direzione opposta dell’allontanare il rischio di quella situazione.

Troppo spesso, si sono verificate delle omissioni di “lettura” della situazione, del contesto,della relazione, le quali, sommandosi alla tensione intrinseca del momento che non sono state disinnescate portando il processo di escalation al massimo o attuando comportamenti errati fornendo “opportunità” favorevoli all’aggressore.

Se si leggono le esperienze e le testimonianze che ho raccolto, in tutti i casi che sono degenerati, la persona aggredita aveva commesso uno o più di questi errori:

  • Non aveva valutato correttamente il contesto o l’ambiente fisico in cui si trovava
  • Non aveva dato peso ad alcuni elementi sospetti del comportamento del futuro aggressore
  • Si era lasciata coinvolgere in un gioco senza uscita fatto di accuse, recriminazioni e rivendicazioni
  • Oppure aveva adottato atteggiamenti che hanno “facilitato” un soggetto determinato ad aggredire
  • Era solo ma è uscito lo stesso a discutere con il tizio non sapendo che non era solo
  • Non si è reso conto che la persona era alterata da droghe e che la situazione sarebbe degenerata
  • ecc.

Tutto queste valutazioni fatte successivamente porta a delle conclusione che “ci si è trovati nel posto sbagliato, al momento sbagliato e con la persona sbagliata”, ma in realtà sono mancate due cose fondamentali:

  1. Avere dei comportamenti appropriati
  2. Avere le chiavi di lettura appropriate di quella specifica situazione

Avere dei comportamenti appropriati

E’ noto a tutti che ci sono persone apparentemente dotate di una spiccata propensione a cacciarsi nei guai.

E’ altrettanto noto che, se ci si chiede il perché una persona incappi abitualmente in questi “incidenti”, la risposta invariabilmente sarà “il suo modo di fare”, “il suo modo di rispondere”, evidenziando quella che è una semplice ed incontrovertibile verità: sono i nostri comportamenti, il nostro modo di parlare, di guardare le persone, a predisporci alle reazioni degli altri.

Saper fare la cosa giusta nel momento giusto è chiaramente l’elemento chiave di ogni forma di successo, così come della sopravvivenza.

Il punto è che, tranne pochi comportamenti innati, quasi tutto ciò che sappiamo fare o dire deve essere in qualche modo appreso. Da ciò ne consegue che tutti i comportamenti utili a tenerci fuori dai guai dovrebbero esserci insegnati da qualcuno. Ma da chi?

Dalla famiglia innanzi tutto, ma i genitori, spesso e loro malgrado, altro non possono se non trasmettere il loro analfabetismo in materia.

La scuola? è raro che semplicemente si occupi di questi argomenti.

In fondo viviamo o non viviamo in un paese civile, con un ordine costituito, con un sistema di leggi posto a tutela del cittadino onesto?

Se è così, l’educazione a provvedere a se stessi, diventa semplicemente secondario, generando cittadini inermi e sprovveduti di fronte alla prima, pur occasionale, minaccia.

Eppure non dovrebbe essere così secondario insegnare norme comportamentali adeguate, visto che nel sito dei carabinieri o della polizia di stato non mancano pagine di consigli pratici (alcuni appropriati, altri decisamente superficiali) per migliorare la propria sicurezza personale.

Insomma, come al solito, per le cose essenziali in questo paese anche se solennemente sancite da leggi e Costituzione come diritti della persona, e vendute dai politici, occorre armarsi di volontà, di buon senso e provvedere da soli.

Posto che di buon senso non tutti ne sono dotati allo stesso modo, ci sono regole semplici, apparentemente scontate, che da sole ti possono evitare di trovarti in situazioni molto spiacevoli:

  • non frequentare da soli luoghi bui,
  • non frequentare da soli luoghi isolati,
  • Non frequentare zone o locali notoriamente malfamati,
  • Non frequentare persone estranee,
  • ecc.

Ma che dire del fatto che, specialmente nel caso della violenza sulle donne o sui bambini, l’aggressore è il più delle volte una persona della famiglia o comunque nella cerchia dei conoscenti?

In questi casi, i comuni consigli ed il comune buon senso non bastano più.

Serve una cultura della sicurezza da cui scaturiscano comportamenti adeguati e l’incentivo per tutti a sviluppare certe capacità che da sole possono realmente aiutare la persona a salvaguardare se stessa.

Tra queste, suggerirei la capacità di comunicare correttamente e la capacità di osservare l’ambiente e le persone che ci stanno attorno.

Ma che cosa c’entra la capacità di comunicare con la sicurezza e la difesa personale?

In realtà è importante, perché ogni forma di violenza, non è mai un fatto isolato, ma è come la somma di una sequenza di scambi comunicativi con relativa attribuzione di ruoli da parte della vittima e dell’aggressore.

La maggior parte delle aggressioni sono sempre precedute da una sequenza di azioni da parte della vittima e dell’aggressore, secondo una precisa logica rituale che incastra l’uno e l’altro in un gioco delle parti il cui esito inevitabile è la sconfitta di uno dei due.

In questo quadro, assume un ruolo centrale proprio il modo con cui la futura vittima interagisce col suo carnefice: può porsi secondo una modalità aggressiva, di resistenza e reazione, oppure secondo una modalità passiva, sperando che un atteggiamento remissivo limiti la furia dell’altro e quindi i danni.

Eppure, entrambi questi modi di porsi, quello passivo e quello aggressivo, hanno dei limiti evidenti: chi comunica in modo aggressivo, si candida a partecipare ad un processo di escalation che si concluderà facilmente con uno scontro.

Il classico esempio è una lite per questioni di traffico o di parcheggio: entrambi gli automobilisti ritengono che le proprie ragioni sacre ed irrinunciabili, la “questione di principio” diventa l’elemento di punta di tutta la questione. In realtà non è il contenuto della questione ma è solo l’EGO dei due che si sta confrontando:

  • la paura di sembrare da meno,
  • la paura di fare i conti con un’immagine di sé svilita dalla sconfitta
  • la paura di arrendersi e sottomettersi.

E così per una “questione di principio” i due finiscono per prendersi a mazzate, con un esito imprevedibile.

Non va meglio a quelli che, per paura o per inferiorità fisica, rinunciano a combattere, sperando in questo modo di placare sul nascere l’aggressività altrui.

Può essere un grave errore.

Un atteggiamento condiscendente ed arrendevole non solo non garantisce che l’altro non infierisca ma, anzi,  apre la strada a coloro i quali cercano una vittima su cui sfogare il loro risentimento, la loro rabbia o più semplicemente i loro propositi criminali.

Non esiste solo la modalità passiva ed la modalità aggressiva di fronte ai conflitti, di qualunque tipo essi siano fisici e psicologici.

Esiste la modalità assertiva, una condizione intermedia fatta di capacità di aver rispetto per sé e per gli altri.

Le persone che agiscono e comunicano secondo questa modalità difficilmente vengono coinvolte in litigi futili e se si trovano nei guai, trovano più facilmente di altre persone il modo per uscirne fuori.

E’ una tecnica Win To Win, si ha la percezione di vincere in due.

Ricordati che tutte le tecniche di de-escalation sono basate sul concetto di assertività.

Il concetto è semplice: rispetta gli altri ma senza far venir meno il rispetto per te stesso.

Come concetto devi:

  • Impegnarti per il compromesso e la soluzione dei problemi,
  • Imparare a negoziare su basi reciproche e non unilaterali,
  • Devi essere costruttivo,
  • Devi essere fermo ma non arrogante,
  • Non devi giudicare chi hai di fronte.

Le persone abituate a comportarsi in modo assertivo, hanno una quantità di caratteristiche pregevoli, una delle quali è la capacità di osservare e capire gli altri.

Solitamente sono persone che hanno molta vita sociale e tante amicizie e relazioni.

La capacità di osservazione è un elemento fondamentale per tutelare se stessi.

Anche se molto può essere appreso con la semplice curiosità e attenzione ai particolari, non tutti hanno questa capacità, i buoni poliziotti, con il tempo sviluppano una capacità istintiva per capire con un’occhiata chi hanno di fronte.

Di fatto, la persona mediamente attenta è perfettamente in grado di capire quando un incontro occasionale è a rischio oppure no da dei piccoli dettagli ma al di là delle parole dette o delle circostanze legate al luogo “dell’incontro”, le informazioni più importanti ci vengono fornite dal linguaggio del corpo perché tradisce le reali intenzioni in modo eloquente e difficilmente dissimulabile.

Il problema è che spesse volte questo “sesto senso” viene attivato troppo tardi, quando la persona a rischio è troppo vicina per tentare una ritirata strategica e ci si trova in trappola.

Il motivo è che troppo spesso, l’individuo medio non usa un livello di attenzione adeguato alle circostanze, o per mancanza di abitudine, o perché considera le circostanze (come il trovarsi in una strada buia, desolata, dove scivolano ombre inquietanti) non meritevoli di particolari attenzioni.

La prevenzione la applichi:

  • Se impara a metterti in relazione con gli altri così eviti di cadere vittima di provocazioni inutili o di essere te il provocatore del tuo aggressore, si hai capito bene sei andato tu a stuzzicarlo (esempio il litigio tra automobilisti).
  • Evitando di metterti in una condizione di svantaggio che viene sfruttata specialmente dai cosiddetti “delinquenti abituali” per scegliere le loro vittime.

A questo riguardo, la tua capacità di osservare e di valutare l’ambiente e il contesto in cui ti trovi deve restare sempre in funzione perché costituisce un elemento essenziale alla tua sicurezza personale.

Sveglia!!!.

Esistono una moltitudine di esempi negativi al riguardo:

  • Ci sono persone che attraversano spensieratamente vie buie o i parchi di notte con lo smartphone che pompa nelle orecchie musica a tutto volume.
  • Ci sono signore che si avventurano sole in parcheggi deserti, sostando poi davanti alla macchina chiusa frugando nella borsa, in modo inconcludente, cercando le chiavi, o fermandosi a telefonare o guardare whatsapp.
  • Ci sono le coppiette che si appartano in certe viuzze da film horror confidando nell’effimera protezione della loro auto.

La realtà è che il delinquente abituale, quello che agisce sistematicamente a fini di rapina, furto, o rapimento, di fatto osserva e seleziona le sue vittime basandosi su due criteri basilari:

  • sulla possibilità di ottenere ciò che vuole,
  • sulla possibilità di agire di sorpresa
  • e col minimo rischio.

Il fattore sorpresa è fondamentale, è qualcosa di necessario per avere sempre un livello di guardia appropriato alle circostanze, magari avvalendosi di uno schema dei colori associato a dei comportamenti che ti aiutano ad attuare azioni precise di fronte a un possibile pericolo.

Un atteggiamento rilassato ma attento traspare dal tuo comportamento e dai gesti, questo approccio rappresenta il primo stadio per la sicurezza personale

Ricordati sempre che la sorpresa è il primo alleato di un potenziale aggressore che cerca quasi sempre una vittima e non un combattimento. Per questo analizza e valuta sempre l’ambiente che ti circonda. Fai capire a chi ti sta intorno che ti sei accorti di lui o di loro.

La capacità di comunicare, osservare e valutare è sempre utile e non solo per strada.

Molti delitti avvengono nella “rassicurante” cerchia familiare o comunque ad opera di persone conosciute, dalle quali non ci si aspettava un comportamento violento.

Ma è sempre vero?

La maggior parte delle violenze sulle donne avviene ad opera dei loro stessi mariti, fidanzati o ex mariti, ex fidanzati.

Se si ascoltano le storie di queste donne, una cosa comune che emerge è che prima del singolo episodio di violenza, c’è dietro una lunga storia di violenze psicologiche, minacce e vessazioni per poi arrivare ai primi episodi di violenza.

Quindi che cosa ti aspettavi? Davvero non immaginavi che relazioni familiari così andavano a migliorare?

No, ai primi segnali devi troncare subito, non stare in quel gioco!!

Troppo spesso il tutto scaturisce da un perdurante clima di sopraffazione, dominazione, paura, tanto che l’aspetto più delicato ed inquietante sta proprio nel capire cosa spinge le persone, vittime e carnefici, a rimanere legate anche quando si sono persi i più elementari criteri di rispetto e di stima reciproca.

  • Spesso si assiste a casi di donne che subiscono l’ineluttabile corso di un episodio di violenza domestica ad opera del marito dedito all’alcol, senza che apparentemente si riesca, si possa far nulla per fermare l’esplosione di violenza. Anche in questi casi, uno stile comunicativo di tipo assertivo sarebbe d’aiuto ad entrambi allo scopo di riportare gli inevitabili conflitti nella logica del confronto costruttivo o, laddove questo non sia possibile, a stemperare la tensione quel tanto che basta ad evitare estreme conseguenze.

 

  • Spesso la futura vittima non osserva il contesto e comunica con l’altro in modo inappropriato, con insistenze inutili o con recriminazioni capaci solo di innalzare la tensione, non accorgendosi del fatto che l’interlocutore sta diventando pericoloso. Questo è lo scenario di molte liti familiari o condominiali, laddove la conoscenza pregressa, la familiarità acquisita, sembrano mettere in secondo piano il fatto che rabbia, frustrazione o interessi, gelosia, ecc. rappresentano pur sempre un movente capace di offuscare la coscienza e, specialmente se ci sono alterazioni da alcol o sostanze può compromettere il già fragile l’autocontrollo.

 

Devi imparare ad avere sempre una chiave di lettura della situazione.

Ma per poterlo fare e prevenire devi saper “leggere” il contesto, la situazione, l’ambiente fisico, percependo il pericolo che può essere insito in loro.

Molte volte, chi ha subito un’aggressione racconta di come gli eventi sono precipitati in modo rapido ed imprevedibile ma nella realtà, non è così: troppo spesso sono mancate le chiavi di lettura in termini di attenzione al contesto e ai “messaggi” inviati dal futuro aggressore.

Conoscere queste chiavi di lettura, può fare la differenza tra il riuscire a risolvere un momento critico in modo incruento, secondo una logica preventiva, oppure essere coinvolti in un episodio di violenza.

Ovviamente come ti ho detto prima non si può usare come strategia da strada la criminologia, non ha senso e non ti aiuta.

La possibilità di “riconoscere” un potenziale criminale semplicemente dalla faccia che ha o dall’abbigliamento che indossa (anche se da questi elementi chiunque è in grado di raccogliere qualche elemento utile) perché ogni generalizzazione è arbitraria e pericolosa:

  • si può essere pugnalati dal classico stereotipo delinquente
  • come dal distinto signore di mezza età con completo firmato,
  • per non parlare del proprio fidanzato/marito.

Non si può fare della criminologia da strada, non ha senso.

Le chiavi di lettura devono essere più semplici ed immediate.

Quando vi trovate qualcuno davanti (o alle spalle), che sappiate o meno chi è, non state a chiedervi troppe cose. Non serve.

Usa il comportamento che ti mette più al sicuro, non preoccupati di fare brutta figura o pensare chissà cosa pensa l’altro, tutelati.

Valutate la sua propensione o meno a farvi del male in base a tre semplici criteri:

  • Capacità
  • Motivazione
  • Opportunità

La capacità dell’aggressore di nuocerti può dipendere da numerosi fattori, ovvero:

  • la sua stazza fisica,
  • il fatto che disponga o meno di armi,
  • dal fatto che si trovi in gruppo o da solo,
  • dalla determinazione che dimostra,
  • dal fatto che conosca o meno delle tecniche di combattimento, ecc.

Si tratta chiaramente di un criterio che è difficile da valutare, perché la stazza fisica minuta potrebbe non essere la garanzia di trovarci di fronte a un soggetto risoluto ed aggressivo.

Il possesso di armi potrebbe non essere evidente e la sua abilità nel combattimento, di solito, è una cosa che si scopre solo combattendoci contro.

La motivazione ad aggredirti, può dipendere da tantissimi fattori:

  • il furto,
  • la rapina,
  • lo stupro,
  • la rabbia,
  • ecc.

ma è la differenza della capacità del soggetto a farlo, questo è un elemento sul quale puoi e devi intervenire per cercare di evitare che tale motivazione aumenti.

A parte il caso degli aggressori intenzionali (i cosiddetti”abituali”) esiste una casistica quanto mai ampia di guai che sono provocati da circostanze fortuite.

E’ il classico caso dei due che si azzuffano per un parcheggio o per un gestaccio nel traffico: magari uno dei due aveva avuto una pessima giornata, aveva appena perso il lavoro o chissà cos’altro, ed ecco che una banale lite diventa la miccia che da fuoco alle polveri.

A volte la gente cova una rabbia repressa che non aspetta altro che di uscire allo scoperto.

Se ognuno di noi ricordasse il famoso detto del “non sai mai il tipo che hai di fronte” non ci si imbarcherebbe in discussioni inutili, capaci solo di inasprire gli animi e i portare a conclusioni imprevedibili.

L’opportunità che dai a un aggressore di colpirti è l’ultimo ma forse il più importante ingrediente di questa miscela esplosiva. Per quanto uno sia capace e determinato ad affrontarti, non ti colpirà se non avrà dalla sua alcune condizioni tattiche favorevoli, in termini di posizione di attacco e vie di fuga.

Chi colpisce deve poterlo fare, e per questo ha bisogno di almeno due cose:

  • un avversario disattento o impreparato
  • un avversario in condizioni di svantaggio fisico, tattico o ambientale

Queste chiavi di lettura della situazione le devi usare in modo utile ogni volta che fai incontri con persone di cui non conosci le intenzioni.

Se ti trovi  in una situazione simile, fatto subito tre semplici domande:

  • E’ capace? Ovvero è più robusto, determinato, non è da solo, è armato?
  • E’ motivato? Il suo stato d’animo è alterato, oppure potrebbe avere interessi di rapina/stupro, bullismo, razzismo?
  • Ha un’opportunità per colpirmi? Sono impossibilitato a fuggire, le mie condizioni fisiche, o psicologiche sono di inferiorità, sono troppo vicino per organizzare una reazione o fuga, sono in un luogo isolato?

Se rispondi si a più di due domande vuol dire che sei nei guai e dovi fare IMMEDIATAMENTE qualcosa. Livello Red.

La prima cosa da fare è quella di concentrarsi sul secondo e sul terzo criterio (motivazione ed opportunità) sapendo che è possibile fare qualcosa per ridurre propensione e chance del nostro avversario a nuocerci, magari adottando qualche tecnica di de-escalation e dissuasione.

Studiare la prevenzione ti aiuta a evitare le situazioni difficili o a renderle più semplici da affrontare.

Andrea


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