Lo sguardo

Condividere ti rende migliore

Lo sguardo è un elemento del linguaggio del corpo potentissimo e di conseguenza è spesso la causa che scatena episodi di violenza.

Lo sguardo assume un ruolo importante, ti sarà capitato di sentire di episodi di violenza o risse partite da un’occhiata di troppo.

Lo sguardo è il primo metodo con cui veniamo a contatto con il mondo e con i nostri simili.

Come nel mondo animale, anche per l’uomo il contatto visivo, specialmente se prolungato, rappresenta un elemento di sfida in grado di innescare violente dispute territoriali.

Lo sguardo è anche un potente mezzo di comunicazione, in quanto rivela emozioni, carattere, stati d’animo,intenzioni.

“… ti può capitare che sei in discoteca, o in un locale che  fissi su un balordo anche se vestito da festa. L’occhiata dura più di qualche istante di troppo, se ne accorge e si avvicina con aria minacciosa e ti dice “Che hai da guardarmi? Ci conosciamo? Sei forse finocchio?…”.

Ps. potresti rispondere “mi ricordi il mio migliore amico, putroppo è mancato, piacere e dici il tuo nome“. Mi sembravi il vicino di casa di quando abitavo a .. Torino.

Ora come hai capito bene un semplice sguardo e rischi di ritrovarti in una situazione di escalation di violenza che può portare a uno scontro fisico. Lo sguardo è qualcosa di NON verbale, ed altamente soggetto ad interpretazioni errate e a fraintendimenti in base al luogo e allo stato d’animo.

Ora visto che le domande del cavolo che il tizio aggressivo ti farà sono sempre le stesse, di conseguenza è buono che impari a costruirti una risposta che va a stoppare immediatamente quella fase di escaletion violenta.

Questa soggettività può portare a uno scontro che non sempre è facile da gestire quindi quello che è importante è avere delle risposte pronte per poter stoppare immediatamente quel livello di aggressività e sfida che può portare a una violenza fisica oltre che verbale.

Quindi ora conosci l’importanza di un corretto utilizzo dello tuo sguardo per prevenire i guai.

Molte persone hanno la tendenza a rimanere “impigliate” nello sguardo altrui, fissandosi più a lungo del necessario. E’ evidente quanto ciò sia rischioso nel caso in cui si incontrino persone aggressive, oppure sotto l’effetto di alcol o droghe.

Specialmente nel caso delle donne, uno dei rischi di uno sguardo troppo protratto (qualche istante, in realtà…) è che questo venga interpretato come un ammiccamento, provocando attenzioni non richieste da parte di “indesiderabili”.

Il potere comunicativo dello sguardo è un elemento cruciale in quanto, da solo, è in grado di riproporre le modalità di relazione universali di noi umani, ovvero la modalità:

  • aggressiva,
  • passiva,
  • o assertiva.

Senza dire nulla, basta uno scambio di sguardi per essere classificati come individui aggressivi o remissivi, scatenando potenzialmente reazioni di “difesa del territorio” o di affermazione di sé e del proprio EGO.

Le modalità con cui si stabilisce il contatto visivo, quindi, rappresenta  un modo per capire la persona che si trova davanti a noi.

  • Il soggetto passivo tende a tenere gli occhi bassi e raramente guarda gli altri.
  • L’aggressivo, invece, tende ad avere lo sguardo fisso ed inquisitore.
  • Lo sguardo della persona assertiva, invece, è uno sguardo diretto ma aperto all’altro. E’ uno sguardo che si accorge delle persone e delle cose, ma non insiste su di loro e non le sfugge.

L’importanza di uno stile comunicativo assertivo è stato più volte sottolineato in termini di prevenzione e di gestione delle situazioni di rischio fisico.

Questa importanza, anche in relazione all’uso che facciamo dello sguardo, risiede nella capacità di minimizzare i rischi di escalation, insiti in una modalità relazionale di tipo aggressivo, o i tentativi di sopraffazione innescati da una modalità di risposta di tipo remissivo.

L’uso assertivo dello sguardo comporta attenzione, curiosità, attenzione ai dettagli.

Insomma gli ingredienti migliori per attuare quella capacità di attenzione al contesto che, da solo, rappresenta l’elemento preventivo in grado da tenerci lontano dalla maggior parte dei guai.

Una persona che usa lo sguardo in questo modo si accorge delle persone e delle situazioni a rischio prima che diventino pericolose e può agire per tempo, allontanandosi se necessario.

D’altra parte come ti ho detto più volte in altri articoli l’aggressore tipico, a prescindere dalle motivazioni che lo spingono a colpire, utilizza un rituale di attacco che prevede come primo passo la selezione di una vittima ignara e vulnerabile, se possibile.

Il comportamento non verbale di una persona attenta, che non si lascia sorprendere, che è attenta al contesto non sfugge alla selezione di questi individui, i quali se possono rinunciano e si mettono alla ricerca di una vittima più vulnerabile.

In termini pratici valgono questi consigli:

Specialmente se ti trovi in piccoli locali o in ascensore, se ti trovate ad incrociare lo sguardo altrui, fati in modo che l’occhiata sia breve e meno intensa possibile.

Fate “scorrere” lo sguardo in modo possibilmente disinteressato senza guardare “veramente” e quindi senza “parlare” all’altro.

Se proprio gli sguardi si incrociano allora occorre che il tuo sguardo sia breve e “scivoli” via senza impigliarsi nelle pupille dell’altro.

Secondo Keith Kernspecht, un breve scambio di sguardi dice:”mi sono accorto della tua presenza, non voglio combattere, ti accetto, rispetterò il tuo territorio. Sono più vicino di quanto dovrei, per questo non ti guardo a lungo.

Dopo lo scambio di sguardi, se possibile, guarda altrove. Ma non abbassare lo sguardo, perché potrebbe essere interpretato come un atto di sottomissione, se possibile, guarda di lato come se ci fosse qualcosa di interessante da vedere.

Evitare ulteriori sguardi nella direzione della persona dinanzi a voi.

La durata di uno sguardo, che per la media delle persone è ritenuta sopportabile,  per persone sotto l’effetto di alcol o droghe potrebbe significare una “dichiarazione di guerra” e con una durata media inferiore al solito.

E’ un fatto genetico che cerchiamo il contatto con lo sguardo. La voglia di combattere o la sottomissione devono essere prima segnalate.

Per quasi tutti gli animali lo sguardo intenso rappresenta il primo segnale di minaccia.

La determinazione a combattere viene calcolata con la durata dello sguardo.

Se continuate a guardare segnalate alla persona davanti voi che siete pronti a combattere o, se siete una donna al cospetto di un uomo, che volete stabilire un contatto.

Un ulteriore elemento importante dello sguardo è dato dalla dilatazione delle pupille.

Se si riesce a cogliere questo dettaglio, è possibile anticipare il momento in cui un eventuale aggressore sta per colpirvi, ma dovete essere bravi a non trovarvi in quella fase se possibile diversamente se vedete quel dettaglio colpite per primi, anticipate..

Si tratta di uno degli insopprimibili effetti dell’adrenalina che comporta tra l’altro la perdita della visione periferica e la necessità, pertanto, di muovere lo sguardo a destra e a sinistra in modo erratico subito prima di entrare in azione.

Tale effetto, dettato dalla necessità di controllare che l’ambiente circostante sia libero da poliziotti o altri guastafeste, è un altro segnale infallibile delle vere intenzioni di un possibile aggressore.

Se vedi questi segnali non titubare, colpisci con forza e decisione!!.

Andrea


Condividere ti rende migliore