Rose Namajunas ci ha spiegato la differenza tra una fighter e una marzialista

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In molti sport da combattimento, dal pugilato alle arti marziali miste, abbiamo visto sempre più spesso scene di trash talking; vengono usate pesanti provocazioni e fatte volare parole grosse al solo scopo di fare show mediatico o di umiliare l’avversario senza una ragione reale, e non è sicuramente di esempio per i giovani che si affacciano allo sport e alle arti marziali.
Ho volutamente lasciato passare alcuni giorni dal match dell’UFC217, in cui l’atleta americana di origini Lituane ha conquistato il titolo contro l’atleta polacca Joanna Jędrzejczyk, che durante tutte le settimane precedenti ha continuato a fare provocazioni e attacchi personali alla sua avversaria, la quale aveva risposto:

“Non ho niente contro di lei, è una grandissima atleta ma nella vita ho combattuto contro cose peggiori; le sue parole non mi hanno scalfita. Ero solita combattere con molta rabbia, ma ho imparato che l’amore è una miglior fonte di energia rispetto all’odio”.

Alla conferenza stampa post match Rose Namajunas, con la cintura del titolo di campionessa UFC, ha così commentato la conquista del Titolo del Mondo UFC nei pesi paglia e la performance of the night:

“Penso che nelle Mixed Martial Art ci sia troppa volgarità e persone che non sono veramente sincere ed oneste con loro stesse, forse è solo perché credono che sia quello che devono fare per divertire ma io sono stufa di tutto l’odio, rabbia e di cose di questo tipo. Sento che come combattenti abbiamo un dovere, quello di provare di essere un esempio migliore.

Le arti marziali hanno a che fare con l’onore e il rispetto… ci vuole molto coraggio per entrare in quella gabbia, e non importa chi sei… io voglio solo provare di essere un esempio in questo senso.

Nel mondo c’è tanta negatività, là fuori, ovunque si guardi, ci sono sempre e solo cose negative… io sto cercando solo di essere il più possibile una luce positiva.

Non sono affatto perfetta, ma forse scopriremo un modo per rendere questo mondo un posto migliore.”

Credo che sia stato un bell’esempio per lo sport in generale e per gli sport da combattimento. Sempre quella sera, il grande ritorno di un atleta che si è sempre definito un artista marziale prima di un fighter, dimostrando grande rispetto per i suoi avversari dentro e fuori dell’ottagono.
Sto parlando di George St Pierre che, riconquistando il titolo di campione dell’UFC dopo il ritiro di qualche anno fa, ha nuovamente dimostrato di essere di ispirazione ed esempio per i giovani e per lo sport.
Nel mondo del Wrestling che è finzione c’è un termine Feud (in italiano Faida) che indica una rivalità creata a tavolino tra due o più wrestler ma lì si tratta di finzione, questo è uno sport vero non qualcosa costruito a tavolino. I feud sono parte delle storyline che vanno in onda in televisione (di fatto continuano sempre nei programmi televisivi della federazione, tranne in alcuni casi particolari), essendo la base sulla quale vengono sviluppati gli angle. Allo studio delle rivalità provvedono i booker, ossia il team creativo costruendo solitamente e nella stragrande maggioranza dei casi un faida che vede opposti un face (“buono”), il beniamino del pubblico, e un heel (“cattivo”), il cattivo della situazione.

Ma ripeto che è una finzione costruita a tavolino non uno vero sport di competizione.

Non essere qualcosa di diverso solo per apparire: rispetta la tua arte, rispetta il tuo sport, anche se forse quello che vuole la gente è lo show… ma non tradire mai la tua origine.

Andrea

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